Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

D

Dacron – Durezza dell'acqua

  

Un sistema periodico ...

 

 

DACRON
Nome commerciale di una fibra poliestere, impiegata nella fabbricazione di vele, cavi e cime.

 

DALAPON 

Nome d'uso del 2,2-dicloropropionato di sodio, CH3CCl2CO2Na, erbicida utilizzato per il controllo delle erbe infestanti le colture di cereali.

 

DALTON, LEGGE DI

In un miscuglio di gas la pressione a una data temperatura è uguale alla somma delle pressioni che ciascun componente del miscuglio eserciterebbe se occupasse, da solo e alla stessa temperatura, il volume del miscuglio stesso. La legge, nota anche come legge dei miscugli gassosi, vale esattamente per i gas perfetti e solo in modo approssimativo per i gas reali. 

DANIEL (pila di Daniel)
Pila elettrica costituita da due elettrodi, di rame e di zinco, immersi nelle soluzioni acquose dei rispettivi solfati.

DATAZIONE ISOTOPICA 

Metodo per determinare l'età degli oggetti mediante la misurazione dell'attività residua degli isotopi radioattivi che contengono; particolarmente 14C.

 

DEBYE (D) 

Unità di misura del momento dipolare: 1 D = 3,336 x 10-30 C m. 

 

DECAPAGGIO

Operazione di pulitura di una superficie metallica da ossidi, sali e altre sostanze presenti, effettuata con mezzi chimici. La  superficie dei metalli (dopo fusione o altri trattamenti) è ricoperta di ossidi, di sali, di sostanze organiche o minerali diversi; tutte queste impurità provocano la formazione di incrostazioni nel corso della spianatura, della trafilatura e simili, conferendo una superficie opaca anziché lucida come dovrebbe essere, e rendono impossibili i trattamenti che presuppongono una perfetta pulizia della superficie: saldatura, stagnatura, rivestimento elettrolitico, metallizzazione, ecc. I principali procedimenti chimici in uso sono i seguenti:

1. Decapaggio acido, che può essere effettuato sia a freddo sia a caldo: nel decapaggio a freddo, il pezzo viene immerso per un tempo più o meno lungo in un bagno di acido diluito; all'immersione segue un lavaggio in acqua fredda. Per il ferro, l'acciaio e l'alluminio viene usato l'acido cloridrico; per le leghe di rame l'acido nitrico; l'acido solforico è usato sia per le leghe di ferro e acciaio, sia per quelle di rame. La concentrazione dell'acido varia in funzione delle sostanze da togliere e del loro spessore; va tenuto conto però che l'acido sviluppa, in certi casi, una notevole quantità di idrogeno che può essere assorbita dal metallo, con conseguente fragilizzazione della sua struttura (fragilità da decapaggio): per tale motivo è generalmente necessario introdurre nel bagno una sostanza chiamata inibitore o limitatore di attacco. L'operazione ha inoltre l'inconveniente di liberare vapori nocivi, per cui è necessario che sia eseguita in un locale molto aerato. Il decapaggio a caldo viene effettuato per rapida immersione in un bagno caldo di acidi concentrati; consente di eliminare dalla superficie trattata le varie sostanze minerali e in particolare gli ossidi; si distingue dal decapaggio a freddo per la durata, che nel decapaggio a caldo è molto minore, a causa della più alta concentrazione del bagno e della temperatura più elevata, superiore a quella ambiente alla quale avviene invece il decapaggio a freddo. Il decapaggio a caldo è particolarmente usato per pulire le leghe di rame e i metalli preziosi.

2. Decapaggio alcalino, che si effettua per immersione a freddo del pezzo in una soluzione di soda, seguita da lavaggio in acqua fredda; è usato per le leghe di alluminio e di zinco.

3. Decapaggio elettrolitico, spesso collegato alla sgrassatura, effettuato in soluzione alcalina (soda, carbonato, cianuro): nel bagno il pezzo costituisce l'anodo o il catodo. Si usa il decapaggio catodico in soda fusa; sono pure utilizzati gli elettroliti acidi (solforico e cloridrico).

Il decapaggio chimico presenta più di un inconveniente: attacco della superficie da parte dei reagenti, notevoli perdite di metallo per dissoluzione, fragilizzazione per occlusioni di gas, pericolosità per gli operatori. Di conseguenza si evita non appena possibile: ad esempio, nel caso di superfici ossidabili per riscaldo ad alta temperatura, si effettua il riscaldo stesso in atmosfera non ossidante (riducente o neutra); poiché la saldatura e la brasatura, effettuate a temperatura elevata, comportano una rapida formazione di ossidi metallici, questi vengono eliminati mediante l'uso di opportuno fondente (borace).

 

DECOMPOSIZIONE

Reazione che permette di scindere un composto in altri di solito  semplici. La decomposizione termica si ottiene per riscaldamento:

 CaCO3(s) ® CaO(s) + CO2(g).

 

DECONTAMINAZIONE 

Allontanamento di materiale radioattivo da luoghi od oggetti contaminati. Il termine è anche esteso alla rimozione di elementi e composti nocivi da siti soggetti a contaminazione chimica. 

Decontaminazione da materiale radioattivo. L'installazione  e il funzionamento dei centri nucleari sono regolati da apposite norme e leggi onde ridurre al minimo gli effetti dannosi della contaminazione. Negli impianti nucleari esistono pertanto attrezzature per la decontaminazione delle apparecchiature di laboratorio, degli edifici e degli indumenti. La decontaminazione degli oggetti viene effettuata immergendoli direttamente in serbatoi che contengono sostanze decontaminanti: l'operazione può essere effettuata per successive fasi, ossia dapprima pulendoli, ad es. con un aspiratore, poi lavandoli ripetutamente con varie soluzioni decontaminanti. Gli agenti decontaminanti (chelanti, solventi, acidi, alcali) devono poter impregnare rapidamente e completamente le superfici contaminate nonché essere in grado di combinarsi con gli ioni contaminanti (radioattivi) per formare complessi facilmente eliminabili, infine devono corrodere il meno possibile la superficie dell'oggetto. La decontaminazione dell'aria viene effettuata mediante filtrazione, quella dell'acqua mediante flocculazione, precipitazione, scambio ionico ed evaporazione. Il personale, dopo essersi liberato degli indumenti, viene sottoposto a docce calde e a lavaggi con particolari saponi o miscele ossidanti.

