LO SPORCO LAVORO DEI BARBIERI-CHIRURGO

La riscoperta dell’anatomia tra autopsie e stampe illustrate

 

  

 

 

 

 

Sicuramente ogni tanto hai pensato: meno male che non sono nato cento anni fa, a quel tempo chissà quante malattie non si potevano curare... La medicina in effetti è avanzata con passi da gigante solo nell’ultimo secolo; prima i suoi progressi erano lentissimi, e guai per chi si ammalava!

 

All’alba del Trecento, per esempio, i malati non se la passavano tanto meglio di mille anni prima. La medicina era ferma più o meno allo stesso punto in cui l’aveva lasciata Galeno, il famoso medico del II secolo d.C. che aveva ripreso e ampliato l’“Hippocraticus Corpus”.[1] Casomai in Europa aveva fatto dei passi indietro: attraverso i secoli gli insegnamenti di Galeno si erano persi nei numerosi passaggi da medico a medico, mentre i testi che li contenevano giacevano semidimenticati nelle biblioteche di qualche monastero. I rimedi erano ancora improvvisati e tutt’altro che scientifici: pensate solo che i liquori vengono introdotti in questi anni come medicine dalle proprietà miracolose. C’erano medici che sostenevano che la grappa tenesse lontane le epidemie, e addirittura facesse rivivere i morti! Grandi ubriacature, al massimo, ma poche guarigioni.

 

 

 

Galeno in un affresco del XIII sec.- Anagni:Cripta del Duomo

 

Finalmente, nella prima metà del Trecento, i testi di Galeno vengono riscoperti e rapidamente inseriti nei programmi delle università europee. La stessa esistenza delle università, nate un secolo prima, permise a quelle teorie di medicina di essere tradotte e ordinate una volta per tutte. Non come succedeva prima, quando erano lasciate alla personale interpretazione dei veri o presunti “dottori”.

 

Tra il 1400 e il 1500 l’anatomia diventa di moda nelle università. In quasi tutti i corsi di medicina vengono eseguite autopsie utilizzando cadaveri “freschi”, per esempio quelli degli impiccati. Le ossa ogni tanto scarseggiavano -era vietato bollire i morti per ottenerne lo scheletro- così si rubavano quelle degli ossari. Cosa non si fa per amore della scienza! La lezione-tipo di anatomia procedeva in questo modo: gli studenti intorno a un tavolaccio su cui veniva sezionato il cadavere, e il professore dall’alto del suo scranno a leggere dal libro di testo il nome di ossa, tessuti e organi che venivano mano a mano estratti dall’assistente. Una lezione tutta dal vivo, quindi (o, meglio, “dal morto”). 

 

Quasi sempre questi assistenti erano barbieri, i chirurghi di quei tempi, ai quali era affidato un lavoro ben distinto da quello del medico. I primi si occupavano dell’“esterno” (carie, ferite da arma, parti, amputazioni, malattie della pelle), il secondo dell’“interno” (febbri, problemi intestinali, disturbi di respirazione e così via). E mentre i medici erano istruiti, rispettati e ben pagati, i barbieri-chirurgo erano numerosi e improvvisati, e imparavano i segreti del loro “sporco” lavoro sulla pelle dei poveri e dei soldati. Ma se non fosse stato per loro, la rinascita dell’anatomia non sarebbe avvenuta così in fretta.

 

Un altro ruolo importantissimo lo giocò la stampa, la cui invenzione risale a questo periodo. La possibilità di avere illustrazioni dettagliate nei libri di medicina facilitò enormemente la diffusione delle conoscenze anatomiche: mica si poteva aprire un cadavere ogni volta che bisognava vedere com’era fatto un cuore o un cervello! All’inizio gli artisti si impegnavano più nella sfumatura di un chiaroscuro che nel riportare l’effettivo numero delle arterie del braccio, ma poi passarono a meticolosi studi anatomici. Gli studi di Michelangelo e di Leonardo da Vinci sono i più alti esempi di questa collaborazione tra arte e anatomia.

 

I progressi dell’anatomia portarono in medicina i primi timidi accenni di uno studio quantitativo (cioè basato su misure e calcoli). Il medico inglese Harvey, per esempio, scopre all’inizio del ‘600 che il sangue non viene prodotto di continuo dal corpo umano -come si pensava allora- con l’aiuto di alcuni calcoli: conta i battiti del cuore, li moltiplica per il volume dei ventricoli, e si accorge che in un giorno dovrebbero essere prodotti centinaia di litri di sangue! Il sangue che scorre nelle vene e nelle arterie -conclude Harvey- è quindi sempre lo stesso, e percorre un circolo. Era stata scoperta la circolazione sanguigna!

 

 

 

Gli esperimenti di William Harvey (1578-1657) illustrati nel suo libro sulla circolazione sanguigna

 

Questo modo di ragionare ricorda da vicino il metodo sperimentale di Galileo,[2] che proprio in quegli anni inizia a diffondersi per l’Europa. Ma a differenza della fisica, che da quel metodo viene profondamente rivoluzionata, la medicina rimarrà ancora per moltissimo tempo legata alla sua tradizione. Preferirà cioè basarsi sull’esperienza dei dottori piuttosto che sui calcoli e sugli esperimenti. Un esempio? Harvey aveva dimostrato che il sangue non veniva prodotto in quantità industriali dal corpo umano, quindi era prezioso. Eppure i tradizionali salassi con le sanguisughe continuarono ad essere usati da dottori e farmacisti fino ai tempi dei nostri nonni. Meno male allora che non sei nato cento anni fa!

 

 

[1] Vedi “Guarire con l’aiuto degli dei (specie della dea Fortuna)”.

[2] Vedi “Osservazioni e esperimenti dell’eretico Galileo”.