Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

P

PAB – Petrolio

 

Un sistema periodico ...

 

 

PAB  

Sigla dell'acido p-amminobenzoico. Fattore vitaminico accessorio che partecipa alla formazione dell'acido folico. Ha formula

 

Struttura dell'acido p-amminobenzoico

 

Il PAB è un fattore di crescita di numerosi microrganismi nei riguardi del quale esercitano azione antagonista i sulfamidici, strutturalmente affini. È detto anche  vitamina H1.

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PALLADIO  

Metallo dell'8º gruppo del sistema periodico.

Chimica. Il  palladio è l'elemento chimico di numero atomico 46, di simbolo Pd e peso atomico 106,4. Venne scoperto nel 1803 da Wollaston contemporaneamente al rodio. Col rutenio e col rodio costituisce la triade a minor peso atomico dei metalli del gruppo del platino. Di caratteristico aspetto metallico, di colore bianco, è malleabile, ha densità 12 e fonde a 1552 ºC. La sua caratteristica più importante è quella di assorbire, fino a 1000 volte il proprio volume, l'idrogeno; il gas occluso nel palladio diventa particolarmente reattivo. Riscaldato all'aria, il palladio si ossida superficialmente; è attaccabile dal cloro. È l'unico dei metalli del gruppo del platino che si sciolga nell'acido nitrico.

Preparazione, Il  palladio, sempre presente nei minerali del platino (sabbie alluvionali) e anche nei minerali nicheliferi canadesi, viene separato sotto forma di lega con il platino. La sua estrazione allo stato di metallo puro si effettua partendo dal complesso dei metalli della famiglia del platino, trasformati con attacchi chimici successivi in sali solubili (nitriti complessi); quindi ciascun metallo viene fatto precipitare sotto forma di sale. Una riduzione finale con idrogeno permette di ottenere il palladio puro.

Impieghi. Il  palladio, di gran lunga il meno costoso dei metalli del gruppo del platino, viene impiegato per la sua resistenza alla corrosione soprattutto nei contatti di relé elettrici. È utilizzato come catalizzatore, per eliminare le tracce di ossigeno e facilitare la combinazione idrogeno-ossigeno nei gas per le atmosfere controllate dei forni di trattamento termico. È anche un ottimo catalizzatore di idrogenazione ed è inoltre usato in chimica organica. Per la purificazione dei gas viene anche sfruttata la proprietà dell'assorbimento selettivo dell'idrogeno nel palladio. In lega col rame o con l'argento, il palladio dà luogo a leghe utilizzate per contatti elettrici esposti alla corrosione di molti agenti chimici e che devono funzionare a grande frequenza. Per protesi dentarie si impiega una lega al 45% di palladio, con rame, argento e piccole percentuali di oro e di platino. Vengono anche impiegate leghe di palladio al 40% di argento per resistenze elettriche di precisione, e al 90% di argento come saldurate ad alto punto di fusione, per la saldatura dell'acciaio inossidabile e delle leghe del nichel. Negli ultimi anni è stato anche impiegato in gioielleria.

Un sistema periodico per immagini

Immagini sul palladio

Fatti e dati del palladio

 

PALMAROSA

Essenza di palmarosa, olio essenziale ricavato da alcune specie di Cymbopogon, costituito in massima parte da geraniolo e usato nell'industria profumiera.

 

PALMISTI

Seme del frutto della palma da olio.

PALMITICO, ACIDO
Acido grasso saturo a sedici atomi di carbonio; presente come trigliceride in oli e grassi naturali; usato per la produzione di candele e saponi.

PALUDRINA 

Denominazione del composto di formula p-Cl—C6H4—NH—CH(NH2)—N=C(NH2)=N—CH(CH3)2   sintetizzato in Germania durante la seconda guerra mondiale nel corso di una ricerca volta a sintetizzare sostanze ad attività antimalarica dato l'impossibile approvvigionamento di chinino dalle Indie olandesi.

PAN
(v. POLIACRILONITRILE)