 

DEFLAGRAZIONE

Esplosione consistente in una combustione molto rapida, ma progressiva. La  deflagrazione è uno dei modi con cui si decompongono gli esplosivi. È una combustione che avviene con celerità crescente col crescere della pressione e col diminuire della densità dell'esplosivo. La velocità di combustione può essere regolata, in relazione agli effetti che si vogliono conseguire, modificando la granitura dell'esplosivo. Nella deflagrazione l'esplosivo esercita un'azione graduale e progressiva quale è quella di lanciare un proietto o di imprimere il moto a un razzo o missile. Durante la combustione le fiamme si propagano con velocità che varia da alcuni decimetri a pochi metri al secondo. La deflagrazione è accompagnata da forte emissione di luce e di calore; i fenomeni sonori che si manifestano in una bocca da fuoco all'atto della partenza del colpo sono dovuti a cause estranee alla deflagrazione (espansione dei gas; formazione di miscela tonante).

DEFORMAZIONE ELASTICA
Deformazione reversibile, cioè senza un allontanamento permanente degli atomi (o delle molecole) dalla loro reciproca posizione iniziale. La deformazione risulta proporzionale al carico applicato (legge di Hooke) secondo una costante di proporzionalità rappresentata dal modulo elastico del materiale in esame.

DEFORMAZIONE PLASTICA
Deformazione permanente provocata dallo spostamento di atomi (o molecole) in posizioni reciproche diverse da quelle iniziali. Ciò avviene quando i materiali vengono sottoposti a carichi superiori a quello di snervamento e la deformazione non è proporzionale al carico applicato.

DEIDROGENAZIONE 

Allontanamento di un atomo di idrogeno da ciascuno di due atomi di carbonio contigui, il cui esito é la formazione di un legame multiplo carbonio-carbonio.

 

DELIQUESCENZA 

Fenomeno per il quale il vapore acqueo condensa su solidi molto solubili sciogliendoli a formare una soluzione acquosa di tale solido.

DENARO/DECITEX
Unità di lunghezza di un filo continuo o di un filato, corrispondente al peso in grammi di 9.000 metri (denaro) o 10.000 metri (decitex) del filo o filato stesso.

DENATURAZIONE

Operazione consistente nell'aggiungere a certi prodotti, in particolare alcooli, alcune sostanze che ne rendano impossibile l'uso per altri scopi che non siano quelli industriali, agricoli, farmaceutici. In biochimica per denaturazione si intende l'alterazione, generalmente irreversibile, delle proprietà delle proteine. Avviene a opera di acidi, alcooli, calore, solventi e agenti chimici, luce ultravioletta, agitazione meccanica.

La  denaturazione delle merci viene effettuata per rendere gli alcooli non adatti alla produzione di liquori o di profumi, per i quali esistono elevate tassazioni. Gli alcooli che sono sottoposti a denaturazione sono: l'alcool etilico, metilico, propilico, isopropilico. Le caratteristiche che deve avere una sostanza denaturante sono: gusto e odore sgradevoli; ottima solubilità e impossibilità di eliminazione con ogni metodo industriale economicamente valido (distillazione, filtrazione, ecc.); stabilità; prezzo conveniente. I vari denaturanti usati non possiedono tutti i requisiti richiesti, motivo per cui in Italia si usa un denaturante generale, fornito dallo Stato, composto da una miscela di idrocarburi, oli di acetone, basi piridiniche, ecc. Quando per alcuni motivi di ordine tecnico il procedimento di denaturazione con il denaturante generale si rivela incompatibile con le necessità industriali (reazioni secondarie nocive, odore e gusto che rendano inutilizzabile il prodotto finito), il Laboratorio centrale del ministero delle finanze può autorizzare il privato a usare un denaturante speciale, riservandosi la possibilità di variare le proporzioni dei denaturanti per evitare frodi. Le operazioni di denaturazione speciale sono fatte in presenza di agenti di finanza e la miscela deve essere agitata per ottenere la perfetta omogeneità: questi alcooli non possono però circolare liberamente sul mercato e devono essere utilizzati sul posto; le industrie che utilizzano alcooli con denaturanti speciali possono essere autorizzate a recuperare e rigenerare gli alcooli residui. La legge italiana esonera dall'imposta di consumo gli alcooli denaturati utilizzati per scopi particolari (riscaldamento, illuminazione), per usi industriali (pitture, vernici, esplosivi, solventi, ecc.), per disinfettanti.

DENSITA
Rapporto tra massa e volume di un corpo o di una sostanza: d = m/V  (densità assoluta). In pratica si utilizza spesso la densità relativa, espressa dal rapporto tra la densità assoluta della sostanza in esame e quella di una sostanza di riferimento, in genere l'acqua pura a 4°C. La densità dei solidi si misura con particolari recipienti detti picnometri.

DENSITÀ ENTALPICA 

Valore assoluto dell’entalpia di combustione per litro di un combustibile.

DEPURATORE
Impianto dedicato alla rimozione del carico inquinante contenuto in acque di scarico. E’ generalmente costituito da due sezioni principali, ciascuna idonea a un trattamento specifico: - chimico fisico, che provvede con mezzi chimici o fisici ad un pretrattamento delle acque, per es. per la rimozione dei solidi sospesi, per equilibrare l’acidità o l’alcalinità eccessive, per neutralizzare particolari sostanze nocive al successivo trattamento biologico, per aereazione; - biologico, ad opera di microorganismi selezionati che provocano la degradazione delle sostanze organiche, fino a rientrare nei limiti di legge. In genere un depuratore comprende una serie di vasche in cui le acque fluiscono in serie per subire i vari passaggi del processo di depurazione.

DESOSSIRIBONUCLEICO, ACIDO  

Acido desossiribonucleico, macromolecola che viene comunemente indicata con la sigla DNA costituita dalle iniziali del nome inglese, e talvolta con ADN, formata con le iniziali del nome italiano.

