Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

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Racemo – Rutenio

  

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RACEMO
Sostanza inattiva alla luce polarizzata, costituita dalla miscela equimolecolare di due antipodi ottici o enantiomeri. Chimica. Quando  si fa cristallizzare una soluzione equimolecolare di due enantiomeri si ottiene, a seconda delle condizioni di temperatura, una giustapposizione dei cristalli delle due forme, che presentano in tal caso sfaccettature emiedriche, oppure una combinazione doppia, oloedrica: il racemo o miscela racemica. L'esistenza del racemo in soluzione non è dimostrata. Ogniqualvolta si cerca di ottenere per sintesi chimica da composti inattivi una sostanza capace di scindersi in enantiomeri, non si isola mai uno di questi, ma solo il racemo, che può essere separato per azione di microrganismi che distruggono di preferenza una delle due forme, o meglio per combinazione dei due enantiomeri con una sostanza otticamente attiva, sfruttando le differenze di solubilità dei due composti così formatisi. Il primo caso di racemo noto fu quello dell'acido tartarico, isolato dall'uva e chiamato acido racemico.

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RACEMICA (risoluzione della miscela)

La risoluzione di miscele racemiche consiste nella separazione dei due enantiomeri componenti. Chimica. Gli  enantiomeri non possono essere separati come tali con alcun metodo chimico o fisico, avendo proprietà chimico-fisiche identiche. La loro separazione diventa possibile solo se vengono trasformati in diastereoisomeri o in composti diastereoisomericamente correlati. La separazione può essere effettuata con varie tecniche che hanno tutte in comune il ricorso a qualche sostanza già otticamente attiva e possibilmente otticamente pura, cioè costituita di un solo enantiomero. Dato un composto chimico chirale ma racemo qualunque, ne verrà scelta una reazione caratteristica e che quel composto dà con rese chimiche molto alte; questa reazione viene effettuata con un reagente otticamente attivo. Ad esempio dato un acido carbossilico chirale racemo ) A lo si fa reagire con un'ammina chirale otticamente attiva +B (ad esempio un alcaloide naturale) per dare una miscela di sali +A+B e -­A+B che sono tra di loro diastereoisomeri, e che vengono separati con metodi convenzionali (cristallizzazione frazionata, distillazione, cromatografia, ecc.). Dal composto +A+B con una base viene liberato l'acido +A; analogamente si ottiene -­A da ­-A+B. Il racemo è così separato nei suoi due enantiomeri costituenti. Il processo di risoluzione di una base è del tutto identico, ma si usa ovviamente un acido come “agente risolvente”. Con procedimenti simili possono venire risolti tutti quei prodotti reattivi, cioè con una qualche gruppo funzionale sulla molecola che possa essere sfruttato come appiglio per la risoluzione. Alla fine degli anni Settanta sono stati messi a punto dei metodi di risoluzione più generali ed estendibili in linea di principio a qualunque tipo di sostanza. Tra questi particolarmente notevole è la cromatografia nelle sue varie forme con materiale assorbente otticamente attivo. Il metodo è operativamente molto semplice e si basa sulle differenze di interazioni che i due enantiomeri dovrebbero avere con la sostanza di cui è costituita la fase stazionaria della “colonna” cromatografica. Un metodo di risoluzione concettualmente differente si basa sulla diversa reattività che hanno due enantiomeri nei confronti di una sostanza chirale. Così se si effettua una reazione tra un racemo e una sostanza otticamente attiva (detta anche agente risolvente) e la si interrompe prima del suo completamento, nel materiale non reagito ci sarà un eccesso di uno dei due enantiomeri (idealmente ci sarà solo un enantiomero), ovviamente quello più lento a reagire. Si noti che un analogo risultato si può ottenere conducendo la reazione con un difetto di agente risolvente e lasciando che questo reagisca completamente; di solito si opera con mezza mole di risolvente per mole di substrato da risolvere. Questo tipo di risoluzione che si basa su differenze di velocità di reazione si chiama “risoluzione cinetica”. 

RADICALI
E' un radicale qualsiasi specie chimica contenente uno o più elettroni spaiati. Esso è più o meno instabile, e agisce da intermedio nelle reazioni a meccanismo radicalico, come numerose polimerizzazioni, alogenazioni, ossidazioni veloci (esplosioni e combustioni) ed anche reazioni naturali come la fotosintesi. Nei processi biologici il ruolo dei radicali liberi ne ha messo in luce la potenziale pericolosità per gli esseri viventi (invecchiamento, tumori).

RADIO

Il radio è l'elemento di numero atomico 88, il cui isotopo radioattivo più comune ha numero di massa 226. Ha simbolo Ra. Il radio si estrae dalla pechblenda di Boemia, dalla carnotite del Colorado o dall'autunite del Portogallo, nelle quali è presente solo in minima quantità; parecchie tonnellate di questi minerali consentono di estrarre solo qualche decigrammo di radio. In particolare nel trattamento della carnotite si ottiene un miscuglio di cloruri di radio e di bario che vengono separati per cristallizzazione frazionata. Il radio metallico fu isolato nel 1910 da Marie Curie e A. Debierne per elettrolisi del cloruro; fonde a 700 ºC, decompone l'acqua a freddo ed è analogo, nella reattività e nell'aspetto, al bario; il suo sale più comune è il cloruro RaCl2 · 2H2O.

Il radio presenta un interesse notevole dovuto all'elevata radioattività di cui è dotato; è un elemento radioattivo naturale e si disintegra trasformandosi nel gas nobile radon e in elio. Le trasformazioni del radio sono accompagnate dallo sviluppo di una grande quantità di energia; per un grammo di radio l'energia prodotta equivale al calore sviluppato dalla combustione di 340 kg di carbone. Le radiazioni a, b e g emesse sono complesse e sono caratterizzate dalla proprietà di ionizzare i gas, di impressionare le lastre fotografiche, di provocare la fluorescenza, ecc. L'elevato potere battericida e l'azione distruttrice che esercitano sui tessuti viventi vengono sfruttati in terapia. Il radio fu per lungo tempo il più importante elemento radioattivo; per questa ragione il numero di atomi, contenuti in un grammo di radio, che si disintegrano (numero di disintegrazioni) in un secondo, pari a 3,7 · 10¹º, è stato assunto come unità di radioattività e chiamato curie.

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Fatti e dati del radio

 

RADIOCHIMICA

Studio dei fenomeni chimici indotti dalle radiazioni emesse dalle sostanze radioattive o dagli acceleratori di particelle. Chimica. Come  la luce è in grado di innescare certe reazioni dette “fotochimiche”, le radiazioni emesse da sostanze radioattive o da acceleratori di particelle, inducendo nelle molecole lo stato eccitato, possono renderle capaci di reagire. In pratica in radiochimica vengono utilizzati i residui radioattivi delle pile atomiche. Le radiazioni più efficaci sono i raggi b e g, che di solito danno inizio a reazioni a catena. Poiché la probabilità di urto delle particelle contro le molecole delle specie chimiche è piccola, il rendimento dell'operazione è minimo. Ma ben diversamente accade nel campo delle macromolecole (elastomeri, materie plastiche, fibre sintetiche). L'irradiazione di queste sostanze permette di migliorarne le proprietà, poiché provoca saldature delle catene che si risolvono nella reticolazione del prodotto; di conseguenza il loro punto di fusione si innalza e la resistenza alla rottura è maggiore. Con questa tecnica è possibile saldare tra loro diverse macromolecole; tale operazione è chiamata, nel campo delle materie plastiche, “innesto”, con ottenimento dei cosiddetti copolimeri innestati. Ad es. l'innesto, mediante radiazioni, di polimetilmetacrilato sul caucciù permette di migliorare la tenuta di strada di un pneumatico.

