Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

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Laboratorio - Lyddite

  

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LABORATORIO

Locale dove sono riuniti gli apparecchi e le sostanze destinate a determinate ricerche scientifiche o prove industriali: Il laboratorio è il luogo privilegiato della chimica, sia per gli aspetto costruttivi e creativi della pratica sperimentale, sia perché i sistemi reali, sostanze e reattori, si comportano sempre con scarti, anche notevoli, rispetto alla teoria. D'altra parte vi è sempre stata un'intima connessione fra le pratiche condotte in laboratorio e molte attività produttive: metallurgia, produzione di ceramiche, smalti e vetri, tintura dei tessuti, concia delle pelli, ecc. Per giungere al laboratorio chimico moderno possiamo considerare cinque periodi. 1. Dal secolo XVI fino alla metà del secolo XVIII è difficile distinguere il laboratorio del 'chimico' da quello dell' 'alchimista'. In fin dei conti Newton lavorò per decenni in un laboratorio alla ricerca di una via che attraverso la trasmutazione dei metalli confermasse la sua teoria della materia. In questa fase I laboratori sono spesso quelli delle farmacie, deputati alla preparazione di medicamenti, quelli legati alle attività produttive già citate, e I laboratori privati di singoli ricercatori. 2. Tra la metà del XVIII secolo e l'inizio del XIX il laboratorio chimico rinnovò notevolmente la sua attrezzatura: le bilance divennero più precise e più standardizzate, si sviluppò l'apparecchiatura per le ricerche sulle sostanze gassose, fu introdotta la pila di Volta. Dal punto di vista istituzionale la situazione non cambiò molto, anche se parecchie Università sentirono il bisogno di dotarsi (almeno sulla carta)di laboratori scientifici. 3. Tra gli anni 1810 e gli anni 1860 la strumentazione continuò a perfezionarsi, mentre le pratiche di analisi e di sintesi si rinnovarono completamente con la loro estensione all'immenso mondo dei composti organici. Anche a livello istituzionale le cose cambiarono, e certamente I due processi non furono disgiunti, infatti la complessità delle attrezzature tendeva a superare le possibilità di modesti laboratori personali e privati, quali erano stati fino ad allora quelli in cui si addestravano gli studenti universitari. Si cominciò quindi ad aprire nuovi laboratori all'interno delle Università, a cui erano ammessi gli studenti e in grado di fornire i mezzi per ricerche avanzate. 4. La novità più spettacolare dei decenni dal 1860 alla prima guerra mondiale fu la crescita della ricerca industriale che accompagnò la nascita e lo sviluppo delle grandi imprese chimiche tedesche i cui nomi sono ancora al vertice dell'industria chimica mondiale, la BASF, la Bayer, la Höchst. Dai laboratori di queste imprese venne un fiume di innovazioni, non solo a livello produttivo ma anche nella ricerca di base, in particolare nel campo della catalisi e delle sintesi ad alte pressioni. 5. Dal 1920 ai giorni nostri la trasformazione del laboratorio chimico non ha conosciuto soste. Tutte le componenti della ricchissima strumentazione chimico-fisica ha cominciato ad essere introdotta nei laboratori più avanzati con apparecchi non commerciali, per poi diffondersi ovunque, o quasi, dopo la commercializzazione da parte di imprese specializzate; è stato questo il caso delle spettroscopie UV, IR e Raman, della spettrometria di massa, delle spettroscopie di spin, NMR e EPR.

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LACCHE
Sostanze coloranti insolubili (pigmenti) ottenute precipitando coloranti fenolici con composti inorganici o organici. vengono impiegate nella preparazione di colori ad olio o ad acquarello, inchiostri da stampa, vernici murali per interni.

LAMING (miscela)  

Miscela depurante di calce spenta, ossido di ferro (II) e segatura, usata per depurare il gas di città dall'idrogeno solforato.

 

LANTANIDE  

Nome generico dei quattordici elementi delle terre rare, dal cerio al lutezio, con numero atomico compreso fra 58 e 71, che sono dotati di caratteristiche chimiche molto simili tra loro e a quelle del lantanio.

