Le Merci e la Merceologia: passato presente e futuro
di Ottilia De Marco
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Il futuro delle Merci e della Merceologia
Con il terzo millennio il
futuro è già cominciato. Le merci sempre più nuove, allettanti anche dal punto
di vista estetico della loro presentazione sul mercato, sono al centro
dell’interesse dei produttori e dei consumatori.
I produttori si sforzano di variare le loro offerte con beni sempre più ricchi
di valore aggiunto, prodotti con tecnologie sempre più avanzate, pur di
allargare i loro mercati. Dagli alimenti agli strumenti di comunicazione, dai
prodotti farmaceutici a quelli medicali, da quelli cosmetici ai prodotti per la
casa, ai materiali compositi, alle leghe metalliche, con caratteristiche
particolari, ogni giorno il consumatore è sollecitato ad acquistare e provare
"cose" nuove che la pubblicità gli offre in maniera martellante e, nello stesso
tempo, gradevole. Contemporaneamente, però, il consumatore si trova di fronte a
problemi nuovi, del tutto inattesi, spesso gravi, legati proprio all’uso o al
consumo di alcune di queste merci. La totale disinformazione di cui è vittima lo
rende, fra l’altro, incapace di prendere delle decisioni consapevoli, per cui
cade in allarmismi eccessivi o, al contrario, in atteggiamenti superficiali.
Il consumatore, in genere, non sa cosa sia un alimento transgenico o come
fare per individuarlo in un supermercato, o che cosa sia un alimento
funzionale o se sia meglio utilizzare un alimento biologico. Ma gli
alimenti non sono tutti biologici? E non sono tutti funzionali? E allora perché
la pubblicità dice che quelli così denominati sono migliori e perché bisogna
pagarli di più? Chi insegna al consumatore a fare distinzione fra merce e merce
e perché i produttori ma anche gli scienziati usano terminologie ingannevoli?
Si dice che gli alimenti transgenici sono stati inventati per diminuire l’uso
dei fitofarmaci e, rendendo le piante più resistenti, aumentarne la
produttività. Qualcun altro dice, però, che esse piante e i loro frutti
diventano anche resistenti, ad esempio, agli antibiotici e che questa resistenza
può essere trasmessa, attraverso la catena alimentare, agli esseri umani. Come
fa il consumatore a districarsi in questo groviglio di informazioni così
disparate? C’è qualche disciplina che nella Scuola o all’Università si occupa di
questi aspetti? La Merceologia, dove è insegnata e fino a quando esiste, tratta
anche questi argomenti ed altri di grande attualità. Nei corsi universitari di
Merceologia si insegna agli studenti quali sono le merci che hanno causato il
buco dell’ozono o l’effetto serra, di cui i grandi del mondo fanno finta di
occuparsi, periodicamente, senza mai giungere a conclusioni positive, anzi,
addirittura tornando indietro sulle decisioni già prese. Lo studente di Economia
e Commercio sa bene che cosa sia l’uranio arricchito, perché del suo programma
di studio fa parte l’energia nucleare, e da che cosa è generata. Quando ha
sentito parlare, nella guerra dei Balcani, di bombe all’uranio impoverito e
delle sue conseguenze, gli sarà stato più facile che ad altri, suppongo, capire
di che tipo di "nuova" merce si trattava.
E così sa che cosa sia la benzina verde, se è veramente tale, se cioè inquina di
meno, o quanto quella al piombo o di più. Può, inoltre, studiando i flussi di
materia e di energia, nell’economia di una città, di un paese o del mondo,
capire quanto ci sia di vero nell’ipotesi di una tendenza verso la
dematerializzazione. E un altro problema, di cui ha preso coscienza, è quello
della scarsità di acqua che si dice caratterizzerà questo secolo e di cui
esistono già vistosi effetti con il diffondersi della desertificazione.
Tutti questi temi che riguardano le merci, merci importanti per l’economia ma
anche per la sopravvivenza degli esseri umani, sono di competenza della
Merceologia a cui gli organi istituzionali hanno dato un ruolo secondario nella
riforma dell’Università, appena approvata, ponendo la disciplina nei corsi di
laurea in Scienze Economiche e in Economia aziendale, fra quelle affini
integrative. Certamente la colpa è di chi, nel tracciare lo schema di riforma,
ha fatto prevalere le ragioni politiche su quelle scientifiche, ma è anche di
chi, come noi opera nel settore specifico, che non si è adoperato, in maniera
adeguata, per far comprendere l’importanza della Merceologia nella formazione
economica. Non si è spiegato in modo chiaro, e forse anche un po’ urlato, che i
conti in economia non si possono continuare a fare solo in unità monetarie ma
bisogna cominciare a ragionare in termini di risorse disponibili, di merci e
anche di rifiuti prodotti, espressi in unità fisiche.
Tanto più difficile riesce accettare questo "declino" nella Facoltà di Economia
quando studiosi di altri campi di ricerca, come gli architetti, nello stesso
momento, tentano di inventarsi una Merceologia su misura, che chiamano
"Merceologia Contemporanea ", legata in particolare al ruolo del design nella
produzione e nello scambio della merci ( Celaschi, 2000). Pur essendo necessaria
un’attenta analisi critica dell’impostazione di questa "nuova" Merceologia, i
cui inventori l’hanno contrapposta a quella di Villavecchia, ignorando il
percorso evolutivo che la disciplina ha effettuato nella seconda metà del
novecento, è comunque significativo il fatto in se stesso.
La Merceologia, pur con tutte le difficoltà, forse con denominazioni alternative, ha davanti a sé ancora tanto lavoro da svolgere e un ruolo importante da coprire nella società italiana ma anche europea e mondiale.
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