Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

C

Codeina - Curie 

 

Un sistema periodico ...

 

 

CODEINA

Alcaloide dell'oppio, di struttura simile a quella della morfina. La  codeina è presente in proporzione variabile (da 0,3 a 3%) nell'oppio, da cui si può estrarre; però viene preparata specialmente per metilazione della morfina (sintesi parziale). È una base cristallina, solubile in alcool, la quale viene somministrata per via orale o rettale, in dosi di 0,02-0,06 g al giorno per gli adulti; il suo uso è in pratica limitato come sedativo della tosse; i sali solubili (bromuro, fosfato) vengono impiegati talora per via parenterale allo stesso scopo. La codeina è tossica, ma, al contrario della morfina, non provoca assuefazione.

 

CODONE

Denominazione di ognuna delle triplette di residui mononucleotidici facenti parte di un acido nucleico che corrisponde a uno specifico amminoacido.

COEFFICIENTE DI DILATAZIONE
Coefficiente che esprime la variazione dimensionale che si verifica in un materiale in corrispondenza di una variazione unitaria di temperatura. Può essere considerata sia la variazione di volume sia quella di lunghezza.

COEFFICIENTI STECHIOMETRICI

Fattori numerici che precedono le formule in una equazione chimica. Indicano il rapporto con cui reagiscono e si formano le varie specie coinvolte nella reazione. Esempi: 3, 1 e 2 nella reazione: 3H2 (g) + N2 (g)  ® 2NH3 (g).

 

COENZIMA  

Nome generico della parte attiva non proteica e aspecifica dell'enzima. I  coenzimi possono essere classificati in trasportatori di idrogeno (flavine), trasportatori di elettroni (metalloporfirine) e trasportatori di idrogeno e di elettroni (codeidrogenasi) la cui funzione si esplica nelle ossiriduzioni; e in catalizzatori di reazioni chimiche in cui svolgono le più varie funzioni, quali carbossilazioni (bios II), acilazioni (coenzima A), decarbossilazioni (tiaminpirofosfato, piridossalfosfato), formazione di legami con eliminazione di pirofosfati (adenosintrifosfato o ATP), ecc. Molti coenzimi sono in stretto rapporto con le vitamine, parecchie delle quali entrano nella costituzione della loro molecola. Essi si distinguono dagli altri cofattori enzimatici (ioni metallici per esempio) perché sono in generale complesse molecole organiche. Possono venire dissociati dagli enzimi per dialisi, ma a volte sono legati a essi in modo covalente. Si parla allora di gruppi prostetici, come l'eme del citocromo c. Il già ricordato coenzima A è una sostanza complessa contenente nella molecola acido pantotenico, b- mercaptoetilammina e 3'-fosfoadenosin-5'-difosfato. È presente in tutti i tessuti animali, nei microrganismi e in moltissime piante, nei quali funziona da trasportatore di radicali di acidi organici. Il coenzima A, o più brevemente CoA, è indispensabile per la sintesi dell'acetilcolina. Il coenzima Q è un gruppo di 2,3- dimetossi-5-metilbenzochinoni con una catena laterale costituita da varie unità isopreniche, presenti nei mitocondri di tutte le cellule, tranne che in quelle batteriche, nelle quali fungono da trasportatori di elettroni.

 

COLESTEROLO 

Alcool della serie degli steroli, di origine esclusivamente animale. Il colesterolo è noto dalla fine del   XVIII sec. e fu isolato per la prima volta dalla bile. Cristallizza in lamelle insolubili in acqua e fonde a 150 ºC. È otticamente attivo e la sua formula bruta è C27H46O (v. struttura). La determinazione della struttura richiese lunghissimi studi e si poté ritenere completa solo nel 1932 (Rosenheim e King; indipendentemente Wieland e Dane). È lo sterolo caratteristico di tutti i tessuti degli animali superiori, in cui è presente in parte libero e in parte esterificato. Per moltissimo tempo non si riuscì ad assegnare una specifica funzione biologica al colesterolo come tale. Oggi si sa che è un costituente essenziale del tessuto nervoso: rappresenta il 17% del residuo secco del cervello umano. È stato anche appurato che il colesterolo è un fondamentale costituente della membrana della cellula. Nell'organismo viene sintetizzato dall'acido acetico e viene degradato in acidi biliari (nel fegato) e negli ormoni steroidi. In parte viene eliminato nelle feci come coprostanolo. Aumenti considerevoli di presenza di colesterolo nell’organismo umano determinano spesso lesioni coronariche che possono degenerare in trombosi o in infarto del miocardio. Per questo, a scopo preventivo, molte nazioni hanno variato programmi di sensibilizzazione del pubblico sul problema colesterolo, consigliando controlli più frequenti e diete calibrate.

 

 

  

COLLAGENE 

Proteina fibrosa, di natura muco-polisaccarica, che costituisce l'unità essenziale della sostanza intercellulare del tessuto connettivo.

 

COLLARGOLO 

Argento colloidale ottenuto precipitando il nitrato d'argento con solfato ferroso ammoniacale in presenza di citrato di ammonio ed essiccando sotto vuoto il precipitato rosso- bruno ottenuto in presenza di acido solforico. Il  collargolo si presenta in forma di piccoli granuli o di lamelle grigio metallico più o meno scuro, solubili in venticinque parti d'acqua fredda. È un antisettico locale e generale.

 

COLLODIO

Soluzione costituita da tetra- e pentanitrocellulosa in una miscela di alcool e di etere. Il  collodio è un liquido sciropposo incolore, leggermente opalescente, che fa presa quando viene disteso su una superficie ampia a causa dell'evaporazione dell'alcool e dell'etere. Il collodio fu utilizzato per preparare un tessuto artificiale (processo Chardonnet) grazie alla filatura seguita dalla denitrazione del filo ed è adoperato anche nella preparazione di polveri colloidali e di diversi esplosivi. Le membrane di collodio si usano come ultrafiltri; esse non possono essere attraversate dalle particelle dei colloidi, ma, per dialisi, dai sali in soluzione (cristalloidi).

COLLOIDE
Materiale che si trova in uno stato finemente disperso, usualmente costituito da particelle solide, ma anche da gocce di liquido o bolle di gas, con dimensioni dell’ordine di 5-100 nanometri. Noti fin dall'antichità in svariate forme (alimenti come latte, burro e gelatine, prodotti industriali come inchiostri e vernici, fenomeni atmosferici come nebbia, nuvole e fumi), hanno trovato applicazione in svariati settori, dalla ceramica alla carta, ai detergenti, alle fotocopiatrici e ai materiali fotografici.

COLOFONIA  

Resina gialla solida, trasparente, residuo della distillazione delle resine di conifere. Nota in commercio col nome di pece greca. La  colofonia si presenta in forma di massa resinosa trasparente, più o meno ambrata, contenente più del 90% di acidi resinici isomorfi, tra cui l'acido abietico, difficili da cristallizzare. La colofonia si scioglie facilmente nell'alcool e nell'etere e serve per la fabbricazione di vernici e di pece da calafataggio, per isolamenti elettrici e per facilitare l'attrito dell'archetto sulle corde degli strumenti ad arco. È usata principalmente in forma di derivati: sali alcalini degli acidi resinici addizionati ai saponi, sali di manganese usati come siccativi; esteri che possono essere incorporati alle bacheliti.

