Chem.
& Eng. News, 10 febbraio 2003, ha ricordato il cente-nario della nascita di Giulio Natta, Premio
Nobel per la Chimi-ca
1963. Purtroppo, due lettere al direttore,
pubblicate suChem.
Eng. News, 3 marzo 2003 sotto
il titolo Giulio Natta:un ritratto complesso,
esprimono dubbi sulla integrità politi-ca delluomo. Vi chiedo un po
di spazio per chiarire il succe-dersi delle azioni che, verso la fine degli anni Trenta, causaro-no il licenziamento del prof. Mario
Giacomo Levi dalla facoltàdi
Ingegneria del Politecnico di Milano e il
trasferimento delprof. Giulio Natta dal Politecnico di Torino alla cattedra di Chi-mica industriale del Politecnico di Milano.Ho avuto loccasione di conoscere entrambi
- e di essere statocon
loro in buona relazione - da giovane assistente alla Sta-zione sperimentale per i Combustibili, i cui
laboratori erano al-lora
allinterno del campus del Politecnico milanese.
Mi fa sor-ridere leggere
che colleghi americani (che ritengo assai giova-ni) bollino quale fascista un italiano vissuto nellera
fascista.Nel caso
particolare di M.G. Levi e di G. Natta, io ricordo il pri-mo come cittadino ligio alle leggi del suo Paese
(durante e do-po il
regime fascista), stimato consulente del Ministerodelleconomia in materia di combustibili
sintetici. Probabilmen-te,
ai giovani americani di oggi lipotesi di un ebreo fascista (odi un fascista ebreo) può parere una barzelletta.
Tuttavia, sif-fatta
ipotesi ha avuto non poche attuazioni, ed
ha costituitouna
delle ragioni del diffuso scetticismo degli italiani a proposi-to delle cosiddette leggi razziali
imposte dal regime fascista,nonché dellapproccio soft alla loro
applicazione.La facoltà
di Ingegneria del Politecnico - della quale M.G. Leviera un autorevole membro - fu costretta dalla legge
ad espelle-re un suo
prestigioso e stimato professore. La cattedra lasciatadal Levi avrebbe dovuto essere conferita a qualcun
altro, chia-mando un
professore da un altro ateneo o bandendo un con-corso pubblico per scegliere il miglior
candidato disponibile.Non deve quindi meravigliare che la facoltà scegliesse un ve-ro ingegnere chimico
(Natta non era Chimico ai sensi dellalegge italiana, perché
laureato in Ingegneria industriale-Sez.Chimica; allora si chiamava così), i cui successi
nella Chimicaindustriale
avevano avuto applicazioni ben prima dello sforzobellico italiano. La chiamata di Natta dalla
facoltà di Ingegne-ria
del Politecnico di Milano non ebbe nulla a che vedere conle opinioni politiche del successore di M.G. Levi.
Dopo la guer-ra, Levi
venne richiamato e riebbe la cattedra, Natta mantennela sua, e così al Politecnico si ebbero due cattedre
per la stes-sa disciplina
(caso strano per lepoca). A mia memoria, i duelavoravano nello stesso Istituto
senza attriti. Entrambi eranoveri gentiluomini ed erano
certo consci del quadro legislativodurante il ventennio fascista.
Incidentalmente, rammento cheessi si adattavano bene alle esigenze
dellIstituto: M.G. Leviera un ottimo docente e guida per gli studenti, benché un poallantica; Natta - oltre a essere un
genio - era un instancabilericercatore e organizzatore. Le sue lezioni
agli studenti nonerano eccelse (non le si sentiva oltre la seconda fila di banchi),ma egli eccelleva nelle discussioni con i suoi
collaboratori. Vatuttavia
rammentato che le dispense di Natta per il
suo inse-gnamento
furono una rivoluzione dando un nuovo assetto - al-meno in Italia - a quello che in seguito divenne
linsegnamentouniversitario
della Chimica industriale.Alberto
GirelliSeguente26 - La Chimica e lIndustria - 85I chimici e il fascismo
Una vicenda tuttaltro che dimenticataCaro Girelli,la tua lettera vuole togliere
alcune ombre sulla figura di Natta,ma sembra gettarne altre su quella di Mario G.
