Theatrum Chemicum

Personae: Mario J. Molina

 

 

Mario J. Molina

n. 1943

Premio Nobel per la chimica 1995

con Paul J. Crutzen

e con F. Sherwood Rowland

Premio Nobel 1994    Premio Nobel 1996

 

Mario J. Molina è stato uno dei 110 premi Nobel che hanno sottoscritto l'appello promosso da John Polanyi in difesa della pace e dell'ambiente. Nel punto centrale della dichiarazione dei 110 premi Nobel si legge: "La sola speranza per il futuro riposa nella collaborazione internazionale, legittimata dalla democrazia. È tempo di voltare le spalle alla ricerca unilaterale di sicurezza, in cui noi cerchiamo di rifugiarci dietro ai muri. Dobbiamo invece insistere nella ricerca dell'unità d'azione per contrastare sia il surriscaldamento del pianeta che un mondo armato".

 

Mario J. Molina, una scheda biografica

 

 

Mario J. Molina è nato nel 1943 a Città del Messico, dove nel 1965 si laurea in Ingegneria chimica presso l’Universidad Nacional autonoma de Mexico (UNAM). Decide quindi di proseguire gli studi all’Università di Friburgo in Germania, dove nel 1967 ottiene un dottorato in Fisica chiica. Dopo quasi due anni di ricerca in cinetica delle polimerizzazioni, chiede di essere ammesso a un dottorato negli Stati Uniti. Nel frattempo torna in Messico come docente all’UNAM, dove crea il primo corso di dottorato in Ingegneria chimica. Nel 1968, entra finalmente alla University of California a Berkeley per specializzarsi in Chimica fisica. Nel 1972 consegue il dottorato e nell’autunno del 1973 entra nel gruppo creato a Irvine da F. Sherwood Rowland, pioniere della chimica dell’"atomo eccitato", cioè dello studio sulle proprietà degli atomi con un’eccedenza di energia traslazionale, prodotti dai processi radioattivi. Rowland gli offre un elenco dal quale scegliere una ricerca: quella che più lo intriga riguarda la sorte ambientale di alcuni prodotti chimici industriali molto inerti, i clorofluorocarburi (CFC). I CFC, usati come propellenti per gli spray, nei sistemi di refrigerazione, come solventi ecc., da tempo si accumulavano nell’atmosfera, e all’epoca si credeva che non avessero effetti significativi sull’ambiente.

Tre mesi dopo, Rowland e Molina elaboravano la "teoria dell’impoverimento dell’ozono dovuto ai CFC". Molina svolge una ricerca sistematica sui processi capaci di distruggere i CFC negli strati inferiori dell’atmosfera, ma nulla sembrava in grado di intaccarli. Si sapeva però che i CFC sarebbero finiti a quote abbastanza alte da venire distrutti dalla radiazione solare, e Rowland e Molina si rendono conto che gli atomi di cloro prodotti dalla loro decomposizione avrebbero, per catalisi, danneggiato l’ozono.

Le loro scoperte vengono pubblicate su Nature nel giugno 1974. Seguono anni frenetici, dato che gli autori dell’articolo erano impegnati a informare del problema CFC-ozono non soltanto gli altri scienziati, ma anche i decisori politici e i mezzi d’informazione, l’unica maniera per ottenere che venissero presi provvedimenti per rimediare ai danni.

Nel 1975, Mario J. Molina viene nominato professore alla University of California a Irvine, dove implementa un progetto autonomo per studiare le proprietà chimiche e spettroscopiche dei composti più rilevanti dal punto di vista atmosferico. Nel 1982, sceglie di tornare alla ricerca sperimentale ed entra a far parte della Sezione di Fisica e chimica molecolare del Jet Propulsion Laboratory. Verso il 1985, le sue ricerche si concentrano sulla particolare chimica indotta dalle nubi stratosferiche polari, alcune formate da cristalli di ghiaccio: giunge a dimostrare che le reazioni di attivazione del cloro si producono con notevole efficienza in presenza di ghiaccio nell’ambiente stratosferico polare e a simulare in laboratorio gli effetti chimici delle nubi sopra l’Antartico.

Nel 1989 Mario J. Molina torna alla vita accademica, al Massachusetts Institute of Technology, dove prosegue le ricerche sui problemi chimici globali dell’atmosfera.

Nel 1995 riceve il premio Nobel per la Chimica, insieme a F. Sherwood Rowland e a
Paul J. Crutzen, "per il loro lavoro in chimica atmosferica, e in particolare sulla formazione e sulla decomposizione dell’ozono".

Scheda tratta dal sito Hypothesis

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