 

DESTRINA

Così denominata perché devia verso destra il piano di polarizzazione della luce. Denominazione generica di sostanze amorfe di formula (C6H10O5)nrisultanti dalla degradazione dell'amido o fecola. La  destrina del commercio, miscela di varie destrine, si ottiene trattando la fecola con acido nitrico diluito e scaldando gradualmente sino a 110 ºC. Può essere anche preparata impiegando acido solforico diluito, a 90 ºC, oppure riscaldando l'amido a 160 ºC (amido arrostito o fecola arrostita) o facendo agire la diastasi dell'orzo sulle sostanze amilacee a 70 ºC. La destrina si presenta come una polvere bianca amorfa, igroscopica, solubilissima in acqua, insolubile in alcool. Gli acidi diluiti e la maltasi la trasformano in maltosio. A seconda del modo e della durata della preparazione si possono ottenere l'amilodestrina, identica all'amido solubile che dà colorazione violetta con lo iodio, l'eritrodestrina, che dà colorazione rossa, l'acrodestrina, che non dà luogo a colorazione.

DETERGENZA
E' un settore industriale con un’influenza molto elevata sulla vita di tutti i giorni. Nei paesi industriali il consumo annuo pro capite di detergenti è dell'ordine di 20-30 kg. Una quota dominante di tale consumo è data dai detersivi per indumenti. Nel corso degli anni l'industria della detergenza è stata spinta verso l'innovazione sia da tendenze di mercato (detersivi liquidi o concentrati), sia dalla legislazione per la protezione dell'ambiente (riduzione del contenuto di fosforo, biodegradabilità, etc.). Costituente fondamentale di qualunque detersivo è il tensioattivo. A seconda della tipologia dell’utilizzatore si parla di detersivo domestico, per collettività, per uso industriale.

DETERSIVO  

Sostanza capace di sciogliere lo sporco dei tessuti, degli oggetti metallici ecc. Tra  i detersivi hanno assunto sempre maggiore importanza quelli sintetici. Industrialmente la loro data di nascita risale al 1930, anno in cui furono prodotti gli alchilsolfati, benché parecchi anni prima fossero state sintetizzate altre sostanze a potere detergente. Il loro consumo per usi industriali e domestici ha raggiunto e superato i 2/3 della produzione totale dei detersivi (naturali e sintetici). La sostanza chimica detersiva è costituita da una catena preferibilmente alifatica, con caratteristiche idrofobe e un gruppo idrofilo. I detersivi sintetici si possono dividere in tre grandi categorie: 1. Detersivi anionici, i più importanti, così detti perché, posti in soluzione acquosa, si ionizzano, assumendo una carica negativa sulla parte organica della molecola. I tipici rappresentanti sono gli alchilarilsolfonati e gli alchilsolfati. I primi sono prodotti per reazione del benzene in presenza di un adatto catalizzatore acido con una olefina, ad es. il cosiddetto dodecene. Si ottiene un dodecilbenzene che, trattato con acido solforico e poi con soda, dà origine all'alchilarilsolfonato. I secondi, di formula generale

R-O—SO3Na, si ottengono per trattamento, con acido solforico e soda, di olefine con numero di atomi di carbonio compreso tra 8 e 18. 2. Detersivi cationici, così detti perché la catena della molecola del detersivo posto in soluzione acquosa assume carica positiva; un rappresentante è il cloruro di cetilpiridinio. Questi detersivi sono particolarmente usati nell'industria tessile e hanno proprietà fungicide. 3. Detersivi non ionici, che non si ionizzano in soluzione acquosa, sono ottenuti per condensazione dell'ossido di etilene o di propilene con un alchilfenolo. Molti tipi sono ottenuti variando l'alchilfenolo. La sostanza detersiva non è mai usata pura ma sempre in unione a cariche, per diminuirne il prezzo, e a coadiuvanti, per conferirle proprietà particolari. I coadiuvanti possono essere inorganici, come argille o sali alcalini, già di per se stessi detergenti ed emulsionanti, o organici, come terpinolo, eteri, acido lattico, ecc. Svariate sono le teorie per spiegare l'azione dei detersivi; le più note si rifanno alla possibilità di imbibimento, alla tensione interfacciale, alla carica elettrica, al potere schiumogeno. I detersivi vengono usati nel bucato, nel lavaggio di stoffe delicate, nella pulizia dei tappeti, degli apparecchi sanitari, dei vetri, degli specchi, delle stoviglie, ecc. Vengono posti in commercio sotto forma di polveri o di soluzioni.

 

DETONANTE

Esplosivo che si decompone con detonazione; manufatto confezionato con tale tipo di esplosivo. Gli  esplosivi detonanti, o semplicemente i detonanti, hanno la caratteristica di decomporsi esclusivamente mediante detonazione anche se privi di intasamento; sono impiegati unicamente per l'innescamento degli altri esplosivi. In piccolo peso riuniscono una grande quantità di energia; hanno elevata sensibilità esplodendo per urto (percussore), fiammata (miccia), incandescenza (resistenza elettrica); vengono usati sempre in piccole quantità da soli oppure in miscela, rinforzando eventualmente la loro azione con detonatori. Sono detonanti i clorati, i perclorati, i fulminati e gli azoturi; fra essi il fulminato di mercurio e l'azoturo di piombo sono quelli di più conveniente impiego.