 

RADIOLISI  

Decomposizione di sostanze chimiche ottenuta a mezzo di radiazioni ionizzanti. Chimica. Si  utilizzano le radiazioni ionizzanti fornite da acceleratori di particelle o, più spesso, da elementi radioattivi. Le trasformazioni vengono interpretate come formazione di ioni intermedi e liberazione di elettroni. In tal modo, ad es., l'irradiazione dell'acqua dà ossigeno, idrogeno e acqua ossigenata.

 

RADIOTORIO 

Denominazione usuale dell'isotopo 228 del torio, il cui tempo di dimezzamento è di 1,9 anni.

 

RADON/RADO 

Gas nobile radioattivo di numero atomico 86, di simbolo Rn, il cui isotopo più comune ha numero di massa 222; si origina nella decomposizione naturale del radio per espulsione di un nucleo di elio. 

 

 

Catena di decadimento di 238U con la formazione di 222Rn e dei suoi figli. (Z = numero atomico)

(Figura tratta dal sito: http://www.radon222.it/DOC/IL%20GAS%20RADON.htm

 

Il radon è un inquinante presente ovunque in quanto il suo progenitore - l'uranio - è un elemento largamente presente in natura. Tuttavia il radon diventa di particolare interesse da un punto di vista sanitario solo quando è presente negli ambienti confinati: il cosiddetto radon indoor. Se il radon prodotto dal suolo e dalle rocce fuoriesce, si diluisce nell’atmosfera e la sua concentrazione risulta talmente bassa da non costituire un rischio per la salute della popolazione. Se invece il gas radon prodotto penetra in un ambiente confinato, tenderà ad accumularsi raggiungendo livelli tali da rappresentare un rischio.

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Fatti e dati del radon/rado

 

 

RAFFINAZIONE

E' l'insieme delle operazioni di trasformazione del petrolio greggio in derivati utili. Si procede innanzitutto ad un frazionamento per distillazione, preriscaldando il greggio in un forno tubolare a circa 400° C. Esso viene successivamente iniettato alla base della colonna di distillazione. A diverse altezze al suo interno si raccolgono le varie frazioni: GPL, benzina leggera, nafta, cherosene, gasolio e residui.

 

RAFFINERIA (industria saccarifera)

Stabilimento o sezione dello zuccherificio adibiti alla raffinazione dello zucchero greggio. Nella raffineria lo zucchero greggio viene lavato con una soluzione di zucchero raffinato o con vapor d'acqua [affinazione] oppure, se il prodotto contiene molte impurezze, viene ridisciolto in acqua e sottoposto di nuovo alla defecazione e alla carbonatazione, quindi decolorato con carbone attivo. Lo sciroppo purificato è concentrato sotto vuoto fino a cristallizzazione e la massa cotta centrifugata per separare lo zucchero raffinato.

 

RAFFINERIA  (petrolchimica)

Complesso degli impianti atti alla trasformazione del petrolio grezzo in più prodotti finiti: benzina, gasolio, nafta, oli lubrificanti, bitume, gas liquidi. Le  raffinerie sono di tipi e dimensioni molto variabili: le più piccole servono un mercato locale producendo una gamma ristretta di prodotti; le più grandi, fino a una produzione di 20-25 milioni di t all'anno, lavorano centinaia di prodotti. Le raffinerie, oltre a uffici, magazzini e laboratori per il controllo del grezzo e della produzione, sono costituite da “unità di raffinazione” per il frazionamento primario (distillazione atmosferica del grezzo) e per le successive lavorazioni (cracking, reforming, hydroforming, platforming, ecc.). Ciascuna di queste unità operative è un insieme indipendente dalle altre: intorno all'apparecchiatura principale, reattore o colonna a piatti, sono dislocati i forni, gli scambiatori di calore, eventuali vasche di decantazione, tutte collegate tra loro da tubazioni nelle quali il prodotto è mantenuto in movimento da pompe o compressori. In ogni unità, personale specializzato controlla il buon andamento delle operazioni, mentre in sala controlli dispositivi automatici regolano il flusso dei prodotti. Il greggio arriva alla raffineria per oleodotto, direttamente dai pozzi di estrazione o dai porti ai quali attraccano le navi cisterna. Ogni raffineria deve disporre di una notevole capacità di stoccaggio, generalmente per parecchie settimane, sia per il greggio, per premunirsi da possibili guasti dell'oleodotto o da mancati rifornimenti via mare, sia per i prodotti intermedi, data la possibilità di mancato funzionamento di una unità operativa, sia per i prodotti finiti, per premunirsi da eventuali variazioni del mercato. La raffineria abbisogna di grandi quantità di energia elettrica, per l'azionamento di pompe e compressori; di vapore, per riscaldamento ad es. di serbatoi di prodotti viscosi; d'acqua di raffreddamento per i condensatori; di aria compressa per le apparecchiature pneumatiche; di combustibile per i forni, dove si brucia il gas di raffineria. Normalmente le raffinerie hanno una propria centrale elettrica. Le misure di sicurezza, data l'alta infiammabilità dei prodotti petroliferi, sono molto curate: particolari precauzioni sono prese per i motori, per gli indumenti degli operatori, ecc. All'inizio, quando i campi petroliferi erano poco numerosi, le raffinerie erano situate sul posto di estrazione (Pennsylvania, Caucaso, Romania, Iran). Lo sviluppo dei consumi, la scoperta di giacimenti in ogni parte del mondo e il contemporaneo progresso tecnologico nella costruzione di superpetroliere e oleodotti di grosso diametro, hanno favorito l'installazione di raffinerie di sempre maggior capacità in prossimità dei centri urbani.

Nelle grandi raffinerie a ciclo integrale sempre maggiore è l'impiego di apparecchiature automatiche. L'automazione si è estesa anche al controllo della qualità dei prodotti, come per es. i carburanti, che devono rispettare una trentina di norme di colore, viscosità, tenore in zolfo, tensione di vapore, ecc., e le cui prove sono effettuate con analizzatori automatici. In particolare il controllo del numero d'ottano, caratteristica essenziale dei carburanti, è ottenuto da uno speciale analizzatore tarato con carburanti di riferimento. Nelle raffinerie è divenuta automatica anche la miscelazione dei prodotti finiti. Tale operazione, se condotta in discontinuo componendo le miscele in appositi serbatoi ed effettuando gli opportuni rabbocchi finché tutte le norme relative al prodotto siano rispettate, richiede numeroso personale per operare su valvole, pompe, raccordi, misurare livelli di serbatoi, calcolare proporzioni di componenti. Oggi tutta l'operazione può essere condotta in continuo, controllata da elaboratori che inviano i diversi componenti in un'unica canalizzazione direttamente collegata o con le banchine d'attracco delle petroliere o con i piazzali di carico delle autocisterne.