 

LANTANIO 

Il  lantanio è, nella classificazione periodica, la prima delle terre rare; è l'elemento chimico di numero atomico 57 e di peso atomico 138,91. Fu scoperto nel 1839 da C. G. Mosander che lo separò dal cerio. È un solido di colore grigio, di densità 6,17, che fonde a 920 ºC. Si ossida rapidamente all'aria, in cui brucia con fiamma viva. Essendo il più basico elemento delle terre rare, viene facilmente attaccato dagli acidi diluiti. Alcuni dei suoi sali vengono usati per la fabbricazione delle reticelle di incandescenza e per la fabbricazione di vetri speciali.

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Immagini sul lantanio

Fatti e dati del lantanio

 

LAS

Sigla di   linear alkylbenzene sulfonates, gruppo di tensioattivi anionici costituiti da un nucleo arilsolfonico (testa idrofila) e una catena alchilica lineare (coda idrofoba) neutralizzati da un opportuno controione. Nella formulazione commerciale dei detergenti, si impiegano generalmente i sali di sodio o ammonio degli acidi alchilbenzensolfonici, per il vantaggio di essere solubili in acqua e stabili all'idrolisi; per le applicazioni in solventi organici si usano sali di calcio e magnesio. I LAS sono stabili all'ossidazione e possono essere incorporati in composizioni contenenti agenti ossidanti e schiumogeni. Per l'uso interno nei paesi produttori, i LAS stanno rimpiazzando i più vecchi alchilbensensolfonati ramificati (ABS) essendo dotati di proprietà detergenti simili e di maggior biodegradabilità.

 

LATTE 

Liquido opaco, bianco-gialliccio, secreto dalle ghiandole mammarie delle femmine dei mammiferi. 

Composizione. Dotato  di odore caratteristico e di sapore leggermente zuccherino, il latte ha densità circa 1,028-1,035. Contiene tre proteine: la caseina, la lattoalbumina e la lattoglobulina. Queste due ultime, coagulabili con il calore, formano un “panno” sulla superficie del latte bollito. Il latte contiene anche grassi, zuccheri, sali minerali e la maggior parte delle vitamine.

Impiego. La quasi totalità del latte prodotto da vacche, capre, pecore è in parte consumata come tale e in parte utilizzata per la fabbricazione del burro e dei formaggi. Il latte sottoposto all'azione di fermenti selezionati (yogurt, ecc.) è spesso utilizzato nel trattamento delle malattie intestinali. Il kefir e il kuumys sono bevande ottenute con latte fermentato. Opportunamente sterilizzato e diluito, il latte viene impiegato per iniezioni intramuscolari per potenziare le difese organiche nell'immunoterapia aspecifica (proteinoterapia). Dal latte si estraggono industrialmente la caseina, impiegata nella fabbricazione delle materie plastiche, il lattosio, l'acido lattico, ecc.

Conservazione. Il  latte deve essere consumato fresco, altrimenti si altera rapidamente. Riscaldato per mezz'ora a 75 ºC, in apparecchi speciali (pastorizzazione), si mantiene inalterato per quarantott'ore: infatti la temperatura suddetta distrugge i microbi, ma non gli enzimi. La sterilizzazione, che consiste nel riscaldare il latte a 110 °C in autoclave per 10 min, permette una conservazione più prolungata. Con questo sistema vengono distrutti anche gli enzimi e i germi abituali, ma il latte perde gran parte delle sue proprietà alimentari, specialmente per la completa distruzione delle vitamine.

 

LATTE CONCENTRATO (o condensato)

Latte ottenuto dopo eliminazione del 65% circa dell'acqua che normalmente contiene e che può essere ricostituito in proporzioni normali mediante aggiunta di acqua. Il latte viene previamente riscaldato ad alta temperatura, poi concentrato in un evaporatore sotto vuoto, omogeneizzato, raffreddato, posto in scatole metalliche ermetiche e sterilizzato a vapore. Latte concentrato zuccherato, latte concentrato a cui viene aggiunta una notevole proporzione di zucchero, col risultato di ottenere un prodotto molto sciropposo.(Il latte viene preriscaldato, addizionato di zucchero [17-18 parti per cento], concentrato in un apparecchio sotto vuoto alla temperatura di circa 55 ºC, raffreddato e inscatolato.