COLORANTE
Sostanza che si fissa stabilmente, attraverso un legame chimico o per adsorbimento fisico, ad un materiale, conferendogli una colorazione diversa da quella originaria. Si distingue per questo da un pigmento, che è una sostanza colorata semplicemente dispersa nella massa che si vuole colorare. Nonostante siano noti da molto tempo vari coloranti naturali, la maggior parte di quelli oggi usati ha origine sintetica e consiste in molecole organiche contenenti spesso atomi di azoto e/o zolfo. La necessità di ottenere coloranti sintetici è stata una dei fattori principali di sviluppo della chimica organica nel secolo scorso. L'origine del colore sta nell'attitudine di una sostanza di assorbire selettivamente la radiazione visibile (solare o artificiale) in particolari zone dello spettro: tale capacità è legata alla presenza di particolari gruppi di atomi nella molecola di colorante, detti gruppi cromofori.

COLORIMETRIA

La  misura dell'intensità della colorazione è un metodo analitico usato soprattutto per soluzioni molto diluite di particolari sostanze che, con opportuni reattivi, sviluppano in modo riproducibile e spesso quantitativo una certa colorazione. Questa viene comparata nei colorimetri ottici con quella di una soluzione campione. Si può anche misurare, con un fotometro fotoelettrico, l'intensità del colore a una determinata lunghezza d'onda e, servendosi di curve di taratura ottenute con soluzioni di concentrazione nota, è possibile risalire alla concentrazione del campione in esame.

 

COMBURENTE  

Un corpo che, combinandosi con un altro, dà luogo alla combustione di quest'ultimo. Si dice anche di una sostanza che fornisce l'ossigeno necessario alla combustione in un propulsore che non ha bisogno d'aria per funzionare. La  combustione nei motori endotermici e nei propulsori a reazione, quali i turboreattori o gli statoreattori, è possibile grazie all'ossigeno presente nell'aria che circola nel motore. Per la propulsione di macchine al di fuori dell'atmosfera, il propulsore deve pertanto, per assicurare la combustione del carburante, disporre di un'altra sorgente d'ossigeno; questa è fornita dal comburente, il quale può essere solido o liquido, separato o miscelato al carburante. Sui razzi a combustibile liquido, i comburenti più impiegati sono l'ossigeno liquido, l'acqua ossigenata e l'acido nitrico.

Combustibile 
Un materiale o una sostanza che dà una reazione di combustione: in particolare, sostanza che brucia rapidamente in presenza di ossigeno (in genere quello contenuto nell'aria), emettendo grandi quantità di calore. In base allo stato in cui si presentano a temperature e pressioni normali, i combustibili possono essere solidi, liquidi o gassosi. All'interno dei tre gruppi si possono poi distinguere combustibili naturali, artificiali o sintetici. Inoltre si definiscono impropriamente - perché non interviene un comburente -  'combustibili nucleari' le sostanze che producono calore mediante reazioni nucleari.
I combustibili sono usati come fonte di riscaldamento e di luce, per produrre vapore (usato a sua volta come fonte di riscaldamento o come fonte di energia) e per alimentare i motori a combustione interna: in quest'ultimo caso prendono il nome di carburanti. Quando la combustione deve avvenire in ambiente povero o privo di ossigeno atmosferico, al combustibile si aggiunge un agente ossidante, ad esempio acido nitrico. 

COMBUSTIBILI SOLIDI

I  combustibili solidi possono essere suddivisi in naturali e artificiali; tra i primi vi sono sono l'antracite, il litantrace, la lignite, la torba e la legna da ardere. Fra gli , i più diffusi sono il coke e il carbone di legna. 

L'antracite e il litantrace sono due tipi di carboni fossili, che si distinguono per un diverso tempo di fossilizzazione, e dunque per un diverso contenuto di carbonio. Entrambi possiedono un notevole potere calorifico, e perciò vengono utilizzati in impianti in cui sono richieste alte temperature di combustione. Vengono anche distillati per la produzione di coke e gas illuminante. Lignite e torba, spesso mescolate e compresse in pratiche mattonelle, si usano negli impianti di riscaldamento che non richiedono alte temperature.
La legna da ardere è costituita da varie pezzature di tronco, rami e radici di alberi. La legna "dolce", ottenuta da abete, castagno, ontano, pino, pioppo e salice, brucia rapidamente con fiamma lunga e viene utilizzata in forni che richiedono un lungo giro di fiamma. La legna "forte", proveniente da faggio, frassino, leccio, olmo e quercia, brucia lentamente con fiamma corta e si usa specialmente nel riscaldamento domestico.
Fra i combustibili solidi artificiali spicca per importanza il coke, generalmente prodotto per distillazione del carbon fossile e impiegato soprattutto nei forni industriali.
La produzione del carbone di legna, in passato molto comune nell'uso domestico, è stata una delle cause del disboscamento di intere regioni. Essa tuttavia ha perso progressivamente di importanza con la diffusione dei combustibili moderni e dell'energia elettrica. Secondo il metodo tradizionale viene ancora prodotto bruciando legna da ardere, in quasi totale assenza d'aria, in una fornace temporanea detta carbonaia. In pratica, la legna ridotta in piccoli pezzi viene ammassata sul terreno e ricoperta di terra umida per uno spessore minimo di circa 20 cm, lasciando piccole aperture alla sommità per consentire l'uscita del fumo, e una più grande alla base, dalla quale viene avviata la combustione. Una volta innescata, questa prosegue lentamente per alcuni giorni, senza fiamma per la carenza di ossigeno, fino alla completa carbonizzazione della legna: al termine del processo la fornace viene smantellata.

COMBUSTIONE

Reazione di sostanze organiche con ossigeno, a dare ossidi di carbonio, acqua ed energia, sotto forma di calore. E' alla base del metabolismo animale e vegetale (es. combustione di zuccheri e carboidrati) e di larga parte della generazione di energia nell'ambito delle attività umane (combustione di legna o combustibili fossili, es. metano, carbone, derivati del petrolio). La reazione ha un'energia di attivazione relativamente elevata, per questo in cucina occorre "accendere il gas" e la materia vivente (termodinamicamente instabile) non brucia spontaneamente.

 

COMPLESSO 

Combinazione di un acido e di una base di Lewis congiunti da un legame di coordinazione; .  Ad es.: H3N-BF3. Vedi anche composto di coordinazione. 

 

COMPLESSO ATTIVATO 

Specie instabile che si forma per collisione delle molecole reagenti e che funge da intermedio fra reagenti e prodotti in una reazione chimica. Una volta formato, il complesso attivato, che viene detto essere in uno stato di transizione, può evolvere nei prodotti o ritornare a separarsi nei reagenti originari. 