 

RAME 

Metallo di color rosso caratteristico, di media durezza, molto malleabile e duttile. Elemento metallico marrone-rosso, di simbolo Cu, peso atomico 63,546,  e numero atomico 29; appartiene agli elementi di transizione della tavola periodica. Conosciuto fin dalla preistoria, il rame è stato probabilmente il primo metallo utilizzato per costruire armi, utensili e attrezzi rudimentali. Oggetti di rame sono stati trovati tra i resti di molte civiltà antiche, ad esempio in Egitto, in Asia, in Europa e in Grecia; i romani, che lo chiamarono cyprum, lo utilizzavano anche per la realizzazione di strumenti adibiti alle pratiche religiose. Chimica e  Mineralogia. Il  rame cristallizza nel sistema cubico; la sua densità è 8,96, il suo punto di fusione 1.083 ºC. Fra i metalli di uso industriale è il miglior conduttore dell'elettricità. Per martellatura è possibile ridurlo in sottilissimi fogli di trasparenza verde. La corrosione del rame per effetto dell'aria rimane superficiale, in quanto si riveste di uno straterello protettivo di carbonato basico, detto verderame. Può ossidarsi a freddo solo in presenza di acidi; l'aceto e gli acidi degli alimenti possono così dar luogo a sali tossici, perciò gli utensili da cucina in rame vengono di solito stagnati. Anche l'ammoniaca ossida il rame all'aria dando luogo a un composto complesso contenente ammoniaca chiamato “liquido di Schweitzer”, solvente della cellulosa. Il rame si ossida all'aria, al calor rosso; brucia nel cloro e nel vapore di zolfo. Viene attaccato dall'acido solforico concentrato, e si scioglie facilmente nell'acido nitrico anche diluito.

Mineralogia. Relativamente diffuso in natura anche allo stato elementare, il rame si trova spesso combinato ad altri metalli, come oro, argento, bismuto e piombo; è presente in piccole quantità in diversi tipi di rocce, in particolare nelle lave basaltiche. Le fonti principali di rame sono la calcopirite e la bornite, solfati misti di rame e ferro. Importanti sono pure la calcosina e la covellite, solfati di rame, diffusi in diverse regioni di Stati Uniti e Inghilterra. L'azzurite, un carbonato basico, si trova in Francia e Australia mentre la malachite, anch'esso un carbonato, è diffusa nella regione degli Urali. La tetraedrite, un solfoantimonuro di rame e altri metalli, e la crisocolla, un silicato, sono pure molto diffusi. Elevate quantità di cuprite, un ossido, si trovano a Cuba mentre l'atacamite, un cloruro basico, è presente soprattutto in Perù. I giacimenti più importanti dal punto di vista industriale sono in Cile.

Metallurgia. I  trattamenti di arricchimento e di estrazione differiscono in base alla composizione dei minerali e al contenuto in rame di questi.

1. Trattamento dei minerali solforati. Il metodo consiste nella separazione del ferro dal rame per via secca, sfruttando la grande affinità del rame per lo zolfo e la grande affinità del ferro per l'ossigeno. Il minerale, arricchito per flottazione, subisce prima un parziale arrostimento ossidante, che trasforma una parte del solfuro di ferro in ossido, poi una fusione scorificante al forno a riverbero in presenza di silice, che permette di eliminare una parte del ferro sotto forma di scoria silicea. Rimane a questo punto una matta bronzea ricca di rame (40% circa) che viene sottoposta a conversione, con la quale è possibile separare completamente il solfuro di ferro dalla matta stessa per ottenere il rame grezzo. I convertitori sono a rivestimento basico di ossido di ferro Fe3O4 resistente all'usura. La silice destinata a scorificare il ferro è aggiunta al bagno sotto forma di minerali silicei. Un trattamento dei minerali solforati poveri, con meno del 3% di rame, segue il metodo per via umida (lisciviazione), in cui si precipita il rame con ferro da una soluzione di cloruro o di solfato di rame.

2. Trattamento dei minerali ossidati. Il metodo per via secca si pratica in forni a tino raffreddati a camicia d'acqua, per riduzione del minerale fuso in presenza di carbone; l'addizione di un fondente (silice o calce) permette di eliminare la ganga del minerale sotto forma di scoria. Esiste anche un metodo per via umida analogo a quello impiegato per i minerali solforati, ma è poco usato.

L'affinazione del rame grezzo (chiamato anche rame blister o rame nero a causa delle bolle che si formano allorquando al termine della conversione si libera anidride solforosa) ha il duplice vantaggio di permettere l'ottenimento di rame puro e il ricupero di impurezze di grande interesse: oro, argento, bismuto, ecc., presenti in piccole quantità (1-2% al massimo). I metodi più usati sono: a) l'affinazione per via secca al forno a riverbero, realizzata ossidando la maggior parte delle impurezze. Permette di ottenere un rame puro al 99,5%: gli elementi volatili (zinco, arsenico, antimonio) vengono eliminati per primi; quindi le altre impurezze (ferro, stagno, bismuto, piombo) scorificano con la silice (rivestimento della suola del forno). Nel corso dell'operazione una parte del rame viene ossidata, per cui si rende necessaria una riduzione finale mediante immersione nel bagno fuso di un tronco di pino; b) l'affinazione elettrolitica permette di ottenere un rame di purezza superiore al 99,95%. Il rame grezzo, colato in anodi a forma di piastre, viene sottoposto a elettrolisi in una soluzione di solfato di rame acido (processo ad anodi solubili). ll rame puro si deposita su catodi che sono successivamente rifusi in lingotti, mentre il fango che si forma al fondo dei bagni è raccolto e trattato per il ricupero dei metalli preziosi (argento e oro).

Usi. Le  principali proprietà del rame puro, alle quali si devono i suoi impieghi industriali, sono:

1. la più elevata conducibilità elettrica fra i metalli industriali (pari al 95% della conducibilità dell'argento, il metallo più conduttore). Pertanto viene utilizzato per cavi e fili conduttori, apparecchiature elettriche (parti di motori, interruttori, contattori, ecc.); 2. un'eccellente conducibilità termica. Ottimo quindi per la costruzione di caldaie, alambicchi, scambiatori di calore, ecc.; 3. una sufficiente resistenza alla corrosione atmosferica. Si utilizza per tubazioni, rivestimenti di edifici (la formazione di verderame protegge da ulteriori ossidazioni). Allo scopo di migliorarne talune caratteristiche (resistenza alla trazione e alla fatica, durezza, lavorabilità alle macchine utensili, aumento della temperatura di ricristallizzazione con conseguente possibilità di meglio conservare l'incrudimento, migliore resistenza alla corrosione) viene addizionato di taluni elementi, in piccole quantità: 0,5% di arsenico, o 0,1 % di argento, oppure 0,8% di cadmio, o infine 0,5% di tellurio, selenio o zolfo.

I vari tipi di rame impiegato industrialmente sono i seguenti: rame comune, per tutte le normali applicazioni che non richiedano una alta conducibilità; rame disossidato, generalmente al fosforo, per le applicazioni che richiedano una saldatura o una brasatura (la presenza del fosforo dà al rame buone qualità di disossidazione, ma ne riduce la conducibilità); rame elettrolito, impiegato per la sua conducibilità e per la sua purezza (elaborazione di leghe ad alta purezza); rame affinato alla fiamma (trattamento del rame impuro al forno a riverbero), di impiego corrente nelle costruzioni meccaniche ed elettriche per la sua buona conducibilità; rame OFHC (oxygen free high conductivity), di origine americana, particolarmente esente da ossigeno e perciò apprezzato per le applicazioni che richiedano altissima conduttività, malleabilità e saldabilità col vetro (elettronica, valvole radio, ecc.).