 

LATTE IN POLVERE

Per  evaporazione del latte sotto vuoto e a temperature inferiori a 50 °C si ottiene una polvere contenente tutti gli elementi nutritizi del latte e quasi tutte le vitamine. Il latte in polvere può essere ottenuto o facendo passare il latte in strati molto sottili su un tamburo rotante riscaldato o polverizzandolo in goccioline in una corrente di aria calda. Con il primo processo si prepara solo latte in polvere scremato, mentre con il secondo si può ottenere anche latte in polvere intero. La polvere di latte deve essere conservata con particolari cure (recipienti stagni, preferibilmente sotto atmosfera inerte) e al riparo dall'umidità, dall'ossigeno e dalla luce. Disciolto nell'acqua, il latte in polvere ricostituisce un latte perfettamente normale; l'aggiunta di zucchero favorisce la soluzione senza la formazione di grumi e lo rende utilizzabile per l'alimentazione del lattante. Per l'età più tenera si usa latte in polvere privato di una parte del suo contenuto in grassi la cui soluzione ricostituisce un latte di composizione chimica praticamente identica a quella del latte di donna.

 

LATTICE (o latice) 

Liquido di aspetto lattiginoso, bianco o colorato, che si trova nei laticiferi di molte piante. Nel linguaggio scientifico, particolarmente della botanica, è preferita la forma latice. Nell'industria chimica con lattice si indica qualunque sospensione o emulsione acquosa affine al lattice naturale. 

Botanica e chimica. Il  lattice, o latice viene secreto nei canali laticiferi di molte piante (euforbie, celidonia, lattuga e altre composite liguliflore). È un'emulsione molto complessa, di composizione variabile da specie a specie e anche da individuo a individuo, contenente, accanto a cellule, enzimi, proteine e altre sostanze, anche idrocarburi ad alto peso molecolare cui deve la particolare consistenza. Alcuni lattici contengono alcaloidi (oppio). Per azione del calore, per aggiunta di varie sostanze o per intervento di particolari enzimi la fase dispersa può separarsi, assumendo un aspetto gommoso.

 

LATTICE (lavorazione industriale)

I  lattici aventi maggiore importanza industriale sono quello ricavato dall'Hevea brasiliensis o da piante affini e i vari lattici sintetici. La maggior parte del lattice naturale viene trasformata in gomma secca nelle piantagioni; quantità sempre crescenti di esso — insieme con numerose varietà di lattici sintetici — vengono però impiegate anche come tali dall'industria trasformatrice, sia per la fabbricazione di un'estesa gamma di oggetti semplici (giocattoli, rivestimenti e imbottiture, articoli igienico-sanitari, articoli per usi domestici e sportivi), sia in combinazione con altri materiali. Anche  al lattice, come alla gomma secca, si devono anzitutto addizionare le sostanze necessarie a farlo vulcanizzare (acceleranti, attivatori e zolfo), a ritardarne l'invecchiamento (antinvecchianti), a modificarne il colore (coloranti), l'aspetto (plastificanti) o la struttura (rigonfianti), o a ridurre il costo dell'articolo finito (cariche diluenti); non sono invece necessarie le cariche rinforzanti (nerofumo). Le mescolanze si ottengono miscelando al lattice le quantità prestabilite delle sostanze suddette preventivamente emulsionate a loro volta in acqua con l'ausilio di speciali agenti (tensoattivi, disperdenti, bagnanti, ecc.). La preparazione dell'articolo avviene: a) mediante immersione nella mescolanza di un'adatta forma, ricoperta o imbevuta di una sostanza coagulante, il che determina sulla superficie di questa il deposito di una sottile pellicola di coagulo, che per immersioni successive viene portata allo spessore voluto. Si procede quindi all'essiccamento, per eliminare l'acqua rimasta, e alla vulcanizzazione in aria o acqua calda o vapor d'acqua; quest'operazione (che non è necessaria quando s'impieghino i lattici prevulcanizzati) avviene normalmente a temperature dell'ordine di 100 ºC, e in tempi molto più brevi (da qualche minuto a mezz'ora) di quelli richiesti per la mescolanza in gomma secca, sia perché, ordinariamente, gli spessori voluti sono minori, sia in quanto, non essendovi pericolo di scottatura (cioè dell'inizio prematuro della vulcanizzazione) è possibile impiegare i cosiddetti ultracceleranti, ad azione molto rapida; b) per colata della mescolanza in adatti stampi; se questi sono di gesso, la coagulazione avviene spontaneamente, se invece sono di alluminio è necessario impiegare un lattice reso “termosensibile”, capace cioè di coagulare quando venga a contatto con gli stampi stessi, preventivamente riscaldati. Seguono poi l'essiccamento e la vulcanizzazione.