PANE

La  preparazione del pane o panificazione consta di tre principali operazioni: l'impastatura, la lievitazione e la cottura. Con l'impastatura, effettuata a mano o nelle impastatrici meccaniche, si mescolano intimamente fra loro la farina, l'acqua, il lievito e il sale. Le proporzioni dei componenti l'impasto sono: una parte di lievito di birra e da trenta a cinquanta parti di acqua per cento parti di farina. La quantità d'acqua varia in relazione alla pezzatura del pane che si vuol confezionare ed è maggiore per le forme di dimensioni più grandi. Il lievito può essere lievito di birra (talvolta viene usato bicarbonato sodico e acido citrico o tartarico) oppure può provenire da impasti di precedenti panificazioni. In questo caso il panettiere preleva da un impasto un pezzetto di pasta fermentata (seme di lievito o lievito capo) che servirà per il lavoro dell'indomani. A una parte di seme di lievito vengono aggiunte due parti di farina e una di acqua per preparare un primo lievito che vien lasciato riposare cinque-sei ore in ambiente tiepido; l'operazione è ripetuta altre due volte e il terzo lievito, o lievito di tutto punto, serve per l'impasto definitivo. Durante l'impastatura i componenti solubili (sale, zuccheri, ecc.) vengono disciolti, mentre quelli insolubili (amido, glutine, ecc.) si rigonfiano. Dall'impasto si ricavano tante porzioni che, foggiate a mano o, più spesso, a macchina nella forma voluta, vengono sottoposte alla lievitazione in ambiente a 30-35 ºC. Durante questa fase gli zuccheri (glucosio e maltosio), liberati per idrolisi dell'amido a opera degli enzimi naturalmente contenuti nelle cariossidi dei cereali, subiscono la fermentazione da parte dei saccaromiceti del lievito, con sviluppo di biossido di carbonio che fa rigonfiare la pasta. Fermentazioni collaterali producono acido lattico e acido acetico che contribuiscono a rendere il pane più digeribile. Terminata la lievitazione, che si compie in circa mezz'ora, le forme di pane passano alla cottura a 180-250 °C in forni elettrici o a vapore, nei quali viene mantenuto un certo grado di umidità. Durante la cottura il biossido di carbonio sfugge dalla pasta lasciandola porosa e parte dell'acqua evapora conferendole consistenza; il glutine in parte viene idrolizzato e in parte coagula, i granuli di amido, spaccandosi, formano una salda d'amido, mentre alla superficie la destrina e gli zuccheri caramellizzano in parte, conferendo alla crosta il colore dorato.

Il pane ha un peso specifico apparente di 0,24-0,60 e il suo contenuto in acqua, stabilito per legge in relazione alla pezzatura, varia dal 26% al 40%.

Le alterazioni e frodi cui può essere sottoposto sono: la sostituzione di un tipo di farina con altra di qualità inferiore, l'aggiunta di sostanze estranee, l'uso di farine alterate e l'aumento della percentuale d'acqua consentita dalla legge.

 

PANTOTENICO, ACIDO

Acido pantotenico, vitamina del gruppo B.

Struttura dell'acido pantotenico

PARACORO 

Espressione empirica valida per sostanze pure allo stato liquido: P = M/ρ · (g )-4    nella quale a una temperatura determinata g indica la tensione superficiale del liquido, r la sua densità e M il suo peso molecolare.

Chimica. Per  un liquido puro il paracoro è notevolmente indipendente dalla temperatura. Esso può venire calcolato con la formula riportata determinando densità e tensione superficiale del liquido, noto il suo peso molecolare. Il valore così ottenuto viene confrontato con quello ottenuto sommando i valori, calcolati empiricamente ricavandoli da sostanze a struttura nota, dei paracori degli atomi e dei tipi di legame, permettendo così di avere una certa informazione sulla struttura della sostanza. Il metodo ha trovato oggi un nuovo tipo di impiego essendo utile nella descrizione delle proprietà di sostanze di interesse farmaceutico.

 

PARAFFINA

Miscuglio di idrocarburi solidi della serie CnH2n+2, caratterizzati da una elevata inerzia agli agenti chimici. Si dice anche di uno qualsiasi o all'insieme degli omologhi del metano, di formula generale CnH2n+2.

Chimica. La  paraffina raffinata è bianca, leggermente traslucida, insapore e inodore, untuosa al tatto. La sua purezza è indicata dal punto di fusione, che per le qualità correnti varia da 50 a 70 ºC. È sostanzialmente formata da idrocarburi saturi ad alto peso molecolare, detti paraffinici.

Scoperta verso il 1829 da Reichenbach nel catrame di legno, la paraffina esiste anche allo stato naturale. 

La sua preparazione industriale costituisce attualmente parte del trattamento degli oli di petrolio, la cui deparaffinazione è un'operazione fondamentale. Negli oli lubrificanti sono presenti sia le n-paraffine, ad alto punto di fusione, sia le isoparaffine, a basso punto di fusione. Queste ultime sono note col nome commerciale di petrolato o paraffina microcristallina. Un tempo la deparaffinazione avveniva per refrigerazione e il petrolato era ottenuto per decantazione e la paraffina per filtrazione. I moderni impianti usano l'estrazione con solventi (propano, metiletilchetone, benzene, ecc.) nei quali paraffina e petrolato sono poco solubili. La separazione della paraffina dal petrolato avviene per refrigerazione.

Usi. La sua prima e più importante utilizzazione riguarda la fabbricazione delle candele: in tal caso viene addizionata di acido stearico, fino al 2%, per renderla meno fusibile. Per la sua insolubilità in acqua e la resistenza agli agenti chimici, trova impiego nella fabbricazione di imballaggi impermeabili, di cere per pavimenti e per mobili, di articoli da toletta, ecc., oltre che nella fabbricazione dei cerini, nell'industria tessile e in farmacia.

 

PARATHION

Nome con cui è comunemente indicato il dietilparanitrofeniltiofosfato, potentissimo insetticida del gruppo degli esteri fosforici. Agisce per contatto e per ingestione; si distribuisce per irrorazione di soluzioni molto diluite ed è efficace contro afidi e acari. È molto tossico per l'uomo.

 

PARATORMONE 

Ormone di natura proteica prodotto dalle paratiroidi, la cui azione biologica fondamentale è quella di regolare il metabolismo del calcio e del fosforo.