 

DETONAZIONE (reazione esplosiva)

Fenomeno complesso che si manifesta allorché la reazione esplosiva di una sostanza avviene con velocità grandissima e con sviluppo quasi istantaneo di pressioni assai elevate che generano notevoli effetti sonori ed effetti meccanici di rottura e di demolizione. Gli studiosi sono concordi nell'ammettere che la violenza del fenomeno della detonazione non può spiegarsi con una semplice combustione anche trasmessa con grandissima rapidità e nel ritenere vera l'ipotesi dell'onda esplosiva formulata nel 1883 dal chimico francese Berthelot. Quest'ultimo asserì che, a differenza della deflagrazione che è fenomeno solo chimico, la detonazione è fenomeno chimico-fisico dovuto all'alternarsi di rapidissime trasformazioni di energia cinetica in calore e di calore in energia cinetica e così via. Tali trasformazioni generano un'onda esplosiva che si trasmette con estrema rapidità a tutta la massa con vibrazioni che sono in diretta dipendenza della composizione chimica della sostanza e sono simili, ma non identiche, alle onde sonore. Ciò spiega perché per ottenere la detonazione non basta innescare l'esplosivo con una semplice accensione, ma occorre produrre nella massa un'onda esplosiva affinché, sotto tale forma di reazione, se ne provochi la decomposizione. In tal modo l'energia cinetica d'urto si trasforma in calore (fenomeno fisico) che dà luogo al propagarsi della decomposizione dell'esplosivo (fenomeno chimico) che crea un nuovo urto. La detonazione sarà tanto più rapida e più energica quanto più denso e più compatto è l'esplosivo. La detonazione delle miscele gassose dipende solo dalla loro composizione chimica, non dalla pressione iniziale della miscela. La teoria matematica della detonazione e dell'onda esplosiva, basata sulle ricerche di H. Hugoniot, D. L. Chapman ed E. Jouguet condotte dalla fine del  XIX sec. all'inizio del   XX sec., trovò soluzione completa solo durante la seconda guerra mondiale; essa consente di calcolare teoricamente la velocità di detonazione che dipende essenzialmente dalla natura chimica dell'esplosivo.

 

DETONAZIONE (motore a scoppio)

In un motore a scoppio, irregolare combustione della miscela aria-benzina, che si manifesta con il caratteristico “battito in testa”. (Nella fase di detonazione il fronte d'avanzamento della combustione viaggia a velocità di migliaia di metri al secondo, al contrario dei pochi metri al secondo di una normale combustione.)

La  detonazione, fenomeno di notevole complessità provocato da cause diverse, si verifica quando la combustione dei gas, all'interno dei cilindri, è turbata da un'accidentale preaccensione: presenza di “punti caldi” nella testata irregolarmente raffreddata su tutta la superficie e nei quali i residui carboniosi vengono portati al calor rosso nella fase di compressione; incompleta fuoruscita dei gas combusti che formano sacche ad alta temperatura al contatto delle quali la miscela si infiamma già in fase di aspirazione; anormale regolazione dell'anticipo; rapporto di compressione troppo elevato per la natura del combustibile usato. Tra le varie ipotesi formulate sulla natura del fenomeno, una, quella dei perossidi, è la più accreditata: durante la fase di compressione della miscela avverrebbe un'ossidazione del carburante con formazione di perossidi instabili i quali si decomporrebbero in modo quasi istantaneo, quando la temperatura del cilindro si sia innalzata per la combustione in atto. Notevoli perdite di potenza del motore si accompagnano a questo fenomeno. I rimedi sono diversi a seconda della causa che ha provocato il fenomeno: decalaminatura; lavaggio dei gas in modo da provocarne una turbolenza all'interno del cilindro; uso di testate in lega leggera, materiale che ripartisce meglio il calore su tutta la superficie e irraggia con maggiore intensità; correzione del sistema di anticipo automatico di accensione in funzione del carico del motore, ecc. L'aggiunta, infine, di alcune sostanze al carburante (ad es. piombo tetraetile), riduce o sopprime la detonazione se essa era causata dalla natura del combustibile stesso. Da ciò deriva che quanto più il numero di ottani di una benzina è alto, tanto più l'anticipo e il vapore di compressione sono importanti ai fini dell'effetto antidetonante; e anche che la presenza di vapor d'acqua nell'aria comburente regolarizza la combustione.

 

DEVARDA, LEGA DI

Lega costituita da rame (50%), alluminio (45%) e zinco (5%) usata in chimica analitica per la determinazione dell'azoto; in ambiente alcalino riduce l'acido nitrico ad ammoniaca. Deve il nome al chimico italiano Arturo Devarda [Mezzolombardo, Trento, 1859 - Erba, Como, 1944].

 

DIAGRAMMA DI CELLA  

Descrizione della disposizione degli elettrodi in una cella elettrochimica. Si formula scrivendo l'anodo a sinistra e il catodo a destra. Ad es.: Zn(s)|Zn2+(aq)||Cu2+(aq)|Cu(s). Questo diagramma si riferisce alla cella Daniel.

 

DIALISI  

Metodo di purificazione o di analisi fondato sulla proprietà di talune sostanze (cristalloidi) di attraversare più facilmente di altre (colloidi) le membrane dializzatrici. La dialisi, studiata fin dalla metà dell'Ottocento da Thomas Graham, è impiegata per la separazione degli zuccheri e delle gomme, per il dosaggio dell'urea contenuta nell'urina, per la ricerca dei veleni solubili, ecc. e si effettua con un apparecchio detto dializzatore.

 

DIASTASI  

Nome comunemente dato a un enzima estratto dall'orzo germogliato, che trasforma l'amido in maltosio. Nome che in passato designava i fermenti solubili presenti negli organismi viventi, capaci di degradare glucidi, protidi o lipidi, di catalizzare i processi di ossidoriduzione e, più generalmente, di provocare le reazioni chimiche che presiedono alla vita della cellula, fermenti che sono conglobati oggi sotto il termine di enzima. Anche  se l'utilizzazione empirica degli enzimi risale all'antichità (fabbricazione del pane, del vino, ecc.), la nozione di diastasi appare soltanto con Kirschoff (1814) e Mitscherlich (1827). L'amilasi, che idrolizza l'amido in zucchero, fu isolata dall'orzo germogliato da Payen e Persoz, che le diedero il nome di diastasi (1832).

 

DIAZEPAM  

Sostanza del gruppo delle benzodiazepine ad attività ansiolitica e miorilassante.

 

DIAZOICO  

È un procedimento di stampa di tipo fotografico, usato per la riproduzione di documenti e disegni al tratto. Consiste nell'ottenere per copia a contatto la riproduzione di un disegno, eseguito su carta sensibilizzata con sostanze diazoiche che hanno la proprietà di essere decolorate dalla luce, restando inalterate in corrispondenza del tratto; l'immagine ottenuta viene fissata esponendo la carta ai vapori di ammoniaca.

