Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

T

Tachisterolo – Tungsteno

  

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TACHISTEROLO 

Sostanza che si forma per irradiazione ultravioletta dell'ergosterolo. È un precursore della vitamina D2.

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TALLIO 

Metallo scoperto nel 1861 da Crookes mediante l'analisi spettrale e presente in talune piriti. Chimica. Il  tallio è l'elemento chimico di simbolo Tl, di numero atomico 81 e di peso atomico 204,37. È un metallo le cui proprietà fisiche assomigliano a quelle del piombo, infatti è malleabile e di colore grigio. Ha densità 11,85 e fonde a 303 °C. Il suo comportamento chimico è simile a quello dei metalli alcalini. Si altera all'aria e con acqua dà luogo all'idrossido solubile TlOH; si unisce a caldo agli alogeni e allo zolfo; forma con i vari acidi sali tossici. Esistono due serie di composti del tallio. Nei composti tallosi, come l'idrossido TlOH, il cloruro TlCl, il solfato Tl2SO4, il metallo è monovalente; tali composti somigliano ai sali alcalini, però il cloruro è insolubile. Nei sali tallici, come TlCl3, Tl2(SO4)3, il metallo è trivalente. Questi sali sono meno stabili dei precedenti; l'acqua li decompone con formazione di triossido scuro Tl2O3. L'ozono e l'acqua ossigenata agiscono sui sali tallosi provocando un imbrunimento dovuto alla formazione del triossido. Il tallio si estrae da talune piriti; infatti nella fabbricazione dell'acido solforico con il metodo delle camere di piombo, si ritrova solfato di tallio nei depositi che si formano nella torre di Glover. Il solfato si purifica trasformandolo nel cloruro insolubile; questo si ritrasforma di nuovo in solfato, dal quale si può ottenere il metallo per azione dello zinco o per elettrolisi. Il solfuro di tallio è impiegato nella fabbricazione delle cellule fotoelettriche per radiazioni infrarosse.

 

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Immagini sul tallio

Fatti e dati del tallio

 

TAMPONE, SOLUZIONE

Una  soluzione tampone può essere ottenuta sciogliendo in acqua un acido debole e un suo sale con una base for-te, o un acido forte e un suo sale con una base debole. Il sangue costituisce una soluzione tampone in cui l'equilibrio degli ioni idrogeno è in gran parte mantenuto dal sistema acido carbonico (acido debole) — carbonati alcalini (sali di una base forte). È questa la ragione per la quale gli apporti esogeni (apporti alimentari nel corso della digestione, iniezioni endovenose, ecc.) non modificano sensibilmente il pH del sangue. I liquidi organici, il plasma, i liquidi cellulari sono tutti soluzioni tampone.

 

TANNINO 

Denominazione di un gruppo di sostanze presenti in molti vegetali, dotate di proprietà concianti. Chimica. I  tannini sono sostanze complesse molto diffuse nel regno vegetale e costituite prevalentemente da glucosidi il cui aglicone è l'acido digallico. Possiedono la proprietà di rendere imputrescibili le pelli cui conferiscono con determinati reattivi, come il cloruro ferrico, il bicromato di potassio, la miscela di wolframato e acetato di sodio, colorazioni differenti che servono alla loro classificazione. Si estraggono dalla corteccia di quercia, di china, dal legno di castagno, di quercia, di quebracho, dalle foglie di sommacco, dai frutti di divi-divi, di mirabolano e dalle noci di galla, mediante infusione in acqua e successivo trattamento con alcool o etere (il tannino officinale si ricava esclusivamente dalle noci di galla).

Esistono anche tannini sintetici, i più comuni dei quali sono ottenuti per condensazione di formaldeide con acidi naftalinsolfonici. I tannini sono usati, oltre che in conceria, in tintoria come mordenzanti, nell'industria cartaria come coloranti e in medicina come astringenti.

 

TANNINO  (enologia)

I  tannini contenuti nel vino provengono dai raspi e dalle bucce; la loro percentuale maggiore o minore dipende dal tipo di vinificazione usato, dalla durata del contatto fra il mosto in fermentazione e le vinacce e dalla qualità dell'uva. I vini rossi contengono normalmente 1-3 g per litro di tannini, quelli bianchi 0,1- 0,4 g per litro.

 

TANTALIO 

Metallo simile al niobio cui si accompagna nei minerali. Chimica. Il  tantalio è l'elemento chimico di simbolo Ta, di numero atomico 73 e di peso atomico 180,948. Fu scoperto nel 1802 in un minerale della Scandinavia. È un solido bianco argenteo, di densità 16,6, che fonde a 2.996 ºC. Inalterabile a freddo, si combina a 500- 600 ºC con l'ossigeno e col cloro. Fra gli acidi, solo l'acido fluoridrico attacca il tantalio. Il principale minerale del tantalio è la tantalite. Viene attaccato dalla soda fusa e poi trasformato in fluorotantalato, che viene ridotto dal sodio o decomposto per elettrolisi. Per la sua inerzia chimica e per l'alto costo il tantalio viene quasi esclusivamente utilizzato per la chiusura di piccole falle in recipienti smaltati resistenti agli acidi e utilizzati nell'industria chimica; trova impiego anche in chirurgia, odontoiatria e in traumatologia poiché non esplica azioni irritanti nei confronti dei tessuti. Il carburo di tantalio viene usato per la fabbricazione di taluni utensili.

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Immagini sul tantalio

Fatti e dati del tantalio

 