 

PARKERIZZAZIONE 

Il nome deriva da C. W. e W. C. Parker, fondatori della ditta omonima. In metallurgia si tratta di un tipo particolare di fosfatazione consistente nell'immergere i pezzi, già sgrassati, in una soluzione acquosa, a 95-98 ºC, di fosfato di ferro, acido fosforico e biossido di manganese, per un'ora circa. È una protezione impiegata per le lamiere di carrozzeria.

 

PAS 

Sigla dell'acido p-amminosalicilico, di formula:

Struttura dell'acido p-amminosalicilico

 

Antitubercolare sinergico degli antibiotici e dell'isoniazide,     somministrato come tale o come sale di sodio o di calcio, specialmente nella tbc polmonare di tipo essudativo. Ha azione batteriostatica e la sua attività è analoga a quella dei sulfamidici: interferisce cioè nell'utilizzazione del PAB da parte del Mycobacterium tuberculosis.

 

PASSIVAZIONE 

Fenomeno chimico-fisico consistente nel fatto che un metallo, usato come elettrodo di una cella elettrolitica, in determinate circostanze si comporta come un metallo più nobile diventando insolubile, oppure continua a sciogliersi con formazione di ioni di valenza superiore. 

Chimica. Applicando  fra l'anodo e il bagno di una cellula elettrolitica una differenza di potenziale crescente, la densità di corrente cresce fino a un massimo, poi cade bruscamente per formazione di uno strato superficiale di ossido attorno all'anodo, che impedisce la soluzione degli atomi metallici. Il fenomeno si verifica in modo visibile, ad es., con elettrodi di alluminio (passività meccanica), in modo invisibile con elettrodi di nichel, cromo, cobalto (passività chimica). La passivazione viene annullata mediante asportazione meccanica dello strato di ossido, oppure facendolo fungere da catodo.

 

PASTA (industra della porcellana)

Nell'industria della porcellana si distinguono due tipi di pasta.

Pasta dura, tipo di pasta per ottenere la porcellana dura, cosiddetta perché è cotta a temperatura superiore a 1.280 ºC. In genere è formata di 50% di caolino, 25% di quarzo e 25% di feldspato; se ne differenziano la porcellana di Meissen e le antiche porcellane di Sèvres perché sono più ricche di caolino [50-65%] e le nuove porcellane di Sèvres più povere in caolino [40%]. La pasta è dapprima cotta a biscotto a bassa temperatura, poi verniciata e cotta ad alta temperatura. È utilizzata nella produzione di isolanti per alta frequenza, di pirofile e vasellame.

Pasta tenera, pasta per porcellana a base fosfatica o magnesiaca, cosiddetta perché cotta a temperatura inferiore ai 1.280 ºC. La pasta a base fosfatica, la cui produzione iniziò in Inghilterra verso il 1750, dà la “bone-china”, che ha tra i suoi componenti anche la cenere d'ossa. La pasta a base magnesiaca, appartenente alla classe delle porcellane cordieritiche, è stata utilizzata nel   XVIII sec. per produrre le famose porcellane di Vinovo. 

 

PASTA ALIMENTARE 

Le paste alimentari, già conosciute nell'antichità anche in Cina, hanno avuto origine in Italia, dove costituiscono in certo qual modo uno dei prodotti tradizionali e la base dell'alimentazione; già nel  XIV sec. venivano confezionate a mano in molte regioni italiane; all'inizio del   XIX sec. sorsero a Napoli i primi pastifici a carattere artigianale. L'introduzione della gramolatrice (1830), del torchio idraulico (1870) e delle impastatrici meccaniche permise una vera e propria lavorazione industriale; nel 1875 comparvero i primi essiccatoi artificiali, che vennero perfezionati fino alla messa a punto degli attuali impianti di condizionamento. Negli ultimi tempi l'industria delle paste alimentari si è diffusa in Europa e oltreoceano.

Materia prima per la fabbricazione della pasta sono le semole e i semolini di grano duro, ma per alcuni tipi sono usati anche graniti di grano tenero. La lavorazione si articola in quattro fasi, la prima delle quali è l'impastatura. La semola viene mescolata con il 20-30% in peso di acqua, a caldo o a freddo, in impastatrici meccaniche; per rendere più elastico e omogeneo l'impasto si esegue la gramolatura in apposite gramolatrici a cilindri o a molazze o a coltelli. La fase successiva è la trafilatura in torchi idraulici verticali (per paste lunghe) od orizzontali (per paste tagliate): l'impasto viene forzato attraverso trafile della forma voluta (con fori rotondi per spaghetti, anulari per maccheroni, ecc.). Da tali fori la pasta esce in nastri continui che vengono tagliati alla lunghezza adatta (da 0,40 a 1,70 m per le paste lunghe). Nel caso delle paste tagliate, coltelli rotativi, o animati da movimento di va e vieni, passano sul fondo esterno delle trafile a brevi intervalli di tempo. L'ultima operazione è l'essiccamento, compiuto in tre tempi, al fine di evitare che, indurendosi la pasta in superficie, venga ostacolata l'eliminazione dell'acqua dalla parte più interna. Perciò la pasta subisce un rapido essiccamento di superficie (incartamento), prima di esser lasciata in riposo su appositi stenditoi in ambiente scuro e umido perché l'umidità interna si distribuisca uniformemente (rinvenimento). L'essiccamento definitivo è effettuato in vasti ambienti in cui circola aria condizionata, in modo da portare il contenuto in acqua alla percentuale stabilita per legge (14% massimo).