 

DIENE (DIOLEFINA)

Idrocarburo che contiene due doppi legami. Il  nome di un diene è quello dell'idrocarburo saturo in cui -ano viene sostituito da -diene e la posizione dei doppi legami si indica con i due più piccoli numeri corrispondenti agli atomi di carbonio su cui stanno i doppi legami, es. CH2=CHCH2CH2CH=CHCH31,5-eptadiene. I dieni si dividono in: dieni cumulati o alleni il cui prototipo è l'allene CH2=C=CH2; dieni coniugati, costituiti dall'1,3-butadiene CH2=CHCH=CH2 e dai suoi derivati di sostituzione; dieni isolati, nei quali i doppi legami sono separati da almeno un atomo di carbonio. Gli alleni si ottengono dalle a, b-dialogenoolefine con polvere di zinco:

CH2BrCBr=CH2+Zn -> CH2=C=CH2+ZnBr2.

Sono sostanze molto reattive che isomerizzano per riscaldamento in presenza di metalli alcalini ad acetileni o a dieni coniugati e per trattamento con acido solforico diluito in presenza di sali di mercurio danno i chetoni. Fra i dieni coniugati hanno notevolissima importanza industriale l'1,3-butadiene, l'isoprene, CH2 = C(CH3)CH = CH2 e il 2-cloro-1, 3-butadiene CH2 = CHClCH = CH2; essi infatti per polimerizzazione danno elastomeri con caratteristiche spesso superiori a quelle della gomma naturale.

I dieni isolati si comportano di solito come le olefine.

 

DIFENILAMMINA 

Arilammina secondaria di formula (C6H5)2NH. La  difenilammina si prepara industrialmente scaldando in autoclave anilina con cloridrato di anilina. Forma cristalli che fondono a 53 ºC, bolle a 310 ºC; è insolubile in acqua, solubile in alcool e benzene; trova impiego nell'industria dei coloranti e per la stabilizzazione degli esplosivi a base di nitrocellulosa.

 

DIGESTIONE

Procedimento che consiste nel mettere una sostanza in un contenitore che la mantiene, per un dato periodo di tempo, a una temperatura inferiore a quella di ebollizione, a contatto con un liquido solvente o con sostanze reagenti. 

DIGESTORE
Reattore chiuso in cui un materiale organico, costituito da rifiuti solidi o fanghi di depurazione o acque di lavaggio, viene sottoposto all’azione di batteri anaerobici che lo decompongono con formazione di biogas (metano, idrogeno, C02 etc.) eventualmente utilizzabile come combustibile. Nel caso di residui vegetali e comunque non tossici, il residuo solido della digestione anaerobica può essere utilizzato come ammendante agricolo.

DIGITALE 

Farmaco utilizzato in medicina come cardiotonico e preparato dalla digitalina, un glucoside estratto dalla digitale comune. Il farmaco aumenta la potenza della contrazione cardiaca e contemporaneamente rallenta il battito; in questo modo il cuore, pur lavorando più intensamente, gode di maggiori periodi di riposo. Dosi di questo farmaco più elevate di quelle terapeutiche possono essere sufficienti a provocare l'avvelenamento negli esseri umani e negli animali. Le manifestazioni di tale avvelenamento comprendono nausea, diarrea, dolori addominali, irregolarità nel battito e nel ritmo cardiaco ed, eventualmente, anche convulsioni e morte.

 

DILATANZA

Caratteristica di certi tipi di colloidi che, in soluzioni molto concentrate e sottoposte a pressioni crescenti, aumentano la loro viscosità diventando consistenti come dei solidi.

 

DILUIZIONE  

Diminuzione della concentrazione di una soluzione mediante l'aggiunta di solvente.

  

DIMETILCARBATO

Nome d'uso di un derivato del biciclo-[2.2.1]-eptano usato come repellente per insetti. Il dimetilcarbato è stato introdotto negli Stati Uniti nel 1951 soprattutto come repellente per zanzare del genere Aedes, vettori della febbre gialla, e impiegato spesso in miscele con altri repellenti quali il dimetilftalato e il dibutilftalato.

DIMETILCARBONATO
Ha formula OC(OCH3)2. E’ un intermedio reattivo che consente tecnologie di processo più sicure e con minori problemi ambientali. In particolare, può essere considerato un nuovo building block, in grado di sostituire altri agenti metilanti o, in seguito alla sua particolare reattività, di essere utilizzato al posto del fosgene, rispetto al quale è decisamente meno tossico.

DINAMITE 

Esplosivo a base di nitroglicerina. Nel  1867 lo svedese Alfred Nobel scoprì che, unendo il 75% di nitroglicerina (liquido esplosivo pericoloso a maneggiarsi) e il 25% di kieselgur (farina fossile avente qualità di ottimo assorbente), si poteva ottenere una materia plastica esplosiva di facile manipolazione: egli chiamò questo composto dinamite, nome che in seguito venne esteso a tutti gli esplosivi a base di nitroglicerina. Le dinamiti vengono classificate in dinamiti a base attiva o a base inerte a seconda che nella loro costituzione entrino sostanze che partecipano o no alla reazione di esplosione. In quelle a base attiva si utilizza l'eccesso di ossigeno sviluppato nell'esplosione della nitroglicerina sia producendo la combustione di un corpo combustibile (carbone, segatura di legno, idrocarburo), sia completando la combustione dell'esplosivo che costituisce la base (polvere nera, paraffina). Talvolta si aggiungono sostanze ossidanti (clorato o nitrato di sodio o di potassio). Nelle dinamiti a base mista si aggiunge alla dinamite a base attiva una sostanza inerte che assorba tutta la nitroglicerina in modo da aumentarne la consistenza. Le dinamiti contenenti nitrocellulosa gelatinizzata sono tutte a base attiva o mista. Fra queste ricordiamo le gelatine gomme o gelatine esplosive che contengono dal 93 al 95% di nitroglicerina e dal 7 al 5% di cotone collodio, e le gelatine-dinamiti, anch'esse prodotte da Nobel, ottenute gelatinizzando leggermente con poco cotone collodio la nitroglicerina e aggiungendo una miscela assorbente di segatura di legno contenente clorati e perclorati alcalini. La gelatina gomma, nota anche con il nome di dinamite gomma A, è un esplosivo molto potente con effetto dirompente usato per rocce molto dure e nei lavori sottomarini, poiché conserva inalterate le proprietà esplosive anche nell'acqua. Oltre a questi prodotti esistono le dinamiti incongelabili, nelle quali 1/3 o 1/4 della nitroglicerina è sostituito da un peso uguale di “nitroglicol”. Per l'impiego in miniera, nella cui atmosfera si può formare grisù o altra miscela detonante, si fabbricano dinamiti ed esplosivi speciali chiamati esplosivi di sicurezza, quasi tutti a base di nitrato di ammonio. Il metodo di fabbricazione delle dinamiti è il seguente: preparata la nitroglicerina, essiccati ed eventualmente frantumati gli altri costituenti, si procede alla mescolatura, eseguita meccanicamente in apparecchi di tipo variante secondo la natura dell'esplosivo; per le dinamiti gomme e le dinamiti gelatinizzate si usano impastatori.