 

COMPOSITO
Materiale comprendente almeno due sostanze di natura e struttura differente, allo scopo di realizzare un "insieme" stabile avente prestazioni superiori a quelle dei suoi costituenti presi individualmente. I compositi sono impiegati in molti settori industriali sia per usi strutturali (dal cemento armato ai polimeri rinforzati con fibre), sia per usi funzionali (ad es. vernici conduttrici dell'elettricità costituite da una polvere metallica dispersa in una resina). I compositi sono stati sviluppati particolarmente nell'industria dei trasporti (aeronautica, marina, automobilistica, etc.) al fine di sostituire i metalli con materiali più leggeri, utilizzando principalmente resine epossidiche e fibre di carbonio. Per la fabbricazione di oggetti in composito, soprattutto usando polimeri termoindurenti, sono state sviluppate apposite tecnologie, come la pultrusione e il "filament winding". 

 

composto

Secondo la definizione classica si intende una sostanza chimica nella cui costituzione entrano due o più elementi diversi in proporzioni definite e costanti. In realtà molti composti, anche di uso corrente, hanno una composizione variabile. In questi casi si parla di composti non-stechiometrici.

 

COMPOSTO DI COORDINAZIONE 

Complesso neutro o composto ionico nel quale almeno uno degli ioni costituisce un complesso. Ad es.: Ni(CO)4; K4[Fe(CN)6].

 

COMPOSTO IONICO  

Composto costituito da ioni positivi e negativi legati da forze di attrazione elettrostatica. Ad es.: NaCl; KNO3.

 

COMPOSTO MOLECOLARE 

Composto formato da molecole discrete. Ad es.: acqua; zolfo; esafluoruro di zolfo; acido benzoico.

COMPOUNDING
E’ l’operazione in cui un polimero viene mescolato con altre sostanze per trarne un materiale con le caratteristiche desiderate. Il compounding può essere fatto in estrusore o in opportuni miscelatori.

CONDIZIONI NORMALI  

Si hanno quando l’ambiente in cui si effettua un dato esperimento o misura si trova a 0°C e un’ atmosfera di pressione. 

 

CONDIZIONI STANDARD  

Si hanno quando l’ambiente in cui si effettua un dato esperimento o misura si trova a 25°C, concentrazione 1M per ogni reagente in soluzione e pressione parziale di 1 atm per ogni sostanza allo stato gassoso.

 

CONFORMAZIONE 

Ogni particolare forma di qualsiasi molecola di un composto organico, ottenibile per rotazione dei legami semplici tra gli atomi. L'etano  CH3—CH3 è la più semplice molecola in cui è presente un unico legame tra atomi di carbonio. Immaginando di osservare la molecola lungo l'asse che unisce i due atomi di carbonio, quello maggiormente vicino all'osservatore sta all'intersezione delle rette che rappresentano i legami C—H mentre il più lontano può essere schematizzato da un cerchio nel quale si innestano le tre rette raffiguranti gli altri tre legami C—H  (formula a della figura). 

 

 

Questa è una particolare conformazione, detta alternata, della molecola in cui gli atomi di idrogeno sono tra loro il più lontano possibile. Se si immagina di ruotare il legame tra i due atomi di carbonio di 60°, la molecola assume la conformazione detta eclissata (formula b), in cui gli atomi di idrogeno sono alla minima reciproca distanza. Gli atomi di idrogeno, come qualsiasi altro atomo, sono circondati da una regione di elettricità negativa e tendono a disporsi nello spazio il più lontano possibile da qualsiasi altro; ne deriva che le due conformazioni alternata ed eclissata non sono perfettamente equivalenti; la prima essendo la più stabile, è quella preferita dalla molecola. D'altra parte gli atomi di idrogeno sono molto piccoli, le interferenze elettriche sono minime e basta l'energia corrispondente alla temperatura ambiente per permettere una continua rotazione del legame tra gli atomi di carbonio e un continuo passaggio tra le due conformazioni. Se nella molecola sono presenti atomi oppure gruppi atomici più grandi dell'idrogeno, la libera rotazione può risultare impedita e in tal caso la molecola assume la conformazione che corrisponde al minimo di interazione tra gli atomi.

CONSERVANTE 

Additivo aggiunto allo scopo di proteggere nel tempo sostanze alimentari e non. I  conservanti alimentari si distinguono in antimicrobici, antiossidanti o altre sostanze denominate conservanti secondari. Il loro utilizzo deve avvenire in osservanza della legislazione in materia (DM del 19 gennaio 1963, modificato con DM del 31 marzo 1965, e successive variazioni quasi annuali). La legislazione italiana citata è strettamente dipendente dalle direttive della CEE, che peraltro si ispira ai princìpi indicati dalla FAO e dalla OMS. Gli additivi sono contrassegnati da un'apposita codificazione nella quale la lettera E iniziale significa “europeo” e i numeri successivi indicano la categoria e l'ordine di catalogazione. 

Gli antimicrobici agiscono bloccando lo sviluppo di un microorganismo o eliminandolo. Si utilizzano perlopiù durante la preparazione dell'alimento per mantenere sterili i recipienti. Quando ricerche analitiche o nuove scoperte mettono in luce la loro innocuità o tossicità, variano le concentrazioni adottate, rispettivamente aumentandole oppure diminuendole o eliminandole. Tra i composti accettati ci sono l'acido sorbico e l'acido benzoico con i loro sali di sodio, potassio e calcio; e, con riferimento perlopiù al vino, l'anidride solforosa con i suoi derivati.

Gli antiossidanti operano invece reagendo direttamente con l'ossigeno, prevenendo così un attacco di natura ossidante. Anche per loro l'uso nel tempo può venire variato con le stesse motivazioni. Tra gli antiossidanti è compresa anche l'anidride solforosa sopramenzionata, oltre all'acido citrico, agli esteri dell'acido gallico e ai tocoferoli. L'azione degli antiossidanti è, talvolta, rafforzata dalla presenza dei sinergisti, che agiscono nella stessa maniera.

I conservanti secondari sono additivi aggiunti per altri scopi, che contemporaneamente svolgono un'azione conservativa. Sono tali i nitrati e i nitriti, che vengono aggiunti alla carne per mantenerne il colore rosso, svolgendo contemporaneamente un effetto secondario conservativo di carattere antiossidante; l'acido acetico che, con il suo effetto acido, deprime i fenomeni ossidativi e fermentativi. Allo stesso modo agiscono l'acido lattico, l'acido propionico e i derivati di quest'ultimo.

I conservanti non alimentari rispondono anch'essi alla necessità di proteggere dai fenomeni ossidativi varie sostanze. Particolare importanza hanno quelli impiegati per salvaguardare il materiale ferroso dal degrado dovuto alla ruggine.