 

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Fatti e dati del rame

 

RAME (leghe)

Numerosi  elementi sono solubili nel rame liquido o solido, e tale caratteristica ha permesso da lungo tempo l'elaborazione di leghe dalle più svariate proprietà. L'addizione al rame di altri elementi riduce la conducibilità elettrica e quella termica di alcune leghe, in compenso consente di ottenere migliori caratteristiche meccaniche, maggiore colabilità in getti dato il minore punto di fusione, e maggiore resistenza alla corrosione.

Le principali leghe di rame di uso industriale sono i bronzi comuni e speciali, gli ottoni comuni e speciali, le cuproleghe (cuproberillio, cuprocromo, cuprofosforo, cupromagnesio, cupromanganese, cupronichel, cupropiombo, cuprosilicio, cuprotitanio, cuprovanadio), le argentane. Il rame bianco è una lega formata da rame, zinco e arsenico.

Le leghe di rame sono utilizzabili sotto forme svariatissime, il che ne facilita l'impiego come getti di fonderia (finiti o grezzi), o come prodotti lavorati a caldo o a freddo per fucinatura, laminazione, trafilatura, estrusione, imbutitura, ecc. (lamiere, piastre, tubi, barre, fili) o infine come pezzi finiti, ottenuti con i procedimenti della metallurgia delle polveri.

Varie leghe a base di rame sono impiegate per le loro qualità particolari: attitudine alla fusione, sfruttata sin dai tempi più antichi (età del bronzo), sulla quale è basata la moderna fonderia dei bronzi d'arte, dei bronzi e degli ottoni per particolari di forma complessa (valvole, rubinetti, corpi di pompe); malleabilità e duttilità del materiale ricotto: sfruttata per lamiere, fogli di ottone, pezzi imbutiti (cartucce, capsule), fili di ottone per tele metalliche, chiodi, spilli; elasticità, che permise la fabbricazione di armi (pugnali, scudi, frecce, cannoni, ecc.) e di utensili (asce, martelli, bulini) sin dai tempi più antichi (caratteristiche molto elevate vengono ottenute con gli ottoni, i bronzi, il cuproalluminio, il cupronichel speciale [pompe, agitatori, eliche, ecc.]); buona conducibilità elettrica, legata a un'alta resistenza meccanica (cuprocromo [elettrodi per saldatura, particolari per contattori], e cuproberillio [lamelle, contatti, prese di corrente]); coefficiente di attrito ridotto, principalmente dei bronzi (comuni, fosforosi, autolubrificanti, per anelli, cuscinetti, di motori elettrici o endotermici, pattini di scorrimento, guide di scorrimento) e del cupropiombo (cuscinetti per motori endotermici); alta conducibilità termica degli ottoni, del cupronichel e cuproberillio (apparecchi di distillazione, tubi di condensatori, casseforti di sicurezza); resistenza alla corrosione atmosferica (bronzi, ottoni, argentane), o salina (bronzi, ottoni, cupronichel speciale, per pezzi di costruzioni navali, eliche, pompe, valvole, particolari per l'industria chimica e alimentare), o dei gas di combustione (resistenza all'ossidazione ad alta temperatura) [cuproalluminio per sedi di valvole e valvole]; facile lavorabilità alla macchina utensile di taluni bronzi e ottoni; proprietà diverse: colore simile a quello dell'oro (oreficeria, coniazione di monete, oggetti ornamentali), levigatezza (specchi di bronzo), sonorità (campane, corde per strumenti musicali, piatti), amagneticità (orologeria), ecc.

È possibile effettuare alcuni trattamenti termici su talune leghe del rame, oltre alla normale ricottura, per annullare l'incrudimento e le tensioni interne conseguenti a tutte le deformazioni a freddo. I bronzi, gli ottoni, il cuproalluminio possono essere sottoposti a bonifica (tempra e rinvenimento); sul cuprocromo, cupronichel, cuproberillio, è possibile effettuare un trattamento che migliora le proprietà strutturali. Tali trattamenti termici permettono di ottenere per una stessa lega le migliori caratteristiche di resistenza e insieme di deformabilità.

 

RDF

Refuse Derived Fuel (combustibile derivato da residui). E’ un combustibile alternativo ottenuto dalla componente secca (carta e plastica principalmente) dei rifiuti urbani, dopo un opportuno processo di separazione e purificazione da altri materiali, quali vetro e metalli. Tale combustibile viene preparato in granuli di alcuni millimetri e utilizzato nella combustione assieme al carbone o altro combustibile, di cui possiede all’incirca lo stesso potere calorifico ma meno sostanze inquinanti, in particolare zolfo. Un esempio significativo del recupero energetico associato al RDF è dato dal caso del cementificio di Ravenna. In questo impianto il 16% del fabbisogno energetico deriva da RDF.

 

REAGENTE

Qualsiasi sostanza che in una reazione chimica si trasforma in uno o più prodotti.

 

REAGENTE  (estrazioni minerarie)

Sostanza che, aggiunta alla torbida sottoposta alla flottazione, determina fenomeni di non bagnabilità di alcuni minerali, produzione di schiuma, azioni di attivazione o di depressione di certe particelle in confronto di altre, ecc. Per la flottazione dei minerali solforati si utilizzano reagenti del tipo anionico, il cui anione si fissa sul minerale (ad es. xantati); per i minerali non metallici, come il quarzo, o per minerali metallici ossidati, come sali potassici, calamine, ecc., si utilizzano reagenti del tipo cationico, derivati da acidi grassi, il cui catione si fissa sul minerale da flottare.

 

REATTIVO

Sostanza di cui è completamente nota la reattività, usata per chiarire la natura di altre sostanze, con cui viene fatta reagire. L'uso  dei reattivi è giustificato dalla loro attitudine a dar luogo a reazioni caratteristiche e facilmente riconoscibili: formazione di precipitati caseosi, come nel caso del nitrato d'argento con gli alogenuri, apparizione di colorazioni particolari, sviluppo di gas, reazione acida o basica, ecc. Alcuni reagenti come gli acidi cloridrico, nitrico e solforico, l'idrossido di sodio, l'ammoniaca e un certo numero di sali in soluzione sono di uso generale; altri, come le sostanze organiche, che danno luogo a colorazioni caratteristiche con gli ioni dei metalli, hanno impieghi talvolta limitati a un unico tipo di ioni.

 

REATTORE CHIMICO

Dispositivo in cui vengono condotte una o più reazioni chimiche, dove quindi si realizza il contatto tra i reagenti ed il controllo delle condizioni di reazione (pressione, temperatura...). Esistono reattori "tubolari", "a completa miscelazione", "a letto fisso", "a letto fluido", etc.

