Storia della Cartografia

Alessandro Bagioli


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Strabone e Marino di Tiro

L'illustrazione qui sotto ci dà una ricostruzione moderna del mondo visto dal filosofo greco Strabone, vissuto a cavallo dell'inizio della nostra Era. Egli aveva scritto il suo famoso trattato geografico, Geographia, basandosi sui resoconti dei viaggi compiuti da tanti esploratori, suoi predecessori e contemporanei. Fortunatamente tutti i diciassette libri del Geographia di Strabone ci sono giunti.      

Da essi possiamo trarre una gran messe di notizie sui suoi predecessori, specialmente su Eratostene.

Strabone era nato ad Amasia, sul Mar Nero, all'incirca nel 64 a.C. Compì i suoi studi a Nysa, in Caria, e soggiornò a diverse riprese a Roma. Intorno al 25 a.C. si trasferì ad Alessandria. Malgrado la sua asserzione di aver viaggiato estesamente, gli specialisti tendono a privilegiare l'ipotesi che egli abbia largamente attinto al materiale della Biblioteca di Alessandria, ma il suo viaggio di risalita del Nilo fino alle frontiere con l'Etiopia sembra effettivamente avvenuto. E' probabile che le sue opere geografiche abbiano avuto scarsa diffusione a Roma, perchè non sono citate da Plinio.

Ridusse un poco le dimensioni del mondo abitato rispetto a quelle date da Eratostene: 70.000 stadi in lunghezza (anzichè 78.000) e 30.000 in latitudine (anzichè 38.000). Nei suoi scritti non mancò di volgere la sua attenzione al problema delle deformazioni che nascono nel voler rappresentare la superficie sferica della Terra su un piano. All'uopo suggeriva di ricorrere per quanto possibile a un globo ". . come aveva fatto Cratete . .", raccomandando di costruirlo opportunamente grande, di almeno dieci piedi di diametro.

Marino di Tiro, che fiorì intorno all'anno 120 d.C., può essere considerato il primo a proporre la necessità di un approccio matematico alle proiezioni cartografiche. Né i suoi scritti né le sue eventuali carte geografiche ci sono pervenuti ma si sa che egli sosteneva la necessità di un reticolo di meridiani e paralleli, probabilmente originato da una proiezione cilindrica centrale.

Le nostre conoscenze su Marino sono essenzialmente dovute a Tolomeo, che ci informa, ad esempio, che Marino aveva letto pressoché tutte le opere storiche e geografiche dei suoi predecessori e che aveva corretto spesso i loro errori (presumibilmente errori di collocazione geografica delle località). Tolomeo dice di aver visto le carte geografiche costruite da Marino.

Secondo Tolomeo, la caratteristica notevole delle carte di Marino fu il maggiore dettaglio accordato al mondo abitato, rispetto ai predecessori. Ma Tolomeo dice anche che Marino mancò nell'esercitare spirito critico nelle sue investigazioni scientifiche e che addirittura commise degli errori. Ad esempio, secondo Tolomeo Marino scelse un metodo improprio nel trasporre la superficie sferica terrestre in un piano perchè adottò il sistema di spaziare i paralleli equidistanti tra loro per eguali differenze di latitudine (in parole povere, Tolomeo dice che sulle carte di Marino, la distanza, ad esempio, tra il parallelo di 10º di latitudine e quello di 20º era uguale a quella, ad esempio, tra il parallelo di 30º e quello di 40º) e in ciò Tolomeo ha chiaramente ragione, per quanto sembri strano che uno studioso con una chiara attitudine matematica come Marino, abbia potuto commettere un simile errore.

L'opinione degli studiosi moderni è che quali che siano i rilievi di Tolomeo, le opere di Marino devono essere state di enorme importanza per il suo tempo, e che sicuramente esse devono essere state la base sulla quale Tolomeo costruì il suo imponente contributo geografico.

 


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