Supplementi al Dizionario di Chimica e Chimica Industriale

Polimeri, PVC e ftalati: acronimi e lessico 

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ABS, resine: un gruppo di polimeri sintetici termoplastici, ottenuti da acrilonitrile (A), butadiene (B), e stirolo (S). Vedi ABS nel Dizionario

Aflatossine: Sostanze altamente tossiche e cancerogene (dieci volte più tossiche della diossina di Seveso), prodotte dalle muffe comuni che si formano sul pane, pinda's, ecc...

Recettore Ah: o recettore degli idrocarburi aromatici (Ah, aromatic hydrocarbon) presente nelle cellule degli organismi viventi che può essere efficacemente paragonato a una serratura. I composti aromatici, come le diossine e gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), vi combaciano perfettamente, come una chiave in una serratura. Quando si supera un certo numero di serrature 'aperte' si attiva nella cellula un meccanismo che produce enzimi per demolire le sostanze chimiche indesiderate nell'organismo, ma tale meccanismo può indurre anche delle reazioni collaterali indesiderate, come ad esempio l'immunosoppressione e la distruzione di molecole aromatiche essenziali come la vitamina K.

AOX: Alogeni organici assorbibili. Si tratta di un metodo per la misurazione delle sostanze organiche contenenti cloro, bromo, iodio e/o fluoro presenti nell'acqua. A tale scopo le acque di scarico o dei corsi d'acqua vengono fatte passare attraverso il carbone attivo. Il carbone attivo assorbe le sostanze organiche e viene quindi incenerito. Si misura così la quantità di cloro, bromo, iodio e/o fluoro contenuta. Gli AOX permettono di rilevare semplicemente le quantità e non la tossicità. Anche in fiumi lontani da qualsiasi fonte di inquinamento si può trovare un livello di AOX relativamente elevato, poiché i miceti o muffe che fanno marcire il legno producono acidi fenolici e umici clorurati naturali.

BBP: butilbenzilftalato, ovvero uno ftalato ottenuto tramite la reazione tra alcool butilico e acido ftalico. Ha punto di ebollizione e volatilità medi. Questo ftalato si usa principalmente negli inchiostri da stampa su poliolefine come il PE e il PP.

CFC: Clorofluorocarburi, precedentemente impiegati in enormi quantità come refrigeranti e propellenti per spray. Poiché non erano facilmente degradabili nell'atmosfera, essi riuscivano a raggiungere la zona più alta della stratosfera, dove il cloro veniva scisso dai raggi UV più intensi, causando l'assottigliamento dello strato di ozono.

CMC: Metilcellulosa di carbossile (Carboxy Methyl Cellulose): si ottiene da cellulosa pura eterificata con alcool metilico. Ciò le conferisce delle straordinarie proprietà assorbenti. Il materiale può trattenere una quantità d'acqua fino a 400 volte il suo peso.

DBP: dibutilftalato, ovvero uno ftalato ottenuto tramite la reazione tra alcool n-butilico e acido ftalico. Ha un basso punto di ebollizione e una volatilità abbastanza elevata. Questo ftalato si usa principalmente negli inchiostri da stampa. Si trova in natura nelle componenti dell'odore del levistico e del sedano.

DCE: 1,2 - dicloroetano, l'intermedio per la produzione di PVC. Viene ottenuto mediante la clorurazione diretta dell'etilene o mediante ossiclorurazione, in cui una combinazione di acido cloridrico, ossigeno ed etilene viene trasformata in DCE e acqua tramite un catalizzatore di rame. L'acido cloridrico può provenire da cracking del DCE per formare VCM, o da altri processi esterni, oppure dall'incenerimento di residui clorurati. Per produrre il DCE esistono, oppure sono in fase di sviluppo, anche altre reazioni utilizzate a livello industriale. Il DCE si usa anche come materia prima per la produzione di ammine.

