L'orizzonte conoscitivo

di D. Mendeleev

- Ambiente culturale e programmi di ricerca (*)

 

 

 

Luigi Cerruti

(* Una conferenza con lo stesso titolo è stata tenuta a Torino il 4 maggio 1984 nell'ambito delle iniziative della Sezione Piemontese della SCI)

 

Cade quest'anno il centocinquantesimo anniversario della nascita di mendeleev, una di quelle occasioni formali che ripropongono agli storici uno dei problemi più sostanziali della loro professione: cosa dire di una vita intera, quale filo seguire nell'intreccio di un'esistenza? Per grandi scienziati si è apparentemente 'facilitati' perché le loro scoperte costituiscono dei fuochi su cui si concentra necessariamente la nostra attenzione, ma è proprio questa 'facilità' che è ingannevole in quanto può indurre a trascurare ogni altro aspetto, riducendo le azioni che vogliamo comprendere ai gesti caricaturali di una maschera. Nel caso di mendeleev il pericolo è fortissimo, perché grandissimo fu il contributo dato quando dimostrò la periodicità degli elementi; cercheremo di evitarlo estendendo la nostra ricerca oltre i confini della memoria più immediata, per venire a porre il chimico russo in un orizzonte conoscitivo più ricco e vario di quello pur fondamentale da lui stesso costituito con la scoperta del sistema periódico. L'indagine che proponiamo si strutturerà in  tre momenti: in questo articolo, dopo un cenno biografico, sarà descritto il complesso ambiente culturale e i diversi programmi di ricerca di mendeleev; una seconda nota sarà completamente dedicata a un'analisi della memoria apparsa sugli Annalen der Chemie nel 1871, il cui contenuto doveva rifondare l'intera chimica inorganica dell'epoca e connetterla (finalmente) con la chimica organica; un terzo e ultimo articolo dimostrerà che la parte più avanzata del pensiero politico di mendeleev si pose come serio ostacolo epistemológico nel contesto del suo stesso pensiero scientifico.

Al servizio del suo paese

Nella biografia di Dmitrii Ivanovich mendeleev (1834-1907) si ritrovano molti dei tratti della Russia del secolo scorso, con i suoi fermenti di vita moderna e democratica, con le sue tensioni verso una industrializzazione segno a un tempo di potenza e di civiltà, con le sue inevitabili contraddizioni. mendeleev nacque a Tobolsk, nella Siberia a ridosso degli Urali, ultimo di una numerosissima nidiata di diciassette figli ('); poco dopo la sua nascita il padre Ivan, direttore del ginnasio locale, dovette ritirarsi in pensione in seguito a cecità per cataratta. Ivan mendeleev era afflitto anche da altri disturbi (emicranie, perdita di memoria) e si spense quando Dmitrii Ivanovich aveva appena tredici anni. Tutta la prima parte della vita del grande chimico si svolse in un intimo rapporto con la madre Marya Dmitrievna, donna di grande energia, proveniente dalla famiglia kornil'ev ben radicata nella cultura della nuova immensa provincia siberiana. La madre aveva preso su di sé tutto il carico, anche economico, della famiglia, riattivando e dirigendo una vetreria appartenuta ai kornil'ev.

Nella casa dei mendeleev si trovavano egualmente a loro agio i borghesi della burocrazia imperiale e gli intellettuali decabristi in esilio, e anzi uno di questi era diventato cognato di Dmitriï sposando una delle sue sorelle, Olga. Fu dal contatto con i decabristi che mendeleev adolescente apprese ad amare le scienze naturali (2) e probabilmente vanno ricercate qui alcune radici di quello che sarà il pensiero politico ed epistemológico di mendeleev adulto. Non appena terminati con risultati mediocri gli studi secondari mendeleev affrontò con la madre una prova decisiva. Tutti i fratelli maggiori eccetto una sorella si erano resi indipendenti, la vetreria dopo incerte fortune era stata distrutta dalle fiamme e la madre, con lo scopo di permettere adeguati studi superiori al figlio, si risolse ad abbandonare nella primavera del 1850 la Siberia per Mosca. Ma qui l'Università non accettò l'iscrizione di  Dmitriï che non aveva frequentato il ginnasio del distretto  moscovita, così che i tre mendeleev dovettero spostarsi ancora più a ovest, a Pietroburgo dove Marya, grazie all'aiuto di vecchi colleghi del marito, riuscì a iscrivere il figlio alla facoltà fisico-matematica dell'Istituto pedagogico. Prostrata da tante traversie la madre di mendeleev mori poco dopo. Lasciato senza mezzi mendeleev poté condurre i suoi studi con una borsa come interno dell'Istituto, che divenne e fu per lui «una seconda casa paterna» (3).