CONTAMINAZIONE/DECONTAMINAZIONE
Inquinamento relativo particolarmente ai suoli, soprattutto quelli sede di attività industriali di tipo chimico e petrolifero. La decontaminazione dell’inquinamento dovuto a sversamenti, perdite, discariche interne viene effettuato secondo varie tecniche: - barriera idraulica: la falda viene intercettata e l’acqua depurata in apposito impianto e poi reimmessa nell’ambiente. Tale metodo, se la fonte dell’inquinamento è stata neutralizzata, dopo un sufficiente lasso di tempo, consente di eliminare l’inquinamento una volta che tutte le sostanze presenti nel terreno sono migrate nella falda e catturate;
- aereazione forzata: attraverso vari sistemi dipendenti da caso a caso, si insuffla aria nel terreno per favorire l’azione degradativa dei batteri naturalmente presenti nel terreno o aggiunti appositamente;
- biodepurazione, effettuata attraverso microrganismi selezionati in base alla loro specializzazione a demolire una specifica sostanza, naturalmente organica. Tali microorganismi vengono aggiunti al terreno e quindi mantenuti attraverso l’aggiunta di aria e/o nutrienti;
- incenerimento/altro: la contaminazione da metalli o altre sostanze non trattabili secondo quanto sopra descritto, richiede l’incenerimento del terreno preventivamente asportato o il suo lavaggio con mezzi chimici, da definire caso per caso.

CONTATORE GEIGER  

Dispositivo adoperato per rivelare e per misurare la radioattività sulla base della ionizzazione causata dalla radiazione incidente.

 

CONTRAZIONE LANTANIDICA 

Riduzione delle dimensioni atomiche degli elementi che seguono i lantanidi dovuta alla scarsa capacità schermante degli elettroni ƒ.

 

CONVEZIONE  

Movimento relativo delle regioni di un fluido per effetto di differenze di densità dovute a differenze di temperatura.

 

COORDINAZIONE  

Impiego di una coppia elettronica per formare un legame coordinativo. Ad es.: F3B + :NH3 ® F3B–NH3.

COPOLIMERI
Polimeri contenenti nella catena più di un tipo di monomero; ne possono esistere diversi tipi a seconda del processo di ottenimento: a blocchi, ad innesto, random, alternati.

 

COPPIA REDOX 

L'insieme delle forme ossidata e ridotta di una specie che prende parte a una semireazione di ossidazione o di riduzione. La notazione utilizzata è: specie ossidata/specie ridotta. Ad es.: H+/H2.

 

CORDITE 

Polvere da sparo a doppia e talvolta a tripla base. Il primo tipo di cordite cominciò a essere fabbricato da Waltham Abbey, in Gran Bretagna, nel 1889 e fu messo a punto da F. A. Abel e J. Dewar. Si componeva del 37% di nitrocellulosa, 58% di nitroglicerina e del 5% di vasellina, e si presentava sotto forma di corde, da cui il nome. Le corditi attuali hanno diversa proporzione di costituenti, sono tubolari o multiperforate.

CORRELAZIONE ATTIVITA’ – STRUTTURA
Previsione delle proprietà di comportamento di un prodotto in una determinata applicazione a partire dalla conoscenza della sua struttura chimica, facendo riferimento a strutture analoghe di provata attività. La determinazione delle correlazioni attività struttura è essenziale nello sviluppo di nuovi principi attivi per fitofarmaci o prodotti farmaceutici.

CORROSIONE  

Fenomeno chimico-fisico consistente nell'azione esercitata su materiali metallici da agenti esterni (liquidi o aeriformi) con conseguente deterioramento superficiale e consumo del materiale stesso per formazione di composti (ossidi, solfuri) di questo. In  passato si riteneva che l'elemento determinante della corrosione fosse la presenza di tracce di acidi liberi (solforico, nitrico) nell'agente esterno; oggi si dà maggior importanza a fenomeni elettrochimici. L'azione corrosiva sarebbe dovuta a due cause: correnti elettriche continue dovute a forze elettromotrici, prodotte da “pile” locali, originate da contatto di parti metalliche eterogenee o da eterogeneità compositive nel liquido a contatto o da differenze di concentrazioni gassose nella fase liquida, o da presenza di particelle solide nel liquido; correnti elettriche continue che ritornano al generatore abbandonando le loro canalizzazioni, con corrosione di queste. In generale è difficile proteggere i pezzi formati da due metalli come ferrorame, alluminiorame, alluminioacciaio inossidabile, essendo il metallo meno nobile maggiormente attaccato di quanto lo sarebbe se si trovasse solo nell'ambiente corrodente. Si proteggono i metalli con l'elettrolisi (nichelatura, cromatura, cadmiatura, zincatura, stagnatura); per gli acciai si usano anche vernici; per il piombo miscele catramose e bituminose. In taluni casi, ad es. quello dell'alluminio, la presenza di uno strato superficiale di metallo ossidato può proteggere il metallo dall'aggravarsi del fenomeno. Si calcola che ogni anno da un quarto a un quinto della produzione mondiale d'acciaio sia distrutta dalla corrosione.

 

CORTICOIDE 

Sostanza secreta dalla corteccia delle ghiandole surrenali o capace di provocare la secrezione di queste ghiandole.

 

CORTISONE

Ormone corticosteroide prodotto dalla parte corticale delle ghiandole surrenali, dotato di un'azione antinfiammatoria spiccata appartiene al gruppo dei glucocorticoidi.  È il 17- idrossi-11-desossicorticosterone o composto E di Kendall e appartiene al gruppo degli steroidi (v. formula di struttura).  Il cortisone è anche un composto di sintesi ad uso farmaceutico e rappresenta il capostipite di numerosi farmaci ad azione antinfiammatoria.

 

 

 

 

La scoperta del cortisone nell’organismo avvenne nel 1935 e si deve al patologo statunitense Philip S. Hench e al biochimico statunitense Edward Calvin Kendall che, nel periodo tra il 1930 e il 1938, isolarono numerosi ormoni prodotti dalla corteccia delle ghiandole surrenali. I due ricercatori inizialmente denominarono la nuova sostanza composto E; il nome cortisone fu attribuito ad essa solo in seguito, quando tra il 1948 e il 1949, esso fu sperimentato su pazienti sofferenti di artrite. La sintesi del cortisone da impiegare come farmaco veniva inizialmente effettuata a partire dalla bile di bovino; in seguito, furono usate come precursori sostanze di origine vegetale, come alcuni estratti di agave, e in tal modo si riuscì a ottenere maggiori quantità di farmaco a prezzi più bassi. La prima sintesi industriale del cortisone si ebbe nel 1951. Da allora, sono stati ottenuti numerosi derivati di questo ormone, che hanno permesso di allargare lo spettro di applicazione e sono risultati più sicuri, perché producono meno effetti collaterali dei primi farmaci a base di corticosteroidi. 