DEHP: di-etilesilftalato, a volte indicato anche come DOP (di-ottilftalato), ovvero uno ftalato ottenuto tramite la reazione tra alcool etilesilico e acido ftalico. Si tratta di un prodotto oleoso con punto di ebollizione elevato, bassa volatilità e limitata solubilità in acqua. Si può facilmente incorporare nel PVC, dove agisce rendendo più morbido il materiale normalmente rigido. Il PVC plastificato con DEHP è l'unico materiale flessibile approvato dalla Farmacopea Europea per le apparecchiature di trasfusione del sangue e del plasma.

DGT: Dose Giornaliera Tollerata (TDI - Tolerated Daily Intake), ovvero la quantità di un prodotto di qualsiasi natura (ma principalmente alimentare) che può essere ingerita senza avere effetti indesiderati (oppure entro limiti accettabili) anche in caso di assunzione prolungata per tutta la vita. In generale tale quantità si basa su esperimenti condotti su animali, in cui il limite viene considerato il livello al di sotto del quale non si osservano effetti indesiderati (NOAEL - No observed adverse effect) sull'esemplare più vulnerabile. Per l'uomo nello stabilire la DGT si applica un ulteriore fattore di sicurezza 100. Per quanto riguarda le sostanze cancerogene, la DGT si basa su un calcolo ricavato dal numero di casi di cancro registrati negli animali, laddove si abbia meno di 1 caso in più su 1 milione di esemplari. Si applica anche in questo caso un fattore di sicurezza 100.

DIDP: di-isodecilftalato, ovvero uno ftalato ottenuto tramite la reazione tra alcool isodecilico e acido ftalico. Rispetto al DINP ha un punto di ebollizione leggermente più elevato e minore volatilità. Non è di uso comune.

DINP: di-isononilftalato, ovvero uno ftalato ottenuto tramite la reazione tra alcool isononilico e acido ftalico. Rispetto al DEHP ha un punto di ebollizione leggermente più elevato e minore volatilità. Si usa soprattutto per produrre giocattoli morbidi in PVC.

Diossina: Vedi PCDD/F.

DMT: Dose massima tollerata, ovvero la quantità massima di un prodotto che può essere somministrata ad un animale senza causarne la morte in un determinato periodo di tempo. Molti test sulle sostanze cancerogene adottano come dosi, per esperimenti che coprono tutto l'arco dell'esistenza dell'animale al fine di determinare gli effetti di un prodotto, la DMT, metà della DMT, un quarto della DMT e zero DMT. Una sostanza veramente cancerogena fa aumentare decisamente l'incidenza del cancro con la DMT, parzialmente con mezza DMT, e così via... In realtà con la DMT l'animale viene costantemente intossicato e ciò può provocare un notevole aumento dell'incidenza del cancro, causata però dall'avvelenamento e non dalle proprietà cangerogene del prodotto in sé. In questi casi, dosi minori fanno rilevare un'incidenza di gran lunga più contenuta e al di sotto di un certo valore, il numero dei casi torna nella norma. Vedere il documento di Bruce N. Ames: "Too many rodent carcinogens" ("Troppe sostanze cancerogene per i roditori") (non si tratta di chiacchere scientifiche da talk-show!).

EDC: dicloruro di etilene, o più precisamente 1,2 - dicloroetano, vedi DCE.

Etilene/propilene: si ottiene attraverso cracking di GPL o petrolio grezzo, da cui si ha un rendimento risp. del 90% o del 70% di etilene e propilene. Materiali residui sono il benzolo, il butadiene, frazioni leggere e PAH. Il benzolo e il butadiene vengono usati per altri scopi, le frazioni leggere vengono mescolate nel petrolio e i PAH vengono inceneriti. L'etilene ha molte applicazioni, soprattutto per la produzione di diverse materie plastiche.