Il corpo insegnante dell'Istituto era eccellente, e dopo aver sostenuto nel 1855 una tesi sull'isomorfismo e aver ottenuto la venia legendi nel 1856, egli stesso tenne dei corsi liberi di chimica teorica e di chimica organica nel '57 e '58. Nel 1859 con una borsa di studio biennale poté recarsi a Heidelberg, dove insegnava il grande BUNSEN e nel cui laboratorio fu subito accolto. Tuttavia il giovane  russo (che era debole di polmoni) non si trovò a suo agio  in un ambiente ammorbato da fumi sulfurei e preferì 'mettere su' un piccolo laboratorio privato dove sviluppare i suoi interessi sulla capillarità e la tensione superficiale. Durante il soggiorno a Heidelberg stringe una duratura amicizia con il coetaneo N. borodin (1833-1887), ed è con l'amico che si reca al congresso di Karlsruhe nel settembre del 1860. Lì potrà assistere al primo vero dibattito pubblico fra chimici di tutti i paesi, rimanendo  fortemente impressionato dalle posizioni teoriche di CANNIZZARO (4). Nel 1861 è di ritorno in Russia, nel '63 contrae un primo matrimonio (infelice), nel '65 ottiene il dottorato con un lavoro sui composti dell'acqua con l'alcool; in questo stesso anno viene nominato prima straordinario e poi ordinario all'Istituto tecnologico. Nel 1867 passa alla cattedra di Chimica generale dell'Università, dove rimarrà fino al momento delle sue dimissioni nel 1890. Sono gli anni in cui mendeleev raggiunge la piena maturità nella vita pubblica e privata.

 

Nel mondo politico russo mendeleev si schiera decisamente dalla parte dei modernizzatori e si scontra rudemente e più volte con i ministri della pubblica istruzione che si succedono in quel periodo, i conti tolstoi e delyanov. Fra i motivi ricorrenti di attrito vi era l'avversione di mendeleev per gli studi classici, da lui ritenuti inadeguati alle gravi necessità della Russia, studi invece promossi fino all'ossessione dai ministri che collegavano, a torto o a ragione, l'irrequietezza democratica dei giovani con il diffondersi della cultura scientifica. La difficile convivenza si ruppe definitivamente come si è detto nel 1890. mendeleev, all'apice della fama fra gli scienziati di ogni paese, si era fatto latore presso il Ministro di una petizione studentesca che chiedeva un allentamento dell'oppressiva disciplina universitaria. Il nostro chimico ricevette da delyanov una nota di censura in cui era accusato di aver mancato ai suoi doveri di uomo «al servizio di Sua Maestà Imperiale» (5), e pensò che l'unica risposta adeguata fossero le dimissioni. Però mendeleev godeva dell'amicizia e dell'appoggio dell'influentissimo conte Sergius witte, che di lì a poco doveva condurre come Ministro delle Finanze una decisa politica di industrializzazione: quasi in risposta all'insulto di delyanov lo scienziato, che era Consigliere di Stato fin dal 1876, ricevette l'ambita nomina a Consigliere privato nel 1891.

