Anno accademico 1999-2000

Specializzando: Paola Causone

classe di concorso A 013

 Corso di storia ed epistemologia delle scienze (I modulo)

Docente Prof. Cerruti

LA PENICILLINA

Indice

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1. Introduzione

2. Caratteristiche e proprietà chimico-fisiche

3. Storia della penicillina

4. Le biografie di Ernst Chain e di Howard Florey

 

 

 

 

1. Introduzione

 

Questo elaborato fa una breve descrizione delle proprietà e caratteristiche della penicillina e ne sviluppa la sua storia, considerando il periodo che va dalla sua scoperta (1928) fino ai primi anni dopo la seconda guerra mondiale. Fu, infatti, in tale arco di tempo che si condussero moltissime ricerche su questo antibiotico. Questo grande interesse per la penicillina fu determinato dal fatto che ci si rese sempre più conto dell'importanza che poteva assumere in medicina e dal fatto che bisognasse trovare nuove cure per le infezioni dei soldati in guerra.

La sua scoperta, più che mai fortuita, si può inserire bene, però, in quel filone di studi che, già a partire dalla fine del XIX secolo, aveva interessato gli scienziati: la cura di malattie per mezzo di prodotti chimici. Tali prodotti devono essere capaci di distruggere i batteri nocivi, che si sono introdotti nell'organismo, senza danneggiare i tessuti colpiti da essi. Tra questi possono venire inclusi gli antibiotici, ossia delle sostanze prodotte da muffe o funghi, che sono in grado di impedire lo sviluppo di numerosi germi patogeni. Già nel 1887 lo stesso Pasteur aveva notato che lo sviluppo di batteri che provocavano l'antrace, una malattia mortale che poteva colpire sia i bovini che gli ovini e trasmettersi anche all'uomo, veniva impedito da altri batteri. Egli pensò che questo fatto potesse essere sfruttato nella cura delle malattie.

Si conclude poi il lavoro riportando in dettaglio le biografie di due importanti ricercatori che compaiono nel profilo storico elaborato: Ernst Chayn e Howard Walter Florey. Si deve, infatti, a loro la scoperta del metodo di purificazione della penicillina dal brodo di coltura e la scoperta del suo grande potere antibiotico e, quindi, della possibilità di poterla usare come farmaco sull'uomo,

 

2. Caratteristiche e proprietà chimico-fisiche

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Vanno sotto il nome di penicillina tutti quegli antibiotici che presentano la struttura chimica generale (I) e, quindi, considerabili come N-acilderivati dell'acido 6-amminopenicillico, 6-APA (II).

 

Esistono, quindi, vari tipi di penicillina che possiedono tutti proprietà biologiche e chimiche simili ma differiscono per la composizione della catena laterale (R). Si parla, infatti, di penicillina G, ad esempio, nel caso in cui R sia un gruppo benzile oppure di penicillina N nel caso si abbia come catena laterale il resto dell'acido D-a-amminoadipico. Se presenti sotto forma di acido tutti i tipi di penicillina sono solubili in alcoli, chetoni, eteri e esteri; sono, invece, poco solubili negli idrocarburi aromatici e sono insolubili in quelli alifatici. In tale forma sono, inoltre, moderatamente solubili in acqua dove perdono facilmente la loro attività biologica. Le penicilline, infatti, si presentano generalmente come dei composti relativamente instabili dal punto di vista chimico. Per azione blanda di reagenti alcalini o per effetto dell'enzima penicillinasi, si trasformano nell'acido penicilloico per dare poi luogo, per decarbossilazione, all'acido penilloico. In soluzioni acide diluite subiscono delle reazioni intramolecolari e si trasformano in acidi penillici.

Attualmente sono disponibili numerosi tipi di penicillina utili dal punto di vista terapeutico. Essi, in base alla loro origine, possono essere distinti in penicilline biosintetiche e penicilline semisintetiche. Le prime si ottengono per fermentazione aerobica di appropriati ceppi di Penicillum chrysogenum in presenza degli acidi precursori della catena laterale. L'antibiotico ottenuto si estrae dalla coltura con solventi come l'acetato di amile o di butile a pH acido e si riporta in soluzione acquosa tamponata e poi di nuovo come acido libero nel solvente organico. Il prodotto ottenuto, in forma di sale di sodio, di potassio o di una base organica, come la procaina, prima di essere utilizzato a scopo farmaceutico, è sterilizzato e liofilizzato. Si parla, invece, di penicillina semisintetica nel caso in cui, per produrla, si parta dall'acido 6-amminopenicillanico, ottenuto per scissione enzimatica o chimica della benzilpenicillina. L'acido è poi acetilato per ottenere la penicillina desiderata.

