XX SECOLO

Dall'inizio del XX secolo fino ai giorni nostri, la magica compressa è diventata di uso comune quale sollievo del dolore.
Nel frattempo vengono però scoperte nuove e diverse capacità terapeutiche, come nelle malattie infiammatorie, nell’artrite reumatoide e l’osteoporosi, nella prevenzione degli attacchi di cuore, nella protezione dell’apoplessia e della trombosi venosa, quindi un farmaco di semplice composizione che svolge una funzione analgesica e terapeutica che va dal mal di testa alla sciatica, dal mal di denti alle nevralgie fino agli usi dinanzi menzionati.

Ogni anno nel mondo si consumano oltre cento miliardi di compresse di Aspirina; negli U.S.A. ogni giorno ne vengono ingerite quasi 50 milioni. In Italia una stima prudenziale porta a considerare che almeno 5 milioni di persone ne facciano un uso abituale.

Anche i meccanismi d'azione, all'inizio poco conosciuti, sono stati chiariti: la sua azione analgesica e  antinfiammatorio ha a che fare con la capacità di interferire sul metabolismo dell'acido arachidonico, e quindi sul sistema che favorisce la trasmissione del dolore. A questo risultato giunge il farmacologo inglese John Vane negli anni Settanta, che per questa ricerca ha ottenuto, insieme agli svedesi Sune Bengstrom e Bengt Samuelsson, il premio Nobel per la  medicina (1982).

 Ma non è finita! L'acido centenario promette di rivelare ancora inaspettate sorprese: sembra che questo farmaco riduca il  rischio d'infarto del miocardio e dell'ictus e che potrebbe rivelarsi utile come terapia preventiva del cancro dell'intestino, dello stomaco, del pancreas.

Nonostante i suoi cento anni (festeggiati nel 1999), i farmacologi, ancora oggi non giurerebbero di conoscere l’aspirina del tutto, come esclamò il farmacologo inglese Collier:
"il futuro di questa scoperta, si annuncia più promettente del passato."

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