Storia della Cartografia
Alessandro Bagioli
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Introduzione:
l'interesse per le antiche carte geografiche
Nell'introduzione alla sua fondamentale Storia della cartografia, Leo
Bagrow cita l'episodio emblematico del monaco bizantino Maximos Planudes (1260 -
1310) che, per la gioia di aver scoperto un manoscritto (naturalmente copia) del
Geographia di Tolomeo, celebrò la sua scoperta in versi. Siccome il manoscritto
mancava delle carte, Planudes stesso provvide a disegnarle (seguendo le
indicazioni del manoscritto), e quando ebbe terminato il lavoro, celebrò ancora
l'evento componendo altri versi.
Bagrow dice anche nella stessa prefazione che avendo il sultano Maometto II il
Conquistatore (1430 - 1481), dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, avuta
notizia che nella biblioteca ereditata dai regnanti di Bisanzio era stato
rinvenuto un manoscritto del Geographia mancante della mappa mundi, diede
l'incarico a un filosofo del suo seguito di redarre una tale mappa, attenendosi
strettamente alle indicazioni del manoscritto. Sapeva benissimo che avrebbe
ottenuto una carta obsoleta rispetto ai suoi tempi, ma ciò era precisamente
quello che desiderava: qualcosa che assomigliasse a una carta geografica antica.
E' interessante anche la dissertazione che Bagrow fa sulla etimologia della
parola "carta". Una spiegazione sulla sua origine si rifarebbe, secondo alcuni a
una parola greca che ha il suo equivalente nella voce verbale latina "sculpo (=
"io scolpisco"). Malgrado le carte geografiche antiche siano state
effettivamente scolpite su pietra, sembra che alla parola non sia da attribuire
un'origine proprio così antica, ma piuttosto un'origine associata alla parola
portoghese "cartes", usata per indicare fogli di carta, passata poi tanto nella
lingua spagnola come in quella italiana. La parola latina charta, che passò poi
in tutte le lingue romanze e non, deriva dal greco. La parola Karte fu
introdotta nel tedesco parlato da Laurent Fries, cartografo alsaziano del
Rinascimento. La parola Landcharte incominciò ad essere usata in Germania a
partire dal secolo XVII. I Romani usavano per "carta geografica" la parola
tabula. L'espressione imago mundi, coniata nel Medioevo, è molto espressiva per
una carta geografica. L'espressione mappa mundi, anch'essa di origine
medioevale, era usata dai cartografi per indicare una rappresentazione
geografica del mondo in piano (oggi viene spesso usata impropriamente la parola
"mappamondo" per l'oggetto che i cartografi indicano con "globo". I cartografi
per una rappresentazione cartografica in piano non usano la parola "mappamondo",
ma "planisfero").
L'espressione mappa mundi richiama il fatto che qualche centinaio di anni fa le
carte geografiche venivano realizzate anche su stoffa (= "mappa"). La parola
inglese "chart" è rimasta per indicare soltanto le carte nautiche. Per le carte
geografiche terrestri di tutti i tipi gli inglesi hanno adottato il vocabolo "map".
Perché le carte geografiche antiche sono così desiderate? Essenzialmente per due
ragioni:
• Forniscono un eccellente riferimento per fare il punto su un certo periodo
della storia della civiltà, per il loro carattere di estrema sintetizzazione.
Forniscono una gran quantità di informazioni sulle conoscenze del tempo.
• Sono opere d'arte: in esse è concentrato un notevole sforzo intellettuale.
Certe carte geografiche antiche sono opere d'arte impareggiabili. Tanto per
cominciare, vennero redatte a mano, su pelli di animali o su papiri, e quindi
dipinte. I disegni di abbellimento davano una vivida insostituibile descrizione
di usi e costumi locali. Spesso, nelle raffigurazioni in cui erano aggiunte
delle figure umane, queste rappresentavano, con molta probabilità, le sembianze
dei committenti delle stesse opere, e quindi ci trasmettono anche queste
preziose informazioni. Artisti famosi come Albrecht Dürer e Hans Holbein spesso
collaborarono alla realizzazione di carte geografiche.
Nel 1918 un
pavimento a mosaico venne scoperto in una chiesa nella località transgiordana di
Madaba, che mostrava una rappresentazione geografica dell'antica Palestina,
della Siria e di parte dell'Egitto. Questa scoperta consentì di risolvere
diverse questioni rimaste fino a quel momento indefinite. Ad esempio, il
problema di dove fosse avvenuto l'incontro della Vergine Maria con la madre di
Giovanni Battista: ". . e Maria si levò in quei giorni e si affrettò in
campagna, nella città di Giuda . ." (Luca, 1.39).
Cosa si intendeva per campagna? Si diceva che quando l'arcangelo Gabriele era
apparso a Zaccaria nel Santo dei Santi, Zaccaria era Sommo Sacerdote, e viveva a
Gerusalemme. Ma Gerusalemme non era la "città di Giuda". Alcuni ravvisarono la
"campagna" in Hebron, una località che era stata per un lungo tempo un centro
levitico, mentre altri sostenevano che doveva trattarsi di Jutta. Di tutte le
soluzioni proposte, soltanto quella data dal ritrovamento della mappa di Madaba
venne accettata come definitiva perchè essa mostrava, tra Gerusalemme ed Hebron,
una località chiamata Beth Zachari, cioè "casa di Zaccaria". Gli scavi condotti
sul sito rivelarono le fondamenta di una piccola chiesa, con un frammento di
mosaico contenente il nome "Zaccaria".
Purtroppo la sopravvivevza delle mappe è fortemente problematica, specialmente
per quelle costituite di molti fogli separati. Spesso si ha la ventura di
trovare pagine singole, un tempo facenti parte di atlanti, in ubicazioni del
tutto impensate.
(Nel seguito di queste note, per indicare la voce "carta geografica" useremo in
genere la parola "mappa").
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