DIOLEFINA v. DIENE

DIOSSANO 

Etere ciclico con la seguente formula di struttura:

 

È ottenuto per trattamento del glicol etilenico con acido solforico diluito all'ebollizione. È un liquido che bolle a 102 ºC e solidifica a 9 ºC, molto usato come solvente.

DIOSSINA  

Nome d'uso comune che indica la 2,3,6,7 tetraclorodibenzoparadiossina:

 

 

Questo composto chimicamente molto stabile è un sottoprodotto della sintesi industriale del 2,4,5 triclorofenolo; esso ha proprietà altamente tossiche, mutagene e cancerogene. Nel luglio 1976, a causa di un incidente di lavorazione in un'industria chimica lombarda, la diossina è fuoruscita dagli impianti inquinando una vasta area del comune di Seveso, tanto da provocare l'evacuazione della popolazione a tempo indeterminato della zona più colpita.

 

DIPPEL, OLIO ANIMALE DI

Prodotto della distillazione dell'olio di ossa o di corna di cervo contenente basi (anilina, piridina, picolina, lutidina), idrocarburi (benzene e omologhi) e pirroli. Era usato un tempo come insetticida.

 

DIROMPENTE 

Un esplosivo che ha spiccata capacità a produrre lavoro di rottura; è impiegato quale carica di scoppio nei proietti e nelle mine.

 

DIROMPENZA  

Proprietà di un esplosivo che lo rende atto a spezzare i materiali resistenti. La dirompenza di un esplosivo è legata alla rapidità della reazione: più la velocità di detonazione è elevata, più un esplosivo è dirompente. Gli esplosivi dirompenti sono usati soprattutto per le rocce dure.

 

DISACCARIDE

Carboidrato che per idrolisi fornisce due molecole di monosaccaridi uguali o diversi. Nei  disaccaridi due molecole di monosaccaride sono unite tra loro attraverso un ossigeno. Nei monosaccaridi esistono due tipi di legami carbonio-ossigeno: quello alcoolico e quello semiacetalico, quindi il legame attraverso l'ossigeno può formarsi con eliminazione formale di acqua tra gli ossidrili semiacetalici delle due molecole, fra l'ossidrile semiacetalico dell'una e l'ossidrile alcoolico dell'altra o tra due qualsiasi degli ossidrili alcoolici di entrambe. Queste varie possibilità sono indicate dal nome razionale del disaccaride. Se resta libero un ossidrile semiacetalico, il nome termina in -osio; se invece entrambi gli ossidrili semiacetalici sono impegnati nel legame, il nome termina in -oside. Non esistono regole precise per stabilire quale dei due monosaccaridi deve essere considerato sostituente dell'altro, specialmente nel caso in cui entrambi gli ossidrili semiacetalici concorrano al legame, mentre nel caso in cui uno solo dei due fa parte del legame la molecola che lo impegna si considera sostituente dell'altra. I disaccaridi più importanti sono: lattosio, saccarosio, maltosio e cellobiosio.

 

DISMUTAZIONE

Reazione chimica in cui una sostanza si trasforma in altre due in rapporto di ossidoriduzione fra loro. La reazione di Cannizzaro in cui due molecole di benzaldeide per ebollizione con idrossido di potassio concentrato danno una molecola di alcool benzilico e una di benzoato di potassio è una dismutazione.

 

DISPERSIONE

Sistema eterogeneo costituito da più fasi in cui la prevalente è detta disperdente e le altre disperse. Una dispersione macromolecolare è un miscuglio liquido nel quale gli aggregati molecolari danno luogo a particelle solide o liquide di una fase dispersa in una fase liquida e che sono visibili a occhio nudo. Caratteristica  delle dispersioni è che le varie fasi presenti (di solito due) sono eterogenee e che le fasi disperse hanno dimensioni superiori a una certa grandezza. Se la fase disperdente è gassosa, si parla di nebbia quando la fase dispersa è liquida e di fumo se è solida; se la fase disperdente è liquida, si hanno schiume se la fase dispersa è gassosa, emulsioni se è liquida e sospensioni se è solida. Si conoscono anche dispersioni di gas (spugne), liquidi o solidi nei solidi.

 

DISSALAZIONE  

Eliminazione del sale dall'acqua di mare. L'ottenimento  a un costo economicamente conveniente di acqua dolce per dissalazione di acqua marina o di acque salmastre resta un problema tecnologico ancora aperto, legato al costo e al tipo di energia e di impianto. Dei vari sistemi quelli che si sono affermati sono: evaporazione, congelamento, elettrodialisi e osmosi inversa.

