Le ciliegie sostituiranno l’aspirina?



A cent’anni dalla sua scoperta l’aspirina avrà, forse tra breve, un temibile competitore come antidolorifico, una pillola a base di ciliegie. E’ la speranza del professor Nair e del suo gruppo della Michigan State University. La ricerca è iniziata dalla constatazione che produttori e lavoratori impiegati in piantagioni di un tipo di ciliegia asprigna, coltivata nel Michigan, con un’alimentazione ricca di ciliegie e di prodotti derivati, sono soggetti ad attacchi di cuore e a malattie cardiovascolari con un’incidenza molto bassa rispetto alla media statunitense.
Nelle regioni interessate alle piantagioni, all’inizio degli Anni 90, furono fatte indagini sistematiche da cui risultò in modo evidente una relazione tra diminuzione di attacchi di cuore e consumo di ciliegie. A questo punto Nair decise di iniziare la sua ricerca sui composti isolati dalle ciliegie del Michigan, con la convinzione che la maggior parte degli stessi fossero contenuti anche in altri tipi di ciliegie.
Dai risultati ottenuti i ricercatori statunitensi hanno dedotto che le sostanze responsabili degli effetti antidolorifici attribuiti alle ciliegie siano principalmente antociani. A questa classe di composti appartengono le specie che conferiscono la colorazione, da rosso-arancio a rosso, a vari tipi di frutta e di fiori. Dal punto di vista chimico gli antociani sono sali, di solito cloruri, in cui gli ioni positivi sono colorati ed hanno la struttura base del benzopirilio, a cui sono legati gruppi ossidrilici ed una o due molecole di uno zucchero che è generalmente glucosio. Le diverse posizioni in cui si trovano i gruppi sostituenti differenziano gli antociani gli uni dagli altri.
Prove di laboratorio in vitro hanno dimostrato che diversi antociani, isolati dalle ciliegie, sono inibitori efficaci dei due enzimi cicloossigenasi 1 e 2. La modalità di azione di questi antociani non è ancora nota in tutti i dettagli, ma è provato che l’effetto antidolorifico è correlato, come per l’aspirina, ad una riduzione nei livelli di prostaglandine dovuta all’inibizione degli enzimi cicloossigenasi 1 e 2. Ciò rende gli antociani potenzialmente utili come farmaci antinfiammatori per artrite e gotta, dove il dolore è associato al rilascio di prostaglandine a seguito di un danno ai tessuti. Per idrolisi con acidi o per azione di fermenti gli antociani liberano lo zucchero e formano gli agliconi corrispondenti. Questi ultimi composti, detti antocianidine, si sono dimostrati efficaci contro il dolore in dosi inferiori ad un decimo del principio attivo dell’aspirina. Le antocianidine possono, perciò, essere considerate super-aspirine, e la loro efficacia può essere attribuita alla selettività elevata del processo di inibizione unicamente nei confronti della cicloossigenasi 2, mentre non esercitano azione inibente verso l’enzima 1, fatto positivo in quanto un’inibizione della cicloossigenasi 1 può avere effetti collaterali indesiderati e causare disturbi di stomaco e, a lungo termine, anche forme di ulcera.
Il gruppo di ricerca ha scoperto che, oltre a possedere proprietà antidolorifiche, diversi antociani sono molto efficaci in vitro, insieme ad altri composti presenti nelle ciliegie appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, nell’impedire l’ossidazione dei lipidi. Sono, quindi, in grado di prevenire un danno irreversibile a componenti fondamentali delle membrane delle cellule. Questa attività antiossidante degli antociani, più spiccata di quella delle vitamine E e C, può quindi esercitare un ruolo importante anche nella prevenzione di alcune forme di cancro. Una conferma deriva dalla constatazione che quantità abbastanza grandi di certe sostanze contenute nelle ciliegie, in particolare antociani, aggiunte alla carne durante la cottura riducono fortemente la formazione di ammine aromatiche eterociliche che sono sostanze con attività cancerogena.
La richiesta di brevetto del gruppo dell’Università del Michigan è indirizzata alla produzione di un farmaco. Il processo consiste nell’eliminazione di zuccheri e acidi dalla polpa delle ciliegie e nella successiva trasformazione in pillola della restante parte. Le pillole, contenenti da 12 a 25 milligrammi di sostanze attive, dovrebbero avere un’efficacia molto simile a quella delle compresse di aspirina. L’arrivo sul mercato Usa è previsto entro la fine dell’anno.

Gian Angelo Vaglio
 

Articolo estratto dal sito http://sanita.poliedra.it/archivio/1999/giugno.99/1giu_99.htm, e a sua volta estratto dal sito del quotidiano La Stampa.

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