La struttura porosa della cosiddetta “schiuma da lattice” (es. gommapiuma) è ottenuta per “sbattitura” meccanica della mescolanza o per suo “montaggio” chimico dovuto a gas sviluppati da perossidi, seguiti in entrambi i casi dalla gelificazione della schiuma formatasi.

 

LECITINA  

Fosfolipide presente nel tuorlo d'uovo, nel latte, nel tessuto nervoso, nel germe di grano, nelle noci, nel fegato e nel cuore di bue.

Biochimica. Le  lecitine sono lipidi composti da una molecola di un acido grasso insaturo, da un radicale fosforico, da colina e da glicerolo; sono cioè dei glicerofosfolipidi. Alcuni prodotti farmaceutici contenenti lecitine e cefaline vengono usati come ricostituenti. In particolare la lecitina di soia è considerata utile per combattere l'accumulo di colesterolo nel sangue.

 

LEGA 

Prodotto di natura metallurgica che risulta dall'unione omogenea di due o più elementi, almeno uno dei quali metallico. A seconda del numero di costituenti, le leghe sono chiamate rispettivamente binarie, ternarie, quaternarie, ecc. La formazione di una lega, che porta alla costituzione di soluzioni solide degli elementi nel metallo base, o di composti costituiti da questi elementi e dal metallo base, ha lo scopo di migliorare le proprietà dei singoli metalli usati. Le soluzioni solide conservano le caratteristiche dello stato metallico e sono generalmente malleabili; per la loro durezza, sempre superiore a quella del metallo puro, costituiscono la maggior parte dei materiali metallici usati nell'industria. I composti sono invece spesso fragili e duri, caratteristiche queste che derivano dalla loro particolare struttura; in una lega industriale ne può essere tollerata solo un'esigua percentuale. Alcune leghe contengono sia cristalli di soluzioni solide, sia cristalli di composti, di agevole distinzione al microscopio. I trattamenti termici permettono di operare una dispersione fine e regolare dei cristalli dei composti nell'ambito della lega trasformandoli in altrettanti grani che impediscono lo scorrimento intercristallino: la presenza di questi composti alza perciò il limite elastico. Il  metodo corrente per la preparazione delle leghe è la fusione dei componenti. Se i metalli componenti sono pressappoco nella stessa quantità, si porta anzitutto alla fusione il metallo che ha il punto di fusione superiore (per es. nell'ottone al 50% di zinco si porta prima a fusione il rame). Se invece la quantità di uno dei metalli è preponderante, sarà questo metallo il primo da fondere anche se la sua temperatura di fusione è inferiore a quella dell'altro metallo (per es. nella lega alluminio-rame al 4% di rame si porta a fusione prima l'alluminio).

Una lega può essere preparata anche mediante cementazione, che dà luogo a un materiale eterogeneo, in quanto superficialmente più ricco di materiale d'apporto, e sinterizzazione in fase solida (o parzialmente liquida) di polveri metalliche precompresse. È inoltre possibile realizzare una lega, quantomeno in piccoli spessori, con l'elettrodeposizione in bagno ricco dei metalli della lega che si vuol deporre (per es. leghe antifrizione a base d'argento, piombo- stagno).

