Orizzonte vissuto, orizzonte costituito
L'eccellenza dei risultati ottenuti da mendeleev in campo teorico, la stessa
rilevanza da lui assunta nella vita economica della nazione richiedono uno
sguardo più ravvicinato sull'ambiente scientifico in cui il grande chimico
russo maturò il suo pensiero. Questo compito ci è facilitato dalla lettura
delle minute delle riunioni della Società Chimica russa, fondata nell'ottobre
del 1868 (18); vi ritroviamo infatti i nomi ei lavori di un'intera
generazione di scienziati operanti in tutti i campi più avanzati delle
discipline chimiche. Prima di qualsiasi altro va ricordato A. M. butlerow (1828-1886), che proprio nel
1868 si era trasferito dalla natia Kazan a Pietroburgo dove aveva ottenuto la
cattedra di Chimica organica dell'Università.
Legato da stima a mendeleev
(che pure avversava le sue posizioni teoriche), fu uno dei fondatori
della teoria strutturale classica, dando a essa concetti operativi
fondamentali, fra cui quello stesso di struttura chimica (1861). Un altro amico
di mendeleev fu il già ricordato
A. P, borodin, ora più noto perla
sua musica che per i suoi articoli sulla polimerizzazione delle aldeidi;
docente di chimica all'accademiamilitare di Pietroburgo dal 1864, scriveva le
prime note del «Principe Igor» nel 1868, mentre mendeleev stata terminando il primo volume del suo trattato.
Ancora da Kazan arrivavano le corrispondenze di V.V. markovnikov (1838-1904), che in quel periodo stava proponendo
le sue regole di addizione, interpretate a livello elettronico solo sessanta
anni dopo. mendeleev, pur
ricoprendo la cattedra di Chimica generale all'Università, aveva mantenuto
l'insegnamento di chimica organica all'Istituto tecnologico, e in questa
istituzione aveva come colleghi due altri attivi membri della Società Chimica
russa; Friedrich beilstein (1838-1906)
e Victor von richter (1841-1891),
entrambi appartenenti a vecchie famiglie tedesche, stabilitesi da tempo sul
Baltico (sulla figura di beilstein torneremo
fra poco). Da ultimo possiamo citare il giovane N. A. menshutkin (1842-1907), chimico analitico fra i primi a
interessarsi a problemi di cinetica, fu anch'egli amico di mendeleev e a lui toccò l'onore di
leggere il 6 marzo 1869 la prima memoria sul sistema
periodico, data
un'indisposizione dell'autore.
A questo quadro ricco di importanti
personalità va aggiunto un tratto assolutamente peculiare della società russa
del tempo. Se infatti le donne partecipavano in prima linea a tutte le imprese
politiche e culturali più significative dell'intellighenzia russa, dai
movimenti populisti alle attività terroristiche, non c'è da meravigliarsi della
loro presenza in campo scientifico. Nelle minute della Società compaiono una
signora Adelaide lukanin (19) e più volte
una signorina Anna wolkow; quest'ultima
per un suo «esauriente (ausführliche)
lavoro sugli isomeri toluensolfonici ottiene gli applausi a scena aperta di von richter che curava le corrispondenze per i Berichte: «Di tutti questi corpi la
signorina wolkow ha presentato
bellissimi preparati. Ella fa così valere i diritti del bel sesso non solo alla
galanteria, ma anche al riconoscimento delle sue attitudini alla ricerca
scientifica, difficile e faticosa» (20). Anche fra i collaboratori
diretti di mendeleev troviamo una
signora Katharina gutkowskaia, impegnata
fra il 1875 e il 1878 in accurate misure sulla depressione capillare del
mercurio in tubi di vetro (21).
Tutto un simile fiorire non deve però indurre a
presumere un'inesistente compattezza nella comunità scientifica, e tanto meno intorno alla persona di mendeleev. Già si è parlato dei suoi
contrasti con i vertici politici dell'istruzione pubblica, lacerazioni
altrettanto aspre persistevano fra gli scienziati delle due fazioni dette
tradizionalmente 'tedesca' e 'russa'. La divisione risaliva alla fine del regno
di Pietro il Grande, quando fu costituita a Pietroburgo l'Accademia delle
Scienze, modellata secondo i consigli di leibnitz.