Le penicillina agisce come antibiotico inibendo la sintesi della parete cellulare delle cellule batteriche in fase di crescita. Infatti, essa interagisce con l'enzima transpeptidasi, responsabile della reticolazione del peptidoglicano, un costituente della parete cellulare. Le cellule, prive così di parete, non sono più protette rispetto alla differenza di pressione osmotica fra il loro interno e il mezzo esterno e, quindi, si rompono. L'antibiotico non presenta, invece, nessun effetto sulle cellule quiescenti.

 

3. Storia della penicillina

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La storia della penicillina costituisce un passaggio fondamentale nella comprensione del cambiamento di approccio che scienziati e studiosi hanno tenuto nell'affrontare il problema delle malattie infettive e del loro controllo. La scoperta che la causa di molte malattie infettive era da attribuirsi a diversi microrganismi aveva spostato l'attenzione di molti scienziati sull'immunità acquisita e sulla prevenzione come mezzo migliore di protezione da queste. L'interesse si incentrò, quindi, sul controllo di tali malattie attraverso lo sviluppo e l'utilizzo di vaccini e antisieri. Il primo a dare un approccio molto diverso alla ricerca sulle malattie infettive fu Paul Ehrlich (1854-1915). Egli propose che si potesse usare la chemioterapia (termine coniato dallo stesso scienziato) per combattere queste malattie, ossia che si potessero curare con l'utilizzo di un farmaco preciso, tossico per il microrganismo patogeno. La necessità di incrementare gli studi in campo immunologico e batteriologico fu resa sempre più forte dallo scoppio del primo conflitto mondiale e, quindi, dalla necessità di curare le infezioni diffuse tra i soldati in guerra. Tra gli scienziati che parteciparono attivamente a queste ricerche vi fu anche Alexander Fleming (1881-1955).Egli, infatti, negli anni antecedenti il conflitto mondiale, aveva lavorato nei laboratori batteriologici del St.Mary a Londra e quando lo staff si trasferì in Francia e istituì laboratori in ospedali da campo, per curare le infezioni dei soldati ,anche lui prese parte all'iniziativa. In tali circostanze venne a contatto con infezioni così gravi che lo spinsero a cercare dei composti chimici, seguendo la strada degli studi di Ehrlich, che permettessero di curarle. Ritornato dalla guerra, continuò i suoi studi alla ricerca di un antisettico. Nel 1921 scoprì il lisozima, un enzima presente in molti liquidi corporei che presenta forti effetti antibatterici ma che non funziona in modo efficace contro le infezioni più gravi: La scoperta, che avvalorava però l'idea che le infezioni potessero essere curate attraverso sostanze endogene prodotte dal corpo e, quindi, attraverso una risposta immunitaria del corpo stesso, aumentò il suo interesse verso gli agenti antimicrobici. Fu durante tali studi che, casualmente, scoprì nel 1928 una sostanza che presentava effetti antibatterici e che arrivò più tardi a chiamare penicillina. Egli, infatti, mentre era intento a pulire nel suo laboratorio, fu incuriosito da una piastra di petri con Stafilococchi che era stata inquinata da una muffa. Le colonie di questa muffa, che egli stabilì essere di Penicillium notatum, avevano causato una zona di inibizione della crescita degli Stafilococchi che stavano nelle vicinanze delle stesse. Fleming ipotizzò che la muffa avesse prodotto una sostanza letale per gli Stafilococchi, che era, appunto, la penicillina. Egli presentò il suo lavoro su questa scoperta nel 1929, pubblicando anche un articolo sul British Journal of Experimental Pathology ma le sue ricerche riscossero scarso successo. Tuttavia egli continuò a lavorare su questo particolare tipo di muffa per alcuni anni ma non sviluppò mai quello che poteva essere l'uso clinico della penicillina anche perché non era un chimico ma un batteriologo e, quindi, non fu in grado di arrivare alla sua purificazione. Il suo contributo alla scienza con la scoperta, seppur frutto del caso, di quello che sarebbe diventato un antibiotico di enorme utilità e i suoi studi successivi a riguardo trovarono riconoscimento nel 1945 quando fu insignito del premio Nobel insieme con Ernst Chain e Howard Florey. A trasformare, infatti, quella che