Evaporazione. Si  può utilizzare un insieme di evaporatori a multiplo effetto: l'acqua marina, riscaldata con vapore esterno, evapora nel primo effetto (camera) e il vapore condensa nel secondo, cedendo il suo calore ad altra acqua, che evapora andando a condensarsi nel terzo, e così via. Ogni camera si trova normalmente a pressione più bassa della precedente. A Taranto è in funzione un impianto a espansioni multiple; l'acqua di mare, riscaldata intorno ai 70 ºC, entra in una camera a bassa pressione evaporando. Il vapore viene condensato utilizzando come liquido refrigerante la stessa acqua di mare, in controcorrente, mentre l'acqua residua passa attraverso altre venti camere di evaporazione. Per piccoli impianti e in zone molto soleggiate si può sfruttare la lenta evaporazione provocata dal sole: un recipiente a fondo nero contiene l'acqua di mare che evapora, andando a condensarsi su una cupola di vetro o di plastica; le gocce che colano sulla superficie si raccolgono in un apposito canale, prive di sale. L'evoluzione degli impianti a evaporazione ha portato alla progettazione e alla realizzazione di impianti su grandissima scala (1.000-2.000 m³ di acqua dolce prodotta da acqua di mare) abbinati a impianti di produzione di energia elettrica. Tali impianti sono alimentati da combustibili fossili o nucleari (per es., la centrale di Ševcenko in Russia). Ulteriore aiuto nel miglioramento delle prestazioni del processo è stato l'utilizzo di prodotti chimici particolari (per es. a base di fosfati) per ridurre le incrostazioni negli impianti a espansioni multiple. 

Congelamento. Si  utilizzano le classiche tecniche della produzione del freddo per successive espansioni e compressioni. Si spruzza acqua di mare, nebulizzandola, in una camera refrigerata sotto vuoto. L'evaporazione provoca la formazione di cristalli di ghiaccio che galleggiano sulla salamoia. Si lavano i cristalli con acqua dolce e la loro fusione viene sfruttata per raffreddare altra acqua di mare. Si può anche fare evaporare un liquido refrigerato e immiscibile con l'acqua come il butano: il raffreddamento provoca la formazione di ghiaccio.

Elettrodialisi. Si  utilizzano membrane che risultano impermeabili agli ioni di un determinato segno. Poiché gli ioni si muovono per azione di un campo elettrico verso il polo di segno opposto al loro, basta alternare membrane che respingono gli ioni di segno positivo a membrane che respingono quelli di segno negativo per avere tra le membrane degli scomparti in cui si avrà alternativamente eliminazione o concentrazione di sali.

Osmosi inversa. È  basata sul fatto che alcune membrane semipermeabili lasciano passare l'acqua, ma non i sali, applicando forti pressioni all'acqua. Questi processi hanno avuto un enorme sviluppo per effetto del perfezionamento della tecnologia di produzione di nuovi tipi di membrane, molto più resistenti alle alte pressioni e con caratteristiche chimiche non decadenti a breve nel tempo, come accadeva invece per quelle inizialmente usate. In tal modo si è potuto ottenere che gli impianti operassero anche con acqua di mare. Questo tipo di impianti presenta un minor consumo energetico rispetto a quelli classici di tipo termico, anche se il loro costo complessivo resta ancora elevato. Ulteriore elemento di sviluppo è stata l'applicazione di sistemi di recupero di energia cinetica e di pressione dell'acqua ad alta salinità uscente dal processo. Tale recupero viene ottenuto con speciali turbine idrauliche. Questi impianti possono essere usati anche in versione miniaturizzata per la produzione immediata di acqua dolce da acqua di mare, con impiego, ad esempio, nel campo militare oppure in casi di emergenza. Sono impianti che potrebbero risolvere a relativo buon mercato la cronica scarsità di acqua dolce di talune località: ad esempio delle piccole isole, ove il rifornimento avviene ancora tramite nave. Per gli impianti a osmosi inversa si prevede un notevole sviluppo nei prossimi anni.

 

DISSOCIAZIONE

Reazione di equilibrio che avviene quando taluni composti vengono mantenuti in determinate condizioni di temperatura e di pressione in presenza dei prodotti di reazione. Il grado di dissociazione è il rapporto tra il numero di molecole dissociate e il numero di quelle presenti prima della dissociazione. La  dissociazione è un caso particolare di equilibrio chimico e comprende di solito quelle reazioni omogenee o non omogenee in cui un composto si scinde nei componenti. I casi più elementari riguardano la dissociazione provocata dal calore anche se sono note dissociazioni a temperature e pressioni ambienti. Consideriamo per esempio la reazione

CaCO3 -> CaO+CO2

sfruttata per l'ottenimento della calce viva. Se si riscalda a 900 ºC e si lascia sfuggire il biossido di carbonio, si ottiene ossido di calcio (calce viva); se a questo punto si introduce biossido di carbonio e si raffredda, si riforma carbonato di calcio. La reazione può quindi procedere, secondo la pressione del gas, nei due sensi e si chiama pressione di dissociazione la pressione di biossido di carbonio sviluppatosi corrispondente alla pressione atmosferica. Se si riscalda a una data temperatura in un recipiente chiuso in cui sia stato fatto il vuoto, si nota una certa pressione dovuta al biossido di carbonio che si è sviluppato e che viene detta tensione di dissociazione ed è caratteristica di ogni temperatura. Infatti basta eliminare il gas per notare alla stessa temperatura la stessa pressione. 

DISTILLAZIONE, COLONNA DI
Apparecchiatura in cui si realizza il frazionamento dei componenti di una soluzione tramite il flusso in contro-corrente di un liquido e di un vapore, che vanno via via arricchendosi dei composti più pesanti e più leggeri rispettivamente. Componenti principali di una colonna di distillazione sono i piatti, o il riempimento, il condensatore, il ribollitore. La separazione avviene essenzialmente a spese del calore necessario a generare la corrente ascendente di vapore.

DISTILLAZIONE FRAZIONATA  

Tecnica di separazione di miscele complesse di liquidi mediante distillazione reiterata.

 

DISULFIRAM

Nome commerciale del composto con la seguenta formula di struttura:

 

 

È usato nell'industria della gomma come vulcanizzante, in agricoltura come funghicida e in medicina nel trattamento dell'alcoolismo, in quanto inibendo la deidrogenazione enzimatica dell'acetaldeide ne provoca, in seguito ad assunzione di alcool etilico, l'accumulo con effetti sgradevolissimi per il paziente.

 

DITIZONE

Denominazione d'uso del difenilditiocarbazone, sostanza di colore verde, di formula C6H5-N2- C(S) — NH-NH-C6H5, usata per il riconoscimento qualitativo del rame, perché in presenza di ioni di rame bivalente assume una caratteristica e molto intensa colorazione viola.

