PIETRE FILOSOFALI ED ELISIR DI LUNGA VITA

Magia, alchimia e la trasformazione delle sostanze

 

  

 

 

 

 

Se cercate un mago, cercatelo nel ‘500. E’ questo il secolo degli incantesimi, degli alchimisti e degli astrologhi, il secolo in cui la magia raggiunge il massimo della sua popolarità. Agli occhi della gente comune il mondo appariva come un luogo popolato di meraviglie e fatti inspiegabili: forze magnetiche, gemme purissime che crescevano dentro le viscere della terra, radici dalle forme strane e dagli altrettanto strani poteri, illusioni ottiche, comete e animali bizzarri come sirene o serpenti di mare. E a voi non sembrano forse magici una calamita, uno specchio curvo o un’aurora boreale?

 

A quell’epoca si studiavano con lo stesso interesse le bussole[1], le fantomatiche sostanze scioglitutto, la fenice che rinasceva dalle sue ceneri e gli anelli di Saturno. Allo stesso modo non c’era grande distinzione tra scienza e magia: il medico era un po’ mago e il mago un po’ medico. Perfino i grandi padri della scienza come Keplero o Newton coltiveranno con passione discipline misteriose come l’astrologia o l’alchimia... Ve l’immaginate il vostro serissimo prof di biologia che si mette a parlare di forze arcane ed elisir di lunga vita? 

 

 

 

Questo elisir avrebbe dovuto trasformare i "Corpi imperfetti" in "Oro purissimo"

 

D’altra parte l’incomprensibile linguaggio di un medico, farcito di termini latini, arabi e greci, non era molto diverso da quello, altrettanto oscuro, di un alchimista.  E che fosse oscuro non era un caso: solo pochi eletti potevano venire a conoscenza dei segreti della trasformazione della materia! In palio c’erano poteri inimmaginabili, come quello della leggendaria pietra filosofale che avrebbe dovuto trasformare i metalli in oro. 

 

Ma anche senza pietra filosofale c’era chi se ne andava in giro vantandosi di quella e altre meravigliose “trasmutazioni”. Tra gli alchimisti certo non mancavano ciarlatani e truffatori, che giravano le corti d’Europa in cerca di un potente che li riempisse d’oro (questo sì reale!). Offrivano le loro conoscenze di medicina, astrologia, filosofia e mistica, condite da abbondanti trucchi e illusioni per stupire re e cortigiani. A chi si spingeva troppo in là nel decantare le sue improbabili “magie” poteva però finire male, come successe all’alchimista Kelly, che prevedeva il futuro nella sfera di cristallo ma non previde che così facendo sarebbe finito in prigione! Di alchimisti rinchiusi in galera, scacciati dalle città o processati di eresia è pieno tutto il ‘500, così come è pieno di rimedi miracolosi, di polveri magiche o di formule misteriose.

 

Ma l’alchimia aveva anche un lato meno oscuro, ed è grazie a questo che si svilupperà la chimica. La maggior parte delle trasformazioni che gli alchimisti realizzavano erano in realtà semplici reazioni chimiche, e fu per studiare queste che furono compilati i primi preziosissimi manuali in cui si insegnava come distillare, come estrarre un metallo dal suo minerale, come ottenere un vetro o manipolare la polvere da sparo. Le prime nozioni sui cambiamenti di stato della materia e sulla combinazione degli elementi chimici furono ordinate e raccolte proprio dagli alchimisti. E le sostanze che usavano gli alchimisti, così come i loro strumenti e le loro tecniche, in fin dei conti erano le stesse che venivano utilizzate per preparare colori da pittura, profumi e soprattutto farmaci. 

 

 

La descrizione alchemica di una distillazione

 

Così, durante questo periodo, prende piede una nuova e rivoluzionaria medicina basata su sostanze minerali e procedimenti alchimistici (o chimici, se preferite), in opposizione alla medicina classica che faceva uso di erbe. La iatrochimica, così si chiamava la nuova medicina, guadagnò rapidamente popolarità grazie al carisma di Paracelso, il più grande e famoso alchimista di tutti i tempi, e alle malattie terribili che infuriavano nel ‘500. Se la medicina tradizionale si dimostrava impotente di fronte alle spaventose epidemie di peste nera e colera -si dicevano i poveri europei- perché non provare qualcos’altro? Beh, la medicina (e i malati) ne trassero dubbi vantaggi: ai suoi pazienti Paracelso prescriveva sali di mercurio, arsenico e perfino acido solforico! In compenso la iatrochimica fu la chiave per il passaggio dall’alchimia alla chimica. I farmacisti avevano bisogno di manuali per preparare i loro medicinali, e il linguaggio oscuro degli alchimisti adesso era solo un impaccio. L’alchimia si depurò pian piano dei suoi misteriosi simboli, per concentrarsi su quello che era immediatamente utile.

 

 

Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelso (1493-1545)

 

Anche se la chimica moderna nascerà molto più tardi, nel XVIII secolo, gli alchimisti e i loro sogni segreti possono venire considerati i suoi progenitori. In fondo gli alchimisti cercavano un metodo per padroneggiare le trasformazioni della materia: non è forse questo lo stesso obiettivo dei chimici?

 

 



[1] Vedi “L’errore di Cristoforo Colombo e le mappe di Tolomeo”.