Levi, con lappel-lativo
di ebreo fascista. Giustificando Natta, sembra che si vogliagettare un colpo di spugna sulle responsabilità di
tutta laccade-mia
italiana. Bisogna ricordare che le leggi
razziali sono stateuna vergogna per tutti gli accademici che
non hanno avuto laforza di reagire al sorpruso e allidiozia, salvo qualche rara ecce-zione, e mi piace qui ricordare il chimico
Michele Giua. Ho chie-sto
a Cerruti, che ha pubblicato diverse ricerche sulla storia dellachimica italiana durante il fascismo, di commentare
la tua letteraed a
Todesco (V. la rubrica Pagine di Storia, in questo numero)di spiegare, con la sua esperienza personale,
cosa è stata lepu-razione
razziale dei docenti ebrei.F.T.Caro
Direttore,pur nella loro
brevità le lettere pubblicate da Chemistry & Engi-neering News a
proposito di Giulio Natta e Mario Giacomo Levidimostrano una totale incomprensione della situazione
politica eculturale
dellItalia durante il periodo fascista [1]. In realtà è pos-sibile un giudizio più equilibrato perché sono
disponibili molte ri-cerche
sugli intellettuali [2], sulle comunità ed istituzioni scientifi-che [3-4], sul rapporto fra scienza e razza
nellItalia fascista [5].Vorrei qui riportare alcune brevi riflessioni
sui punti più delicatisollevati nelle lettere su citate, e nella risposta di Alberto Girelli.Innanzi tutto si deve tener conto
dellorientamento politico dellacomunità dei chimici italiani. Ho potuto
dimostrare carte allamano che i chimici italiani si spostarono da
posizioni liberali aposizioni
di estrema destra fra il dicembre 1920 e laprile 1921,quindi ben prima della
marcia su Roma [6].Fra i
nuovi dirigenti spiccavano le figure di G. Bruni, L. Cambi eN. Parravano, scienziati di valore che ebbero compiti
importantiallinterno
del regime. Nel corso degli anni si stabilì una relazioneintima fra la comunità dei chimici e il Partito
Nazionale Fascista,con
scambi di favori e di appoggi. Il culmine del reciproco corteg-giamento si ebbe nel 1938, in occasione del X
Congresso dellaIupac,
tenuto a Roma fra il 15 e il 21 maggio. Natta e Levi vi svol-sero funzioni di rilievo, il primo come
vicepresidente della sezionedi chimica industriale, il secondo come
vicepresidente della se-zione sullutilizzo dellenergia. Presidente della sezione dedicataa La chimica e la difesa fu
Marston T. Bogert, famoso chimicoorganico della Columbia University, nonché capo del Servizio chi-mico dellesercito americano
durante la Grande Guerra. Bogertera anche Presidente della Iupac, ed è come
rappresentante del-la
comunità internazionale che pronunciò nel suo indirizzo al ban-chetto conclusivo un giudizio molto significativo:
Questo Paese èveramente
fortunato di possedere un Governo che riconosce net-tamente le infinite possibilità della scienza e che
vuole non solodar prova
della sua simpatia in occasioni come questa, ma ancheportare un aiuto attivo e pratico alle sue
Università [7]. Per linsi-gne Presidente, che conosceva bene litaliano, lItalia era fortuna-ta ad avere un Governo simpatico e
pieno di attenzioni verso lascienza. Questo era il clima che si viveva nella comunità dei chi-mici italiani alla vigilia delle leggi
razziali. La campagna antisemitasi scatenò nel luglio successivo, due mesi dopo il Congresso. Edeccoci a due punti
cruciali: le questioni della posizione politica(qui irrilevante) di Levi e della successione
(legittima) di Natta sul-la
sua cattedra. La ricerca storiografica ha
consolidato diversevalutazioni di fondo: gli italiani di religione od origine ebraica era-