Ftalati: Gruppo di sostanze chimiche ottenute tramite la reazione di diversi alcool con l'acido ftalico. Queste sostanze chimiche vengono definite esteri, o in questo caso esteri ftalici e vengono aggiunte al PVC per renderlo flessibile. Vengono usate anche per gli inchiostri da stampa, per gli adesivi e la gomma. A seconda del tipo di alcool impiegato per produrre l'estere, si ottengono diverse proprietà per diverse applicazioni. Se si usano alcool a catena breve, come nel dibutilftalato (usato principalmente negli inchiostri da stampa ma presente anche nella componente dell'odore del levistico e del sedano), si ha un'elevata volatilità, mentre gli ftalati impiegati per il PVC hanno in genere una volatilità modesta. Gran parte degli ftalati utilizzati nel PVC flessibile sono DEHP (di-etilesilftalato) e DINP (di-isononilftalato).

grammo: Le diverse unità di massa sono cosÏ suddivise:

1 tonnellata  = 1.000.000 g (1 Mg o megagrammo)
1 kg  =     1.000 g (chilogrammo)
1 g   =         1 g (grammo)
1 mg  =         0,001 g (milligrammo)
1 µg  =         0,000001 g (microgrammo, spesso con l'abbreviazione ug o mcg)
1 ng  =         0,000000001 g (nanogrammo)
1 pg  =         0,000000000001 g (picogrammo)
1 fg  =         0,000000000000001 g (fentogrammo)

HCB: Esaclorobenzolo, essenzialmente un sottoprodotto della combustione in presenza di tracce di cloro, come avviene durante l'impiego di combustibile in mare. Resiste alla biodegradazione e può accumularsi nella catena alimentare

HCFC: Idroclorofluorocarburi, impiegati in sostituzione dei CFC. Grazie alla presenza di un atomo di idrogeno, gli HCFC vengono degradati molto più rapidamente rispetto ai CFC. Ciò significa che solo una minima parte della sostanza raggiunge lo strato d'ozono. La sostituzione dei CFC con gli HCFC e altre sostanze ha già ridotto l'effetto potenziale globale di assottigliamento dello strato di ozono al 3% rispetto ai valori calcolati all'inizio degli anni novanta.

HDPE: High density polyethylene ovvero polietilene ad alta densità. Il processo di polimerizzazione dall'etilene avviene a bassa pressione, con un catalizzatore organo-metallico. Dal momento che questo tipo di polimerizzazione presenta meno catene collaterali, il prodotto finale ha una densità più alta e maggiore rigidezza. Si usa principalmente per fabbricare diversi tipi di contenitori e tubature.

Laminato: Materiale da imballaggio composto da strati di diversi materiali, per ottenere le proprietà che non si possono avere con un solo materiale. Es. le confezioni in brick sono costituite da un laminato PE, alluminio e cartone. Il PE offre il vantaggio di essere chimicamente inerte, l'alluminio lo rende impermeabile al 100% all'umidità e alla luce e il cartone conferisce rigidezza e la possibilità di essere stampato.

LCA: Life Cycle Analyses (Analisi del ciclo di vita), un metodo scientifico per calcolare l'impatto ambientale di un materiale - o di un processo - nel corso di tutta la durata o vita del prodotto, in una determinata applicazione, dall'uso di materie prime allo smaltimento alla fine del suo utilizzo. In questo modo si può effettuare un confronto tra l'impatto ambientale di diversi materiali (es. PVC, PET e vetro) o di diversi metodi (es. reversibile e irreversibile) che hanno la stessa funzione (es. contenitori di acqua minerale).

LDPE: Polietilene a bassa densità (Low density polyethylene) . Il processo di polimerizzazione dall' etilene avviene ad alta pressione (migliaia di bar) con una piccola quantità di ossigeno come catalizzatore. Dal momento che questo tipo di polimerizzazione presenta numerose catene collaterali, il prodotto finale è a bassa densità. Viene usato principalmente per fogli di imballaggio.

LLDPE: Polietilene lineare a bassa densità (Linear low density polyethylene). Il processo di polimerizzazione dall'etilene avviene a bassa pressione, ma con un catalizzatore organo-metallico. Questo tipo di polietilene presenta meno catene collaterali, il che lo rende meno soggetto all'ossidazione e al deterioramento dovuto ai raggi UVA. Il peso molecolare viene mantenuto inferiore rispetto a quello dell'HDPE e vengono inoltre aggiunti per abbassare la densità altri monomeri che formano delle catene collaterali. Ha grosso modo le stesse applicazioni dell' LDPE.