 

Non appena divenuto ministro witte pose mendeleev a capo della Camera dei pesi e delle misure, istituto presto trasformato dal nuovo direttore in un centro scientifico con compiti di ricerca e di controllo. I servizi che mendeleev rese al suo paese non si limitarono affatto alla ricerca in senso stretto; egli mise in campo la sua intelligenza, le sue profonde conoscenze scientifiche e tecnologiche, la sua enorme vitalità, intellettuale e fisica, con l'obbiettivo strategico di unire la Russia alla civiltà industriale dell'Europa, senza  tradimenti verso la cultura russa e senza concessioni agli eccessi di oltre Atlantico. La forma con cui questo 'spirito di servizio' si palesò fu in qualche modo singolare: mendeleev divenne un viaggiatore instancabile. Più dei numerosi viaggi legati alla pioggia di onorificenze e di lauree honoris causa [oltre cento (6)] furono rilevanti le visite ad alcune delle grandi Esposizioni universali che caratterizzarono gli ultimi decenni dell'ottocento. mendeleev fu a Parigi nel 1867, a Filadélfia nel '76, a Chicago nel '93, ancora a Parigi nel 1900. Queste Esposizioni erano sempre occasione di incontro e di discussione per industriali, tecnici e scienziati, ma mendeleev fu particolarmente impressionato dal suo primo viaggio negli Stati Uniti, tanto da dedicare più di trecento pagine a un'opera che oltrepassa nettamente il fine per cui il chimico russo era stato mandato in America dal governo imperiale, e cioè lo studio dello sviluppo dell'industria petrolifera in Pennsylvania e il confronto con quella del Caucaso. Come molti europei mendeleev si era recato negli Stati Uniti con la speranza di cogliere almeno i sintomi di un 'nuovo mondo', però il paese non rispose (e forse non poteva rispondere) alle sue attese. In piena crisi economica, con la moralità politica dell'amministrazione grant al suo livello più basso, e  con l'etica degli affari altrettanto depressa gli States non presentavano il loro volto migliore; il giudizio di mendeleev fu netto: «È chiaro che negli Stati Uniti non vi è lo sviluppo dei migliori aspetti della civiltà europea, ma di quelli medi e dei peggiori» (7).

 

La missione negli Stati Uniti rappresentò solo un episodio dell'interesse di mendeleev nei confronti della produzione petrolifera vista nella sua dimensione più ampia, dai problemi dell'estrazione a quelli della raffinazione e della stessa commercializzazione, né poteva sfuggire alla sua mentalità di scienziato il quesito fondamentale dell'origine dei giacimenti di petrolio: su  questo egli avanzò l'ipotesi di una genesi inorganica per  azione dell'acqua su carburi di metalli pesanti a grande profondità. La prima visita di mendeleev ai campi di Baku è del 1863 (siamo a quattro anni dalla trivellazione del primo pozzo in Pennsylvania); vi tornò appunto nel 1876 per un confronto diretto con le soluzioni tecniche che tanto aveva ammirato in America, e ancora nell'80. I risultati pratici di questa sua attività di indagine, di analisi e di ricerca (si veda oltre) furono notevoli, anche sul piano fiscale, attraverso una diminuzione delle imposte sui prodotti petroliferi. Lo scienziato russo va quindi considerato come uno dei fondatori dell'industria petrolifera del suo paese.

 

Negli anni successivi fu poi il turno di due altre fondamentali ricchezze naturali della Russia: il carbone del Donez (1888) e il ferro degli Urali (1899). Nel caso del Donez, dopo una ampia ricognizione dell'intero bacino, mendeleev non esitò a parlare di «valore mondiale» di quelle risorse nazionali; nel caso degli Urali l'impegno del sessantacinquenne ricercatore fu veramente straordinario. Inviato dal ministro witte per indagare le cause dello scarso rendimento delle miniere di ferro, egli si accinse a una dettagliata esplorazione (8)  di tutta l'area interessata ai giacimenti, percorrendo il  paese in ogni direzione e con ogni mezzo. Ai tre mesi di  viaggio seguirono due mesi di intensa sistemazione dell'enorme materiale raccolto. Subito dopo veniva pubblicata una sua opera sull'« Industria del ferro degli Urali nell'anno 1899», una vera summa di dati statistici, tecnici, scientifici, ricchissima di immagini e di diagrammi (9).