 

Componenti delle principali leghe

 

Acciaio

ferro + carbonio

Almelec

alluminio + silicio + magnesio + ferro

Alpacca

rame + zinco + nichel

Alpax

alluminio + silicio

Alumag

alluminio + magnesio

Bronzo

rame + zinco + stagno + piombo

Bronzo cinese

rame + piombo

Costantana

rame + nichel

Cupronickel

rame + nichel

Duralluminio

magnesio + rame + manganese+ alluminio

Ghisa

ferro + carbonio

Hydronalium

alluminio + magnesio

Invar

acciaio + nichel

Latta

acciaio + stagno

Lega tipografica

piombo + antimonio + stagno

Lega antifrizione

piombo + antimonio; stagno + antimonio; piombo + stagno + antimonio; acciaio al nichel a dilatazione assai debole

Magnalium

alluminio + magnesio + rame + nichel

Ottone

rame + zinco

Pacfung

rame + nichel + zinco

Platinite

ferro + nichel

Tombacco

zinco + rame

Widia

tungsteno + carbonio

 

Una lega può essere chiamata con il nome dei metalli componenti (leghe argento-rame, ferronichel), o con un nome particolare (invar, ottone, bronzo), oppure con sigle unificate. Una classificazione per categorie può essere invece fatta in base all'elemento costituente principale:

• leghe ferrose: acciai e ghise comuni e speciali, ferroleghe;

• leghe di rame: bronzi, ottoni, ecc.;

• leghe leggere e superleggere, a base di alluminio, magnesio e altri metalli;

• leghe di piombo, di stagno, di zinco;

• leghe di nichel (monel, nicromo, ecc.);

• leghe di metalli preziosi;

• leghe di metalli speciali, alcune delle quali sono utilizzate nell'industria aeronautica e nelle ricerche di fisica nucleare (leghe di titanio, di zirconio, di tungsteno).

 

LEGA TIPOGRAFICA 

lega ternaria utilizzata per la fusione dei caratteri da stampa. Le percentuali possono variare secondo l'uso cui è destinato il materiale e secondo il corpo, il sistema di fusione [caratteri a mano, linotype, monotype, stereotipia, ecc.]. La più comune è costituita da 75% di piombo, 20% di antimonio, 5% di stagno.

 

LEGHE DIAMANTATE  

Sono leghe o pseudoleghe ottenute per sinterizzazione miscelando alle polveri metalliche polvere di diamante. Queste leghe entrano nella costituzione di leghe o pseudoleghe a base di ferro-nichelcromo, di tungsteno-nichel-cromo, di carburo di tungsteno, carburo di titanio, cobalto, per la fabbricazione di mole, punte da trapano, ecc., utensili che permettono di lavorare materiali durissimi e abrasivi (vetro, porcellana, pietre preziose, superfici temprate o nitrurate).

 

LEGHE DURE  

Sono leghe costituite di carburi metallici per sinterizzazione; contengono carburo di tungsteno, di titanio, di molibdeno, di tantalio e, come legante, il cobalto (5-10%).

Il numero di durezza vickers di queste leghe è dell'ordine di 1.600. Queste leghe, sotto forma di placchette riportate a un'estremità dello stelo, servono in particolare per la fabbricazione di utensili da taglio (la cui durata è, a parità di condizioni di lavoro, dieci volte superiore a quella di un acciaio rapido), nonché per quella di utensili da perforazione, filiere da trafilatura, stampi di sinterizzazione, attrezzi sottoposti a notevoli sforzi di usura.

 

LEGHE FUSIBILI  

Queste leghe sono generalmente composte di tre o quattro metalli, in tenori prossimi a una composizione eutettica, con punto di fusione spesso inferiore ai 100 ºC. Il loro basso punto di fusione le rende atte alla costruzione di elementi di sicurezza e per il rivestimento di piccoli campioni metallografici da lucidare. Le principali sono a base di bismuto, piombo, stagno e talora cadmio.

 