per Fleming era rimasta una semplice curiosità batteriologica in uno strumento clinico di importanza immensa e ad aprire la strada per la produzione industriale della penicillina furono due ricercatori che lavoravano all'Università di Oxford. Qui gli studi sulla penicillina ripresero casualmente nei laboratori di patologia pochi anni dopo la sua scoperta. I due ricercatori erano l'australiano Howard Florey (1898-1968) e il tedesco Ernst Chain (1906-1979) che si interessarono di portare avanti, a partire da metà degli anni trenta, delle ricerche sull'importanza dei meccanismi di difesa dell'organismo contro particolari tipi di infiammazioni batteriche. Nel corso di questi studi si puntò di nuovo l'attenzione sul lisozima e si arrivò a purificarlo e a determinarne la natura del substrato. Proseguendo su questa strada Florey iniziò una ricerca sistematica sulle proprietà biologiche e chimiche di alcune sostanze antibatteriche, prodotte dai batteri e dalle muffe. Scoprì che alcune sostanze naturali funzionavano come efficaci antidoti contro i batteri, portando avanti il concetto di antibiosi, già sviluppato da altri ricercatori come Pasteur. Egli insieme ai suoi collaboratori scelse così di lavorare su questi prodotti nelle ricerche che doveva iniziare nel 1938. Durante tali ricerche, Chain, uno dei suoi collaboratori, ritrovò su vecchi articoli la sorprendente scoperta di Fleming e convinse Florey a permettergli di fare ulteriori studi sulla penicillina. I lavori dei laboratori di Oxford si concentrarono, quindi, su questo antibiotico e divennero famosi. Infatti i ricercatori riuscirono, per la prima volta, a produrre e a estrarre abbastanza sostanza, anche se ancora grezza ma già abbastanza concentrata, dal brodo di coltura della muffa. Questo permise di fare degli esperimenti di tipo farmacologico e tossicologico su topi e animali da laboratorio, nei quali era stata iniettata una dose letale di batteri. Si scoprì così il grande potere antibatterico della penicillina. Più tardi si arrivò a definire che la penicillina aveva una "tossicità differenziale" ossia, che, se somministrata in concentrazioni non dannose per l'organismo, era in grado di distruggere i batteri che infettavano quest'ultimo senza che esso subisse dei danni. Si apriva così la strada agli studi per l'applicazione di tale sostanza nell'ambito clinico e, quindi sull'uomo. Ma l'utilizzo di tale antibiotico sull'organismo umano richiedeva di avere a disposizione notevoli quantitativi di sostanza attiva che fosse anche sufficientemente pura. Per questo, dopo la scoperta dell'enorme potere chemioterapico della penicillina, in molti laboratori della Gran Bretagna e degli Stati Uniti si intensificarono le ricerche. L'impulso a incrementare le ricerche su questo farmaco venne anche dallo scoppio di un altro conflitto mondiale. Infatti, nel 1942, vista l'immediata utilità che la penicillina poteva avere per la cura delle infezioni in guerra, due gruppi di ricercatori, uno, quello di Oxford, in cui vi erano, appunto, H.Florey, R. Robimson, W Baker e E.Chain, e uno all'Imperial College di Londra, rappresentato da I. Heilbron e A. H. Cook, ripresero le ricerche sui metodi di purificazione dell'antibiotico. A tali ricerche si interessarono anche industrie chimiche e case farmaceutiche. Tali lavori permisero, nel giro di un anno, di arrivare alla prima formula di struttura che fu proposta nel 1943, di scoprire che, sebbene sia presente una porzione centrale comune, tuttavia sono numerose le varianti di penicillina dovute alla presenza di catene laterali attaccate al nucleo comune e di precisare la struttura con la diffrazione ai raggi X. Chain e Florey, infatti, provarono che la penicillina era un composto chimico con una ben determinata struttura, la quale fu poi dimostrata attraverso le analisi cristallografiche di Dorothy Hodgkin (1910-1994). Ella, dopo quattro anni di duro lavoro riuscì, a determinare la struttura precisa della molecola di penicillina nel 1946. Questa grande scoperta aprì la strada alle successive ricerche sulla sintesi delle penicilline. Vanno ricordati, di questa originale ricercatrice, anche la risoluzione della struttura della vitamina B 12 e la determinazione, nel 1969, della struttura dell'insulina.