TARTARICO 

Diidrossiacido bicarbossilico di formula HOCOCHOHCHOHCO2H scoperto nel 1769 da Scheele nelle fecce del vino. Chimica. L'acido  tartarico è noto in varie forme stereoisomere: l'acido destrogiro, che è l'acido naturale, l'acido levogiro e un acido inattivo alla luce polarizzata, chiamato acido mesotartarico. Si conosce inoltre una combinazione equimolecolare dei primi due, detta acido racemico. L'acido tartarico destrogiro o acido d-tartarico si trova in numerosi vegetali. Viene ottenuto dal tartaro del vino, trattando la feccia con acido cloridrico e quindi con acqua di calce. Si ha così il tartrato di calcio, da cui si ottiene l'acido precipitando il calcio con acido solforico. L'acido d-tartarico forma grossi prismi molto solubili in acqua e in alcool, insolubili in etere, che fondono a 168 °C. Riscaldato sotto pressione con acqua, isomerizza dando l'acido racemico. Riscaldato con idrogenosolfato di potassio dà acido piruvico. L'acido tartarico è usato nell'industria tessile come mordente, in enologia e per preparare bibite rinfrescanti. L'acido tartarico levogiro o l- tartarico ottenuto dal racemico è dotato di proprietà analoghe. L'acido mesotartarico e l'acido racemico, scoperti da Pasteur, si formano nell'isomerizzazione dell'acido destrogiro e con metodi sintetici. Il primo non è scindibile in enantiomeri, mentre il secondo può essere scisso, come riuscì per la prima volta a Pasteur, nei due stereoisomeri otticamente attivi, sia addizionando alla soluzione Penicillium glaucum, che metabolizza lentamente l'acido destrogiro lasciando quasi tutto l'acido levogiro, sia per combinazione dell'acido racemico con una base otticamente attiva, come la cinconina. È allora possibile separare per cristallizzazione frazionata i sali dell'acido destrogiro e quelli dell'acido levogiro. L'acido racemico è meno solubile in acqua dell'acido destrogiro.

 

TARTARO 

Tutti  i mosti contengono tartrati; durante la fermentazione, poiché aumenta la concentrazione in alcool, si comincia a formare una feccia insolubile, brunastra per la presenza di pigmenti e di tannino, costituita soprattutto da idrogenotartrato di potassio impuro, detta tartaro delle botti. Il tartaro viene disciolto in acqua bollente; le sostanze coloranti si allontanano facendole assorbire su argille in polvere e si procede a cristallizzazioni successive. Si ottiene in tal modo idrogenotartrato di potassio puro, chiamato anche cremortartaro; è un sale bianco di sapore acido, che per combustione emana odore di caramello; poco solubile in acqua, è insolubile in alcool. Serve per la preparazione dell'acido tartarico.

 

TAUTOMERIA

Proprietà di taluni composti di esistere sotto due o più forme molecolari, reali o ipotetiche, in equilibrio tra loro. Chimica. Il  termine tautomeria è stato usato in accezioni diversissime, ma oggi si distinguono essenzialmente due tipi di tautomeria. Il primo riguarda il caso in cui una sostanza può realmente esistere in due modificazioni in equilibrio tra loro, ad es. le forme enolica e chetonica dell'estere acetilacetico. Il secondo si riferisce al caso in cui una sostanza, pur esistendo in una sola forma, dà luogo a reazioni spiegabili solo ammettendo che essa reagisca assumendo una diversa struttura molecolare.

 

TECNEZIO 

Nome dell'elemento chimico di numero atomico 43, di simbolo Tc. Questo elemento di aspetto metallico, ottenuto da C. Perrier ed E. Segrè nel 1937 per bombardamento del molibdeno con neutroni o deutoni, venne in seguito isolato dai prodotti di fissione dell'uranio. Non si conoscono suoi isotopi naturali. Attualmente un isotopo del tecnezio, in una forma metastabile ad alta energia, è largamente utilizzato nella diagnostica e della medicina nucleare. Si tratta del  tecnezio-99m (Tc99m) che decade in Tc-99 emettendo un fotone ad alta energia che può essere facilmente rilevato. E' un caso particolare di radioattività naturale che si ha allorché una forma di radioisotopo si trasforma in un'altra, chiamata isomero, rilasciando in tale processo un raggio gamma. La forma eccitata si indica con una "m" accanto al numero atomico. L'uso del Tc99m nella pratica diagnostica fu proposto da Powell Richards nel 1960.

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Immagini sul tecnezio

Fatti e dati del tecnezio

 

TEFLON 

Politetrafluoroetilene, prodotto dalla Du Pont de Nemours (USA).

 

TELLURIO 

Elemento non metallico della famiglia dello zolfo. Chimica. Il  tellurio, scoperto nel 1782 nelle miniere d'oro della Transilvania e studiato da Kaproth, è l'elemento di numero atomico 52 e di peso atomico 127,60, di simbolo Te. È un solido di aspetto metallico e di colore bianco. Ha densità 6,24, fonde a 449,5 °C e bolle a 989,8 ºC; conduce il calore e l'elettricità. È conosciuto anche un tellurio amorfo, che si ottiene per riduzione dai composti in soluzione. Nel suo comportamento chimico il tellurio assomiglia allo zolfo e al selenio e i suoi composti sono isomorfi di quelli degli altri due elementi. Si unisce a caldo con l'idrogeno per dare idrogeno tellurato, di formula H2Te; si combina col fosforo e con l'arsenico; con i metalli forma tellururi. Riscaldato a contatto con l'aria, si infiamma e brucia con fiamma azzurrina, diffondendo vapori bianchi di biossido TeO2; brucia anche a contatto con gli alogeni. Il tellurio si ritrova allo stato nativo o in minerali legato a bismuto, piombo, oro e argento. Da questi si ottiene con metodi analoghi a quelli utilizzati per l'estrazione del selenio. Usi. Il tellurio è usato nella produzione di apparecchi rettificanti e termoelettrici, e nell'industria dei semiconduttori. È impiegato, con altre sostanze organiche, nei processi di vulcanizzazione delle gomme naturali e sintetiche, e anche come antidetonante nella benzina. Serve per colorare i vetri di blu. Il tellurio in sospensione colloidale è un efficace insetticida, germicida e fungicida.

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Immagini sul tellurio

Fatti e dati del tellurio

TEMPERATURA
Indice dello stato termico dei corpi, che ne descrive l'attitudine a cedere o assorbire calore. 

TEMPERATURA DI FUSIONE
Temperatura alla quale i movimenti delle molecole diventano tali da permettere alle molecole di scorrere le une sulle altre provocando il passaggio dallo stato solido a quello liquido.

TEMPERATURA DI TRANSIZIONE VETROSA
I polimeri sono caratterizzati da strutture amorfe o parzialmente cristalline dotate di una limitatissima mobilità a bassa temperatura. La crescita della temperatura provoca un aumento della possibilità di movimento delle molecole con il risultato che il polimero diventa più flessibile. La temperatura che causa questo incremento di libertà viene detta temperatura di transizione vetrosa. In termini più tecnici esprime il passaggio dallo stato vetroso a quello gommoso.