 

DIVINORINA 

Sostanza di struttura terpenoidica isolata dalla menta messicana (Salvia divinorum). La formula di struttura è la seguente:

 

 

Si  tratta del primo esempio riscontrato in natura di terpenoide dotato di azione allucinogena, che costituisce il principio attivo della Salvia divinorum, le cui foglie sono usate dagli Indios Mazatechi della regione di Oaxaca (Messico) per produrre bevande allucinogene utilizzate a scopi rituali.

DNA
Acronimo dell'acido deossiribonucleico. Composto chimico organico di struttura molecolare complessa che serve a codificare i dati genetici. La sua struttura (descritta da Crick e Watson nel 1953) è una doppia elica costituita da una coppia di macromolecole lineari (polinucleotidi) costituite da migliaia di monomeri (nucleotidi). Qui si può vedere la figura originale con la struttura della doppia elica proposta da Crick e Watson.

DOCIMASIA  

Insieme dei metodi per determinare, su campione, le percentuali dei metalli utilizzabili di un minerale o di un miscuglio artificiale. Oggi si dice preferibilmente analisi quantitativa.

 

DOPAMMINA  

Denominazione corrente della 3,4- diidrossifenetilammina, sostanza del gruppo delle catecolammine presente negli organismi viventi e dotata di azione vasocostrittrice. Viene usata nella terapia dello shock da collasso circolatorio, quale agente vasocostrittore, al posto delle altre catecolammine perché aumenta il flusso renale e presenta minori effetti collaterali. Se somministrata come tale non supera la barriera ematoencefalica; ai pazienti si dà quindi il suo precursore L-DOPA che nel cervello viene trasformato in dopammina.

 

DORATURA

Arte e tecnica mediante la quale oggetti metallici o non metallici vengono rivestiti di una lamina o di un deposito d'oro o di una sostanza che ha l'aspetto dell'oro. La  doratura era nota in Egitto e presso Greci e Romani, che se ne servirono per impreziosire mobili, armi, statue, vasi; fu largamente usata nel medioevo in pittura per le aureole dei santi e per i fondi di icone, manoscritti, tavole, affreschi e fregi; in seguito l'uso divenne sempre più raro. L'oro poteva esser messo sui fondi, preparati con bolo d'Armenia o con mordente, in fogli molto sottili, oppure poteva esser macinato in polvere finissima, variamente diluito e poi steso sull'oggetto. Nota la ricetta per doratura contenuta nel Libro dell'arte di Cennino Cennini. Ancora molto usata in oreficeria, la doratura si effettua applicando sull'oggetto, preventivamente decapato, un impasto di gesso e di colla; quindi si pone a piatto la foglia d'oro perché aderisca fortemente; successivamente si procede all'assottigliamento con il burnitoio.

In senso più lato, la doratura serve per proteggere superfici che devono resistere all'ossidazione a temperatura ambiente o a caldo, oppure all'attacco di sostanze corrosive; è usata anche per impreziosire oggetti di metallo di poco valore. Questo perché l'oro resiste bene all'azione degli agenti atmosferici e di molti reagenti chimici, inoltre non si appanna facilmente e conserva in generale una buona lucentezza. La doratura è perciò diffusa in bigiotteria, nella costruzione di particolari per contatti elettrici e per apparecchiature chimiche, nella fabbricazione di orologi, posate, ecc. Prima della messa a punto delle tecniche elettrochimiche, la doratura veniva eseguita esclusivamente a fuoco o per placcatura. Il primo processo, adottabile solo con i metalli, consiste nello stendere sulla superficie dell'oggetto un amalgama di oro e mercurio; sottoponendo l'oggetto all'azione del calore, si provoca la volatilizzazione del mercurio mentre l'oro resta fissato. Il secondo processo, eseguito a freddo, è quello tuttora usato in oreficeria. Un altro processo usato solo per il rame e le sue leghe consiste nell'immergere l'oggetto in una soluzione di sale doppio di oro e sodio (doratura al guazzo). Industrialmente la doratura viene oggi effettuata soltanto per via elettrolitica: su rame, argento e nichel può essere eseguita direttamente; sui metalli ferrosi deve invece essere preceduta da ramatura. I bagni galvanici usati sono quello acido, a base di cloruro di oro, e quello alcalino, al cianuro doppio di oro e potassio o sodio (di uso più frequente e con una concentrazione in oro da 2 a 10 g/dm³). A seconda del colore del deposito di oro che si vuole ottenere, si aggiungono al bagno sostanze metalliche varie (cadmio per la doratura verde, rame per la doratura rosa); gli anodi usati sono di platino, o di grafite, o anche d'acciaio inossidabile 18/8. Nei casi in cui la doratura deve avere anche funzione protettiva, si può realizzare un forte spessore di deposito ricorrendo a due bagni, il primo di carica, il secondo di colorazione.

La concentrazione in oro del rivestimento viene sovente espressa in carati: il rivestimento d'oro puro ha un titolo di 24 carati. Anche il vetro e il legno possono essere dorati; per il primo si procede alla metallizzazione sotto vuoto oppure alla placcatura del vetro a incipiente rammollimento con lamine sottilissime d'oro; di uso più comune è l'applicazione a freddo di vernici cui segue un trattamento termico. Per il secondo si usa la doratura alla pasta consistente nel decorare o rivestire l'oggetto con una sostanza pastosa che porta in sospensione oro o prodotti orosimili.

DUREZZA
Proprietà dei materiali solidi, collegata alla forza dei legami interatomici o intermolecolari. Si esprime in termini di resistenza che il materiale oppone alla penetrazione.

DUREZZA DELL'ACQUA

Quantità di sali di metalli alcalino-terrosi, in particolare bicarbonati e solfati di calcio e di magnesio, presenti in soluzione nell'acqua.

Usa il motore di ricerca!

 

Ritorna alla home page

Ritorna a Introduzione alla storia della chimica

Ritorna a rubrica minibiografie

 


Consigli di lettura

Dizionario di Chimica e Chimica Industriale

Storia della chimica

Chimica, multinazionali alimentazione

Premi Nobel per la Chimica

Chimica e Immagini Sistema Periodico

Chimica, Epistemologia, Etica La chimica di Primo Levi

Chimica e Humor