Furono poi Florey e Chain i primi ad ottenere la penicillina in forma pura. I loro lavori sull'antibiotico vennero pubblicati per la prima volta nel 1940 e poi in un libro Antibiotics nel 1949. Il metodo adottato per ottenere il composto chimico puro consistette nel coltivare la muffa in uno speciale liquido nutritivo ed estrarre la penicillina, sotto forma di acido, con dei solventi organici anziché con acqua, dove essa, come già accennato, sembrava perdere i suoi poteri antibatterici. Quindi la penicillina si purificò attraverso un processo di ripartizione tra solventi organici diversi, all'inizio associata a diverse forme di cromatografia, scoperte alcuni anni prima da A.J. Martin e Synge. La purificazione fu, quindi, dal punto di vista chimico un processo decisamente delicato dato che la sostanza perdeva la sua attività in soluzioni estremamente acide o alcaline ed era facilmente alterabile dai metalli pesanti .Infatti, le cause dell'insuccesso di precedenti tentativi di purificazione da parte di altri scienziati erano proprio state la forte instabilità delle sue molecole in molti solventi e soprattutto la facilità della sostanza a perdere la sua attività antibatterica.

Da un articolo, dello stesso Chain, uscito sul Ann. Rev. Biochem al termine del conflitto mondiale, che raccoglie tutte le scoperte sulla chimica della penicillina fino a quel tempo, risulta, infatti, che i metodi di purificazione conosciuti e utilizzati per ottenere la penicillina come composto puro erano:

Il fatto di essere riusciti a purificare la penicillina rappresentò un grande passo avanti per i suoi utilizzi terapeutici, reso ancora più importante dal momento che la guerra in corso richiedeva grandi quantitativi di antibiotici per curare molteplici infezioni. Il suo uso iniziale sui pazienti fu accompagnato da numerosi effetti secondari tanto da suscitare dei dubbi sui suoi utilizzi come antibiotico. In realtà si scoprì che tali effetti non erano altro che la conseguenza di alcune impurità, ancora presenti nella sostanza, che scomparivano con una sufficiente purificazione.

Molti risultati dei lavori compiuti negli anni trenta e quaranta in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, furono pubblicati solo al termine della guerra, a causa delle restrizioni date dai governi dei due Paesi. Gli scienziati inglesi, infatti, avevano formato un comitato, consistente di rappresentanti di diversi gruppi di ricerca, e datarono progressivamente gli scritti sulle varie scoperte circa la penicillina, definiti come serie "PEN". Questi invece di essere normalmente pubblicati furono spediti alla segreteria del comitato stesso. Verso la fine del 1943 il Medical Research Council prese il controllo dei lavori sull'antibiotico e diede origine al Comitato per la sintesi della penicillina che rimpiazzò quello precedente. Gli scienziati americani comunicavano, invece, i loro risultati al Committee on Medical Research of the Office of Scientific Research and Developement. A mano a mano che le ricerche procedevano diventava però sempre più evidente che sarebbe stata necessaria una collaborazione tra Stati Uniti e Gran Bretagna dato che una conclusione favorevole delle ricerche avrebbe avuto esiti positivi anche sul piano bellico. Iniziò, quindi, un periodo di intensa collaborazione tra i comitati di ricerca dei due paesi che durò dal 1943 al 1945.

