L’ERRORE DI CRISTOFORO COLOMBO E LE MAPPE DI TOLOMEO

Bussola, portolani e polvere da sparo: l’esplorazione dei nuovi mondi

  

 

 

 

 

Una delle poche date che, una volta imparate a scuola, non si dimenticano più, è il 1492: nell’ottobre di quell’anno Cristoforo Colombo scopre, senza saperlo, un nuovo continente. 

 

La scoperta del Nuovo Mondo fu, come è noto, frutto di un grosso errore. La circonferenza della Terra calcolata era molto minore di quella reale, Cina e India sembravano quindi facilmente raggiungibili salpando verso ovest. Se le conoscenze geografiche di allora fossero state un po’ più avanzate, state certi che a Cristoforo Colombo non sarebbe mai saltato in testa di affrontare i 20.000 chilometri che separano la Spagna dal Giappone. E in ogni caso nessun re gli avrebbe dato la sua benedizione e tre caravelle per compiere quell’impresa folle!

 

Cristoforo Colombo (1451-1506)

 

Ai tempi di Colombo le carte geografiche e gli strumenti di navigazione erano ancora molto approssimativi, e un marinaio si fidava -non a torto!- più della sua esperienza in fatto di venti e correnti che di quegli strani e complicati strumenti che ingombravano la coperta della sua nave. Per secoli le rotte erano state limitate al familiare e confortevole bacino del Mediterraneo, in cui andavano più che bene i portolani, carte nautiche molto schematiche in cui erano indicate solo le distanze tra i porti della terraferma. Per il resto bastava l’esperienza del capitano, lo scandaglio, l’osservazione delle stelle e la bussola (conosciuta grazie agli arabi già dal ‘200). Lo stesso uso della bussola non era molto scientifico, se si impediva al marinaio addetto allo strumento di mangiare aglio o cipolla per non interferire con le virtù magnetiche dell’ago!

 

 

 

Firma di Cristoforo Colombo

 

Quando gli europei iniziarono a rivolgere la loro attenzione verso ovest -ma ancora prima verso la circumnavigazione dell’Africa- iniziarono i primi problemi. L’Oceano Atlantico aveva acque profonde e correnti sconosciute, le stelle cambiavano la loro posizione o addirittura scomparivano per lasciare il posto ad altre stelle sconosciute. E una volta lasciati alle spalle Spagna e Portogallo la terraferma era solo un ricordo, e i portolani da buttare via. Perfino la bussola sembrava non funzionare più... ah, il vecchio e caro Mediterraneo! 

 

Per fortuna dei navigatori, e dei geografi, durante tutto il ‘200 e il ‘300 c’era stato un vasto movimento di recupero di libri antichi (Umanesimo). La “Geografia” di Tolomeo -un testo classico importantissimo- venne riscoperta e stampata, alla fine del ‘400, in ben sette edizioni. Se pensate che a quei tempi solo un numero piccolissimo di libri venivano stampati, capirete come la sete di nuove conoscenze geografiche fosse grande. Con Tolomeo venne recuperata tutta quella geografia matematica che era stata dimenticata nel corso dei secoli ma rimaneva indispensabile per disegnare carte nautiche e terrestri. Grazie alla “Geografia” fu risolto, per esempio, lo spinoso problema di riportare su una carta (superficie piana) un territorio o una parte di mare (superficie curva). E’ come cercare di rivestire un pallone con un foglio di carta: per quanti sforzi facciate rimarranno sempre delle grinze. Il modo più semplice di risolvere il problema fino a quel momento era stato il mappamondo. E’ ovvio però che più precise erano le informazioni richieste, più grande doveva essere il mappamondo; immaginatevi come sarebbe stato comodo maneggiare una sfera di cinque metri di diametro sul ponte di una nave, magari col mare agitato! In più, i mappamondi erano pregiati oggetti di legno dipinti a mano, vere e proprie opere d’arte costosissime; nessuna persona di buon senso l’avrebbe affidati alle mani del capitano di una nave, ancor meno a quelle di un marinaio.

 

 

Una pagina del libro di Cristoforo Colombo, De insulis in mari Indico nuper inventis, pubblicato a Basilea nel 1494

 

I metodi di geografia matematica presi in prestito da Tolomeo furono velocemente sviluppati, e permisero di tracciare nuove mappe senza eccessivi errori. Vennero poi introdotti nuovi strumenti per individuare con precisione la posizione su quelle stesse mappe, come i quadranti e le balestriglie. Anche il modo stesso di fare i calcoli -così importanti per determinare rotta e posizione- venne rivoluzionato dall’uso dei numeri arabi, molto più comodi di quelli romani. 

Così nel ‘400 iniziò un periodo di audaci esplorazioni che grazie alla polvere da sparo si sarebbero presto trasformate in spietate conquiste, e che imposero il dominio dell’Europa nel mondo per quasi cinque secoli. Anche se, paradossalmente, quelle conquiste europee furono possibili grazie alle scoperte e alle invenzioni di cinesi, arabi e indiani: la bussola, la carta, i numeri e la polvere da sparo. Senza queste, le famose colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra) avrebbero rappresentato ancora per molto tempo una porta verso un mondo ignoto e pericoloso. E dentro le taverne dei porti i marinai europei avrebbero continuato a raccontare agli increduli avventori, con tono di meraviglia misto a timore, degli esseri misteriosi e dei mostri terribili che infestavano i mari dell’Ovest.