REAZIONE CHIMICA
Processo in cui uno o più specie chimiche (atomi, molecole, sali, metalli, etc.) si trasformano in altri di natura diversa, senza alcuna perdita di massa (es. due molecole d'idrogeno reagiscono con una d'ossigeno per dare due molecole d'acqua: 2 H2 + O2
Þ 2 H2O). Le reazioni chimiche sono classificate in più gruppi. Nel campo della chimica inorganica sono particolarmente importanti le reazioni acido-base e le reazioni di ossido-riduzione. Un mondo a parte è quello delle reazioni organiche, alla base di larga parte della produzione dell'industria chimica e della vita sulla terra.

REAZIONE ENZIMATICA
Reazione chimica promossa dalla presenza di enzimi che agiscono come catalizzatori.

REAZIONI ORGANICHE
Processi che portano alla trasformazione di una sostanza organica nell'altra. Le molecole organiche sono abitualmente considerate come assieme di più gruppi, individuati dalla presenza di diversi elementi o legami chimici. Due delle famiglie di reazioni più importanti sono la sostituzione (in cui un gruppo viene sostituito da un altro, es. l'ottenimento di fenolo da clorobenzene) e l'addizione (in cui uno o più gruppi sono agganciati ad una molecola preesistente, es. la reazione di cloro con etilene a dare dicloroetano). Altre reazioni importanti (parzialmente affini a quelle della chimica inorganica) sono quelle di ossidazione e riduzione (individuate abitualmente dall'incremento o riduzione dei legami con ossigeno di un determinato atomo di carbonio, es. l'ossidazione di metanolo a formaldeide) e quelle che coinvolgono acidi organici (es. formazione di esteri ed ammidi per reazione con alcoli ed ammine o loro idrolisi, per dare il composto parente).

REDOX  

Si dice coppia redox una coppia di particelle formata da un atomo e da uno ione dello stesso elemento o da due ioni derivanti da atomi della stessa specie, uno dei quali è l'ossidante e l'altro il riducente, e che si trasformano reversibilmente l'uno nell'altro per scambio di elettroni.

REFORMING
Tipica lavorazione di raffineria, che viene effettuata sulle benzine di prima distillazione per aumentarne il numero di ottano. Il reforming può essere puramente termico, oppure catalitico.

REFRATTARIO  

Materiale in grado di resistere a temperature elevate, superiori per definizione a 1.580 ºC, e ad azioni chimiche anche contemporanee. I refrattari sono impiegati in tutte le industrie che si servono del fuoco o di temperature elevate: ceramica, vetraria, cementiera, metallurgica, siderurgica, petrolchimica, ecc.  Chimica. I refrattari possono essere di natura diversissima. La più corrente classificazione si basa sulla composizione chimica che distingue: refrattari di silice, nei quali il tenore di silice è superiore al 91%, con un tenore di allumina che non supera il 3%; refrattari siliciosi, nei quali il tenore di silice è compreso fra l'85% e il 93%, con un tenore di allumina superiore al 5%; refrattari argillosi, classificabili a loro volta secondo il tenore di allumina in silico-alluminosi (con allumina fra il 15% e il 32%), alluminosi (32-40%), superalluminosi (più del 40%); refrattari speciali, a base di bauxite, magnesia e dolomite, sillimanite, corindone, cromite, carbonio, carburo di silicio, zirconio, ecc.; refrattari sinterizzati : ossido di alluminio, di glucinio, di torio, di zirconio, ecc.; refrattari eccezionali : taluni carburi, nitruri e boruri hanno punti di fusione superiore ai 3.000 °C; la miscela di quattro parti di carburo di tantalio e di una parte di carburo di zirconio ha un punto di fusione vicino ai 4.000 °C. Particolarmente importanti sono le caratteristiche chimiche di un refrattario, ossia se il comportamento è acido, neutro o basico. I refrattari acidi vanno usati a contatto di sostanze neutre o basiche; quelli basici a contatto di sostanze neutre o acide; quelli neutri indifferentemente. Sono acidi gli argillosi, i siliciosi; basici i calcarei-magnesiaci; neutri gli alluminosi. Inoltre un buon refrattario deve avere un'elevata resistenza meccanica a caldo, inalterabilità delle dimensioni e resistenza agli sbalzi termici.

REGOLATORI DI CRESCITA
Sostanze che interferiscono sui sistemi ormonali che inducono le diverse fasi della crescita di forme di vita animali o vegetali. Possono essere utilizzati per favorire o sfavorire la crescita.

RENIO 

Elemento di transizione, scoperto nel 1925 da W. e I. Noddack. Chimica. Il  renio, elemento chimico di numero atomico 75, di simbolo Re e peso atomico 186,2, è un metallo bianco brillante, di densità 21, che fonde a 3.180 ºC. Può essere fucinato e laminato. È caratterizzato da notevole resistività. Dal punto di vista chimico presenta analogie col manganese. Si ossida a 250 ºC circa, si lega agli alogeni e può essere attaccato dall'acido solforico e dall'acido nitrico. La produzione del renio, ottenuto dai residui della preparazione del molibdeno, e le sue applicazioni sono molto aumentate. Per il suo elevato punto di fusione e le sue spiccate proprietà meccaniche ed elettriche viene utilizzato per la produzione di leghe refrattarie. Insieme al tungsteno è usato per termocoppie per alte temperature; questa lega, più duttile del tungsteno puro, è impiegata per filamenti di lampade incandescenti, tubi elettronici, ecc. Il renio è usato anche come catalizzatore a causa della sua resistenza all'avvelenamento e della sua alta selettività.

 

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Immagini sul renio

Fatti e dati del renio

 

REPLICAZIONE 

Il  processo di replicazione è detto semiconservativo perché ogni catena, che costituisce la doppia elica della cellula madre, dà origine a DNA o RNA delle cellule figlie. Anche nel caso dei virus, la cui sola materia genetica è DNA o RNA, la replicazione segue un andamento analogo, sebbene spesso queste molecole siano costituite da un'unica catena. La molecola virale da replicare, iniettata nella cellula ospite, provoca la formazione di una molecola intermedia complementare della molecola stessa e serve da matrice per la sintesi di nuove molecole identiche alla molecola iniettata. Questo processo avviene in molti virus e si è inoltre isolato l'enzima responsabile della replicazione, anche se recenti scoperte hanno mostrato che in certi virus è presente un enzima che replica l'RNA monocatenario attraverso una molecola intermedia di DNA. Operando con Escherichia coli, è stato possibile dimostrare che la replicazione del DNA inizia da un punto ben determinato della molecola nelle due direzioni opposte e con velocità differenti. D'altra parte, non sono ancora stati isolati tutti gli enzimi implicati nel processo di replicazione, mentre si sa che la sintesi di nuove molecole di DNA richiede la presenza di molecole preformate di DNA, le quali attivano un enzima, la DNA polimerasi, che catalizza la sintesi di nuove molecole.

 

REOLOGIA

Dal greco: scienza dello scorrimento. Fondamentale disciplina di studio del comportamento dei liquidi e delle sospensioni, in quanto misura l'attitudine a fluire, inglobando concetti di viscosità e di reazione elastica alla sollecitazione allo scorrimento (viscoelasticità dei fluidi). Nel caso dei polimeri, soprattutto termoplastici, l'attitudine a fluire è essenziale per i processi di estrusione e stampaggio e ne caratterizza la lavorabilità.

RESA
Termine utilizzato per esprimere le frazione di reagente trasformato in prodotto in una reazione chimica. Se i reagenti sono stati completamente consumati, la resa è del 100%.