Florey, visto la difficoltà finanziaria della Gran Bretagna per continuare a sovvenzionare gli studi e cercare di aumentare la produzione di penicillina, fu mandato nei laboratori del Dipartimento dell'Agricoltura a Peoria nell'Illinois, presso il Centro di Ricerca Regionale del Nord, per continuare le sue ricerche. In questo periodo i laboratori americani avevano già cominciato ad investigare la produzione di penicillina in colture in superficie e a Peonia la produzione industriale dell'antibiotico divenne un progetto governativo di alta priorità. Le industrie furono fornite di ceppi e sistemi di fermentazione e come terreno di coltura si utilizzò sempre di più un insieme di amido idrolizzato, lattosio e acqua di macerazione del mais; Kluyver e Perquin dimostrarono che era possibile coltivare muffe in colture sommerse e i laboratori di Peonia adottarono questo metodo per la crescita del Penicillium. In questi laboratori si riuscì a isolare anche un nuovo ceppo di Penicillium (Penicillium chrysogenum) che si rivelò più adatto in seguito per la produzione industriale riguardo alla quale si cercarono di ottimizzare i metodi di produzione in modo da incrementare i quantitativi prodotti. In stretta collaborazione università e laboratori privati risolsero i maggiori problemi legati alla fermentazione a al disegno dei fermentatori. La collaborazione tra Stati Uniti e Gran Bretagna incrementò anche le loro potenzialità mediche e portò verso ricerche ancora attuali su nuovi tipi di antibiotici. Nel periodo postbellico le industrie del campo (Merck, Lederle, Hoffmann-La Roche, Glaxo) ebbero notevoli vantaggi dagli sforzi e dalle ricerche fatte durante il secondo conflitto mondiale. Un caso particolare fu rappresentato dalla Koninklinke Nederlandsche Gisten Spriritusfabriek (industria olandese) che prima della guerra produceva solo alcool, lieviti, vitamine e che durante il conflitto vide la sua attività di ricerca ridotta al minimo anche perché molti dei suoi ricercatori si dedicarono alla pianificazione di attività postbelliche. Nel 1943 questi scienziati vennero a conoscenza che una "medicina" di nome penicillina era stata scoperta; dopo aver capito che essa aveva a che fare con la muffa Penicillium cominciarono subito ad interessarsi e a cercare le pubblicazioni di Fleming. Avendo accesso ai ceppi della muffa, che erano stati depositati da Fleming in precedenza al Central Bureau Voor Schimmelcultures a Baarn in Olanda, cominciarono immediatamente ricerche segrete sulla penicillina, senza avere alcun beneficio dalle ricerche che stavano circolando all'estero e riuscirono presto a isolare l'antibiotico in forma pura. La quantità ottenuta fu sufficiente a curare molti pazienti con successo. Nell'inverno del 1944 acquistarono una fiala di penicillina dagli alleati, con il contenuto della quale i ricercatori olandesi provarono che avevano effettivamente isolato la penicillina e non un altro antibiotico. Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale ulteriori sforzi furono fatti per quanto riguardava la produzione di nuovi tipi di penicillina operando sul tipo di ceppo batterico, studiando il ruolo degli enzimi che intervengono nel processo di sintesi dell'antibiotico e intervenendo sul processo biosintetico vero e proprio.

 

 

4.Le biografie di Ernst Chain e di Howard Florey.

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Ernst Chain (1906-1979)