TEMPRA (industria del vetro)

Brusco raffreddamento del vetro da temperature prossime al rammollimento alla temperatura ambiente. A  causa della scarsa conducibilità termica del vetro, il risultato della tempra è la creazione di una compressione all'esterno e di uno strato in trazione all'interno. Se l'operazione è ben condotta e la velocità di raffreddamento è molto elevata, si realizza una distribuzione uniforme di tensioni che conferisce al vetro una resistenza a flessione da cinque a otto volte superiore a quella del vetro non temprato, una maggior capacità di assorbire energia d'urto prima di rompersi e una maggior possibilità di resistere alle vibrazioni. Tali caratteristiche giustificano il largo impiego del vetro temprato nell'industria automobilistica, nelle costruzioni ferroviarie e nell'edilizia, tenuto anche conto del fatto che alla rottura il vetro temprato si polverizza in minuti frammenti non taglienti e quindi non pericolosi. I procedimenti di tempra sono in continua evoluzione e per lo più coperti da brevetti. In linea generale essi prevedono il riscaldamento degli oggetti da temprare tenuti sospesi in un forno portato vicino alla temperatura di rammollimento e un raffreddamento all'uscita del forno con getti d'aria predisposti in modo da assicurare la massima uniformità di trattamento.

 

TEMPRA (metallurgia)

Trattamento termico di una lega consistente nel riscaldamento (in un forno a muffola, o a bagno di sali o a induzione, oppure alla fiamma) a temperatura superiore a un determinato punto critico; nella permanenza a tale temperatura per un tempo sufficiente a ottenere l'equilibrio strutturale della lega; nel raffreddamento con velocità superiore a un determinato valore critico (detta velocità critica) fino a un determinato campo di temperatura. Se la lega è un acciaio si ottiene una durezza elevata; se è una lega leggera, l'effetto può essere opposto.

TENSIOATTIVI
I tensioattivi sono molecole costituite comunemente da una porzione idrofoba ed una idrofila, con conseguente capacità di "compatibilizzare" il mezzo di lavaggio (acqua) con i componenti delle macchie (idrofobi), favorendone quindi il passaggio dall'indumento all'acqua. 
I tensioattivi sono di quattro tipi: anionici, cationici, anfoteri, non ionici
I tensioattivi anionici sono sali di cui è importante la parte negativa, costituita da lunghe catene di atomi di carbonio, terminanti con un gruppo carbossilato o solfonato: esempi del primo tipo sono i comuni saponi, che sono sali di acidi carbossilici lineari come lo stearico, il palmitico, l’oleico, mentre esempi del secondo tipo sono sali di acidi benzensolfonici, che hanno nella catena gruppi aromatici.
I tensioattivi cationici sono sali di cui è importante la parte positiva , costituita da lunghe catene di atomi di carbonio terminanti con un gruppo ammonico quaternario: esempio è il benzalconio cloruro, usato come disinfettante e germicida.
[R - N(CH3)2 - CH2 - C6H5]+ Cl-
Questi composti hanno potere batteriostatico, cioè disinfettante.
I tensioattivi anfoteri si comportano, a seconda dell’acidità o basicità dell’acqua di lavaggio, da acidi o basi: il loro compito è quello di diminuire la schiuma nelle lavatrici.
I tensioattivi non ionici sono alcoli a lunga catena, derivati poliossietilenici degli acidi grassi. Sono forti sgrassanti e meno schiumogeni dei tensioattivi anionici. Al contrario degli altri tensioattivi, in acqua non si ionizzano. I più comuni sono gli alcoli etossilati.
R - C6H4 (OCH2-CH2)N-OH
Nei formulati per detersivi è entrato in uso la miscela di più tipi di tensioattivi, la cui combinazione migliora le proprietà detergenti, diminuendo le proprietà schiumogene. Così si trovano spesso miscele per bucato composte da scaglie di sapone, tensioattivi anionici e tensioattivi non ionici.

TEOBROMINA 

Denominazione corrente della 3,7- dimetilxantina, che costituisce la base purinica più abbondante del cacao, dal quale si ottiene, per addizione di idrossido di calcio e successiva estrazione con alcool, sotto forma di prismi solubili in acqua calda. La teobromina è diuretica ed è dotata di un'azione eccitante come la caffeina, dalla quale può essere ottenuta per ossidazione controllata.

 

Struttura della teobromina

 

TEP 

Sigla della tonnellata di petrolio equivalente, unità energetica che esprime l'energia termica ottenibile da combustibili diversi dal petrolio, facendo riferimento al petrolio; corrisponde a 1,3 ÷ 1,4 t di carbone, 4 ÷ 5 t di lignite, 1.000 m³ di gas naturale, 107 kcal.

 

TERBIO  

Metallo del gruppo delle terre rare. Chimica. Il  terbio è l'elemento chimico di simbolo Tb, di numero atomico 65 e di peso atomico 158,924. Il suo idrossido, Tb(OH)3, venne scoperto da Mosander, mentre il metallo venne preparato nel 1904 da Urban. Elemento molto raro, il terbio dà luogo a sali incolori. 

 

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Immagini sul terbio

Fatti e dati del terbio

 

TEREFTALATO

Sale o estere dell'acido tereftalico. Il tereftalato di polietilenglicol è un poliestere ottenuto da tereftalato di metile e glicol etilenico, caratterizzato da un'elevata resistenza meccanica.

 

TERMITE 

Miscela di ossidi metallici e di alluminio che, incendiata, sviluppa una notevole quantità di calore. La termite è molto impiegata per la saldatura autogena e in alluminotermia.

 

TERMOCHIMICA  

Parte della chimica che studia i fenomeni termici che accompagnano le reazioni. Chimica. Talune  reazioni chimiche liberano calore e vengono perciò chiamate esotermiche; altre invece assorbono calore e vengono chiamate endotermiche. Per ognuna di tali reazioni si definisce, a una determinata temperatura, un calore di reazione a volume costante o un calore di reazione a pressione costante, a seconda delle condizioni nelle quali si effettua la reazione. Una o l'altra di queste quantità di calore vengono indicate di seguito all'equazione della reazione, ed espresse in chilocalorie, o meglio in joule, usando il segno positivo se durante la reazione il calore viene assorbito.

 

TERMOCROMIA 

Proprietà di alcune sostanze di avere a caldo un colore più scuro che a freddo. Lo zolfo e il fosforo possiedono questa proprietà.

TERMODINAMICA
Scienza che studia le trasformazioni energetiche di un sistema chimico-fisico complesso, e la conversione dell’energia nelle sue varie forme (ad esempio meccanica, termica, chimica etc.). Nata originariamente nel ‘700 dallo studio dell’ottenimento di energia meccanica da sorgenti termiche, si è sviluppata successivamente in un complesso di teorie che si estendono a tutti i campi della fisica fondamentale ed applicata, della chimica, dell’ingegneria e della biologia.