La composizione media delle paste alimentari è la seguente; 61-73% carboidrati, 10-14% acqua, 10-15% protidi, 0,2-1,5% lipidi, 0,2-0,6% cellulosa e 0,3-1,5% ceneri. Una buona pasta deve avere un'acidità dello 0,1-0,3%, presentare frattura vetrosa e deve resistere alla cottura circa 20 minuti.

 

PASTORIZZATORE  

Apparecchio usato per pastorizzare alimenti fluidi o prodotti cosmetici.

Industria alimentare. I  pastorizzatori di uso più comune sono scambiatori di calore tubolari o a piastre con circolazione forzata e rapida del fluido da pastorizzare, corredati di una tramoggia di carico e di un riempitore-dosatore per la confezione del prodotto in recipienti sterili. Un pastorizzatore può anche constare di una semplice vasca a doppio fondo o di un bagnomaria. Gli apparecchi sono riscaldati a vapore o elettricamente.

 

PASTORIZZAZIONE  

Procedimento per la conservazione di alimenti liquidi (latte, succhi di frutta, vino, ecc.) col quale si attua l'inattivazione termica di parte della carica microbica e del contenuto enzimatico. Prende il nome da L. Pasteur.

 

PATTINSONAGGIO  

Processo, ideato dal metallurgista inglese H. K. Pattinson (Alston, Cumberland - Newcastle-upon- Tyne 1858), consistente nel separare due sostanze con differente punto di fusione, che possono essere metalli puri, composti intermedi, impurità. Riscaldando la miscela, la sostanza con più basso punto di fusione passa allo stato liquido per cui la sostanza rimasta allo stato solido viene separata per filtrazione o per decantazione.

 

PECE

Residuo della distillazione del catrame di carbon fossile (pece comune) o del catrame di legno (pece nera).

Industria chimica. La  pece è una sostanza nera o molto bruna, densa o solida, atta ad agglomerare. Quando proviene dalla distillazione di un catrame di carbon fossile la sua densità a 15 ºC è compresa tra 1,25 e 1,35; contiene antracene, carbone, bitume, ed è utilizzata come agglomerante per particolari pitture e vernici, nella fabbricazione di elettrodi e per rivestimenti stagni. La pece nera ottenuta per distillazione del catrame di legno è usata per calafatare.

 

PECE BIANCA

Sostanza di aspetto vetroso ottenuta dalla resina di abete rosso, parzialmente solubile nei solventi organici e usata nella fabbricazione di vernici, oltre che in farmacia come componente di empiastri.

 

PECE GRECA

Nome commerciale della colofonia.

 

PECTINA 

Nome generico di sostanze costituite da polisaccaridi di peso molecolare elevato, simili ai galattani, che costituiscono la parete delle cellule nella polpa e nella buccia dei frutti carnosi e che con l'acqua danno gelatine. Sono utilizzate nell'industria alimentare per dare consistenza a marmellate, gelatine di frutta, formaggi fusi, ecc., oltre che in cosmetologia e in microbiologia.

 

PELATURA

Nell'industria alimentare è l'azione di togliere la buccia da certi frutti che vengono conservati in sciroppo o in un liquido di governo; in particolare il termine è riferito ai pomodori. È eseguita con mezzi chimici [soda] o termici [scottatura a 100 °C o a ­18 ºC] coadiuvati da mezzi meccanici.

 

PENICILLINA  

Antibiotico isolato dai prodotti del metabolismo di alcune specie di Penicillium, in particolare Penicillium notatum e Penicillium chrysogenum

Farmacologia. Se  l'azione antibiotica di colture di alcuni funghi microscopici era da tempo abbastanza nota, si deve ad Alexander Fleming l'identificazione della penicillina (1928), ai biochimici Chain e Florey la messa a punto di un metodo di isolamento, e all'industria americana la sua preparazione industriale (1943). La penicillina è attiva contro i batteri grampositivi (stafilococchi, streptococchi, pneumococchi, batteri della gangrena gassosa), contro gli spirilli (soprattutto Treponema pallidum), contro il gonococco e il meningococco. La penicillina naturale è invece completamente inattiva contro il bacillo tubercolare e i bacilli gramnegativi (tifico, colibacillo, ecc.). L'azione della penicillina è batteriostatica, battericida e anche batteriolitica; al contrario, non è antitossica, donde la sua inefficacia nel trattamento di malattie da tossine (tetano, difterite, carbonchio). Purtroppo un frequentissimo fenomeno di assuefazione (resistenza) delle specie batteriche riduce l'attività della penicillina nei confronti di certi ceppi batterici mutanti (soprattutto di stafilococchi e gonococchi), capaci di produrre un enzima, la penicillinasi, che inattiva l'antibiotico obbligando all'uso di dosi molto più elevate di quelle adoperate un tempo.