 

Il contributo sull'industria degli Urali (tre volumi per quasi novecento pagine) sposta la nostra attenzione su un altro aspetto della personalità del chimico russo; la sua capacità di compiere un lavoro a un tempo sistematico e creativo. Un esempio di questa attività al limite della frenesia si ebbe già nel 1861 al ritorno di mendeleev in Russia dopo il suo soggiorno a Heidelberg. In autunno viene sollecitato da un collega a scrivere un manuale di chimica organica, dato che non ve n'era alcuno in lingua russa: nel corso di due mesi, prima dello spirare dell'anno, mendeleev scrive e pubblica un trattato di oltre 500 pagine,  caratterizzato da grande chiarezza di esposizione e unitarietà di trattazione. Fra il '62 e il '67 traduce dal tedesco e dal francese testi di chimica tecnologica e analitica per oltre 2500 pagine a stampa; la prima edizione dei suoi «Fondamenti di chimica» usci fra il '68 e il '71 in due volumi per un totale di 1770 pagine. Questa attività editoriale, sia pure con ritmi alterni, continuò anche dopo che mendeleev ebbe raggiunto i massimi gradi della carriera accademica: si tratta almeno in parte della risposta data dal nostro studioso all'esiguità dello stipendio. Là dove icolleghi moltiplicavano a dismisura gli incarichi nelle diverse istituzioni di insegnamento della capitale (10), mendeleev preferiva un lavoro più vicino a quello di ricerca, in quanto secondo l'uso dell'epoca le sue traduzioni erano arricchite e aggiornate da contributi originali. E tuttavia di fronte ai 57 volumi delle sue «Opere» si prova come una sensazione di 'eccesso', sensazione che si troverà confermata nelle scelte scientifiche.

Questo brevissimo profilo biografico non può concludersi  senza seguire mendeleev in una vicenda fondamentale per la sua vita intima, vicenda che nei risvolti aneddotici ci permetterà di comprendere meglio l'uomo e l'epoca (11).

 

Si è già accennato alla prima infelice unione di mbndeleev. Il matrimonio era stato suggerito da una sorella che lo aveva ritenuto 'bisognoso' di una moglie, però il ménage risultò gramo fino al punto che i coniugi si accordarono nel vivere separati. Questa situazione durò fino al 1876 quando mendeleev conobbe, sempre in casa di una sorella, una fanciulla diciassettenne, studentessa di belle arti. Il quarantaduenne professore di chimica se ne innamorò profondamente, con grande contrarietà della famiglia della ragazza (e, si suppone, della moglie). La giovane Anna Ivanovna fu allora spedita a Roma per approfondire i suoi studi sull'arte classica: un palliativo del tutto inefficace, in quanto Dmitriì Ivanovich la seguì lasciando scritto che si sarebbe ucciso se non fosse stato accettato. Per fortuna della Russia mendeleev tornò vincitore, si procurò il divorzio e si accinse a una lunga attesa di sette anni, secondo la legge della chiesa ortodossa che chiedeva una simile 'pausa di riflessione'  prima di celebrare un nuovo matrimonio. mendeleev era però 'impaziente' e nel 1881 convinse un monaco (pare con una grossa somma) a sposarlo con Anna. Il nostro chimico era ora, a tutti gli effetti, un bigamo, ma non ebbe per questo nessun fastidio dallo Stato. Quando successivamente un nobile volle ottenere dallo zar il permesso di risposarsi prima del termine canonico e ricordò questo precedente affermando che mendeleev aveva due mogli, si dice che abbia avuto come tutta risposta una specie di sospiro: «Sì, mendeleev ha due mogli, ma io ho un solo mendeleev».

 