TERMOINDURENTI
Letteralmente: materiali che induriscono quando riscaldati. In questa accezione sono compresi tutti i materiali polimerici per cui si ha una drastica variazione di peso molecolare in fase di formatura dei manufatti, generalmente con formazione di reticolazioni e ramificazioni e conseguente impossibilità di praticare ulteriori trasformazioni. Esempi tipici sono la gran parte degli elastomeri, i poliesteri insaturi, molti adesivi, le resine fenoliche, ureiche, epossidiche, etc.

TERMOPLASTICI
Letteralmente: materiali che diventano plastici, ossia deformabili, quando riscaldati. Nell'accezione comune si applica a tutti i materiali polimerici prodotti in impianto e quindi sottoposti a formatura con processi di stampaggio ad alta temperatura, senza variazioni drammatiche di peso molecolare. Per sua natura questa famiglia di materiali è riciclabile, infatti è sufficiente (salvo eventi degradativi) riportarsi alla temperatura di stampaggio per ottenere nuovi manufatti.

TERPENE 

Classe di idrocarburi di formula C10H16 contenuti negli oli essenziali e che costituiscono con i loro derivati (alcooli, aldeidi, chetoni, ecc.) la serie terpenica.  

Struttura del limonene, un tepene monociclico

TERRACOTTA
Prodotto ceramico a pasta colorata, porosa, ottenuto da argille comuni ricche di impurità ferrose, che nella cottura danno il tipico colore rossiccio.

TERRENO  

I terreni sono formati da elementi grossolani (scheletro e sabbia), da calcare, da sostanze allo stato colloidale di origine minerale (argilla) od organica (humus). 1. Scheletro e sabbia. Lo scheletro è formato dai frammenti più grossolani della matrice minerale. La sabbia è costituita da cristalli di quarzo, feldspati, miche, residui di conchiglie, ecc. La sabbia è generalmente il componente più abbondante e svolge una funzione essenzialmente fisica 2. Calcare. È carbonato di calcio, derivante dalla roccia madre, ed è più abbondante quando questa è di natura sedimentaria mentre scarseggia se è di natura eruttiva. La forma in cui esso è presente influisce sulle proprietà del terreno: mentre i calcari duri (marmi, calcari cristallizzati) hanno scarsa influenza, i calcari teneri, quali la craie, sono facilmente disciolti dalle acque circolanti cariche di anidride carbonica e agiscono sulle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno. Questi calcari attivi, se presenti in eccesso, provocano nelle piante fenomeni di clorosi. 3. Argilla. È costituita da particelle minerali aventi diametro inferiore a 2 millesimi di millimetro. Deriva direttamente da rocce madri argillose, come le marne, o dall'alterazione di minerali diversi (silicati, quali feldspati, miche), contenuti nella roccia madre. Per queste ragioni l'argilla, per lo più costituita di diversi silicati di sodio, potassio, calcio, magnesio e ferro, non ha composizione ben definita e può essere accompagnata da ossidi di ferro, frammenti di quarzo, ecc. Le proprietà e l'importanza dell'argilla sono legate alla capacità che essa ha di assumere lo stato colloidale; generalmente flocculata, l'argilla tiene unite le altre particelle del terreno e contribuisce a determinarne la struttura. Come altre sostanze finemente suddivise essa fissa anche elementi come il calcio, il magnesio, il potassio e il sodio, cui è legato il potere assorbente del terreno. 4. Sostanza organica e carica microbica. La sostanza organica proviene da residui di microrganismi, di vegetali e di animali ed è particolarmente abbondante nello strato più superficiale del terreno. Alla presenza di sostanza organica in forma colloidale, così come a quella di argilla colloidale, è legato il potere assorbente del suolo. Lo strato superficiale è ricco anche di microrganismi: secondo le valutazioni piu recenti si ritiene che vi siano 3 miliardi di batteri per grammo di terreno e si valuta a 10 t il peso totale dei batteri presenti in 1 ettaro di buona terra, in soli 10 cm di profondità.

Proprietà chimiche. 1. Potere assorbente e fenomeni di scambio. Dipendono dalla proprietà che hanno le sostanze organiche (humus) o minerali (argilla) presenti nel terreno allo stato colloidale di trattenere i cationi ammonio, calcio, potassio e, grazie alla presenza del calcio, anche l'anione fosfato. Tra gli ioni così fissati si possono realizzare fenomeni di scambio; le basi, liberate in seguito all'alterazione delle rocce, si fissano sul complesso colloidale assorbente e vengono messe gradualmente in libertà attraverso fenomeni di scambio, costituendo la fonte principale degli elementi chimici assimilabili dalle piante. 2. Acidità e potere tampone. L'acidità esprime la concentrazione di ioni H+e dà indicazioni sul grado di saturazione del complesso assorbente. Le variazioni dell'acidità del terreno si realizzano solo gradualmente e lentamente poiché il terreno è dotato di potere tampone.3. Nutrizione minerale delle piante. Si ritiene che la nutrizione minerale delle piante si compia per scambio diretto fra le radici e il complesso colloidale assorbente; essa dipende quindi dalla capacità di scambio, assicurata da un tenore sufficiente di sostanze colloidali, dal grado di saturazione del complesso (se è troppo basso [terreno acido] le basi sono energicamente trattenute dal terreno e non possono venir assorbite dalle piante), dal rapporto delle basi fra loro (tutte le basi necessarie alla nutrizione devono risultare disponibili in quantità sufficiente).

Proprietà biologiche. I  residui organici del suolo sono soggetti a una decomposizione più o meno rapida dovuta agli agenti biologici. La materia organica fresca si trasforma dando origine a composti minerali solubili o gassosi (NH3, HNO3, CO2, ecc.) e a composti colloidali relativamente stabili, che si mineralizzano molto più lentamente della materia organica fresca. Si ha inizialmente produzione di ammoniaca (ammonizzazione), poi di acido nitrico (nitrificazione); quando il terreno si trova in condizioni sfavorevoli (acidità eccessiva, anaerobiosi), si verifica il solo fenomeno dell'ammonizzazione.