Il  cortisone ha dato risultati talvolta spettacolari nel trattamento della poliartrite cronica evolutiva, del reumatismo articolare acuto, del lupus eritematoso acuto diffuso, della gotta, ecc. La somministrazione di questa sostanza non è tuttavia sempre senza pericolo e richiede un regime e una sorveglianza medica stretta. Inoltre i suoi effetti terapeutici sono sintomatici e cessano spesso con la fine del trattamento. Il cortisone viene somministrato in dosi fisiologiche nell'insufficienza corticosurrenale primitiva o di origine ipofisaria e in dosi più elevate nella lotta contro le infiammazioni, le allergie, certe malattie del sangue, ecc. Al cortisone si aggiungono, nella pratica terapeutica, vari composti di sintesi da esso derivati.

 

Ulteriori informazioni sul cortisone

COSMETICO
Dal greco: atto ad adornare. Insieme di composti chimici utilizzati per la cura della persona (creme, profumi, fondotinta, ombretti, rossetti, saponi, shampoo, lacche per capelli). Vi trovano applicazione sia composti chimici naturali (es. essenze), sia prodotti di sintesi (es. biossido di titanio). L'utilizzo di cosmetici è noto fin dall'antichità (IV millennio a.C.), può essere interessante rilevare che, contrariamente al sentire comune, le preparazioni ora utilizzate sono molto meno pericolose di quelle antiche, ad esempio nell'abolizione dell'uso di metalli pesanti come l'antimonio, che era utilizzato per il corrispondente degli attuali mascara.

COSTANTE CINETICA (k

Costante di proporzionalità che compare nell'equazione cinetica di una reazione.

 

COSTANTE CRIOSCOPICA  

Costante di proporzionalità tra l'abbassamento della temperatura di congelamento di una soluzione (vedi abbassamento crioscopico) e la molalità del soluto.

 

COSTANTE DEI GAS (R

Costante che compare nell’equazione che esprime la legge dei gas perfetti (PV = nRT); il suo valore numerico dipende dalle unità di misura con cui sono espresse le altre grandezze.

 

COSTANTE DI ACIDITÀ (Ka)  

Costante di equilibrio che misura il grado di dissociazione di un acido di Brønsted in acqua (trasferimento di un protone all’acqua); per un acido HA, Ka = [H3O+][A-]/[HA] all'equilibrio.

 

COSTANTE DI AUTOPROTOLISI DELL’ACQUA  

Costante di equilibrio della reazione di dissociazione ionica (autoprotolisi o autoionizzazione) dell’acqua: H2O(l) + H2O(l) ® H3O+(aq) + OH-(aq); Kw = [H3O+][OH-] = 10-14 a 25°C.

 

COSTANTE DI AVOGADRO (NA)

Numero degli entità microscopiche costituenti una mole di queste entità: NA = 6,022 x 1023 mol-1

 

COSTANTE DI BASICITÀ  (kb

Costante di equilibrio che misura il grado di dissociazione di una base in acqua (trasferimento di un protone dall’acqua alla base); per una base B, Kb = [BH+][OH-]/[B] all'equilibrio; per una base BOH, Kb = [B+][OH-]/[BOH] all'equilibrio.

 

COSTANTE DI BOLTZMANN  (k

Il valore di R/NA, dove R è la costante dei gas e NA quella di Avogadro; k = 1,38 x 10-23 JK-1.

 

COSTANTE DI EQUILIBRIO (Kc

Rapporto tra le concentrazioni dei prodotti e dei reagenti che caratterizzano la composizione all’equilibrio di una miscela di reazione, ciascuna elevata ai coefficienti stechiometrici con cui compare nella reazione. Esempio: N2(g) + 3 H2(g) à 2 NH3(g); Kc = [NH3]2/[N2][H2]3.

 

COSTANTE DI FARADAY (F)  

La quantità di carica associata a 1 mol di elettroni; F = 96,485 kC mol-1

 

COSTANTE DI FORMAZIONE (Kf

Costante di equilibrio relativa alla formazione di un complesso. La costante di formazione complessiva è il prodotto delle costanti di formazione elementari (relative alla reazione del complesso in formazione con ciascun legante addizionale). L'inverso della costante di formazione (1/Kf) prende il nome di costante di instabilità.

 

COSTANTE DI PLANCK (h

Costante di proporzionalità che lega l’energia di un fotone di luce alla sua frequenza; h = 6,6261 x 10-23 Js.

 

COVALENZA

Legame chimico in cui due atomi si uniscono mettendo entrambi in comune degli elettroni. La  teoria della covalenza fu formulata nel 1916 da G. N. Lewis. Per spiegare, per es., la formazione di una molecola di cloro, Cl2, a partire da due atomi, si suppone che ognuno di essi metta in comune con l'altro un elettrone dell'orbita più esterna. Ciascun atomo possiede allora nell'orbita più esterna non più sette, ma otto elettroni; questa disposizione, chiamata ottetto, corrisponde alla struttura più stabile. Il legame, che si è così creato, e la molecola che si è formata, sono detti covalenti od omeopolari. Tale tipo di legame è il più frequente nelle molecole, non viene scisso per elettrolisi e ha una ben definita disposizione nello spazio. Nelle molecole covalenti la distanza fra gli atomi è inferiore a quella tra ioni nelle molecole ioniche.

CRACKING
Processo di raffinazione complesso che trasforma un olio grezzo o una sua frazione in componenti leggeri. Il cracking può essere termico se è condotto in presenza di vapore o catalitico, se si ricorre all’intervento di un catalizzatore. Il cracking termico è la sorgente primaria di monomeri per l’industria delle materie plastiche, in quanto se ne ricavano etilene, propilene, butadiene etc. Il cracking catalitico, insieme ad altre operazioni di raffineria, è utilizzato per l’ottenimento di benzine.

CREOSOTO  

Liquido di odore pungente ottenuto dalla distillazione di parecchi catrami. Il  creosoto officinale è costituito dai prodotti della distillazione del catrame di legna (faggio) tra i 200 e i 220 ºC e contiene parecchi fenoli, in particolare guaiacolo. Viene somministrato soprattutto in forma di supposte; è eliminato in parte dai polmoni e ha proprietà antisettiche nei confronti del sistema respiratorio. 

Il creosoto di carbon fossile, miscuglio di fenolo e di cresoli, non ha applicazioni terapeutiche ma avendo proprietà impermeabilizzanti e antisettiche viene spesso spalmato sul legno da usare per costruzioni all'aperto, per proteggerlo dall'umidità e dall'attacco di funghi che ne causerebbero altrimenti il rapido deterioramento.

 

CRIOSCOPIA

Studio delle variazioni del punto di congelamento delle soluzioni al variare delle concentrazioni dei solventi. Se  una sostanza viene disciolta in un solvente, la temperatura di congelamento del solvente si abbassa. Il fenomeno è retto dalla legge di Raoult: l'abbassamento DT della temperatura di congelamento di una soluzione diluita non elettrolizzabile è proporzionale alla concentrazione C della soluzione e inversamente proporzionale al peso molecolare M della sostanza disciolta:

DT = k C/M

ove k è la costante crioscopica del solvente. Una delle applicazioni principali della crioscopia è fornita dalla determinazione del peso molecolare di una certa sostanza. Si scioglie tale sostanza in un solvente la cui costante crioscopica k sia nota, alla concentrazione C. Si misurano poi le temperature T' e T di congelamento incipiente della soluzione e del solvente puro e si deduce il peso molecolare incognito dalla relazione:

M = k C/T-T'.