La ricerca che mendeleev condusse nel suo piccolo laboratorio di Heidelberg ebbe l'onore di aprire il 119° volume degli Annalen di liebig. Se leggiamo l'articolo, datato gennaio 1861, nella prospettiva tracciata dai successivi programmi di ricerca dello scienziato russo non possiamo non essere colpiti dalla costanza del suo stile di lavoro. Si tratta di undici pagine, irte di valori con cinque  cifre significative, con un incipit assai significativo: «La conoscenza dei pesi specifici costituisce un momento necessario nella determinazione della coesione e, di conseguenza, pare anche per risolvere il problema dell'origine delle reazioni chimiche» (12). In effetti, secondo il titolo della nota, mendeleev intende studiare la «dilatazione dei liquidi per riscaldamento al di sopra del loro punto di ebollizione» e quindi l'obbiettivo finale sembra essere piuttosto lontano, tuttavia nel corso dell'elaborazione delle sue misure egli giunge a proporre una nuova nozione teorica, il «punto di ebollizione assoluto», temperatura alla quale «un liquido si muta in vapore indipendentemente dalla pressione e dal volume» e «la coesione... e il calore latente di vaporizzazione sono eguali a zero» (cit. alla p. 11). Si tratta  del concetto di temperatura critica, ma esso entrerà a far parte del patrimonio conoscitivo della comunità scientifica solo parecchi anni più tardi, quando Thomas andrews presenterà le sue (poi) famose curve PV per l'anidride carbonica. Ciò avverrà nel 1869, e anche se lo stesso andrews aveva già formulato questa importante nozione nel 1863, essa diventerà vitale attraverso una ampia rappresentazione sperimentale e grafica e non mediante la sua semplice enunciazione (per di più con un lessico 'personale') quale quella realizzata da mendeleev nel 1861.

 

Possiamo comunque valutare meglio il lavoro sulla dilatazione dei liquidi cogliendo il suo autore nel gioco di due intenzioni, la prima mancata nel suo obbiettivo, la seconda mancata nella sua stessa formulazione. Come vedremo estesamente nel prossimo articolo mendeleev cercò con determinazione quasi ossessiva di collegare grandezze legate alla massa (pesi atomici e molecolari, pesi specifici, densità di soluzioni e gas) a proprietà più caratteristiche del comportamento chimico-fisico delle sostanze, quali la reattività, le 'forme di combinazione', la stabilità dei composti. È chiaro quindi che non è a caso se la sua dichiarazione iniziale vuole connettere pesi specifici e reazioni. (Con il senno di poi ci è facile anticipare che mendeleev coglierà su questa strada anche non poche delusioni). La seconda intenzione, quella nemmeno portata all'essere in atto, riguarda la volontà di trarre conseguenze programmatiche dall'importante scoperta della temperatura critica. Nel 1872 inizia una lunga serie di ricerche sulle proprietà dei gas, in particolare sugli scarti rispetto alle leggi dei gas perfetti, ma in questo programma non c'è spazio per il problema della liquefazione dei gas detti 'incoercibili'. Come è noto, solo nel 1877 pictet a Ginevra e cailletet a Parigi riusciranno a ottenere l'azoto e l'ossigeno liquidi, operando secondo le linee sperimentali dedotte dalla teoria della temperatura critica. La splendida accuratezza delle realizzazioni tecniche di mendeleev non avrebbe fallito l'obbiettivo se fosse stato posto. Questo problema va associato a quello ben più rilevante del mancato interesse 'militante' del creatore del sistema periódico alle conseguenze sperimentali del nuovo quadro teorico, occorre quindi avere una visione più completa della successione temporale e delle validità dei programmi di ricerca del chimico russo.

 

Se consideriamo l'attività di mendeleev a partire dal momento in cui ricopre la cattedra di Chimica generale all'Università di Pietroburgo, possiamo distinguere non meno  di cinque distinti programmi di ricerca, di durata ineguale e sviluppati in successione. Fra il 1867 e il 1872 ebbe il sopravvento l'attenzione per l'impegnativa didattica richiesta dal nuovo ruolo accademico e per la contestuale messa a punto del sistema periódico; in questa direzione si muovono anche alcune ricerche sperimentali sui volumi atomici e molecolari e sui calori specifici. Fra il 1872 e il 1880 gli interessi di mendeleev si concentrarono sulle proprietà dei gas. In un suo lavoro del 1875 venivano esplicitate le forti ambizioni di questa ricerca. Egli si chiedeva se dalla constatata diminuzione delle interazioni fra le particelle alle basse pressioni «non ci si potesse aspettare che a una specifica bassa pressione del gas la stessa elasticità si annullasse, e che cioè venisse a cessare qualsiasi ulteriore espansione», Questo fenomeno poteva essere intravvisto nello spessore limitato delle atmosfere dei diversi corpi celesti e nel fatto che queste atmosfere sono composte di gas diversi, «il che non sarebbe potuto avvenire se l'espansione dei gas fosse stata senza alcun limite». Qui il ragionamento di mendeleev aveva uno scarto improvviso verso una visione estremamente più generale della questione: «Allora si dovrebbe anche ammettere che l'etere cosmico degli spazi celesti rappresenti una sostanza che si distingue dai gas così come i corpi elementari della chimica si distinguono l'uno dall'altro, nel senso che essi non si tramutano l'uno nell'altro. Se noi ammettiamo un limite per l'espansione dei gas semplici, veniamo allora a scorgere in essi la forma limite della materia» (13).

