Storia della Cartografia
Alessandro Bagioli
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Cartografia romana
Pomponio Mela, scrittore latino del secolo I d.C., di origine spagnola, è
considerato il primo cartografo romano. La maggior parte delle informazioni
geografiche a lui attribuite si rifanno a quelle risalenti ai greci Eratostene e
Strabone. La sua conoscenza di alcuni aspetti del Nord Europa è però migliore di
quella degli scrittori greci (ad esempio è il primo a citare le "Isole Orcadi").
Potrebbe darsi che la sua condizione di cittadino romano lo abbia favorito nel
poter disporre di informazioni geografiche sulle regioni nordiche che stavano
per essere conquistate.
L'opera principale di Mela è intitolata De chorographia, che significa
"geografia regionale", ed è una descrizione, in tre libri, dei paesi del
Mediterraneo, del Nord Europa, e anche di Asia e Africa, regione per regione.

Il mondo secondo Pomponio Mela, ricostruito da Petrus Bertius (sec. XVII)
Non si ha alcuna prova che l'opera fosse dotata di carte geografiche. Mela scrisse agli inizi dell'invasione romana dell'Inghilterra, e quindi le sue cognizioni sulle isole inglesi sono del tutto imprecise.
Affresco romano, 50 d.C.
Si hanno molti
riferimenti che ci dicono dell’esistenza di mappe nell’antica Roma. Diverse
mappe schematiche ci sono state trasmesse, attraverso il Medioevo. Si tratta di
mappe che illustravano i testi di classici latini come le storie di Sallustio,
le satire di Giovenale, i Pharsalia di Lucano, i commentari di Macrobio al Sogno
di Scipione di Cicerone. Perfino prima dell’era cristiana, nel 174 a.C. una
mappa della Sicilia era stata fatta per il tempio di Matuta. Varrone (scrittore
latino del secolo I a.C.) cita una mappa dell’Italia. Quando una colonia veniva
fondata, o un territorio veniva suddiviso, venivano redatti dei piani in duplice
copia, una in metallo o in pietra, da essere esposta pubblicamente, un’altra in
lino, per gli archivi di stato. Ci sono giunti frammenti di marmo di un piano di
Roma fatto fare dall’imperatore Settimio Severo (193 - 211 d.C.).
Sappiamo anche di mappe costruite privatamente, come quella del mondo
conosciuto, fatta costruire dal generale Marco Vipsanio Agrippa (63 - 12 a.C.),
che si suppone basata su misurazioni stradali fatte eseguire su tutto l’impero
dall’imperatore Augusto (27 a.C. - 14 d.C.). Si tratta chiaramente di rilievi a
carattere unicamente militare e non astronomico. La mappa di Agrippa fu
completata nell’anno 20 e dopo la morte di lui, fu esposta al Campo Marzio.
Sebbene delle copie siano state portate ad altre località importanti
dell’impero, non una singola copia è sopravvissuta.
Si è per molto tempo creduto che la mappa di Agrippa potesse essere ravvisata,
magari in una forma revisionata, nella famosa “Tabula Peutingeriana”, così
chiamata dal collezionista Konrad Peutinger (1508 - 1547) di Augsburg.
L’umanista viennese Konrad Celtes, bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I,
trovata la mappa in una biblioteca, la portò a Peutinger, e da allora essa passò
in possesso di costui e addirittura con il suo nome è designata.
Ma studi recenti hanno stabilito che non può trattarsi della mappa di Agrippa
perché non reca alcuna traccia di caratteristiche militari, dando soltanto
evidenza a luoghi di culto, a centri commerciali, ad acque termali, ecc. In ogni
caso, essa non è documento del secolo I ma di un’epoca ben più tarda. Nell’anno
250 venne copiata da un originale del I secolo più grande. Nel 350 venne
migliorata la rappresentazione della costa e vennero aggiunte delle isole. Nei
secoli V e VI vi venne aggiunto l’oceano. In quest’epoca l’influenza di questa
mappa appare nell’opera del famoso Anonimo ravennate. E’ probabile che la forma
definitiva della Tabula Peutingeriana, così come fu ritrovata da Celtes, venne
fissata in questo periodo.
Non conosciamo il nome dell’autore della Tabula. Potrebbe darsi che esso fosse
recato dal primo foglio, oggi mancante, dei dodici originali. Questo perchè
l’Anonimo ravennate (parleremo di costui nella cartografia medioevale) cita il
nome di un certo Castorius come quello della sua fonte, e quindi si potrebbe
pensare che costui sia stato l’autore.
Senza dubbio la civilizzazione romana doveva possedere una buona cartografia. Il
gran numero di strade da manutenere, le numerose guarnigioni disperse ai quattro
angoli dell’impero, gli specialisti misuratori (agrimensores) sono tutti fattori
che indicano una predisposizione a coltivare la costruzione di mappe.
Ma tutto quello che oggi possediamo di cartografia romana è poca cosa: la Tabula
Peutingeriana di cui si è detto, alcune mappe nel Notitia dignitatum Imperii
romani, la rappresentazione di un frammento di Mar Nero sullo scudo di un
soldato romano, schizzi di mappe e istruzioni per rilevatori compilati da
Gromaticus Hyginus.
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