CRIPTO, CRIPTON, KRIPTON 

Gas nobile presente nell'atmosfera, scoperto nel 1898 da Ramsay e Travers, appartenente al gruppo O del sistema periodico, di simbolo Kr. Il  cripto è l'elemento di numero atomico 36 e di peso atomico 83,80. È un gas incolore e inodore, monoatomico come gli altri gas rari; bolle a pressione atmosferica a ­152 ºC. Dà composti chimici con il fluoro e clatrati poco stabili con l'acqua e altre sostanze idrossilate (idrochinone). Il cripto è contenuto nell'atmosfera in ragione di 1 cm³ per m³ di aria. Si ottiene per distillazione dell'aria liquida insieme con lo xeno nelle frazioni più altobollenti. Cattivo conduttore del calore, viene impiegato, in miscela con lo xeno, per formare l'atmosfera inerte di taluni tipi di lampade elettriche: il cripto permette l'impiego di temperature particolarmente elevate del filamento e quindi un ottimo rendimento luminoso. Serve anche come sorgente luminosa nei tubi a scarica. Taluni isotopi del cripto danno radiazioni altamente monocromatiche.

Un sistema periodico per immagini

Immagini sul cripton/cripto

Fatti e dati del cripton/cripto

CRISTALLI LIQUIDI
Quando le molecole di una sostanza hanno forme particolari, come dischi o bastoncini, in determinate circostanze essa forma una "mesofase", cioè una fase instabile di materia di ordine intermedio tra quelli di un cristallo e quello di un liquido. I materiali liquido-cristallini combinano la capacità di fluire dei liquidi con alcune proprietà dei solidi. Essi si dividono in termotropici e liotropici, a seconda che la mesofase si formi per riscaldamento sopra la temperatura di fusione o per dissoluzione in un solvente. I cristalli liquidi hanno trovato vaste applicazioni negli schermi (display) di orologi, calcolatori, televisori, indicatori di vario genere. Esistono anche polimeri liquido-cristallini, con interessanti proprietà meccaniche, spiccatamente direzionali, per i quali si hanno limitate produzioni industriali.

CRISTALLINI, SISTEMI

La  considerazione degli elementi di simmetria permette di distinguere sette sistemi cristallini riuniti in tre gruppi, e suddivisi in trentadue classi, ciascuna con un dato grado di simmetria. La classe con il massimo grado di simmetria possibile nel sistema a cui appartiene è detta classe oloedrica.

Il gruppo monometrico è caratterizzato dalla presenza di quattro assi ternari di simmetria e comprende il solo sistema monometrico. Il gruppo dimetrico è caratterizzato da una direzione singolare non equivalente alle altre, che può corrispondere a un asse di simmetria senaria, quaternaria o ternaria; comprende perciò tre sistemi: esagonale, tetragonale o quadratico, trigonale o romboedrico. Il gruppo trimetrico è caratterizzato dalla mancanza di assi con periodo maggiore di due e comprende tre sistemi: rombico, monoclino e triclino.

1. Sistema monometrico o cubico. Il solido caratteristico, che possiede il massimo grado di simmetria per questo sistema, è il cubo (forma oloedrica) caratterizzato da tre assi quaternari, passanti per il centro delle facce del cubo, quattro assi ternari passanti per i vertici opposti, sei assi binari passanti per il centro degli spigoli opposti e infine dal centro e da nove piani di simmetria. Oltre al cubo forme appartenenti a questo sistema sono l'ottaedro, il rombododecaedro, l'esacisottaedro, ecc.

2. Sistema esagonale. Il solido caratteristico è un prisma retto a base esagonale, che presenta un asse senario, sei assi binari — di due specie differenti e disposti a 30º l'uno dall'altro — un centro e sette piani di simmetria.

3. Sistema tetragonale. Il solido caratteristico è un prisma retto a base quadrata, con un asse quaternario che unisce i centri delle due basi; quattro assi binari formanti tra di loro angoli di 45º e situati nel piano mediano passante per il centro; un centro e cinque piani di simmetria. Oltre al prisma altre forme importanti sono la bipiramide e lo scalenoedro.

4. Sistema trigonale. Il solido caratteristico è il romboedro, con un asse ternario; tre assi binari corrispondenti alle diagonali dell'esagono ottenuto sezionando il romboedro con un piano perpendicolare all'asse ternario e passante per il suo punto medio; un centro e tre piani di simmetria.

5. Sistema rombico. Il solido caratteristico è un prisma retto a base rombica, con tre assi binari, tre piani di simmetria e un centro.

6. Sistema monoclino. Il solido caratteristico è un prisma obliquo a base rombica, con un solo asse binario, un solo piano di simmetria e un centro.

7. Sistema triclino. Il solido caratteristico è un prisma obliquo qualunque, che non possiede né assi né piani di simmetria, ma solo il centro.

 

CRISTALLI, STRUTTURA DEI

La prima ipotesi sulla struttura dei cristalli fu enunciata da René Just Haüy (1784). Osservando i piani di sfaldatura che presentano tutti i cristalli di calcite, Haüy suppose che le forme molto diverse di questo minerale derivassero dalla sovrapposizione conveniente e prevedibile di uno stesso parallelepipedo elementare, da lui detto molecola integrante. Da ciò dedusse che le sostanze cristallizzate possiedono una struttura omogenea periodica, un ordine che si oppone al disordine degli altri stati della materia (dei gas, dei liquidi, dei solidi amorfi), e inoltre solo tale struttura poteva spiegare l'anisotropia dei cristalli. Bravais successivamente precisò l'ipotesi di Haüy con la nozione di reticolo cristallino, attribuendo alle sostanze cristallizzate anche una struttura discontinua. Infatti dato un punto qualunque di una sostanza cristallina, si ritrovano punti analoghi, detti nodi del reticolo, a distanze multiple intere delle distanze minori esistenti fra due nodi successivi, nelle tre direzioni degli assi x,y,z. I nodi sono disposti in filari e in piani reticolari che nell'insieme costituiscono un reticolo spaziale, il quale comprende tanti parallelepipedi elementari che si ripetono con la stessa periodicità, ciascuno costituente una cella elementare che rappresenta il motivo cristallino di ogni sostanza, e le cui caratteristiche sono le distanze dei nodi lungo le tre direzioni parallele agli assi cristallografici e gli angoli formati da tali direzioni.