 

Durante questa ricerca mendeleev mise a punto e perfezionò diversi tipi di pompe per vuoto e di manometri, fra cui un manometro differenziale di eccezionale sensibilità (poteva registrare il gradiente di pressione esistente fra il pavimento e il soffitto di una stanza). Il manometro fu esposto dal suo inventore a Filadélfia e in seguito utilizzato in misure meteorologiche (14). È d'altra parte proprio in questa direzione applicativa che dobbiamo afferrare il 'senso finale' delle ricerche di mendeleev sui gas. Esse infatti dovevano interrompersi agli inizi degli anni '80 dopo la pubblicazione di un primo volume (cui non seguì un secondo) di un'opera «Sulla resistenza dei fluidi e la navigazione con aerostati» (1880). Malgrado la sua incompiutezza sembra che questo lavoro sia stato una miniera di dati utilissimi per le applicazioni balistiche e aeronautiche. In un certo senso questo destino di utilità frammentaria conferma che il vero bersaglio, un contributo alla teoria generale dei gas, non era stato colto. Così l'enunciazione da parte di van der waals della sua equazione di stato (1881) sembra aver posto la parola fine a questo filone di ricerca di mendeleev, anche se ulteriori misure di grande precisione vennero fatte in anni successivi, quando lo scienziato russo fu a capo dell'Ufficio pesi e misure.

 

Si è già detto che nel 1880 mendeleev compì una delle sue visite ai giacimenti di Baku, e proprio da questo anno data l'avvio di una serie di ricerche sulle proprietà chimico-fisiche della nafta, con particolare riferimento ai processi di distillazione. Si tratta di un breve congedo dalle ricerche fondamentali che riprendono nel 1883 sui problemi delle soluzioni (intanto nel 1882 sono apparsi i lavori di raoult sull'abbassamento crioscopico). Ancora una volta queste ricerche si basano su misure di densità: mediante discontinuità nelle curve che descrivono la densità in funzione della concentrazione i suoi dati giungono a dimostrare la formazione di associazioni. I sistemi più studiati sono di grande rilevanza pratica (acido solforico e alcool etilico in acqua), con un qualche compenso, anche in questo caso, rispetto alla carenza di generalità. Per un intreccio ironico di diverse linee di ricerca condotte in Russia, in Olanda e m Svezia, il limite dei lavori di mendeleev balza agli occhi nello scorrere l'indice del primo volume della Zeitschrift für Physikalische Chemie fondata da ostwald e van't hoff nel 1887. Nel fascicolo di luglio apparve una memoria di mendeleev sul peso specifico delle soluzioni di acido solforico; in essa veniva provata la formazione di diversi composti fra SO2 e H2O e l'autore poteva sostenere la sua tesi che «i corpi nelle loro soluzioni... pervengono alla formazione di composti definiti, e [che] in questo modo si portano a concordare le soluzioni e la teoria atomica, avvicinando i concetti di dissociazione e associazione che, a [suo] parere, determinano la natura delle soluzioni» (15). Con una aggiunta dell'ultimo momento mendeleev sottolineava che le misure ancora più precise (errore al di sotto di IO'4) sulla densità delle soluzioni alcooliche confermavano le sue tesi. Tuttavia i problemi generali delle soluzioni richiedevano nuovi strumenti teorici e nuovi metodi di indagine, più che l'affinamento di vecchie ipotesi e di misure standard. Così nel fascicolo di ottobre compariva il lavoro fondamentale di van't hoff sul ruolo della pressione osmotica nell'analogia fra soluzioni e gas (16), e in quello di dicembre veniva pubblicato l'altrettanto fondamentale contributo di Svante Arrhenius sulla dissociazione delle sostanze disciolte in acqua (17). van't hoff dava così una solida base teorica alle relazioni di raoult derivandole dai principi della termodinamica, e arrhenius con la teoria della dissociazione elettrolitica ne spiegava le 'eccezioni', aprendo un nuovo campo di ricerche elettrochimiche che culmineranno qualche anno più tardi nella teoria dei complessi inorganici di Alfred werner (1893). Nello stesso anno usciva un volume di oltre 500 pagine con tutti i risultati delle ricerche di mendeleev sulla natura delle soluzioni acquose condotte mediante misure di peso specifico. L'accuratezza dei dati non poteva compensare l'ormai insufficiente interesse delle ipotesi teoriche che le muovevano. L'anno successivo l"esplorazione' del bacino del Donez distraeva lo scienziato dalla ricerca di base e dopo poco doveva precipitare la crisi che lo allontanò per sempre dall'insegnamento.