Come molte riforme di Pietro e di Caterina (che inaugurò l'Accademia nel
1726), anche questo corpo scientifico, uomini e idee compresi, fu trapiantato
dall'occidente europeo in Russia. Il dominio dell'Accademia sulla vita
scientifica russa durò a lungo, alimentato dalla mancanza di un'adeguata
tradizione di insegnamento (22). Solo all'inizio dell'Ottocento, con
la fondazione di Università nelle province, le cose cominciarono a mutare, ma
la vicenda in cui fu coinvolto lo stesso mendeleev
nel 1880 dimostra la perdurante virulenza dell'opposizione tra l'ala
conservatrice 'tedesca' e l'ala liberale 'russa'. In quell'anno si era resa
vacante la cattedra di Chimica tecnologica presso l'Accademia imperiale delle
Scienze e mendeleev era il
candidato 'naturale', sia per il prestigio internazionale, sia per gli
specifici contributi nel campo delle tecnologie chimiche. La candidatura di mendeleev era appoggiata da butlerow e in generale dal partito
'russo', mentre era duramente osteggiata dal segretario perpetuo dell'Accademia
e dal partito 'tedesco', che aveva come candidato beilstein. Si trattava di due uomini 'opposti' e non solo per
la loro posizione politica: beilstein era
di carattere chiuso, non amava il lavoro sperimentale (questa sembra essere una
delle motivazioni della sua grandiosa compilazione di chimica organica), e non
era popolare fra gli studenti. mendeleev
era aperto a discutere con tutti, contadini e popolani compresi, amava
il lavoro sperimentale anche nelle sue forme più ripetitive, era adorato dagli
studenti che riconoscevano in lui un geniale ed estroso didatta. Ma i tempi
dell'Accademia non erano maturi, ne lo furono in seguito. La candidatura di mendeleev fu respinta con dieci voti
contro nove e l'anno successivo beilstein
ottenne la ambita cattedra, mentre lo scopritore del sistema periódico
non entrò mai a far parte dell'Accademia imperiale.
Pur con le sue contraddizioni l'orizzonte vissuto da
mendeleev era ricco di stimoli,
di motivazioni pubbliche e personali a produrre conoscenza nei più diversi
campi, da quelli contigui all'economia a quelli astratti. È in questo ampio
contesto che mendeleev concepì e
costituì il più vasto orizzonte teorico della chimica classica, questo sistema periódico
degli elementi che a distanza di più di un secolo mantiene intatto il suo
potere ordinatore su tutto l'insieme delle conoscenze chimiche. Come già cannizzaro per la riforma dei pesi atomici
così anche il grande chimico russo fu forzato da un nuovo incarico didattico a
'far chiarezza' su quanto veniva accettato come comune patrimonio scientifico.
Sappiamo che nel 1867 aveva ottenuto la cattedra di Chimica (inorganica)
all'Università di Pietroburgo. Da scrittore infaticabile qual era si accinse subito a
compilare un manuale di chimica generale e inorganica: alla fine del '68 era
pronto il primo volume che trattava la parte generale e gli elementi più
comuni, idrogeno, ossigeno, azoto e gli alogeni. Aveva iniziato inoltre il
secondo volume con i primi due capitoli dedicati ai metalli alcalini (23).
Fino a questo punto l'impianto dell'opera non si staccava dalla tradizione, ora
però mendeleev aveva di fronte il
problema di organizzare l'esposizione di quanto era noto sugli altri elementi
superando il criterio, estrinseco alla materia, dell'ordine di 'importanza'.
Secondo la sua stessa ripetuta testimonianza (24) aveva riportato le
principali caratteristiche di ogni elemento su una scheda e aveva cercato di
metterle secondo diversi Ordini' plausibili, ma solo quando aveva meditato
sull'ordine dato dai pesi atomici crescenti aveva cominciato a intravvedere la
periodicità delle proprietà chimiche e fisiche. Molti ostacoli dovevano però
frapporsi prima che il sistema fosse pienamente accettato dallo scopritore e
cominciasse a produrre esso stesso nuova conoscenza.
Alcune tappe di questo processo sono testimoniate
persino dal materiale pubblicato da mendeleev
in quegli anni. La prima esposizione del sistema, corrispondente alla
comunicazione letta da menshutkin nel
marzo del '69, apparve sulla Zeitschrift
für Chemie. In essa sono assegnati i pesi atomici di 63 elementi (25);
otto valori sono 'sbagliati', ovvero sono quelli correntemente accettati dai chimici
di allora (l'autore aveva già corretto il peso atomico del berillio). Le
vicende successive di questi valori furono alterne, in particolare quello per
il tellurio che nel marzo è 128 (seguito da un punto interrogativo) per
diventare 122 nell'ottobre (26) e riassestarsi a 125 nel dicembre del '70 (27) e
a «125?» nel successivo agosto del 1871, data del grande articolo apparso sugli
Annalen (28). Il tormento
dato da questo numero è chiaro: ostinatamente il tellurio si rifiutava di
precedere lo iodio, così come faceva il selenio con il bromo.
Di diversa difficoltà il problema legato ai pesi
atomici del cerio, del lantanio e del 'didimio'; a questi elementi erano dati
in marzo i valori 92,94 e 95; nella tavola del '70 appare solo il cerio con un
bei punto interrogativo, nella tavola del 1871 i valori saranno 140, 180 e 138
con un vistoso 'errore' per il lantanio (il 'didimio' sarà scisso nel 1885 da welsbach in praseodimio e neodimio). In effetti l'inversione' tellurio-iodio, come più tardi quella argo-potassio,
rimarrà inspiegabile nel sistema di mendeleev,
così come la folla dei lantanidi che 'fortunatamente' era nel 1869-1871
rappresentata solo da quattro membri, i tre già discussi e l'erbio, che
nascondeva in sé altri sei elementi
fra cui lo scandio (29).