LEGHE REFRATTARIE  

Una lega, quando permane ad alta temperatura per un tempo sufficientemente lungo, è soggetta a un'azione di corrosione tanto più accentuata quanto più prolungata è questa permanenza ed elevata la temperatura. Quando si parla di resistenza meccanica a caldo oltre alla resistenza immediata agli sforzi occorre tener presente una perdita di rigidità che si manifesta con una deformazione permanente: si ha il fenomeno della deformazione viscosa. La protezione di una lega dalla corrosione causata da gas ad alta temperatura o da sali fusi si ottiene creando sulla superficie della lega uno strato protettivo di ossido o di altro composto, che abbia caratteristiche di continuità, stabilità, impermeabilità agli scambi di ioni fra gli elementi della lega e il gas o il sale, insensibilità alle azioni dell'agente corrosivo. Cromo, alluminio e silicio effettuano questa protezione nei confronti di ferro e nichel. La resistenza allo scorrimento, proprietà meccanica di primaria importanza per una lega refrattaria, è funzione delle dimensioni del grano (il grano grosso la favorisce), dell'incrudimento subito e principalmente della composizione chimica e della microstruttura determinata da un preventivo trattamento termico (le leghe ferritiche sono utilizzabili fino a 650 ºC, le leghe austenitiche alle temperature superiori). Gli elementi di lega o leganti che determinano un aumento di resistenza allo scorrimento sono il molibdeno, il tungsteno, il titanio, il nichel, il cromo, il cobalto, il vanadio, il niobio.

Le principali leghe refrattarie industriali a base di ferro, cromo, nichel sono le seguenti:

• acciai speciali ferritici o austenitici  

• leghe nichelcromo semplici o complesse, contenenti nichel, cromo e piccole percentuali di alluminio e ferro; sono usate per la fabbricazione di fili per resistenze elettriche;

• superleghe di impiego fino a 900 °C (palette di turbine a gas) ad alto tenore di nichel, cromo, cobalto, con tenore di ferro nullo o quasi;

• leghe o materiali ceramici ottenuti mediante sinterizzazione, unendo metalli ad alto punto di fusione (molibdeno, tungsteno, zirconio) a materiali refrattari (ossidi, carburi, boruri).

 

LEGHE SUPERPLASTICHE  

La superplasticità è proprietà caratteristica di leghe di composizione particolare, prossime a eutettici, o a eutettoidi, e a temperature prossime a mutamenti di fase. In tali condizioni, di equilibrio instabile o metastabile, la struttura della lega superplastica presenta almeno una delle seguenti caratteristiche: dimensioni dei cristalli estremamente ridotte (micrograni) e con contorni spessi; regolarità di distribuzione delle dislocazioni; alto coefficiente di diffusione. È noto infatti che la deformazione permanente è proporzionale al numero di dislocazioni in movimento e al loro cammino medio; le caratteristiche precedenti facilitano il moto delle dislocazioni senza provocare l'inizio di microcrepe.

Altre leghe superplastiche sono sinterizzati di polveri ottenute per rapido raffreddamento di leghe ad alto tenore di costituenti. Le applicazioni più interessanti riguardano la produzione dei fili e delle lamiere estremamente sottili, e l'imbutitura di oggetti di forma quasi chiusa e a pareti assai sottili.

LEGAME CHIMICO
Si definisce legame chimico ogni interazione fra atomi di specie uguali o differenti che porti alla formazione di aggregati permanenti o almeno durevoli per il tempo necessario ad accertarne l’esistenza. Le caratteristiche e proprietà dei legami chimici dipendono dalla natura delle specie atomiche (elettronegatività) che entrano in combinazione.
Si possono distinguere due tipi fondamentali di legame chimico:
• il legame ionico o eteropolare che è quello che si manifesta fra ioni, cioè atomi che portano cariche elettriche;
• il legame covalente che deriva dalla messa in comune di almeno un elettrone da parte di ciascuno dei due atomi interagenti.

LEUCINA 

a-amminoacido di formula (CH3)2 CHCH2CH(NH2)CO2H, denominato acido a-amminoisocapronico. Biochimica. La  leucina è un costituente delle proteine animali e vegetali (glutine, cheratina, emoglobina, caseina, ecc.) da cui si ottiene per idrolisi. Cristallizza in laminette brillanti che fondono a 270 °C. È levogira al contrario del suo cloridrato che è destrogiro.

 

LEWISITE  

Prende nome dal chimico americano W. L. Lewis [1878-1943]). È una clorovinilarsina di formula ClCH = CHAsCl2, liquido oleoso vescicante, che venne sintetizzato per impiegarlo come aggressivo chimico nella prima guerra mondiale, ma si giunse all'armistizio prima del suo uso in battaglia. Si prepara per azione dell'acetilene sul tricloruro di arsenico.

LIEVITI
Specie biologiche unicellulari, particolarmente importanti in processi alimentari come la produzione del pane e della birra.