Principali costituenti e proprietà dei terreni

Percentuale di componenti

Terreni

Natura fisica

Resistenza agli strumenti

Piante spontanee

Colture attuabili

Elementi da aggiungere

70 / 80% di sabbia, niente argilla

sabbiosi o silicei

non trattengono l'acqua temono la siccità

permeabili, facili da lavorare

castagno, pini, felci, erica, ginepro, rododendro

avena, segale, patata, grano saraceno, riso, trifoglio

argilla

oltre il 30% di carbonato di calcio

calcarei

temono la siccità

permeabili, facili da lavorare

papavero, cardo, ginestra, quercia

grano, erba medica, barbabietola, lupinella, pomodoro

letame

oltre il 30% di argilla

argillosi o forti

duri in estate, plastici d'inverno

Impermeabili, tenaci, difficili da lavorare

equiseti, giunco

prati, pascoli

marna, calce

oltre il 20% di sostanza organica

organici

torbosi, paludosi, si imbevono d'acqua

inadatti alla coltivazione

giunco, carex, erbe palustri

inadatti alla coltivazione

 

80% di sabbia

5% di calcare

10% di argilla

5% di humus

di mediano impasto

conservano l'umidità

facili da lavorare

moltissime

tutte le colture

 

 

TESSUTO NONTESSUTO
Struttura di tipo tessile prodotta attraverso un uso diretto della fibra tagliata (5-20 cm.), ottenuta coesionando le fibre con un procedimento di tipo meccanico, termico o chimico.

TETRABORATO 

Sale dell'acido H2B4O7. Il borace è tetraborato di sodio.

 

THIOKOL

Elastomero di sintesi appartenente al gruppo delle gomme polisolfuriche.

 

TIMINA 

Base azotata che entra nella composizione degli acidi nucleici; è la 2,4- diidrossi-5-metilpirimidina.

 

Struttura della timina

 

TIROSINA  

Amminoacido essenziale isolato da Liebig nel 1846, presente in natura nella forma levogira. La tirosina è la p-idrossifenilalanina; per decarbossilazione si trasforma in tirammina ed è importante nel metabolismo animale come precursore di due ormoni: l'adrenalina e la tiroxina. I suoi mono e duododerivati sono presenti nella tiroide.

 

Struttura della tirosina

 

 

TIROXINA  

Tetraiodotironina isolata nel 1915 da Kendall e sintetizzata per la prima volta nel 1927. Rappresenta verosimilmente il principale ormone prodotto dalla tiroide. I tessuti periferici sono in grado di degradare la tiroxina a triiodotironina, che possiede una maggiore attività ormonica ed è considerata da alcuni il vero ormone tiroideo.

 

TITANIO 

Metallo normalmente tetravalente dotato di proprietà analoghe a quelle del silicio e dello stagno. Chimica. Il  titanio è l'elemento chimico di simbolo Ti, di numero atomico 22 e di peso atomico 47,90. Fu scoperto da Klaproth (1795) e isolato da Liebig (1831), che lo ottenne dal rutilo. Il titanio è un metallo durissimo, di densità 4,51, che fonde a 1.668 ºC. Si ossida superficialmente a freddo, si combina a caldo con gli alogeni e con l'azoto e viene attaccato dall'acido cloridrico e dall'acido nitrico. Il suo biossido TiO2, che si ritrova come minerale (rutilo), è un solido bianco che ingiallisce per riscaldamento. Insolubile in acqua, fonde a circa 1.600 °C. Si combina con gli alcali per dare i titanati, come K2TiO3, analoghi ai silicati. Con il nome di “bianco di titanio” è usato in pittura e per la produzione di smalti. Fra i cloruri, il più importante è il tetracloruro TiCl4, che si prepara per azione del cloro mescolato a carbone sul biossido di titanio al calor rosso. È un liquido incolore, che fuma abbondantemente all'aria umida, decomponendosi con produzione di idrossido Ti(OH)4; per tale caratteristica è impiegato come agente fumogeno. Minerali. I  composti ossidati del titanio sono molto diffusi in natura; per l'estrazione si utilizzano però solo il rutilo, biossido di titanio, che si estrae negli Stati Uniti, nel Canada, in Svezia e in Norvegia, e l'ilmenite, ossido di ferro e di titanio (contenente in generale il 20% di titanio), che si trova in India, in Siberia e in Australia. Metallurgia. Il  processo industriale più diffuso per la preparazione del titanio è il processo Kroll. Una prima operazione di clorurazione del minerale a 800 °C porta al tetracloruro di titanio. Questo viene purificato per distillazione e poi ridotto con magnesio a 900 °C in atmosfera di elio. Il metallo viene così ottenuto in polvere o fiocchi e deve essere rifuso in un particolare forno elettrico ad arco in atmosfera di argon. Un altro metodo è quello dell'elettrolisi del tetracloruro di titanio.

Impieghi. Il  titanio è dotato di una bassa densità, di un carico di rottura vicino a quello dell'acciaio dolce e di una buona tenuta ai vari agenti di corrosione; perciò viene molto usato per la produzione di parti di proiettili, di missili e di fusoliere di aerei a reazione. Il metallo deve perciò essere ridotto in lamiere, fili o barre, e devono essere eliminati accuratamente i gas disciolti, che lo rendono fragile e poco duttile. Il titanio è impiegato nell'industria chimica per la sua resistenza alla corrosione; è anche addizionato agli acciai comuni (disossidante), agli acciai inossidabili, alle ghise, alle leghe refrattarie, alle leghe del rame, alle leghe dell'alluminio. La resistenza alla corrosione rende il titanio utile per la fabbricazione di protesi mediche: viene infatti utilizzato per chiodi e piastre per saldare ossa fratturate, per costruire rotule e teste di femore. A causa dell'esistenza delle sue forme allotropiche il titanio può dare, come il ferro, un gran numero di leghe bonificabili. Col manganese, col cromo, col vanadio e con l'alluminio fornisce leghe dotate di notevoli caratteristiche meccaniche, però l'alto prezzo ne limita l'impiego. Il carburo di titanio costituisce l'elemento attivo di varie leghe refrattarie, preparate per sinterizzazione del carburo di titanio, miscelato o meno con carburo di tungsteno, con un legante formato da cobalto o da nichel; queste leghe sono impiegate per la produzione di palette per turbine, di utensili da taglio e anche, data l'elevata durezza e la resistenza agli urti, per la fabbricazione di filiere e di elementi di stampi o di utensili diversi.

