Meyer, Julius Lothar

 

 

 

(Varel, Oldenburg, Germania 19.8.1830 - Tubinga 11.4.1895) Fisiologo, chimico e storico della chimica tedesco. Iniziò gli studi con l’intenzione di dedicarsi alla professione medica, per indirizzarsi tuttavia ben presto alla chimica e alla fisica, interessi che condivideva con il fratello, il futuro fisico Oskar Emil (1834-1909). Dovette interrompere gli studi per oltre un anno per ragioni di salute (soffriva di intermittenti e atroci emicranie), ma nel 1851 poté riprenderli presso l’Università di Zurigo, dove ebbe come insegnante = K.W.F. Ludwig, che ebbe una parte fondamentale nell’incoraggiare la conversione degli interessi di M. dalla medicina alla fisiologia. Nel 1853 si trasferì a Würzburg, dove frequentò le lezioni di = R. Virchow e si laureò in medicina l’anno seguente. Sempre meno interessato alla pratica medica, M. volse i propri interessi alla fisiologia e alla chimica fisiologica. Passò quindi all’Università di Heidelberg, dove studiò con = R.W. von Bunsen e = L. Gmelin, studiando i gas presenti nel sangue. A Heidelberg M. ebbe come compagni di studio, tra gli altri, = J.F.W.A. von Baeyer e K.F. Beilstein e frequentò le lezioni di = G.R. Kirchhoff, che lo portarono all’abbandono definitivo della medicina. Fu quindi presso l’Università di Königsberg, dove studiò fisica matematica sotto la guida di = F.E. Neumann e finì con il dedicarsi completamente alla chimica fisica. Nel 1858 M. conseguì il dottorato di ricerca con una tesi sull’azione del monossido di carbonio sul sangue e nel 1859 conseguì la libera docenza in fisica e chimica presso l’Università di Breslavia, dirigendovi da allora il laboratorio di chimica del locale istituto di fisiologia. Nello stesso anno fu raggiunto dal fratello Oskar come insegnante di matematica e fisica matematica. Nel 1866 passò alla scuola di scienze forestali di Neustadt-Eberswalde e nel 1868 si trasferì al Politecnico di Karlsruhe, dove rimase fino al 1874. Nel 1876 fu nominato alla cattedra di chimica dell’Università di Tubinga, di cui fu rettore nel 1894-95. Nel 1882 gli era stata conferita, insieme a = D.I. Mendeleev, la "Davy Medal" da parte della Royal Society di Londra per la sua scoperta della legge periodica degli elementi.