La tavola del dicembre '70 è la prima presa di
posizione del chimico russo nel dibattito che la sua pur breve nota del marzo
'69 (nella versione tedesca) aveva suscitato nella comunità internazionale.
Essa è accompagnata nello stringato rapporto di von richter dalle prime precise previsioni di mendeleev su ekaboro, ekaalluminio e
ekasilicio (30)· In una seconda presa di posizione, datata marzo
1871, mendeleev rivendica la
propria autonomia da qualsiasi 'predecessore' (31), cosa per altro
non certo messa in dubbio da Lothar meyer
che anzi aveva citato più volte
il suo collega russo in una breve nota del 1870. In essa aveva discusso la
dipendenza della natura degli elementi dal loro peso atomico, facendo
particolare riferimento alle loro proprietà fisiche il cui variare era
esemplarmente descritto dalla curva dei volumi atomici (32). In realtà il russo, il tedesco (e lo ignorato newlands) avevano lavorato in assoluta
reciproca indipendenza (33). Si giunge così al già citato articolo
dell'agosto 1871, un lavoro di grande ampiezza (quasi cento pagine), la cui
ricchezza conoscitiva ed epistemológica ci richiederà, nella
prossima nota, un'analisi attenta e dettagliata.
Conclusioni
mendeleev fu uno scienziato e un tecnologo: le due 'funzioni' non
furono mai disgiunte, gli stessi 'oggetti' su cui eseguiva accurate misure
chimico-fisiche erano di alto interesse tecnico-economico. Il suo sguardo passò
spesso dai reperti degli strumenti scientifici agli obbiettivi di sviluppo
della Russia di witte; nel quadro
dei programmi di ricerca del chimico russo l'incontro con il sistema periódico rimase solo un episodio, sia pure rilevante, di un itinerario assai
complesso lungo il quale, con pesante ostinazione, egli inseguì ogni traccia
che sembrasse collegare i fenomeni chimici con la massa delle sostanze che ne
erano protagoniste. Alla radice di questa scelta strategica vi è, come vedremo,
l'assunzione (metafisica) di un totale predominio della meccanica Newtoniana anche nel mondo degli atomi e delle
molecole.
Istituto di Chimica fisica dell'Università, Torino.
Bibliografia e note
(18) J. R. partigton: «A History
of Chemistry», vol. IV, Mac- millan, Londra 1964, p. 894.
(19) V. V. richter: «Correspondenz aus St. Petersburg am 27. März», Ber. 5, 328-335 (1872), rif. alla p.
331.
(20) V. V. richter: «Correspondenz aus St. Petersburg am 5/17. April», Ber. 3, 421-428 (1870). citato alla p. 425.
(21)
Rif. (3), p. 4763. A livello più intimo mendeleev fu sempre riconoscente alla moglie Anna per essere
stato iniziato da lei ad apprezzare
le arti figurative.
(22) H. M. leicester: «The history of chemistry in Russia prior to 1900», J. Chem. Educ. 24, 438-443 (1974).
(23) D. C. rawson: «The process of discovery:
Mendeleev and the periodic law», Ann. Sci. 31, 181-204 (1974), rif. alla
p. 190.
(24) D. mendeleef: «Principles of chemistry», vol. II, Longmans, London 1905,
p. 30-31. mendeleev aveva parlato di questo suo
'procedimento di scoperta' sia con brauner
sia con kurbatov.
(25) D. mendelejeff: «Über die Beziehungen der Eigenschaften zu den
Atomgewichten der Elemente», Z. /. Chemie
5, 405-406 (1869).
(26) V. V. richter: «Correspondenz aus St. Petersburg am 17. Oktober
1869», Ber. 2, 552-554 (1869), rif.
alla p. 553.
(27) V. V. richter: «Correspondenz aus St. Petersburg am 6/18. Dezember», Ber. 3, 988-992 (1870), rif. alla p.
992.
(28) D. mendelejeff: «Die periodische Gesetzmässigkeit der chemischen
Elemente», Ann. Supplementbdand 8, 133-229 (1871), rif. alla p. 144.
(29)
Si veda lo schema pubblicato nel rif. (18), p. 909.
(30)
Rif. (27), p. 991. Fra altre inesattezze il rif. (23)
post-data al 1871 la comparsa di questi termini nel linguaggio di mendeleev (alla p. 203). Si tratta di errori
singolari in un lavoro che si picca
di fare della filologia.
(31) D. mendelejeff: «Zur Frage über das System der Elemente», Ber. 4, 348-352 (1871).
(32) L. meyer: «Die Natur der chemischen Elemente als Funktion ihrer
Atomgewichte», Ann. Supplementband 7. 354-364 (1870). Tav. III fuori testo.
(33)
L. cerruti: «La mole. Uno studio
sull'epistemologia regionale dei chimici», CNR, Torino 1984, p. 34-39.
LA CHIMICA E L'INDUSTRIA, V. 66, N. 12, DICEMBRE 1984