Bravais trovò che in questo modo erano possibili quattordici reticoli spaziali i quali però spiegavano solo le sette classi oloedriche dei sistemi di simmetria. Tenendo conto anche della disposizione degli atomi e degli ioni nei nodi è invece possibile ottenere 230 gruppi spaziali con nuovi elementi di simmetria: questi ultimi furono introdotti da Sohncke, Fëdorov, Schönflies e Barlow alla fine del   XIX sec. (assi elicogiri, piani di simmetria con traslazione o con rotazione). La scoperta (1912) da parte di von Laue della diffrazione dei raggi X attraverso i cristalli ha permesso di confermare la struttura reticolare dei cristalli; in seguito agli studi dei Bragg, è stato possibile determinare con precisione la cella elementare e la mutua posizione dei diversi atomi per un numero considerevole di cristalli.

 

CRISTALLIZZAZIONE  

Separazione di un soluto in forma cristallina dalla propria soluzione.

 

CRISTALLIZZAZIONE FRAZIONATA (o ricristallizzazione) 

Metodo di purificazione di una sostanza mediante ripetute cristallizzazioni successive, spesso a temperatura variabile.

CRISTALLO
Porzione di materia solida in cui la disposizione degli atomi segue un modello periodico tridimensionale. Un cristallo può essere ionico, covalente o molecolare, a seconda dei legami chimici presenti in esso, ed è definito da una cella elementare e da un insieme di elementi di simmetria che lo assegnano ad un gruppo spaziale definito.
Lo stato cristallino si manifesta all'apparizione dello stato solido quando la struttura può essere descritta come un reticolo disposto ordinatamente nello spazio, da pensarsi come costituito dalla ripetizione modulare di una cella con forma geometrica semplice. Il più delle volte, infatti, i solidi si sviluppano in forme poliedriche, cioè in cristalli, le cui caratteristiche sono: l'omogeneità, che consiste nel possedere le stesse proprietà in tutta la loro estensione (ad es., nei cristalli che possiedono un piano di minore coesione meccanica detto piano di sfaldatura, per ogni punto passa un piano di sfaldatura), e l'anisotropia, cioè la proprietà per cui certi fenomeni fisico-chimici (dilatazione termica, conducibilità termica, elettrica e luminosa, induzione elettrica e magnetica, velocità d'attacco da parte di un reattivo chimico, da cui derivano le figure di corrosione) assumono valori diversi nelle diverse direzioni considerate. Ciò che caratterizza infine lo stato cristallino è l'anisotropia discontinua, a causa della quale i cristalli possiedono proprietà che variano in modo irregolare da una direzione all'altra, e che si manifesta, per es., nella forma poliedrica dei cristalli, nella presenza di facce piane e di spigoli rettilinei che li limitano.I cristalli si ottengono da fuso o da soluzione, e la cristallizzazione è una delle più antiche tecniche di separazione. Nelle applicazioni industriali i cristalli sono preferiti ai solidi policristallini quando è necessario un rigoroso controllo delle proprietà chimico-fisiche. 

CRISTALLO LIQUIDO 

Porzione di materia che possiede alcune delle proprietà dei liquidi (capace di scorrere) ed alcune di quelle dei solidi cristallini (le molecole si dispongono secondo uno schema moderatamente ordinato). 

 

CRISTALLOGRAFIA 

Scienza della materia allo stato cristallino, delle leggi che presiedono alla sua formazione, delle sue proprietà geometriche, fisiche e chimiche. Uno strumento principe per discernere la struttura cristallina è lo studio della diffrazione di raggi X

 

CROMATOGRAFIA
Metodo chimico-fisico di separazione dei componenti presenti in una miscela. E’ basata sul principio secondo cui ogni composto chimico presenta un’affinità caratteristica verso un materiale adsorbente. Ne risulta che le sostanze migrano con velocità differente con il risultato di separarsi tra loro.

 La  cromatografia è un metodo di analisi immediata fra i più usati per le ottime separazioni ottenibili fra sostanze molto simili e per la possibilità di applicazione anche a piccolissime quantità delle più svariate miscele, data la sua sensibilità. Il metodo sfrutta la distribuzione di una qualsiasi sostanza fra due fasi, una delle quali si tiene fissa ed è detta stazionaria, l'altra si fa muovere ed è detta mobile. Se la fase fissa è solida si parla di cromatografia di assorbimento, complesso fenomeno di natura prevalentemente fisica (carbonato di calcio, carbone, ecc.) o in parte fisica e in parte chimica (acido silicico, allumina, ecc.) o prevalentemente chimica (resine scambiatrici di ioni). Se ambedue le fasi sono liquide si chiama cromatografia di ripartizione o liquido-liquido perché sfrutta la diversa solubilità della sostanza da separare, per es. in due liquidi diversi; con fase fissa liquida, mobile gassosa, si ha la cromatografia gas-liquido; con fase fissa solida, mobile gassosa, la cromatografia gas-solido. Le tecniche usate variano secondo le fasi: se la fase stazionaria è solida questa si pone (opportunamente granulata) in una colonna e vi si fa scorrere il gas o il liquido (di cui si può variare la polarità o, come nella cromatografia a scambio ionico, la concentrazione di idrogenioni). Se la fase fissa è liquida la si assorbe su un supporto inerte (carta nella cromatografia su carta, assorbenti inerti nella gascromatografia). Si può anche, nella cromatografia con fase fissa solida o liquida, stendere l'assorbente o il supporto inerte in strato sottile su una lastra di vetro (cromatografia su strato sottile). Il metodo fu usato nel 1906 da Tswett che separò i pigmenti contenuti in un estratto di foglie verdi, facendo passare la soluzione in una provetta riempita di carbonato di calcio: i pigmenti si separavano in sei nette bande di colore diverso corrispondenti a due clorofille e quattro carotenoidi. È il primo esempio di cromatografia di assorbimento. Dopo anni di abbandono i notevoli risultati ottenuti con questo metodo portarono prima all'applicazione della cromatografia su carta, quindi di quella per scambio ionico e di quella su strato sottile. In questi casi si impiegano per il riconoscimento delle sostanze molto spesso incolori particolari reazioni che portano alla formazione di sostanze colorate facilmente individuabili.

La notevole versatilità analitica rivelata da tale tecnica ha successivamente avuto un'applicazione di grande importanza nella purificazione degli enzimi con la filtrazione su gel che permette la separazione di specie di grandezza molecolare diversa quando queste vengono a contatto con un sistema a micropori, nei quali sono trattenute le molecole più piccole, ad es. ioni o molecole organiche con peso molecolare fino a qualche centinaio, mentre quelle molto più grandi delle proteine enzimatiche vengono eluite. Si utilizzano assorbenti particolari spesso costituiti da polisaccaridi modificati per renderli insolubili. Si possono ottenere assorbenti di svariata porosità, in grado di trattenere molecole con pesi molecolari da poche centinaia sino a 300.000. La tecnica è così precisa che può servire per determinare il peso molecolare di una proteina; basta infatti confrontare il volume di eluente necessario per la sua eluizione con quello di proteine a peso molecolare noto.