Resina
Sostanza organica di varia composizione, viscosa, plastica, translucida, prodotta per secrezione da molte piante (ad es. pini e abeti), Le resine hanno consistenza da molle a pastosa; la composizione chimica è variabile e complessa e vi abbondano sostanze volatili. Le resine si ottengono normalmente per incisione delle cortecce degli alberi che le producono, ma molte sono note e utilizzate allo stato fossile come l’ambra. Le resine molli prendono il nome di balsami. Questi essudati vegetali trovano largo impiego nella preparazione di vernici, di farmaci e, nel caso dell’incenso, anche nelle funzioni religiose. 

resine sinteticheStrutturaPolimeri organici sintetici, detti correntemente materie plastiche.

Resine scambiatrici di ioni 
Sostanze capaci di scambiare i propri ioni con quelli di una soluzione in cui sono immerse, usate per depurare acque e soluzioni acquose in genere.

RESORCINA (resorcinolo)

Nome comune del metadifenolo C6H4(OH)2 derivato dal benzene.

 

Struttura della resorcina

 

Chimica. La  resorcina si forma riscaldando con un alcali talune resine naturali, come galbano, assafetida, ecc. Viene preparata industrialmente fondendo il benzendisolfonato di sodio con idrossido di sodio. La resorcina forma cristalli incolori, di sapore dolce, solubili in acqua, alcool, etere. Fonde a 118 °C e bolle a 276 ºC. Serve per la preparazione di coloranti, in particolare della fluoresceina, ottenuta per condensazione con l'anidride ftalica; è anche usata in dermatologia come antisettico.

RESPONSIBLE CARE
Iniziativa volontaria tra le aziende chimiche, nata in Canada nel 1984, estesasi poi in USA e in altri paesi dell’Unione Europea. In Italia è attuata dal 1992, coordinata da Federchimica. Le aziende partecipanti si impegnano, secondo programmi rigidi e controllabili per mezzo di indicatori oggettivi e pubblici, come gli Audit e i Bilanci Ambientali, a favore dello Sviluppo Sostenibile.

RETICOLAZIONE (vulcanizzazione)
Operazione mediante la quale l’elastomero perde le proprie caratteristiche plastiche per acquistare quelle di un materiale elastico. Il processo di reticolazione coinvolge un insieme di reazioni chimiche il cui risultato è la formazione di un reticolo tridimensionale permanente tra le molecole di gomma, tale da impedire scorrimenti di molecole le une rispetto alle altre. Il termine vulcanizzazione è stato utilizzato originariamente per indicare il processo di reticolazione della gomma naturale con zolfo ad alta temperatura, ma oggi, in senso più lato, comprende ogni reazione chimica che produce effetti analoghi, sugli elastomeri o su altri materiali polimerici.

RETTIFICAZIONE 

Distillazione frazionata di un liquido volatile allo scopo di separarne i componenti o di purificarlo. Industria chimica. La rettificazione viene effettuata ponendo sopra la caldaia una colonna a piatti, oppure a riempimento. Quando i vapori della caldaia arrivano al primo piatto, una parte condensa, mentre l'altra resta ancora allo stato di vapore e passa al piatto immediatamente superiore, dove ha luogo lo stesso fenomeno, e quindi al terzo e così via. In cima alla colonna si raccolgono vapori ricchi del componente più volatile. Quando ciascuno dei recipienti che costituiscono i piatti è pieno del prodotto di condensazione, si genera una corrente discendente verso la caldaia del componente meno volatile. 

RICICLO
Riutilizzo dei materiali non necessariamente nella loro forma originaria. Il riciclo può essere classificato come:- materiale, che include il riuso, per esempio quello delle bottiglie in vetro a rendere, e il riciclo fisico, per esempio quello delle bottiglie in vetro o plastica, che vengono macinate e il materiale riutilizzato per nuove bottiglie o altri manufatti. Recentemente, in particolare per certe materie termoplastiche (ad es. il PET), si sta sviluppando il riciclo a materia prima. Esso prevede la demolizione, per via chimica, delle catene costituenti le materie plastiche per tornare ai loro costituenti base che possono essere reimmessi nel ciclo ritornando ai normali processi produttivi. - Recupero di Energia, specifico per le materie organiche, in particolare di quelle plastiche, che dopo l’uso conservano il loro potere calorifico che viene recuperato, facendo così risparmiare combustibili primari e non rinnovabili come petrolio e carbone.

RICININA

Alcaloide di formula C8H8N2O2

Struttura della ricinina

Il composto è contenuto nei semi di ricino. È un derivato del piridone, otticamente inattivo, che fonde a 201 ºC.

RIDUCENTE

Sostanza o complesso di sostanze capaci, reagendo con altre sostanze, di diminuirne il numero di ossidazione. Chimica. I  riducenti più impiegati sono: il carbonio, la cui azione è fondamentale in molte metallurgie e la cui efficacia è spesso accresciuta dal fatto che uno dei suoi ossidi, l'ossido di carbonio CO, è esso stesso un riducente ed è allo stato gassoso; l'idrogeno, più costoso e di uso più limitato del carbonio in metallurgia, ma di diffusissimo impiego nelle industrie organiche e in petrolchimica; l'acido solforoso e i solfiti; i tiosolfati, i sali ferrosi e stannosi; gli arseniti, l'idrogeno solforato, l'acido iodidrico; i metalli (per es. l'alluminio nell'alluminotermia); le leghe (come il ferrosilicio); i metalli in presenza di acidi, fonti di idrogeno nascente (per es. la miscela ferro-acido cloridrico nella preparazione dell'anilina); numerose sostanze organiche.

RIFIUTI SOLIDI
Sostanze e materiali di scarto, residui di varia composizione provenienti dalle attività umane; si dividono in rifiuti urbani, rifiuti speciali, e rifiuti tossico-nocivi.

RIGASSIFICAZIONE

Operazione consistente nel riportare allo stato gassoso un prodotto petrolifero tenuto liquido in certe condizioni di temperatura e pressione. Petrolchimica. Attualmente  ha assunto particolare importanza la rigassificazione del metano, trasportato liquido a —160 °C in navi metaniere. L'operazione si effettua per semplice riscaldamento in scambiatori di calore percorsi da acqua di mare.  

 

RIGENERAZIONE (catalisi)

Operazione consistente nel ristabilire l'attività di un catalizzatore.

 

RIGENERAZIONE (industria della gomma)

Qualunque processo che consenta la trasformazione di cascami di gomma vulcanizzata in rigenerato.