PAH: Idrocarburi policiclici aromatici (Polycyclic Aromatic Hydrocarbons) che si trovano in natura nel greggio e che si formano in qualsiasi tipo di combustione incompleta. Pochi microgrammi per litro di acqua marina sono già sufficienti a creare dei problemi per la crescita di plancton. Diverse sostanze di questa classe sono altamente cancerogene. Anche in incendi in cui sono coinvolti PVC o altri materiali clorurati, le quantità di PAH sono molto più significative, sia dal punto di vista numerico (dell'ordine di decine di migliaia) che per quanto riguarda la tossicità (sono centinaia di volte più potenti). Sono persistenti e tendono ad accumularsi nella catena alimentare.

nitro-PAH: Si tratta delle varianti nitrate dei PAH. Le sostanze cancerogene e mutagene più potenti finora conosciute. Sono perlopiù prodotti della combustione.

PC: Policarbonato. In questo caso le materie prime sono composti del cloro: fosgene ed alcuni composti aromatici clorurati. I composti aromatici provengono dal petrolio grezzo, il cloro e l'idrato di sodio dal sale. La polimerizzazione viene effettuata scindendo il cloro mediante l'idrato di sodio. Il prodotto finale non contiene più cloro. Il PC ha un'alta resistenza all'urto e alle alte temperature che lo rende adatto a molte applicazioni, dai CD ai finestrini degli aeroplani, agli utensili da cucina resistenti al calore.

PCB: Difenili policlorurati. Una categoria di prodotti industriali usata per oli isolanti e da riscaldamento e per oli di circuiti idraulici. Negli anni settanta ed ottanta è stato scoperto che i PCB erano dannosi per la riproduzione delle foche e di altri animali. La produzione di PCB è stata sospesa da più di dieci anni. I residui di PCB provenienti, ad esempio, da trasformatori, vengono bruciati in inceneritori per sostanze clorurate in maniera tale da non recare danno all'ambiente.

PCDD/F: Le P-dibenzodiossine policlorurate e i p-dibenzofurani policlorurati, o, in breve 'diossine' sono una famiglia composta da 210 diversi sottoprodotti dannosi principalmente derivanti dalla combustione di materiale organico, contenente cloro o meno. Si possono anche formare in certi processi chimici. Vedi anche I-TEQ.

PCP: Pentaclorofenolo, un pesticida usato per la protezione delle fibre tessili e del legno, che agisce contro i miceti, i batteri e i vermi. Poiché si è scoperto che questo prodotto conteneva quantità relativamente elevate di diossine, ne è stata vietata la produzione in molti paesi.

PE: Per le tubature e i contenitori normalmente si usa HDPE, ovvero polietilene ad alta densità. Per gli imballaggi si usa principalmente LDPE, polietilene a bassa densità, perché è più flessibile.

PET: Polyethylene terephtalate (polietilentereftalato). Si ottiene con acido tereftalico e etilenglicole, entrambi derivati del petrolio grezzo. La produzione richiede diverse fasi, e perciò utilizza una quantità superiore di energia rispetto ad altre materie plastiche. Ha un'alta resistenza a trazione, che lo rende adatto alla creazione di fibre ('poliestere') e alla produzione di bottiglie a pressione per acqua con anidride carbonica e bevande gasate.

PE-X: Polietilene a legame incrociato con altri monomeri per aumentarne la resistenza e ridurre gli effetti dell'ossidazione.

POP: Persistent Organic Pollutants - Sostanze organiche inquinanti persistenti. Si tratta di sostanze che non vengono decomposte facilmente, né dai batteri, né dai miceti, né dai raggi UV o dall'ossidazione, ecc... Esse causano inoltre danni all'ecosistema. Tra le POP si possono citare le diossine, i PCB, i PAH e i nitro-PAH. In molti casi esse sono prodotte dalla combustione incompleta nel corso di diversi tipi di incenerimento.

