XIX SECOLO: PRIME INDAGINI


Iniziarono nei primi decenni del XIX secolo indagini serrate in punti disparati dell’Europa nel tentativo di ottenere allo stato puro quella che veniva ritenuta la sostanza attiva del salice.

Nel 1828 il professor Johann Andreas Buchner di Monaco di Baviera ne ricavò, mediante ebollizione, una massa gialla che chiamò salicina.

L'anno seguente il farmacista francese Leroux isolò la salicina, principio composto da glucosio ed alcool salicilico in forma cristallina:
30 grammi di "salicina" vengono estratti da 500 grammi di scorza di salice.

Nel 1835, in Svizzera, da un cespuglio selvatico molto comune nei campi si ottiene una sostanza simile: viene chiamata "spirsauro" e qualche anno dopo ci si accorge che è acido acetilsalicilico allo stato puro.

Si deve però, a Raffaele Piria, chimico Napoletano, il merito di aver scoperto che dalla salicina si poteva giungere all’acido salicilico. Piria ne dette comunicazione in due articoli, "Ricerche sulla salicina ed i prodotti che ne derivano" (1838) e "Ricerche di chimica organica sulla salicina" (1845).

Intanto la salicina era stata trovata in diversi vegetali come nei fiori di ulmaria e nell’olio di gualteria (essenza di Wintergreen).

Ed infine, nel 1853 il chimico Charles Frédéric Gerhardt di Strasburgo produsse per la prima volta l'acido acetilsalicilico, in forma tuttavia chimicamente impura e quindi non stabile. Il procedimento di acetilazione risultò così complesso da scoraggiare le aziende farmaceutiche, tanto da ritardare di circa 44 anni il passo successivo.

Al prof. Hermann Kolbe di Marburgo va invece il merito di aver scoperto la struttura dell'acido salicilico e di averlo sintetizzato.

Nel 1874 si poté così avviare la produzione industriale dell'acido salicilico, il cui prezzo era dieci volte inferiore a quello del prodotto naturale.
Questa sostanza aveva tuttavia un gusto sgradevole e spesso aggrediva la mucosa gastrica, costringendo le persone afflitte da dolori a scegliere tra due mali.

Torna alla home page