 

A parte le già citate misure metrologiche mendeleev ebbe un ultimo periodo di ricerche sistematiche quando fra il 1891 e il 1895, su invito del suo governo, mise a punto e studiò una polvere senza fumo analoga a quella già posseduta dall'esercito francese.  Fu l'ultimo successo dell'ormai anziano ricercatore. Un successo che non a caso era ottenuto al diretto servizio del suo paese e in un campo dove scienza e tecnologia erano completamente fuse.

 

 

Bibliografia e note

 

(') H. M. leicester: «D. I. Mendeleev», in «Great chemists», a cura di E. farber, Interscience, New York 1961, p. 719-732.

(2) W. A. tilden: «Mendeléeff Memorial Lecture», J. Chem. Soc. Trans. 95, 2077-2105 (1909).

(3) P; walden: «D. I. Mendelejeff», Ber. 41, 4719-4800 (1908), rif. alla p. 4723.

(4) L. cerruti: «S. Cannizzaro, didatta e riformatore. I. Impegno didattico, riflessione teorica» Chimica e Industria 64, 667 (1982).

(5) Rif. (1), р. 729.

(6) V. A. krotikov: «The Mendeleev archives and museum of the Leningrad University», J. Chem. Educ. 37, 625-628 (1960).

(7) H. M. leicester: «Mendeleev visit to America», J. Chem. Educ. 34, 331-333 (1957), citato alla p. 333.

(8) Non c'è dubbio che mendeleev si sentisse un esploratore. Nel 1881 giustificava le proprie scelte di ricerca con queste parole: «Come i viaggiatori non si rivolgono verso quelle zone dell'Africa che già da altri sono state visitate e descritte, ma si affaticano per giungere là dove non è mai stato posto piede da alcuno, così fui attratto da quelle conoscenze sull'elasticità dei gas che ancora nessuno aveva», citato nel rif. (3), p. 4758-59.

(9) Rif. (3), p. 4775.

(10) A. vucinich: «Mendeleev's views on science and society», Isis 58, 342-351 (1967).

(11) Rif. (1), ρ. 726.

(12) D. mendelejeff: «Über die Ausdehnung der Flüssigkeiten beim Erwärmen über ihren Siedepunkt», Ann. Chem. Pharm,.119, 1-11 (1861).

(13) Citato dal rif. (з), р. 4760-61.

(14) Rif.(7), р. 332.

(15) D. mendelejew: «Das spezifische Gewicht der Schwefelsäure-Lösungen», Z. Phys. Chem. l, 273-284 (1887).

(16) J. H. van't hoff: «Die Rolle des osmotischen Druckes in der Analogie zwischen Lösungen und Gasen», Z. Physik. Chem. l, 481-508 (1887).

(17) S. arrhenius: «Über die Dissociation der im Wasser gelösten Stoffe», Z. Phys. Chem. l, 577-582 (1887).


LA CHIMICA E L'INDUSTRIA, V. 66, N. 12, DICEMBRE 1984           795