Industria chimica. I  procedimenti per la rigenerazione dei cascami di gomma vulcanizzata incominciarono a essere messi a punto verso la metà dell'Ottocento, con lo scopo di ridurre il sempre crescente consumo di caucciù naturale fresco mediante la riutilizzazione degli articoli di gomma che andavano fuori uso per invecchiamento o per cause fortuite. Consistono in una devulcanizzazione (che è essenzialmente una depolimerizzazione) della o delle mescolanze costituenti un dato articolo, per effetto di elevate temperature e di adatte sostanze (oli minerali, resine, solfuri o disolfuri fenolici). In ogni caso, il materiale di partenza dev'essere prima ridotto in pezzatura minuta mediante macinazione, e devono essere allontanate le eventuali parti metalliche in esso contenute. Nei processi per via umida il granulato così ottenuto viene addizionato delle sostanze devulcanizzanti (ed eventualmente anche di piccole quantità di soda caustica o di cloruro di calcio o di zinco, destinate a distruggere le fibre tessili, presenti per es. quando il cascame di partenza sia costituito da pneumatici) e trattato poi in autoclave per dieci - venti ore a circa 200 ºC a 15 atmosfere di pressione, oppure per pochi minuti a circa 290 ºC e 60-70 atmosfere. Dopo un lavaggio con acqua e successiva asciugatura, il materiale viene lavorato in una serie di macchine simili a quelle in uso nell'industria della gomma (Banbury, mescolatori a cilindri) che lo raffinano e lo conformano in foglia sottile, la quale viene poi avvolta su se stessa in pani di varie dimensioni. Nei processi per via secca, invece, il granulato e i vari additivi vengono fatti passare attraverso una robusta trafila, ove, per effetto della compressione e del lavoro meccanico, si raggiunge la temperatura (superiore ai 200 ºC) necessaria alla devulcanizzazione; seguono anche in questo caso la raffinazione e la conformazione in foglia sottile e poi in pani.

 

RIGENERAZIONE (metallurgia)

Nei forni a gas combustibile per la fusione e l'elaborazione di metalli o di altri materiali, operazione consistente nel trasmettere mediante un rigeneratore il calore contenuto nei prodotti della combustione aventi elevate temperature al gas combustibile o all'aria secondaria di combustione diretti ai bruciatori. Impianti e Metallurgia. Il  forno a rigenerazione consiste in quattro camere rivestite di mattoni disposti l'uno sull'altro in modo da lasciare tra di essi libero passaggio ai fluidi gassosi; due di tali camere sono destinate al riscaldamento dell'aria secondaria di combustione e due a quello del gas combustibile diretto ai bruciatori. I prodotti della combustione ad alta temperatura passano in un primo tempo attraverso le pile di mattoni di due camere lambendone la superficie e cedendo loro il calore in essi contenuto; successivamente queste camere vengono attraversate dal gas combustibile e dall'aria secondaria diretti ai bruciatori, si riscaldano lambendo la superficie dei mattoni riscaldati in precedenza, mentre i prodotti della combustione passano alle altre due camere per riscaldarne le rispettive pile di mattoni. Naturalmente i prodotti della combustione depositano sui mattoni impurezze e sostanze incombuste da essi trascinate che vengono poi in parte asportate dai fluidi riscaldati, i quali conseguentemente non sono mai assolutamente privi di impurezze. Il senso di circolazione viene commutato quando lo richiede l'abbassamento della temperatura del gas combustibile e dell'aria.

 

RIGONFIANTE 

Sostanza che, introdotta come ingrediente in una mescolanza di gomma o in un lattice, decomponendosi con sviluppo di gas, vi determina una struttura porosa e microporosa. I rigonfianti più usati nell'industria sono il bicarbonato sodico, il carbonato o bicarbonato ammonico — nel caso delle mescolanze di gomma — e alcuni perossidi, come acqua ossigenata, nel caso dei lattici.

 

RILASSAMENTO

Metodo di studio delle reazioni chimiche molto rapide e che avvengono in tempi dell'ordine del milionesimo di secondo. Chimica. Il  metodo del rilassamento, dovuto al chimico tedesco Manfred Eigen, è fondato sul concetto di equilibrio chimico e consiste nell'indurre una brusca variazione in un sistema in equilibrio, per esempio innalzandone la temperatura. Il ritorno alle condizioni iniziali provoca le reazioni di rilassamento e di questo si può misurare la velocità, osservando le variazioni di una proprietà caratteristica, come l'assorbimento di energia luminosa.

RINFORZO
Per aumentare la resistenza meccanica di un polimero, esso è intimamente mescolato con un materiale di rinforzo, generalmente sotto forma fibrosa, ottenendo un materiale composito. Le fibre più utilizzate sono quelle di vetro, di kevlar e di carbonio, in ordine crescente di costo e di aumento delle prestazioni. Inoltre le fibre possono essere corte (lunghezza inferiore a 0,5 mm), lunghe (lunghezza tra 1 e 10 mm) e continue. I materiali compositi si preparano con tecnologie diverse a seconda della natura della matrice polimerica (termoplastica o termoindurente) e delle fibre. E’ critica per le prestazioni e la durevolezza del composito la natura e la stabilità dell’interfaccia che si stabilisce tra matrice e rinforzo. Per garantire buone prestazioni, le fibre sono generalmente ricoperte da uno strato che ne modifica le proprietà superficiali (appretto).

RINVENIMENTO

Trattamento termico consistente nel riscaldare uniformemente, a una temperatura inferiore al punto critico inferiore (Ac1 per gli acciai), un pezzo metallico precedentemente sottoposto a tempra, e nel lasciarlo poi raffreddare, allo scopo di eliminare lo stato di pseudoequilibrio dato dalla tempra. Metallurgia. Un  acciaio temprato è duro e particolarmente fragile, per cui è necessario sottoporlo a un'operazione di rinvenimento per riscaldamento a temperatura opportuna. L'azione del rinvenimento di un acciaio temprato è quella di sopprimere le tensioni interne di tempra e di trasformare per nuovo riscaldamento la struttura martensitica di tempra avvicinandola a una struttura stabile dal punto di vista fisico-chimico con presenza di sorbite. Così operando si riducono la durezza, la resistenza alla trazione e il limite elastico, ma si aumenta la resilienza. Scegliendo opportunamente la temperatura, generalmente compresa fra i 300 °C e i 700 °C, e il tempo di trattamento, si perviene a combinare caratteristiche diverse, dando così all'acciaio le sue condizioni migliori, in particolare per la lavorabilità. Il trattamento di rinvenimento si applica in generale a tutte le leghe temprate per l'ottenimento delle migliori caratteristiche, anche alle leghe ramealluminio, rameberillio e alle leghe leggere tipo duralluminio.

Al contrario degli acciai, nelle leghe leggere tipo duralluminio lo stato di tempra corrisponde a una durezza relativamente poco elevata, e di conseguenza il rinvenimento (spesso chiamato, più propriamente, invecchiamento) aumenta la durezza per precipitazione dei componenti. Il complesso delle due operazioni di tempra e di rinvenimento prende il nome di bonifica.

RISONANZA MAGNETICA
Fenomeno di assorbimento ed emissione di energia da parte di elettroni (ESR) o nuclei atomici (NMR) quando sono posti in un campo magnetico e stimolati mediante radiazione elettromagnetica di frequenza opportuna. Poichè le modalità con cui la risonanza magnetica si verifica dipendono dall’intorno chimico-fisico delle particelle irradiate, essa è impiegata come tecnica spettroscopica per ottenere informazioni sulla struttura e dinamica delle molecole, le loro proprietà diffusive e la loro chimica. E’ una tecnica analitica versatile e potente nello studio di sistemi solidi e liquidi in varie condizioni; alcuni esempi di applicazione sono la chimica strutturale (organica ed inorganica), lo studio delle interazioni tra fluidi e mezzi porosi, la diagnostica medica (tomografia).