Chimica. La sintesi della penicillina fu attuata in laboratorio nel 1946 e ciò permise di determinarne la composizione chimica. Tuttavia ancora oggi i metodi di preparazione più economici sono quelli biologici, spesso integrati, nella fase terminale di produzione, da procedimenti di sintesi, ciò che permette di ottenere, partendo dal nucleo della penicillina prodotta dal fungo, le penicilline semisintetiche ad ampio spettro d'azione, attive anche contro batteri gramnegativi, oltre a quelle attive per via orale o resistenti alla penicillinasi. Attualmente sono note numerose penicilline: dal punto di vista chimico esse sono sali di acidi organici che hanno in comune un sistema biciclico b-lattamico-tiazolidinico e differiscono tra loro per la natura della catena laterale. Per idrolisi le penicilline danno un amminoacido solforato, la b, b- dimetil-D-cisteina.

Produzione. Realizzata all'inizio con colture in aerobiosi in superficie di Penicillium notatum, la preparazione della penicillina si effettua oggi per mezzo di colture in profondità di Penicillium chrysogenum, che hanno notevolmente abbassato il costo di produzione dell'antibiotico. Il primo metodo forniva un prodotto colorato, costituito da parecchi isomeri; i metodi attuali fanno ottenere un prodotto puro, la penicillina G, più attiva e più stabile, che si adopera sotto forma di sale sodico o potassico, facilmente solubili in acqua distillata.

 

Struttura della penicillina G

 

Il micelio ottenuto dalle colture viene sottoposto a percolazione e la soluzione ottenuta è acidificata a pH 1,5; la penicillina passata nel solvente come acido libero viene estratta con acetato di amile o di butile. Seguono altre estrazioni con solventi organici prima della salificazione come sale sodico o potassico, che può essere liofilizzato direttamente nei flaconcini di confezione.

 

PENTAERITRITE 

Tetraalcool di formula    C(CH2OH)4, che si prepara per condensazione della formaldeide con l'acetaldeide in presenza di calce. ll suo estere tetranitrico (pentrite) è un esplosivo di scoppio.

 

PENTRITE 

Estere tetranitrico della pentaeritrite di formula C(CH2ONO2)4. Chimica. La  pentrite è un esplosivo di scoppio preparato per esterificazione dell'alcool pentaeritrite con miscela solfonitrica, usato nei detonatori secondari. Sono state realizzate numerose miscele di pentrite e nitroglicerina dette pentriniti (esplosivi da mina). Altre miscele sono quelle con dinitrotoluene e quelle con tritolo (pentritolo).

 

PEPSINA 

Enzima proteolitico attivo in ambiente fortemente acido (pH 1,7—2,2). Biochimica. La  pepsina è secreta come pepsinogeno dalla mucosa gastrica dei carnivori; il proenzima viene attivato dall'acido cloridrico presente nel succo gastrico e dalla stessa pepsina in una reazione di conversione autocatalitica. Essa idrolizza parzialmente le grosse molecole proteiche dando luogo ai peptoni; è cioè una endopeptidasi, con peso molecolare ~35.000. La secrezione della pepsina è intermittente e determinata dall'abitudine (orario dei pasti), dalla vista e dall'odore degli alimenti. La pepsina officinale è estratta dalla mucosa di stomaco fresco di maiale o di bovini, ovini, ecc. Viene prescritta soprattutto nelle gastropatie con scarsa secrezione acida o in esiti di avvelenamenti da caustici, carcinomi dello stomaco, ecc.

 

PEPTIDE 

Composto naturale o sintetico, formato dall'unione di un piccolo numero di amminoacidi, legati tra loro con legame peptidico. A seconda del numero di amminoacidi di cui sono costituiti, si distinguono di-, tri-, tetra- e polipeptidi. Il nome del peptide, che conserva ai due estremi da un lato il gruppo amminico e dall'altro il carbossile, si forma iniziando con il nome dell'amminoacido che ha il gruppo amminico libero e sostituendo con il suffisso il la desinenza ina; tale sostituzione vale per tutti gli amminoacidi della catena, fino all'ultimo, che mantiene il suo nome. Ad es. glicilalanina, alanilvalilisoleucina.

 

PEPTIDE P

Peptide composto di undici amminoacidi scoperto oltre cinquant'anni fa, ma la cui funzione di neuromediatore è stata stabilita molto più tardi. Biochimica. Il  peptide P è il mediatore dei segnali di dolore che le fibre sensitive fanno affluire ai gangli della corda spinale e da essa fino al cervello attraverso il midollo; i neuroni delle fibre sensitive nei gangli dorsali dei nervi spinali sono molto ricchi di sostanza P come pure lo sono le fibre dei rami dorsali, in contrasto alle fibre ventrali che infatti sono motorie e decorrono dalla corda spinale verso la periferia del corpo. Ancora, alte concentrazioni di peptide P sono presenti nei nervi della polpa dentaria, che contengono molte fibre dolorifiche. A sostegno della ipotesi di un ruolo di mediatore, le terminazioni delle fibre dolorifiche contengono notevoli quantità di peptide P che, al sopravvenire di uno stimolo, viene rilasciato nello spazio intersinaptico e si fissa probabilmente a recettori sulla fibra efferente (questi recettori non sono stati finora identificati) trasmettendo il segnale. Le ricerche condotte sulla funzione, e soprattutto sui meccanismi di sintesi e rilascio di questo neurotrasmettitore, hanno fatto luce sull'azione analgesica delle endorfine, oppioidi sintetizzati nel cervello. Questi composti probabilmente sopprimono le sensazioni dolorose impedendo il rilascio di sostanza P da parte dei neuroni. Infatti un analogo sintetico delle endorfine, chiamato Met-encefalina, blocca, in vitro, il rilascio di sostanza P da parte delle fibre del nucleo del trigemino, formazione cellulare molto ricca di questo mediatore. Inoltre i neuroni contenenti il peptide P posseggono i recettori per gli oppioidi, e questi ultimi sono contenuti nelle regioni ricche di fibre della sensibilità dolorifica. La sostanza P è localizzata anche in diverse aree del cervello, ma in grande quantità nella “substantia nigra” che contiene fibre che contribuiscono al controllo dei movimenti; recentemente ne è stata dimostrata la presenza anche nel sistema nervoso autonomo. Sono state avanzate ipotesi sulla possibile connessione tra sostanza P e schizofrenia; è stato osservato che questo neuromediatore induce il rilascio di dopammina, e si sa che la schizofrenia P è dovuta a un'abnorme produzione di quest'ultima.