I massimi contributi di M. furono relativi alla chimica fisica e teorica e, in particolare, alla chiarificazione dei meccanismi chimici e delle proprietà fisiche in grado di consentire una classificazione semplice degli elementi chimici. Ma di grande importanza furono anche le sue ricerche in fisiologia. Il suo studio comparato di ossigeno, anidride carbonica e azoto nel sangue dimostrò come il sangue assorbisse ossigeno dai polmoni, trattenendolo in un debole stato di combinazione chimica. Successivamente, M. fu in grado di dimostrare come l’ossido di carbonio fosse in grado di spostare l’ossigeno dal suo stato di combinazione, sostituendosi a esso volume per volume ovvero, accettando l’ipotesi di = A. Avogadro, molecola per molecola. M. non poté o comunque non volle completare questi fondamentali esperimenti, al fine di identificare il costituente del sangue in grado di fissare ossigeno e ossido di carbonio, e la scoperta dell’emoglobina dovette attendere le ricerche di = E.F. Hoppe-Seyler (1864). A Breslavia M. scrisse la sua opera più nota, Die modernen Theorien der Chemie und ihre Bedeutung für die chemische Statik (Le teorie moderne della chimica e il suo significato per la statica chimica, Breslavia, 1864, ried. 1872, 1876, 1883, 1884), opera che fu tradotta in russo (1866), inglese (1888) e francese (1887-89). Fin dalle successive edizioni delle Modernen Theorien M. tenne in grande considerazione la legge di = W. Prout, ipotesi che di per sé costituiva una possibile base di classificazione naturale degli elementi. Del resto, regolarità nei pesi atomici degli elementi erano già state osservate in numerose occasioni da scienziati come = J.-B.-A. Dumas, = J.W. Döbereiner, A.E. Béguyer de Chancourtois, = J.A. Newlands e = M.J. von Pettenkofer. Lo stesso M. riconobbe in seguito i lavori di Döbereiner e di von Pettenkofer come diretti precursori delle sue riflessioni sulle regolarità periodiche negli elementi. Rispetto a tutte queste osservazioni, M. si volse però decisamente a regolarità più generali, in grado di comprendere in linea di principio tutti gli elementi chimici. Per stabilire queste regolarità, M. fece ampio uso della legge di = P.L. Dulong e = A.T. Petit e della legge di Cannizzaro (= S. Cannizzaro), al fine di determinare con sufficiente accuratezza i pesi atomici degli elementi conosciuti in relazione all’idrogeno, il cui peso atomico fissava ad 1. Già nel 1860 M. trovava regolarità che gli consentivano di raggruppare gli elementi in famiglie, caratterizzate da una variazione regolare della valenza. Le tabelle di M. non produssero però uno schema generale per l’errata conoscenza del valore di alcuni pesi atomici. Nel 1864, comunque, aveva sistemato 28 elementi in 6 famiglie chimicamente affini. Nel 1865 = J.C. Galissard de Marignac ottenne un nuovo valore per il tantalio, mentre nel 1867 = H.E. Roscoe rideterminava il peso atomico del vanadio. Con questi due pesi atomici le tabelle di M. si riunificarono in uno schema generale, che fu pubblicato nel 1870, a pochissima distanza dalla prima tavola di Mendeleev (1869). In esso M. aveva collocato 53 elementi in 9 gruppi. M. riconobbe peraltro immediatamente la stretta analogia tra il suo lavoro e quello del chimico russo. Inoltre, mentre Mendeleev era interessato a predire con la sua tavola l’esistenza e le caratteristiche chimiche di elementi mancanti, M. fece del proprio schema un semplice strumento di controllo e di correlazione dei pesi atomici con le proprietà chimiche piuttosto che fisiche degli elementi. Da rilevare anche che M. si interessò alle vivaci discussioni dell’epoca sulla struttura del benzene, cercando di risolvere i problemi lasciati aperti dalla formula di struttura individuata da = F.A. Kekulé von Stradonitz e proponendo a tale scopo una struttura cicloesanica in cui le valenze degli atomi di carbonio lasciate libere dai sei atomi di idrogeno puntavano verso il centro dell’anello. M. studiò inoltre numerose reazioni di sostituzione del benzene, in particolare la nitrazione del benzene e dei suoi derivati. Esaminò gli effetti della temperatura e del solvente sulla concentrazione dei reagenti e, con la sua analisi dei reagenti in grado di facilitare la combinazione con cloro e ossigeno, ebbe una parte importante nel porre le basi per il processo di revisione del concetto di catalisi da parte di = F.W. Ostwald (1894). I suoi studi sugli effetti delle concentrazioni di reagente sulle reazioni chimiche costituirono poi un’importante conferma della legge di azione di massa in precedenza enunciata da = C.M. Guldberg e P. Waage. Da rilevare infine la preziosa opera di M. come storico della chimica. Per la collana Ostwald’s Klassiker der exakten Wissenschaften (Classici di Ostwald delle scienze esatte), M. pubblicò infatti Abriss eines Lehrganges der theoretischen Chemie, vorgetragen von Prof. S. Cannizzaro (Abbozzo di un corso di chimica teorica, tenuto dal Prof. S. Cannizzaro, Lipsia, 1891), tributo all’opera teorica di S. Cannizzaro, e Die Anfänge des natürlichen Systemes der chemischen Elemente. Abhandlungen von J.W. Döbereiner und Max Pettenkofer (Gli inizi del sistema degli elementi chimici. Contributi di J.W. Döbereiner e Max Pettenkofer, Lipsia, 1895).

o Grundzüge der theoretischen Chemie (Fondamenti di chimica teorica), Lipsia, 1890, 18932 (ed. inglese Londra, 1892); Die Natur der chemischen Elemente als Function ihrer Atomgewichte (La natura degli elementi chimici), "Justus Liebigs Annalen der Chemie", 1870.

 

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