RITARDANTE

Detto di sostanze, quali l'anidride ftalica, l'acido benzoico, l'acido salicilico, che, aggiunte a una mescolanza di gomma, ne riducono o annullano la tendenza alla scottatura.

 

RNA

Dall'inglese  RiboNucleic   Acid, acido ribonucleico. Biochimica. Macromolecola di origine biologica (biopolimero) risultante dalla polimerizzazione di ribonucleotidi, nucleotidi formati da una base azotata, unita a uno zucchero a cinque atomi di carbonio, il ribosio, esterificato da una molecola di acido fosforico.

 

RODAMMINE  (o rodamine)  

Sostanze coloranti rosse e fluorescenti, di costituzione analoga a quella della fluoresceina, ottenute per condensazione dell'anidride ftalica con i metaamminofenoli. 

 

Struttura della rodammina B

 

RODENTICIDA  

Sostanza (come arsenico, fosfuro di zinco) usata per distruggere i roditori. Chimica. I rodenticidi possono agire come fumiganti, cioè come gas tossici che provocano morte per asfissia, per ingestione e per contatto. Fra i fumiganti, usati soprattutto per derattizzare magazzini, silos, depositi, ecc., i più usati sono l'acido cianidrico, l'idrogeno fosforato o fosfina, il bromuro di metile: si tratta di composti molto tossici anche per l'uomo, che devono essere impiegati solo da personale appositamente abilitato. Fra i prodotti che agiscono per ingestione o per contatto, i più usati sono il fosfuro di zinco, che agisce liberando idrogeno fosforato per azione dell'umidità, il solfato di tallio, la stricnina, l'alfanaftiltiourea, ecc., tutti composti più o meno pericolosi anche per gli animali domestici e selvatici e per l'uomo. Gli arseniati sono poco usati, mentre impiego sempre più ampio hanno i derivati cumarinici — Warfarin, Coumachlor, ecc. — che, usati in dosi non pericolose per l'uomo, svolgono azione anticoagulante provocando emorragie interne nei roditori che li ingeriscono, causandone la morte, lenta ma indolore. Essi provocano inoltre la mummificazione dei roditori morti, evitando così processi putrefattivi. Come rodenticida si usa anche l'endrin, prodotto che fa eccezione al divieto d'impiego dei composti ciclodienici clorurati.

 

RODIO  

Metallo della famiglia del platino. Chimica. Il  rodio è l'elemento chimico di numero atomico 45 e di peso atomico 102,905 (simb.: Rh). Venne scoperto nel 1803 da Wollaston in un minerale platinifero assieme al palladio. È un solido bianco argenteo, duro e fragile, di densità 12,4, che fonde a 1.966 ºC. Si ossida soltanto verso gli 800 ºC dando una polvere grigiastra, il triossido di dirodio Rh2O3. Il cloro l'attacca a caldo trasformandolo in cloruro, RhCl3, rosso, che può dar luogo a un gran numero di composti di coordinazione. Il rodio si estrae dal residuo dell'attacco con acqua regia del minerale di platino. Viene utilizzato in lega col platino per la fabbricazione di coppie termoelettriche.

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Fatti e dati del rodio

 

 

ROGOR

Nome con cui si indica comunemente la monometilammide dell'acido dimetilditifosforilacetico, di composizione C5H12NO3PS2 .

 

Struttura del Rogor

 

È un insetticida e acaricida sistemico a vasto spettro d'azione del gruppo dei fosforganici di sintesi. Utilizzato specialmente contro i parassiti dell'olivo e degli agrumi, è uno degli insetticidi fosforganici meno tossici.

 

RUBIDIO 

Metallo alcalino scoperto nel 1861, con l'analisi spettrale, da Kirchhoff e da Bunsen. Chimica. Il  rubidio è l'elemento chimico di numero atomico 37 e di peso atomico 85,47 (simb.: Rb). Segue il potassio nella famiglia dei metalli alcalini e ha con questo notevoli analogie; i sali dei due metalli sono isomorfi. È un solido bianco, di densità 1,53, che fonde a 38,9 ºC. Si ossida rapidamente all'aria e decompone violentemente l'acqua, causando la combustione dell'idrogeno che si sviluppa. I suoi sali, quasi tutti solubili in acqua, sono incolori. Il rubidio è presente in talune acque minerali, nelle ceneri di barbabietola e di tabacco, nella lepidolite, nella trifillina, ecc. Nel trattamento dei suoi minerali viene fatto precipitare allo stato di cloroplatinato, assieme al potassio e al cesio. Poi il sale di potassio viene sciolto per lavaggio in acqua bollente, e infine il rubidio viene separato dal cesio per cristallizzazione frazionata dei loro idrogenotartrati. Il rubidio può essere preparato trattando il suo cloruro fuso con calcio.

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Fatti e dati del rubidio

 

RUGGINE

Prodotto di corrosione del ferro e delle leghe ferrose costituito principalmente da ossido di ferro (III) idrato. Chimica. Il  ferro e le sue leghe (acciaio comune) vengono attaccati dall'aria umida contenente biossido di carbonio con formazione di ruggine, la quale essendo un prodotto poroso non impedisce, ma anzi favorisce l'ulteriore corrosione del metallo; anche le impurezze presenti nel ferro favoriscono la formazione di ruggine per azione elettrochimica. Ferro e acciaio vengono quindi protetti mediante passivazione o fosfatazione o con rivestimenti di metalli non attaccabili dall'aria a temperatura ambiente (nichelatura, cromatura) o di adatte vernici autiruggine o per immersione in un metallo fuso (zincatura, stagnatura, ecc.).

 

RUTENIO  

Metallo della famiglia del platino, scoperto nel 1844 da K. Claus nella lega osmiridio. Chimica. Il  rutenio è l'elemento chimico di simbolo Ru, di numero atomico 44 e di peso atomico 101,07. È un metallo duro e fragile di densità 12,2, che fonde a 2.500 ºC. Dal punto di vista chimico presenta analogie con lo stagno. Si ossida facilmente all'aria dando luogo all'ossido RuO2, isomorfo di SnO2. Fra i suoi composti ossigenati si conoscono anche l'acido rutenico H2RuO4 e l'acido perrutenico HRuO4, ai quali corrispondono sali che ricordano i manganati e i permanganati. Esiste anche un perossido RuO4, solido cristallino arancione che detona per forte riscaldamento. Si possono preparare anche due cloruri, di formula RuCl2 e RuCl4. Molto importanti sono i composti di coordinazione del rutenio, che può coordinare ammoniaca, ione cloruro, ione nitrito, ecc. È interessante il processo di estrazione del rutenio. Il rutenio si estrae dalla lega osmiridio, residuo dell'attacco del minerale di platino con acqua regia. Per azione dell'idrossido e del perossido di sodio viene trasformato in rutenato di sodio. Il sale si trasforma nel perossido RuO4, il quale, essendo volatile, può essere separato dagli altri metalli. Il composto si trasforma in cloruro, che viene ridotto a metallo dal magnesio.

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Fatti e dati del rutenio

 

 


Consigli di lettura

Dizionario di Chimica e Chimica Industriale

Storia della chimica

Chimica, multinazionali alimentazione

Premi Nobel per la Chimica

Chimica e Immagini Sistema Periodico

Chimica, Epistemologia, Etica La chimica di Primo Levi

Chimica e Humor