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Fatti e dati del titanio

 

TITOLAZIONE
Metodologia analitica consistente nell'aggiunta di un reagente in soluzione di concentrazione nota ad un'altra soluzione contenente una sostanza in quantità ignota. Attraverso il cambiamento di colore di un opportuno indicatore, si può determinare la quantità del componente ignoto.

 

TOLÚ, BALSAMO DEL  

Oleoresina ottenuta per l'incisione della corteccia di Myroxylon balsamum, albero che cresce in Venezuela e Colombia (dintorni della città di Tolú). Si presenta sotto forma di masse friabili con odore di vaniglia; contiene benzoato e cinnamato di benzile ed è usato, sotto forma di sciroppo o di tintura, come espettorante e, per via esterna, nella cura della scabbia.

 

TOLUENE

Idrocarburo di formula C6H6CH3, omologo del benzene. Chimica. Il  toluene, isolato per la prima volta dal balsamo del tolú, è presente nelle frazioni leggere della distillazione del catrame di carbon fossile e da questo si può ottenere per distillazione frazionata. La principale fonte industriale è oggi la frazione di petrolio contenente il metilcicloesano. Questa viene sottoposta a un reforming catalitico, il processo hydroforming. Si ottiene così un prodotto molto puro, completamente privo di composti solforati, che sono la maggiore impurezza del toluene ottenuto dal catrame di carbon fossile. Il toluene è un liquido incolore di densità 0,87 e di odore simile a quello del benzene, che fonde a ­93 °C e bolle a 111°C. Quasi insolubile in acqua, è miscibile nei solventi organici. Il toluene, ottimo solvente di numerose sostanze organiche, specie della gomma naturale e dei grassi, è utilizzato per la produzione di molti composti, ad es. il cloruro di benzile, il trinitrotoluene o tritolo, l'aldeide e l'acido benzoico, la saccarina, ecc.

 

 

Struttura del toluene

TOMOGRAFIA
Insieme delle tecniche analitiche non distruttive di acquisizione di immagini bi- e tridimensionali per la mappatura spaziale delle proprietà chimico-fisiche di strutture complesse. E’ assistita da elaborazioni computerizzate dei dati ottenuti sfruttando fenomeni fisici quali l’attenuazione dei raggi X (TAC) e la Risonanza Magnetica, la propagazione di onde acustiche, le variazioni di conducibilità termica o elettrica del mezzo. Ogni tecnica consente di studiare diverse -e complementari- caratteristiche dell’oggetto in esame. La TAC e la risonanza magnetica sono impiegate nella diagnostica medica, consentendo di visualizzare, con elevato grado di contrasto, sezioni sottili e localizzate dell’interno del corpo umano. Altre applicazioni riguardano controlli non distruttivi sui manufatti.

TORIO  

Metallo del gruppo degli attinidi, che si ritrova nei minerali associato alle terre rare; fu scoperto da Berzelius. Chimica. Il  torio è l'elemento chimico di simbolo Th, di numero atomico 90 e di peso atomico 232,038. È un metallo bianco relativamente duttile, di densità 11,7, che fonde a 1.750 ºC. Reagisce vivacemente solo a temperatura elevata con l'ossigeno, l'idrogeno, gli alogeni, lo zolfo e l'azoto. È attaccato dall'acido cloridrico. L'unico minerale che viene utilizzato per l'estrazione del torio è la monazite. Il minerale viene attaccato con acido solforico; dalla soluzione si eliminano l'eccesso di acidità, i fosfati e la maggior parte dei cationi, ottenendo sale di torio contenente molte impurezze, che vengono eliminate per estrazione selettiva. Infine si ottiene il cloruro che è ridotto con sodio a metallo. Il biossido di torio viene utilizzato per la fabbricazione delle reticelle Auer a incandescenza e nella preparazione dei filamenti per certi tipi di tubi elettronici. Il metallo entra come componente di alcune leghe, specie di magnesio, cui impartisce notevole resistenza alle temperature elevate. Il torio naturale è costituito dal solo isotopo a numero di massa 232, radioattivo ed a-emittente. I prodotti della disintegrazione naturale, che sono a- o b-emittenti, sono tutti a periodo così breve che nessuno di essi è stato isolato in quantità ponderabili. Il prodotto stabile finale è il nuclide a numero di massa 208 del piombo. Il torio può anche essere bombardato con neutroni lenti, trasformandosi nel nuclide 233 dell'uranio.

 

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Fatti e dati del torio

 

TORNASOLE (laccamuffa)

Miscela di sostanze coloranti ottenuta per fermentazione da licheni (Roccella e Lecanora), utilizzata soprattutto come indicatore perché in presenza di acidi si tinge in rosso mentre in presenza di basi assume colorazione azzurra. Si usa la soluzione oppure con essa si imbevono listelli di carta da filtro, detti cartine al tornasole, che si immergono nella soluzione da saggiare.

TRANSIZIONE DI FASE
La materia è organizzata in fasi, fisicamente distinguibili ed omogenee, la cui composizione può, entro certi limiti, variare. La variazione delle condizioni fisiche a cui è sottoposta una fase (temperatura, pressione, etc.) può provocare cambiamenti di grande rilevanza, con la transizione da una fase ad un’altra: ad esempio, a 0°C l'acqua liquida diventa solida (ghiaccio), mentre a 100°C si trasforma in gas. Le transizioni di fase (solidificazione e fusione, condensazione ed evaporazione, sublimazione, precipitazione, etc.) sono alla base di molti processi chimici e chimico-fisici.