 

PEPTIZZAZIONE

Proprietà di taluni colloidi solidi di disperdersi in un liquido con cui vengono posti a contatto. Degradazione di una proteina in peptoni e peptidi. Chimica. La  peptizzazione è una delle proprietà generali e più importanti dei colloidi reversibili, ma anche i colloidi irreversibili possono peptizzare in adatte condizioni. La peptizzazione può avvenire spontaneamente, oppure per effetto del calore o anche per azione di particolari sostanze dette agenti peptizzanti. Si pensa che la dispersione sia facilitata dalla generazione di cariche elettriche sulla superficie del colloide (ciò spiega l'impiego di elettroliti come agenti peptizzanti) o da fenomeni di adsorbimento.

 

PEPTONE

Polipeptide naturale che si forma durante i processi di demolizione parziale delle proteine. I peptoni si formano nello stomaco per azione della pepsina; possono essere ottenuti per idrolisi enzimatica di carne triturata e sono utilizzati in terapia come desensibilizzanti nelle forme anafilattiche alimentari o come alimento facilmente digeribile, oltre che in microbiologia come costituente di terreni colturali.

 

PERBORATO 

Nome improprio di sali che contengono più ossigeno dei borati; il più comune è il perborato di sodio NaBO3 · 4H2O. Tali composti, scissi dall'acqua a freddo con produzione di acqua ossigenata vengono impiegati, come altri persali, soprattutto come candeggianti, sia industrialmente, sia nei detersivi domestici. La denominazione esatta è triossoborato.

 

PERCLORATO

Sale dell'acido perclorico. Chimica. I  perclorati di più comune impiego sono il perclorato di potassio KClO4, costituente di alcuni esplosivi, e il perclorato di ammonio NH4ClO4, potente esplosivo, che detona a temperatura non elevata generando soltanto prodotti gassosi.

 

PERCOLAZIONE

Filtrazione di un liquido attraverso una sostanza solida. A questo termine corrispondono procedure diverse.

Tacnica farmaceutica. Metodo di preparazione di estratti e tinture, consistente nel far passare il solvente (acqua, alcool, ecc.) attraverso la massa solida della droga vegetale o dell'organo animale.

Industria chimica. Metodo di lisciviazione discontinuo attuato in procedimenti di decolorazione per contatto, di depurazione delle acque, ecc.

Industria petrolifera. Processo di raffinazione, in particolare di decolorazione di un olio minerale, effettuato mediante una colonna riempita di terra assorbente.

 

PERFOSFATO

Nome commerciale di fertilizzanti fosfatici di largo impiego, ottenuti solubilizzando con acido solforico il fosfato di calcio delle fosforiti. Chimica. Dal punto di vista chimico si tratta di diidrogenofosfato di calcio solubile. I perfosfati o superfosfati minerali, che contengono in media il 15-20% di anidride fosforica P2O5 solubile, sono concimi a lento assorbimento poiché subiscono nel terreno una trasformazione per cui il fosfato solubile in essi contenuto viene parzialmente convertito in fosfato insolubile. Devono pertanto esser distribuiti quando si eseguono i lavori di preparazione del suolo, prima della semina. I perfosfati doppi o superfosfati arricchiti si ottengono trattando i fosfati naturali insolubili con acido fosforico e hanno titolo del 40-45% di P2O5solubile. I perfosfati o superfosfati d'ossa, che si preparano trattando con acido solforico le ossa, dopo averle macinate e sgrassate, hanno un titolo variabile dal 12 al 18% di P2O5 solubile. 

 

PERLANTE 

Pigmento in grado di impartire una lucentezza perlacea ai materiali in cui viene incorporato. Chimica. I  perlanti possono essere naturali o sintetici. Quelli naturali sono costituiti dal pigmento cristallino ottenuto da squame di pesce, formato da cristalli di guanina sotto forma di lamelle esagonali estremamente sottili. I perlanti sintetici sono invece sostanze inorganiche cristallizzate in modo da riprodurre l'aspetto perlaceo dei perlanti naturali. Generalmente si tratta di composti del piombo e del bismuto che cristallizzano in strati paralleli molto sottili e ad alto indice di rifrazione. Sono utilizzati per impartire brillantezza perlacea a materiali termoplastici, quali polistirene, polietilene, polipropilene, resine acriliche, per la produzione di bottoni, impermeabili, pettini, bottiglie. Un altro campo di utilizzazione dei perlanti è costituito dalla cosmetica, in particolare per la preparazione di smalti o ombretti.