La cromatografia per affinità si basa sulla capacità di un assorbente, opportunamente ottenuto, di trattenere una particolare proteina enzimatica delle molte presenti in un liquido biologico. La tecnica, almeno nel principio, è estremamente semplice e rappresenta un ottimo metodo per la purificazione degli enzimi, uno dei più difficili problemi sperimentali della biochimica. L'assorbente dotato delle proprietà opportune viene di solito preparato legando a un polisaccaride modificato una sostanza di cui si conosce la proprietà di interagire specificamente con l'enzima che si vuole purificare. L'interazione provoca il ritardo della eluizione dell'enzima rispetto a tutte le altre proteine. Come sostanze interagenti si utilizzano i cosiddetti inibitori specifici dell'enzima, cioè sostanze capaci di inibirne in modo reversibile la caratteristica attività catalitica.

La cromatografia in fase supercritica è una tecnica cromatografica strumentale che si realizza con dispositivi simili ai gascromatografi e in genere su colonne capillari, ma in cui la fase mobile è costituita da un fluido che si trova oltre il suo punto critico, cioè in condizioni in cui esiste solo allo stato di gas. Si usa soprattutto l'anidride carbonica. È una tecnica mediana tra gascromatografia e cromatografia in fase liquida e le sue applicazioni riguardano soprattutto lo studio delle sostanze termolabili o di peso molecolare molto elevato (per es. gli idrocarburi aromatici altobollenti).

 

CROMATOGRAMMA 

Registrazione su lastra o su carta dell’esito dell'analisi cromatografica di una miscela.

 

CROMO

Metallo analogo al ferro e al manganese. Il  cromo è l'elemento chimico di simbolo Cr, numero atomico 24 e peso atomico 51,996. Scoperto da Vauquelin, nel 1797, in un minerale trovato in Siberia, fu isolato solo nel 1854 da Bunsen. Il  cromo è un metallo bianco leggermente azzurrognolo, che può essere facilmente lucidato. Ha densità 7,19, fonde a 1.875 ºC ed è molto duro. Non viene corroso dalla maggior parte degli agenti chimici; in particolare, non si ossida all'aria e conserva la sua lucentezza. Ad alta temperatura può bruciare nell'ossigeno o nel cloro; si combina con il carbonio per dare carburi; si scioglie nell'acido cloridrico.

Metallurgia del cromo. Poiché il minerale di cromo più usato (cromite) non è facilmente attaccabile dagli acidi deve essere trasformato in una miscela di ossido di ferro (III) e di cromati di calcio e di sodio; la calcinazione avviene a contatto dell'aria con una miscela alcalina. I cromati di calcio e sodio, CaCrO4e Na2CrO4, vengono poi trasformati in dicromato di sodio per azione dell'idrogenosolfato di sodio: dal dicromato si passa al triossido di dicromo Cr2O3 per azione di un riduttore, per es. zolfo:

Na2Cr2O7 + S --> Cr2O3+ Na2SO4

la trasformazione avviene alla temperatura del calor rosso (circa 700 ºC). Solfato (solubile) e ossido (insolubile) vengono poi separati per lavatura. La riduzione dell'ossido di cromo e l'ottenimento del cromo puro sono infine realizzati, secondo il procedimento Goldschmidt, mediante riduzione con alluminio in polvere ad alta temperatura.

Il cromo duttile è ottenuto per riduzione del cloruro di cromo con magnesio, il cui eccesso viene eliminato per distillazione nel vuoto; il prodotto si presenta sotto forma di polvere; successivamente viene disossidato con l'idrogeno a 1.100 ºC e quindi sinterizzato. Attraverso l'elettrolisi di una soluzione di solfato di cromo e di acido cromico con anodi di piombo si ottiene cromo generalmente allo stato puro.

Usi. Il  cromo presenta una notevole resistenza alla corrosione atmosferica, ad alcuni agenti chimici, all'ossidazione (si ricopre di una sottile pellicola di ossido); inoltre è molto duro e resistente all'usura, perciò è usato per effettuare cromature e per la cromizzazione. Il cromo elettrolitico presenta anche un'ottima resistenza antiusura, che lo rende prezioso per il ripristino dello spessore primitivo di pezzi metallici logori (attrezzi, calibri, punzoni, alberi, ecc.). I sali di cromo sono spesso responsabili di intossicazioni professionali per gli addetti alla produzione di leghe speciali, gli operai delle fabbriche di vernici, coloranti e pellami.

Le  leghe ricche di cromo, quali il ferrocromo e il cuprocromo, ottenute per alluminotermia o al forno elettrico, servono per la fabbricazione di acciai e ghise. Gli acciai al cromo o al nichelcromo sono utilizzati: per la loro resistenza alla corrosione (acciai inossidabili); per la resistenza sia a temperatura ambiente sia ad alta temperatura (acciai e ghise refrattarie); per la loro alta durezza (acciai per cuscinetti, acciai per valvole); per il miglioramento delle caratteristiche meccaniche dell'acciaio dopo opportuno trattamento termico. Particolari leghe di nichelcromo vengono impiegate per la costruzione delle resistenze elettriche e dei fili per coppie termoelettriche, grazie alla loro elevata resistenza a caldo in presenza di agenti corrosivi (ossidanti, solforosi, carburanti).

I sali servono nella concia delle pelli (concia al cromo), come mordenti in tintoria, per colorare il vetro e le ceramiche e come pigmenti in pittura (giallo cromo, PbCrO4 ).

Un sistema periodico per immagini

Immagini sul cromo

Fatti e dati del cromo

 

CROMOFORO 

Gruppo funzionale non saturo che determina il colore in un composto organico. Per generalizzazione, si dice di un gruppo funzionale non saturo caratterizzato da una banda di assorbimento nell'ultravioletto o nel visibile.

 

CUBANO  

Idrocarburo a sei anelli tetratomici condensati che danno luogo a una molecola con la forma di cubo.

 

CUMARINA

Lattone dell'acido cumarinico presente nella fava tonka e altri vegetali. La  cumarina ha la seguente struttura:

 

 

Può essere estratta dalla fava tonka ma si prepara sinteticamente facendo agire l'aldeide salicilica su acetato di sodio e anidride acetica. Forma cristalli poco solubili in acqua, solubili in alcool, che fondono a 67 ºC. Per il suo gradevole odore di fieno fresco viene molto usata in profumeria e nell'industria degli aromi.

 

CUPROAMMONIACALE 

Soluzione ammoniacale di ossido di rame bivalente, che scioglie la cellulosa. Le  soluzioni cuproammoniacali, come il reattivo di Schweitzer, sono ottenute per reazione dell'ammoniaca concentrata su trucioli di rame in presenza d'aria e contengono il diidrossido di tetramminorame, Cu(OH)2(NH3)4. Si impiegano nella fabbricazione di alcune fibre tessili artificiali (raion).

 

CURIE (Ci)  

In chimica nucleare, unità di misura dell'attività radioattiva. Equivale alla quantità di materiale radioattivo che da luogo a 3.70 x 1010 disintegrazioni al secondo (velocità di decadimento di 1.00 g di Radio)

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