TRANSURANICO  

Detto degli elementi chimici che nella classificazione periodica stanno dopo l'uranio e perciò con numero atomico superiore a 92. Chimica. L'esistenza  degli elementi transuranici è intimamente collegata alla scoperta della fissione nucleare e allo sviluppo dell'industria atomica a partire dal 1940. Dal 1934 al 1939 le esperienze condotte un poco dappertutto sull'azione dei neutroni sull'uranio portarono gli scienziati, e in particolare Enrico Fermi e i suoi allievi, a Roma, ad affermare che la cattura dei neutroni da parte dell'uranio dava origine a un elemento radioattivo dell'uranio stesso, responsabile della formazione di uno o più elementi transuranici. Sfortunatamente si rilevava un numero troppo grande di composti radioattivi e non si pensava assolutamente che, invece di formare i transuranici, l'uranio si scindeva in due frammenti, ognuno dei quali dava origine a una famiglia di elementi radioattivi. I veri transuranici furono scoperti successivamente. Quelli sicuramente caratterizzati e ai quali è stato assegnato un nome sono il nettunio, con numero atomico 93 (scoperto nel 1940), il plutonio 94 (1940), l'americio 95 (1944), il curio 96 (1944), il berchelio 97 (1949), il californio 98 (1950), l'einsteinio 99 (1952), il fermio 100 (1953), il mendelevio 101 (1955), il nobelio 102 (1958), il lawrencio 103 (1961), il rutherfordio 104 (1969), il dubnio 105 (spesso chiamato hanio, 1970), il seaborgio 106 (1974), il bohrio 107 (1981), l'hassio 108, il meitnerio 109 (1982). Hanno poi fatto seguito gli elementi 110 e 111 (1994), 112 (1996), 114 (1999). Questi elementi, tutti instabili e tutti radioattivi, hanno vita media breve e in alcuni casi brevissima, rispetto alle ere geologiche. Per questa ragione non esistono in natura e sono stati tutti ottenuti artificialmente nelle pile atomiche. Dei vari elementi transuranici solo il plutonio è stato ottenuto in quantità sufficienti per poter essere usato industrialmente. Le quantità degli altri non superano di solito qualche milionesimo di grammo e in alcuni casi non più di qualche milione di atomi, con pesi dell'ordine di 10-18 — 10-16 grammi. 

 

TREMENTINA 

Denominazione di oleoresine ottenute per incisione da alberi appartenenti alla famiglia delle conifere. Industria chimica. Le  trementine sono miscugli di essenze terpeniche, di acidi resinici e di alcooli superiori. Sono solide a temperatura ambiente, ma prendono la forma del recipiente che le contiene. Sono insolubili in acqua, solubili in alcool e nella maggior parte dei solventi organici. Per distillazione si separa la colofonia e si ottiene un olio essenziale costituito principalmente da gamma - pinene, che è levogiro nelle trementine europee, e destrogiro nelle trementine americane. L'essenza è utilizzata come solvente nell'industria delle vernici e delle pitture; per la sua azione rivulsiva è talvolta usata in farmacia.

 

TREONINA 

Amminoacido di formula CH3CHOHCHNH2CO2H presente nelle uova, nella carne, nel latte, ecc., facilmente solubile in acqua. Può esistere in quattro forme stereoisomere, delle quali la forma levo, che fonde a circa 120 ºC, è quella naturale.

 

TRIAZINA  

Denominazione di uno qualsiasi dei tre possibili composti eterociclici aromatici, che contengono in un anello a sei termini tre atomi di azoto. La 1,3,5- triazina, detta anche s-triazina, è il più comune e importante dei tre possibili isomeri; ottenibile per condensazione da alcuni derivati dell'acido formico, è facilmente idrolizzabile a formiato d'ammonio per azione dell'acqua ed è un potente veleno dei catalizzatori costituiti da metalli nobili; alcuni suoi derivati, come la melammina, hanno importanza pratica per ottenere i polimeri.

 

TRICLOROETILENE (trielina)

Composto di formula CHCl = CCl2, ottenuto per decomposizione termica del tetracloroetano; è commercialmente noto come trielina. Chimica. Il  tricloroetilene, liquido non infiammabile, che bolle a 87 °C, è uno dei solventi di maggiore impiego. Viene utilizzato per il lavaggio “a secco” dei tessuti e per sgrassare superfici metalliche, perché, con aggiunta di adatti stabilizzanti, può essere facilmente purificato per distillazione e usato più volte. L'intossicazione acuta da tricloroetilene può provocare gravi fenomeni generali con collasso circolatorio, quella cronica può dar luogo a epatite con infarcimento grasso che evolve in senso cirrotico.

 

TRIFENILMETANO  

Idrocarburo di formula (C6H5)3CH, da cui derivano numerosi composti. Chimica. Il  trifenilmetano si prepara condensando in presenza di cloruro di alluminio il cloroformio o il cloruro di benzilidene sul benzene. È un solido bianco, insolubile in acqua, che fonde a 92 °C e bolle a 358 °C; il trifenilmetano si ossida facilmente all'alcool (C6H5)3COH, trifenilcarbinolo, che fonde a 163 °C. Dall'alcool si può rigenerare l'idrocarburo per riduzione, mentre per azione dell'acido cloridrico si ottiene il trifenilclorometano o cloruro di trifenilmetile (C6H5)3 CCl, che fonde a 116 °C, il cui atomo di cloro è molto reattivo.

Coloranti del gruppo del trifenilmetano. Quando  i nuclei benzenici del trifenilmetano possiedono almeno due gruppi amminici od ossidrilici, si ottengono composti chiamati leucobasi nel primo caso o leucoderivati nel secondo, le cui strutture saranno, per es.: C6H5CH[C6 H4N(CH3)2]2 leucobase del verde malachite, C6H5CH(CoH4OH)2, leucobenzaurina. Questi composti sono incolori e possono essere ossidati ai carbinoli corrispondenti che, per eliminazione di acqua, forniscono sostanze coloranti (verde malachite e benzaurina). I termini principali del gruppo sono i dialchilamminoderivati come il verde brillante e i tiamminoderivati come la fucsina, dalla quale si ottengono, per metilazione dei gruppi amminici, alcuni coloranti violetti e per fenilazione alcuni coloranti azzurri. Anche le ftaleine e le rodammine, risultanti dalla condensazione sull'anidride ftalica dei fenoli e degli amminofenoli, appartengono al gruppo del trifenilmetano.

 

TRIGLICERIDE 

Lipide in cui i tre ossidrili della glicerina sono esterificati da tre acidi grassi. Biochimica e Medicina. I  trigliceridi sono grassi di riserva dell'organismo, presenti nel plasma sanguigno in una quantità compresa tra 1,5 e 3 g per litro. Il loro aumento è indice di una iperlipemia essenziale, malattia ereditaria considerata una delle cause dell'aterosclerosi. Una dieta priva di grassi permette di abbassare il tasso di trigliceridi poiché essi provengono dall'alimentazione.

 

TRINITROTOLUENE 

Denominazione dei possibili derivati isomeri del toluene, di formula C6H2(CH3) (NO2)3. Senza ulteriori denominazioni si intende il 2,4,6- trinitrotoluene, esplosivo di largo uso, meglio conosciuto come tritolo.