LIGROINA 

Denominazione generica di una miscela di idrocarburi derivati dal petrolio che bolle fra 100 °C e 130 ºC.

 

LINOLEICO, ACIDO   

Acido dietilenico di formula CH3(CH2)4CH=CHCH2 CH=CH(CH2)7CO2H che si trova come gliceride in molti grassi. Alcuni di questi ne sono molto ricchi [olio di lino, di canapa, ecc.] e per la loro proprietà di indurire per ossidazione all'aria sono detti siccativi. L'acido linoleico è un acido grasso detto essenziale poiché non viene sintetizzato dall'organismo umano, pur essendo indispensabile per la vita. Recenti studi basati su dati epidemiologici hanno permesso di arrivare alla conclusione che l'acido linoleico inserito nella dieta quotidiana, in adeguate quantità, è in grado di diminuire il rischio delle malattie cardiovascolari sempre che non vi sia un eccessivo apporto energetico. Questa proprietà particolare deriva dal fatto che l'acido linoleico è un precursore importante delle prostaglandine e perciò regola la concentrazione di composti essenziali nell'aggregazione piastrinica. 

LIOFILIZZAZIONE
E' una tecnica di disidratazione dei prodotti alimentari a fini di conservazione, costosa in termini energetici, ma che garantisce ottime qualità organolettiche e nutrizionali, specie per i costituenti più termolabili. Consiste in una fase di congelamento rapido dell'alimento a -20°/-40° C, seguita da trattamento sotto vuoto. Nella prima fase l'acqua contenuta congela in microcristalli, di cui poi si provoca la sublimazione in vuoto, generando nel prodotto una struttura finemente porosa, essenziale per il suo ripristino per reidratazione.

LIPIDE 

Sostanza di origine animale o vegetale contenente nella molecola una catena idrocarburica legata a un gruppo funzionale acido o alcoolico o aldeidico o amminico.

Chimica. I lipidi, la cui insolubilità in acqua è dovuta alla relativa lunghezza della catena idrocarburica, si distinguono in semplici e complessi. Sono lipidi semplici i trigliceridi, che possono essere grassi od oli a seconda della loro consistenza a temperatura ambiente, le cere e gli steroli come il colesterolo. Sono lipidi complessi i fosfolipidi e i glicolipidi. I trigliceridi sono di solito sostanze di riserva per animali e piante; le cere svolgono funzioni protettive. Gli steroli e i lipidi complessi hanno invece funzioni più delicate e importanti.

 

LIPOSOMA  

Sacco microscopico artificiale costituito da più strati lipidici (simili a quelli delle membrane cellulari) che delimita un ambiente interno acquoso. Biochimica. I  liposomi vengono studiati come modello per l'indagine delle strutture delle membrane e quali potenziali veicoli di sostanze all'interno di cellule viventi. Questo secondo aspetto è il più interessante sia dal punto di vista della ricerca pura (possibilità di trasportare nelle cellule mRNA specifici, DNA, enzimi, e addirittura virus senza che vengano degradati, modificati o che si verifichino fenomeni di “resistenza” all'infezione) sia in campo applicativo (cura di malattie e in particolare terapia del cancro).

 

LISCIVIARE  

Togliere da una miscela solida i componenti solubili mediante opportuno solvente. 

 

LISERGICO, ACIDO 

Denominazione di un acido presente nella segale cornuta come ammide sostituita. Nella segale cornuta sono contenute diverse ammidi dell'acido lisergico. Le più note sono l'ergometrina e l'ergotammina, che provocano entrambe la contrazione uterina. Gli alcaloidi della segale cornuta sono noti da tempo per la loro azione convulsivante e per la caratteristica di provocare disordini mentali. Per via sintetica si ottiene la dietilammide dell'acido lisergico [LSD]. 

 

LISINA

Acido 1,5-diamminocapronico NH2CH2(CH2)2CH(NH2)CO2H, costituente delle proteine, da cui si ottiene per idrolisi. Chimica. La  lisina è un amminoacido basico per la presenza di due gruppi amminici; ciò si sfrutta per separarla dagli altri amminoacidi negli idrolizzati proteici. Si ottiene così la l-lisina otticamente attiva, mentre per sintesi si prepara una lisina inattiva. 