Il primo aspetto importante che sembra subito degno di essere sottolineato, nella sua biografia, è il fatto che fosse figlio di un chimico industriale. Quindi possiamo dedurre che il tipo di studi da lui effettuato sia stato in parte influenzato dagli studi compiuti dal padre e dall'attività messa in piedi da quest'ultimo. Questi, infatti, si era trasferito dalla Russia in Germania per studiare chimica. Qui aveva sposato una berlinese e aveva aperto una ditta di prodotti chimici. Spesso portava il figlio a fare visite agli stabilimenti industriali e al suo laboratorio. Quando morì Ernst aveva solo 14 anni e ereditò la fortuna del padre. Con l'avvento dell'inflazione in Germania, tra il 1923 e il 1924, molte delle ricchezze familiari vennero svalutate ma, tuttavia, la famiglia riuscì a farlo studiare alla Friedrich Wilhelm Universität di Berlino dove si laureò nel 1930 in chimica e fisiologia. Iniziò i suoi studi sugli enzimi in Germania ma, con la salita al potere del nazismo, essendo egli di origine ebraica, fu costretto a emigrare in Gran Bretagna nel 1933. Non riuscì però, negli anni successivi alla salita al potere di Hitler, a portare in salvo anche la sorella, di cui non si seppe più nulla, e la madre che morì in un campo di concentramento. Prima lavorò alla School of Biochemistry, a Cambridge, sotto la direzione di F.G.Hopkins, e, in seguito, si trasferì alla School of Patology di Oxford dove lavorò dal 1936 al 1948 nel gruppo di lavoro di Florey. In questo periodo Chain, come già accennato, lavorò principalmente sulla penicillina. In seguito, insoddisfatto degli scarsi progressi fatti dalla biochimica in Gran Bretagna dopo il secondo conflitto mondiale, si trasferì al Centro Internazionale di Chimica Microbiologica presso l'Istituto Superiore di Sanità a Roma (il primo centro a quei tempi sugli studi sugli antibiotici) dove vi rimase fino al 1964, in qualità di direttore scientifico; da qui si trasferì poi, nuovamente, in Gran Bretagna e lavorò come professore all'Imperial College of Science and Tecnology a Londra. Il suo lavoro in campo scientifico, soprattutto il suo studio sulla struttura della penicillina e i suoi effetti terapeutici trovò riconoscimento quando fu insignito del premio Nobel nel 1945 per la fisiologia o la medicina insieme a Fleming e Florey. A questo seguirono altri titoli e lauree, assegnategli nelle università di tutto il mondo, e tra queste ricordiamo la Legione d'Onore francese nel 1949. Per i suoi meriti nel 1969 gli fu conferito anche il titolo di Sir.

 

 

Howard Walter Florey (1898-1968)

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Tutta la carriera scientifica di questo scienziato si sviluppò attorno a ricerche sul trattamento delle malattie infettive. Il suo maggiore contributo alla scienza, come già in precedenza accennato, furono le ricerche e le scoperte fatte sulla penicillina. Florey nacque ad Adelaide, in Australia, e fu l'ultimo e l'unico figlio maschio della famiglia. Il padre era proprietario di una fabbrica di stivali ed egli frequentò scuole come il St. Peter's Collegiate School ad Adelaide e grazie alle sue buone qualità come studente, riuscì ad ottenere molteplici borse di studi sia durante le scuole superiori e poi anche per frequentare l'Università. Si iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Adelaide nel 1917 e si laureò 4 anni più tardi. In seguito si trasferì in Gran Bretagna a Oxford come Rhodes Scholar e studiò alla Honours Physiology School, sotto la guida del famoso neurofisiologo C. Sherrington. Questi influenzò profondamente il suo punto di vista sulla patologia al punto di fargli considerare così fondamentale, per dei giovani aspiranti patologi, la conoscenza della fisiologia e della biochimica che, quando divenne professore di patologia a Oxford, costrinse tutti i candidati al dottorato a studiare alla Honours School prima di iniziare i lavori sperimentali alla Sir William Dunn Shool. Tra il 1925 e il 1926 trascorse un periodo di studi negli Stati Uniti grazie ad una borsa della Rockfeller Foundation, lavorò, poi, per un po' in ospedale a Londra per poi tornare a Cambridge ed ottenere il dottorato di ricerca. Sempre in quegli anni, nel 1926, si sposò con Mary Ethel Reed, che era stata anche essa una studentessa di medicina all'Università di Adelaide, dalla quale avrà due figli. Mary morirà nel 1967 e Florey sposerà l'anno successivo una sua collega dei laboratori di Oxford. Nel 1931 Florey fu nominato professore di patologia a Sheffield e, quattro anni dopo ,diventò professore a Oxford dove vi rimase fino al 1962 quando diventò rettore del Quenn's College a Oxford. Nel 1944 fu convocato in Australia dal Primo Ministro per fare un rapporto sulla situazione della ricerca medica in tale Paese e da qui iniziarono tutta una serie di contatti con i centri di ricerca australiani che continuarono per tutta la sua carriera. Il modo di operare di Florey fu influenzato da Sherrington e Hopkins. Infatti, egli si trovò spesso tra i più grandi patologi del suo tempo e fu interessato agli studi, attraverso i metodi fisiologici e biochimici, dei cambiamenti funzionali delle cellule che conducono a cambiamenti patologici, piuttosto che alla semplice descrizione morfologica dei tessuti malati. Egli fu anche molto interessato alle strutture delle cellule e fece molto uso del microscopio elettronico per avere maggiori informazioni.