 

TRITOLO 

Nome comune del 2,4,6- trinitrotoluene, esplosivo di scoppio fra i più largamente impiegati. Industria chimica. ll  tritolo fu ottenuto nel 1863 nitrando il toluene con una miscela solfonitrica. La sua produzione industriale, messa a punto da C. Haussermann nel 1891, iniziò nel 1902 in Germania e nel 1907 in Italia. È oggi attuata in tre fasi, per successiva nitrazione del toluene a mono-, bi- e trinitro- derivato. Viene colato fuso nei proietti, di cui costituisce la carica di scoppio; in polvere non compressa è usato come innescante. È inalterabile all'aria, all'umidità, al contatto con i metalli; è poco sensibile agli urti; fonde a 81,5 °C e inizia a decomporsi verso i 220 ºC; deflagra verso i 300 ºC; cristallizza in prismi minutissimi di color bianco se purissimo, giallo se contiene impurezze.

 

TULIO 

Metallo delle terre rare. Chimica.Il  tulio è l'elemento di numero atomico 69 e di peso atomico 168,934, di simbolo Tm. Fu scoperto da Cleve nel 1878. È un solido bianco-grigiastro di densità 9,33, che fonde a 1.545 ºC. Chimicamente si comporta come il lantanio ed è di solito trivalente. I suoi sali hanno una leggera colorazione verde. L'elemento naturale non ha alcun uso, mentre il tulio 170, radioattivo artificiale e forte emettitore di raggi g, viene utilizzato per la costruzione di apparecchiature portatili per raggi X, che non richiedono alimentazione elettrica.

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Fatti e dati del tulio

 

TUNGSTENO 

Metallo di transizione, analogo al molibdeno. Per convenzione internazionale dovrebbe essere denominato Wolframio. Per comodità del lettore riprendiamo qui la voce "Wolframio".

 

Il tungsteno è l'elemento chimico di numero atomico 74, di simbolo W, di peso atomico 183,85. Venne scoperto nel 1781 da Scheele e isolato nell'anno successivo da Bergman. Alla conoscenza di questo elemento contribuirono nel 1783 Fausto de Elhuyar (1755 - 1833), e il fratello Juan José. È un metallo di colore bianco stagno, caratterizzato da notevole densità (19,3) e da un elevato punto di fusione (3.410 ºC). Resiste bene all'azione degli acidi, ma è attaccato dal cloro con formazione di cristalli grigio- azzurri di cloruro WCl6. Fra gli altri composti del wolframio, il più importante è il triossido WO3, polvere gialla preparata per calcinazione dell'acido wolframico. Questa è insolubile in acqua, ma con gli alcali dà luogo a wolframati, sali dell'acido wolframico H2WO4 o di poliacidi da esso derivati. Esistono anche acidi eterowolframici: fosfowolframico, arsenowolframico, silicowolframico, ecc. Riducendo con l'idrogeno i wolframati alcalini fusi si ottengono i bronzi di tungsteno, polveri di aspetto metallico dal colore che varia dal giallo al rosso, al blu, impiegati per lavori di decorazione.

Preparazione

Fra i minerali la wolframite è il più largamente sfruttato, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina. Separato dal ferro per via magnetica e dopo concentrazione, il minerale subisce un trattamento con carbonato di sodio allo scopo di eliminare le principali impurezze (zolfo, arsenico, fosforo, silice). Quindi il tungsteno viene decomposto per azione dell'acido cloridrico, allo scopo di ottenere il triossido, che viene poi ridotto dall'idrogeno a 1.200 ºC o dal carbone di legna a 1.400 ºC. Nel primo caso il tungsteno si presenta sotto forma di barrette che, martellate e trafilate, possono essere trasformate in filamenti per lampadine a incandescenza. Nel secondo caso si ottiene la polvere di tungsteno, che può essere impiegata tal quale o pressata e sinterizzata.

Applicazioni

Allo stato puro il tungsteno è impiegato, a causa della sua elevata resistenza elettrica, della sua debole tensione di vapore ad altissime temperature e delle sue caratteristiche di materiale eccezionalmente refrattario, per la fabbricazione di filamenti di lampadine a incandescenza o di valvole radio, di resistori per forni elettrici in atmosfera neutra o riducente, di anticatodi per tubi di emissione di raggi X, di materiali per contatti elettrici al posto del platino, ecc. Per taluni contattori elettrici si impiegano pseudoleghe sinterizzate di tungsteno e rame o di tungsteno e argento. Il tungsteno entra anche nella composizione di taluni acciai per magneti in percentuali del 5-8%. Allo stato di lega il tungsteno ha la sua principale applicazione negli acciai e nelle leghe per utensili a taglio rapido, a causa dell'elevata durezza del carburo di tungsteno, che si forma per reazione con il carbonio o con il carburo di ferro contenuto nel metallo. Un'addizione di tungsteno in percentuali dal 2 al 10% agli acciai allo 0,4-1% di carbonio, con lo 0,5-3% di cromo, permette di ottenere acciai per utensili destinati alle lavorazioni meccaniche a freddo o alla costruzione di matrici per lavorazioni a caldo.

Gli acciai rapidi, che conservano le loro caratteristiche di taglio anche se riscaldati al rosso, contengono il tungsteno in percentuali dal 2 al 18%. Le leghe del tipo stellite, che contengono il 10-25% di tungsteno, vengono impiegate per la realizzazione di utensili, per il rivestimento di valvole e per parti di reattori nucleari.

Il carburo di tungsteno fu preparato per la prima volta negli Stati Uniti nel corso della prima guerra mondiale, in lega con altri metalli. In seguito venne preparato soprattutto per sinterizzazione. Il carburo di tungsteno è spesso addizionato di carburo di titanio e carburo di tantalio, il tutto agglomerato con cobalto. Dopo sinterizzazione si ottiene un prodotto di elevata durezza, caratteristica che permane anche a temperature dell'ordine degli 800 °C. È sempre impiegato sotto forma di placchette riportate, brasate su un corpo di acciaio comune. Si realizza in tal modo un utensile in grado di raggiungere alte velocità di taglio (110 m/min in acciaio a 60 kg/mm²) e di lavorare materiali durissimi che non potrebbero essere incisi da un utensile di acciaio rapido. Per la sua alta durezza il carburo di tungsteno è indicato per la fabbricazione di filiere, di ugelli per sabbiatrici, di fioretti per perforatrici e per martelli pneumatici, di guide di scorrimento di macchine utensili, ecc.

 

 


Consigli di lettura

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Chimica, Epistemologia, Etica La chimica di Primo Levi

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