PP: Polipropilene. Il processo di polimerizzazione dal propilene avviene a bassa pressione, ma con catalizzatore organo-metallico. Circa il 6% della polimerizzazione va a costituire sottoprodotti di scarto che vengono estratti e inceneriti. Presenta alta resistenza allo strappo e a trazione, che lo rende adatto per la produzione di cavi e di contenitori.

PS: Polistirolo. Le materie prime che lo costituiscono sono benzolo ed etilene, che, passando per l'etilbenzene, vanno a creare il monomero stirene. Il processo di polimerizzazione avviene principalmente per contrazione, con perossidi come catalizzatori. Si usa per molti utensili da cucina e sotto forma di polistirene espanso (EPS) come materiale isolante. L'espanso o spugna viene creato iniettando dell'aria nella massa fusa, e non tramite CFC.

PU: Poliuretano. Le materie prime che lo compongono contengono cloro: il fosgene ed alcuni composti azotati. I composti azotati provengono dal petrolio grezzo e dall'azoto, e il cloro dal sale. La combinazione viene effettuata per sottrazione dell'acido cloridrico. Il prodotto finale è il risultato dell'unione di due composti, con l'eventuale aggiunta, allo stesso tempo, di agenti schiumogeni. Ciò rende possibile la produzione della spugna che si usa nei materassi e nei sedili delle auto e degli aerei. Il prodotto finale non contiene più cloro. L'acido cloridrico ottenuto nel processo viene riutilizzato per produrre VCM/PVC.

PVC: Cloruro di polivinile (Polyvinylchloride), materiale plastico composto come materia prima per il 43% da derivati del petrolio e per il 57% da sale. Utilizza perciò meno materie prime non rigenerabili e meno energia rispetto a qualsiasi altro tipo di plastica o a molti materiali 'tradizionali'. Ciò lo rende un prodotto ottimale per lo sviluppo sostenibile. Il PVC ha una vasta gamma di applicazioni, dai giocattoli alle tubature (acqua potabile e rete fognaria), fino alle sacchette trasfusionali.

PVDC: Polyvinylidenechloride, una materia plastica composta da una maggiore quantità di cloro ricavato dal sale come materia prima rispetto al PVC. Ciò conferisce delle buone proprietà di 'barriera' per conservare il gusto e l'aroma. Si impiega principalmente come imballaggio speciale per sostanze alimentari.

I-TEQ: International toxicity equivalents (Equivalenti internazionali di tossicità). Su un totale di 210 diverse diossine e tipi di furani (poli)clorurati, definiti consimili, solo diciassette sono tossici. Tra questi diciassette vi sono differenze di tossicità per fattori che arrivano alle migliaia. Per rendere possibile un paragone, le quantità dei diciassette tipi di diossina/furano clorurati tossici vengono moltiplicate per un fattore di tossicità (I-TEF) e sommate. Il fattore di tossicità è il rapporto tra la tossicità della sostanza consimile e il tipo più tossico di diossina, quella che è fuoriuscita a Seveso.

TOC: Carbonio organico totale (Total organic carbon). La quantità di sostanze organiche disciolte nei corsi d'acqua, nell'acqua potabile, nelle soluzioni degli esperimenti, nelle acque di scarico, ecc... , si può determinare e viene espressa in contenuto di carbonio del campione. Il TOC non riguarda però la tossicità della sostanza organica rilevata.

VCM: Cloruro di vinile monomero (Vinylchloride monomer), l'elemento fondamentale di composizione del PVC, il quale si ottiene per polimerizzazione. In genere il VCM viene ricavato tramite una reazione tra il cloro o l'HCl (acido cloridrico) e l'etilene, che va a formare DCE (dicloroetano). Esso viene trasformato tramite cracking a temperature elevate, generando VCM e HCl . Quest'ultimo viene riutilizzato nel processo produttivo. Il VCM è riconosciuto come sostanza cancerogena per l'uomo, ragione per cui nei luoghi di lavoro sono stati imposti dei severi limiti.

Pagina compilata dai  Clorofili. Creata: 13 settembre 1997. Ultima revisione: 26 maggio 1998. Inserita con semplificazioni e varianti su Minerva il 2 novembre 2003

 

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