 

LITIO  

Metallo alcalino, il più leggero di tutti i metalli, simbolo Li. 

Chimica. Il  litio è l'elemento chimico di numero atomico 3 e di peso atomico 6,939 . Il suo idrossido, la litina, venne scoperto nel 1807 da Arfvedson, e il metallo fu isolato da Davy a mezzo dell'elettrolisi. È un solido di aspetto metallico di peso specifico 0,53 che fonde a 108,5 °C e bolle a 1330 °C; i suoi composti colorano la fiamma in rosso. Il litio è presente in natura sotto forma di silicati (lepidolite, spodumene) e di fosfati (trifillite, ambligonite). Il principale minerale è la lepidolite, alluminosilicato di litio e potassio. Da tale composto si può passare al cloruro LiCl, dal quale si ottiene il metallo per elettrolisi. Per preparare i sali di litio si precipita anzitutto il metallo allo stato di carbonato insolubile. Per reazione di un alogenuro arilico, per es. bromobenzene, sul litio metallico si ottengono dei composti organometallici detti litioarili o arillitio il cui prototipo è il litiofenile o fenillitio. Sono sostanze molto reattive simili ai composti di Grignard, utilizzati come intermedi in chimica organica.

Le pile al litio costituiscono una importante innovazione nel campo dei generatori portatili di energia. Data la caratteristica instabilità all'acqua, esse impiegano elettroliti non acquosi (solidi o soluzioni organiche).

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Immagini sul litio

Fatti e dati sul litio

 

LSD  

Sigla della dietilammide dell'acido lisergico. Allucinogeno di sintesi, incolore, inodore e insapore, ottenuto nel 1938 dal farmacologo svizzero Hofmann. 

Farmacologia. L'LSD  è il prototipo dei composti psichedelici e produce alterazioni percettive e deviazioni psicologiche senza provocare rilevanti menomazioni della memoria né assuefazione fisiologica mentre è notevole l'assuefazione psicologica. Non si conosce la dose letale, né la modalità d'azione dell'LSD, ma sono state riscontrate modificazioni cromosomiche nei leucociti di soggetti drogati. Benché la sua efficacia terapeutica sia molto discussa, l'LSD è talora usato per la disintossicazione di alcolizzati o per alleviare la sofferenza di ammalati di cancro.

LUBRIFICANTE
Prodotto utilizzato per ridurre l'attrito e l'usura tra parti meccaniche in movimento. La maggior parte dei lubrificanti è liquida (es. olii derivati dal petrolio, con particolari additivi, composti siliconici, fluorurati speciali), ma esistono anche lubrificanti semisolidi e solidi (es. solfuro di molibdeno).

LUMINESCENZA

La luminescenza consiste fondamentalmente nell’emissione di radiazioni luminose nel visibile o nel vicino visibile (lunghezza d’onda compresa nell’intervallo 300-800 nm) dopo che elettroni eccitati mediante una qualche fonte di energia, ritornano dallo stato eccitato a quello fondamentale. L’energia potenziale delle transizioni elettroniche all’interno degli atomi o delle molecole viene così liberata sotto forma di luce. Sono stati identificati molti tipi di luminescenza che differiscono tra loro per la fonte energetica responsabile della produzione o dell’immissione luminosa.

Ulteriori informazioni sulla luminescenza

 

LUTEZIO 

Metallo del gruppo delle terre rare. 

Chimica. Il  lutezio è l'elemento chimico di numero atomico 71 e di peso atomico 174,97, di simbolo Lu. Fu isolato nel 1907 da G. Urbain purificando l'ossido di itterbio. Metallo rarissimo che dà sali incolori, non ha applicazioni.

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Immagini sul lutezio

Fatti e dati del lutezio

 

LYDDITE 

Il nome deriva da Lydd, località del Kent dove fu sperimentata. Esplosivo a base di acido picrico utilizzato durante la prima guerra mondiale per il caricamento di grossi proiettili. L'acido picrico, puro o variamente mescolato, fu usato come esplosivo da quasi tutte le nazioni e prese vari nomi: melinite in Francia, picrite in Germania, lyddite in Gran Bretagna, schimose in Giappone, pertite in Italia, emmensite negli Stati Uniti. 

 


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