I suoi studi si focalizzano, a partire dal 1930, sulle proprietà antibatteriche del lisozima, scoperto da Fleming nel 1921. Come già accennato, i suoi lavori insieme con Chain portarono all'individuazione dei poteri antibatterici della penicillina, alla sua purificazione e al suo uso per curare gravi infezioni umane durante la seconda guerra mondiale. Dopo un breve periodo di lavoro negli Stati Uniti, al termine del secondo conflitto mondiale Florey ritornò a portare avanti i suoi studi a Oxford, concentrandosi in particolare sulle cefalosporine. Dopo il 1955 ritornò a compiere delle ricerche su esperimenti di patologia e continuò il suo interesse per le strutture e le funzioni dei vasi capillari più piccoli, in relazione al movimento dei liquidi linfatici, e delle cellule nei processi infiammatori. Si interessò, inoltre, alle secrezioni di muco e al suo ruolo protettivo per gli apparati intestinali e respiratori. Il suo interesse poi continuò ad essere puntato ancora sugli antibiotici e sulle cause dell'arteriosclerosi. Questa malattia di tipo cronico, molto diffusa, in cui la lesione dei vasi sanguigni può provocare la trombosi delle coronarie e attacchi celebrali, fu studiata minuziosamente dallo scienziato. Egli cercò di individuarne le cause, allora ancora sconosciute, indagando sui vasi sanguigni nel loro normale funzionamento per cercare di chiarire da qui l'origine della malattia. Insieme ai suoi collaboratori scoprì che il maiale domestico può essere colpito da una forma di arteriosclerosi simile a quella dell'uomo, offrendo così la possibilità di indagare sperimentalmente la malattia. Nel 1967 pubblicò due grandi lavori sulla struttura e le funzioni dei vasi sanguigni delle cellule endoteliali. Dal 1960 al 1965 fu presidente della Royal Society (la più grande carica scientifica in Gran Bretagna) della quale era membro dal 1941. Fu il primo australiano e il primo patologo ad occupare questo posto. Durante la sua permanenza in carica egli istituì il Royal Society Populatio Study Group del quale fu il presidente fino alla sua morte. Per il suo lavoro in campo scientifico fu insignito di numerosi riconoscimenti pubblici e accademici sia dalle università britanniche sia da quelle australiane. Tra i riconoscimenti più importanti che ottenne possiamo citare il premio Nobel nel 1945, con Fleming e Chain, e, sempre nello stesso anno, la Lister Medal of the Royal College of Surgeons, la Compley Medal of the Royal Society nel 1957 e nel 1965 la Lomonosov Medal of the Soviet Academy of Sciences. Egli, inoltre, fu eletto membro del Royal College of Phisycians nel 1951, membro dell'Australian Academy of Science nel 1958 e del Postrgraduate Medical Foundation of Australia nel 1965 e in seguito fu eletto membro anche di altri importanti gruppi di ricerca.

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Ernst Chain , Ann. Rev. Biochem 17, 657-704, (1948)

Dictionary of Scientific Biography (volume 5), Charles Scribner's Sons-New York.

Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, Arnaldo Mondadori Editore Verona, 1980

Enciclopedia Italiana Treccani, Ediz. Rizzoli Milano, 1980.

Libretto allegato ad un fermentatore delle Bioindustrie Mantovane in cui si fa una breve storia della penicillina.

http://clio.cshl.org/public/History/scientists/fleming.html (Biographical Dictionary of Biologists- il sito contiene le biografie di biologi)

http://www.nobel.se/medicine/laureates/1945/fleming-bio.html (Nobel and Museum- il sito contiene le biografie di vari scienziati)

http://www.pbs.org/wgbh/aso/databank/entries/dm28pe.html (People and Discoveries- il sito contiene 120 scritti sulla vita di scienziati del XX sec.)

http://www.pbs.org/wgbh/aso/databank/entries/bmhodg.html

http://www.pbs.org/wgbh/aso/databank/entries/bmchai.html

http://www.msd-italia.com/altre/mono04rice/daglianti.html (Il sito contiene pubblicazioni della Merck con monografie)