 

PERILENE  

Idrocarburo pentaciclico di formula bruta C20H12. Il perilene, presente nel catrame di carbon fossile, può essere sintetizzato, in presenza di cloruro di alluminio, da due molecole di naftalene, che si legano tra loro attraverso le corrispondenti posizioni 1,8 o peri-.

 

Struttura del perilene

 

PERLON 

Fibra sintetica poliammidica, prodotta dalla Bayer (Germania).

 

PERMALLOY 

Denominazione commerciale di leghe generalmente binarie di nichel e ferro di particolari proprietà magnetiche (elevata permeabilità, debole isteresi e forza coercitiva).

Metallurgia. Il  tipo di permalloy più importante ha il 78,5% di Ni, 21,5% di Fe; il permalloy F ha 65% di Ni, 35% di Fe; altri hanno percentuali minori (fino al 50%) di nichel e possono essere ancora binarie, oppure contenere, oltre al ferro, anche cromo, molibdeno, manganese. Le leghe binarie normali, contenenti dal 50 all'80% di nichel, possono essere sottoposte a ricottura magnetica.

 

PERMINVAR 

Denominazione commerciale di un materiale ferromagnetico, lega ternaria di nichel (45%), cobalto (25%), ferro (30%), la quale, per effetto di un prolungato trattamento termico a 450 ºC, presenta una permeabilità magnetica pressoché costante al variare dell'intensità del campo magnetico.

 

PEROSSIDO

Denominazione dei composti binari che contengono due atomi di ossigeno legati tra loro: Perossido di sodio Na2O2. Perossido di idrogeno H2O2. Quando sono instabili e liberano con facilità l'ossigeno, i perossidi sono antisettici; il più usato è il perossido di idrogeno o acqua ossigenata.

 

PERSOLFORICO, ACIDO

Detto impropriamente dell'anidride S2O7, dell'acido H2S2O8 (perossodisolforico) e dell'acido di Caro H2SO5 (perossosolforico). Chimica. L'elettrolisi  dei solfati alcalini in soluzione concentrata fornisce i sali dell'acido perossodisolforico, i perossodisolfati, detti persolfati, che a contatto con l'acqua producono acqua ossigenata. Vengono usati per il candeggio e, in fotografia, per distruggere le tracce di iposolfito. L'acido di Caro si può ottenere in forma cristallina. È molto instabile e si decompone dando luogo a ossigeno e acido solforico.

 

PESA - ACIDI

Areometro graduato in gradi Baumé, che serve a misurare la concentrazione di una soluzione di un acido-

 

PESO MOLECOLARE
Somma dei pesi atomici di tutti gli atomi di una molecola. Nel caso di un polimero, essendo questo costituito da una miscela di macromolecole avente ognuna una differente grandezza molecolare, bisogna riferirsi al peso molecolare medio, numerale o ponderale.

PESTICIDI
(v. FITOFARMACI)

PET
(v. POLIESTERE)

PETROLCHIMICA 

Scienza, tecnica e branca dell'industria che si occupano dei prodotti chimici derivati dal petrolio.

 

PETROLCHIMICA. INDUSTRIA

La  petrolchimica studia e produce, per definizione, ogni sostanza, elementare o complessa, ricavata integralmente o in parte dalle materie prime estratte dal petrolio. È molto difficile tuttavia definire in modo preciso questa branca dell'industria in sempre maggiore espansione. La complessità e l'importanza della chimica dei derivati del petrolio sono la ragione del suo enorme sviluppo. Ai suoi inizi l'industria chimica ricavava i suoi prodotti finiti solo da materie prime di origine animale o vegetale e poi dai minerali e dal carbone. Ma dopo la scoperta dei processi di sintesi, il più celebre dei quali fu quello dell'ammoniaca (inizio della produzione nel 1913), la chimica cominciò a interessarsi degli idrocarburi, la cui infinita varietà offre insospettate possibilità di impiego. Se si tiene conto che fa parte della petrolchimica anche la produzione di zolfo (estrazione dal gas naturale), al quale si ricollega la più importante industria chimica classica, quella dell'acido solforico, che la fabbricazione degli idrocarburi aromatici (benzene, toluene, xilene), un tempo esclusivamente sottoprodotti delle cokerie, è molto aumentata nelle raffinerie e che spesso le raffinerie sono associate ai gasogeni, il termine petrolchimica assume un significato molto più vasto che in passato.

Le origini di questa branca industriale si pongono tra il 1920 e il 1925, quando si incominciò a cercare un impiego per le enormi quantità di gas di raffineria che si ottengono dalla distillazione del petrolio grezzo. La conversione di queste olefine gassose in alcooli, glicoli e chetoni, aprì una nuova via alla chimica dei composti alifatici. I residui di lavorazione, un tempo non commerciabili, sono oggi integralmente sfruttati, sia sottoponendoli a cracking per ottenere benzine, sia estraendone numerosi composti; inoltre, con i vari processi di idrogenazione e di deidrogenazione è possibile trasformare i semplici, doppi, tripli legami tra carbonio e carbonio e ottenere così una grande varietà di composti. 

Durante la seconda guerra mondiale la grande richiesta di gomma sintetica e di esplosivi dette un notevole impulso alla petrolchimica; in Germania si ricorse al processo di sintesi Fischer-Tropsch che, utilizzando l'ossido di carbonio e l'idrogeno, fatti reagire a varie temperature, sotto pressione e in presenza di catalizzatori, permetteva di produrre idrocarburi lineari e ramificati, alcooli, aldeidi, acidi, metanolo, ecc. Il costante aumento della produzione dell'industria petrolchimica è legato, oltre che al costo proporzionalmente più basso dei suoi prodotti, all'aumento della loro domanda: quella di caucciù aumenta con l'aumentare dei veicoli; quella dell'ammoniaca con il sempre maggior impiego dei concimi chimici in agricoltura; le materie plastiche sono utilizzate in quantità sempre maggiore e sempre più vasto diviene il loro campo di impiego, come materiali da costruzione, per autoveicoli, per apparecchiature industriali e domestiche.

La petrolchimica comprende due grandi classi di produzione, a seconda delle materie prime utilizzate: 1. quella alifatica che utilizza l'etano, l'etilene, l'acetilene, il propano, il propilene, il butadiene, ecc., prodotti provenienti per lo più dal cracking ad alta temperatura del gas naturale o di determinate frazioni petrolifere; 2. quella aromatica, che utilizza il benzene, il toluene, lo xilene, il naftalene, ecc., ottenuti dal reforming catalitico degli oli pesanti. A queste si aggiungono le classi dei composti eterociclici e inorganici, come l'ammoniaca, l'acido cianidrico, lo zolfo. Nei paesi ad economia avanzata la sovracapacità di produzione è esplosa con ripetute crisi del petrolio.

 

PETROLCHIMICA (settori)

La petrolchimica ha raggiunto uno sviluppo tale da dover essere distinta in diversi settori, a seconda della tipologia chimica dei composti fondamentali trattati in questi settori. Per la petrochimica alifatica si rimanda alle voci su etilene, propilene, butileni, acetilene; per la petrolchimica aromatica si rinvia alla voce benzene e omologhi superiori. Qui di seguito sono trattati due ulteriori settori.

Petrolchimica eterociclica.

Il  furfurolo, C4H3OCHO, ricavato dal pentano, è usato, oltre che come solvente selettivo per la separazione di composti saturi da quelli insaturi negli oli lubrificanti, come componente delle resine fenoliche. Il tiofene, C4H4S, ricavato dal pentano e dal furfurolo, è usato nell'industria farmaceutica per la preparazione di prodotti antistaminici. Il pirrolo, C4H4NH, ottenuto facendo reagire furano e ammoniaca, è particolarmente usato nell'industria farmaceutica per la sintesi degli alcaloidi nicotina e atropina.

La piridina, C5H5N, ottenuta da acetone ed ammoniaca o estratta dai gas di cokeria, è uno dei più importanti solventi organici.

Petrolchimica inorganica.

La  petrolchimica, nella ricerca di un integrale sfruttamento dei suoi sottoprodotti, ha invaso il campo della chimica inorganica e in alcuni casi ha rivoluzionato antiquati processi. La quantità di zolfo ricavato dai gas naturali o dai gas di raffineria, per estrazione di idrogeno solforato con etanolammine, è in continuo aumento. Il nero di carbone o carbon black, utilizzato dall'industria della gomma, si ottiene dai gas naturali. L'idrogeno si ricava sia dal reforming catalitico delle benzine, sia dal cracking termico dei gas naturali: una parte di questo idrogeno è sfruttata nell'ambito della raffineria per i processi di idrogenazione, il rimanente è immesso sul mercato e utilizzato per la sintesi di importanti prodotti, in primo luogo per quella dell'ammoniaca. Da ammoniaca e metano si ottiene acido cianidrico, usato nella sintesi del nitrile acrilico, importante materia prima per la produzione di elastomeri sintetici e di resine termoplastiche. Con il processo Fischer-Tropsch si ottengono, partendo da idrogeno e ossido di carbonio, molti prodotti di sintesi: alcool metilico, formaldeide, aldeidi, chetoni, ecc.

PETROLIO
Liquido di origine naturale, di odore caratteristico e colore variabile dal verde sporco al bruno-nerastro. Il suo nome significa "olio di pietra", in quanto nei giacimenti si trova entro i pori della roccia. E' costituito da una miscela di idrocarburi, principalmente liquidi ed in proporzione minore gassosi e solidi, la cui composizione dipende dal giacimento di provenienza. Sono presenti anche altre sostanze, come composti organici ossigenati, composti dello zolfo, etc. Le riserve mondiali di petrolio sono stimate in almeno 150 miliardi di tonnellate, a fronte di un consumo annuo superiore a 3 miliardi di tonnellate. I suoi derivati, ottenuti dall'industria petrolchimica (v. anche raffinazione, reforming, benzina, gasolio), hanno dato al mondo una grande disponibilità di energia a basso costo, contribuendo sostanzialmente allo sviluppo industriale dell'ultimo secolo.


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