Primo Levi

Il sistema periodico

Nichel

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Lo stabilimento era costruito in cascata, lungo il pendìo della collina e sotto l'apertura della galleria: in esso il minerale veniva frantumato in un mostruoso frantoio, che il Direttore mi illustrò e mostrò con entusiasmo quasi infantile: era una campana capovolta, o se vogliamo una corolla di convolvolo, del diametro di quattro metri e di acciaio massiccio: al centro, sospeso dal di sopra e guidato dal di sotto, oscillava un gigantesco batacchio . L'oscillazione era minima, appena visibile, ma bastava per fendere in un batter d'occhio i macigni che piovevano dal treno: si spaccavano, si incastravano più in basso, si spaccavano nuovamente, ed uscivano dal di sotto in frammenti grossi come la testa di un uomo . L'operazione procedeva in mezzo ad un fracasso da apocalissi, in una nube di polvere che si vedeva fin dalla pianura . Il materiale veniva poi ulteriormente macinato fino a ghiaia, essiccato, selezionato: e ci volle assai poco per appurare che scopo ultimo di quel lavoro da ciclopi era strappare alla roccia un misero 2 per cento d'amianto che vi era intrappolato . Il resto, migliaia di tonnellate al giorno, veniva scaricato a valle alla rinfusa .

Anno dopo anno, la valle si andava riempiendo di una lenta valanga di polvere e ghiaia . L'amianto che ancora vi era contenuto rendeva la massa leggermente scorrevole, pigramente pastosa, come un ghiacciaio: l'enorme lingua grigia, punteggiata di macigni nerastri, incedeva verso il basso laboriosamente, ponderosamente, di qualche decina di metri all'anno; esercitava sulle pareti della valle una pressione tale da provocare profonde crepe trasversali nella roccia; spostava di centimetri all'anno alcuni edifici costruiti troppo in basso . In uno di questi, detto "il sottomarino" appunto per la sua silenziosa deriva, abitavo io .

C'era amianto dappertutto, come una neve cenerina: se si lasciava per qualche ora un libro su di un tavolo, e poi lo si toglieva, se ne trovava il profilo in negativo; i tetti erano coperti da uno spesso strato di polverino, che nei giorni di pioggia si imbeveva come una spugna, e ad un tratto franava violentemente a terra . Il capocava, che si chiamava Anteo, ed era un gigante obeso dalla folta barba nera che sembrava proprio traesse dalla madre terra il suo vigore, mi raccontò che, anni prima, una pioggia insistente aveva dilavato molte tonnellate d'amianto dalle pareti stesse della cava; l'amianto si era accumulato sul fondo del cono, sopra la valvola aperta, costipandosi segretamente in un tappo . Nessuno aveva dato peso alla cosa; ma aveva continuato a piovere, il cono aveva funzionato da imbuto, sul tappo si era formato un lago di ventimila metri cubi d'acqua, e ancora nessuno aveva dato peso alla cosa . Lui Anteo la vedeva brutta, ed aveva insistito presso il direttore di allora perché provvedesse in qualche modo: da buon capocava, lui propendeva per una bella mina sommersa, da far brillare senza perdere tempo sul fondo del lago; ma un po' di questo, un po' di quello, poteva essere pericoloso, si poteva danneggiare la valvola, bisognava sentire il consiglio d'amministrazione, nessuno voleva decidere, e decise la cava stessa, col suo genio maligno .

Mentre i savi deliberavano, si era udito un boato sordo: il tappo aveva ceduto, l'acqua si era inabissata nel pozzo e nella galleria, aveva spazzato via il treno con tutti i suoi vagoni, ed aveva devastato lo stabilimento . Anteo mi mostrò i segni dell'alluvione, due metri buoni al di sopra del piano inclinato .

Gli operai ed i minatori (che nel gergo locale si chiamavano "i minori") venivano dai paesi vicini, facendosi magari due ore di sentieri di montagna: gli impiegati abitavano sul posto . La pianura era a soli cinque chilometri, ma la miniera era a tutti gli effetti una piccola repubblica autonoma .

In quel tempo di razionamento e di mercato nero, non c'erano lassù problemi annonari: non si sapeva come, ma tutti avevano di tutto . Molti impiegati avevano un loro orto, attorno alla palazzina quadrata degli uffici; alcuni avevano anche un pollaio . Era successo varie volte che le galline dell'uno sconfinassero nell'orto dell'altro, danneggiandolo, e ne erano nate noiose controversie e faide, che male si confacevano alla serenità del luogo ed all'indole sbrigativa del Direttore . Questi aveva troncato il nodo da par suo: aveva fatto comprare un fucile Flobert, e lo aveva appeso a un chiodo nel suo ufficio . Chiunque vedesse dalla finestra una gallina straniera razzolare nel proprio 4 orto aveva il diritto di prendere il fucile e di spararle due volte: ma occorreva la flagranza . Se la gallina moriva sul terreno, il cadavere apparteneva allo sparatore: questa era la legge .

Nei primi giorni dopo il provvedimento si era assistito a molte rapide corse al fucile e sparatorie, mentre tutti i non interessati facevano scommesse, ma poi non c'erano più stati sconfinamenti .

Altre storie meravigliose mi vennero raccontate, come quella del cane del Signor Pistamiglio . Questo Signor Pistamiglio, al mio tempo, era ormai sparito da anni, ma sempre viva era la sua memoria, e, come avviene, si andava ricoprendo di una patina dorata di leggenda . Il Signor Pistamiglio era dunque un ottimo caporeparto, non più giovane, scapolo, pieno di buon senso, stimato da tutti, ed il suo cane era un bellissimo lupo, altrettanto probo e stimato .

Era venuto un certo Natale, ed erano spariti quattro dei tacchini più grassi nel paese giù a valle . Pazienza: si era pensato ai ladri, alla volpe, poi più a niente . Ma venne un altro inverno, e questa volta di tacchini ne erano spariti sette, fra novembre e dicembre . Era stata fatta denuncia ai carabinieri, ma nessuno avrebbe mai chiarito il mistero se non si fosse lasciata scappare una parola di troppo il Signor Pistamiglio medesimo, una sera che era un po' bevuto . I ladri di tacchini erano loro due, lui e il cane . Alla domenica lui portava il cane in paese, girava per le cascine e gli faceva vedere quali erano i tacchini più belli e meno custoditi; gli spiegava caso per caso la strategia migliore; poi tornavano alla miniera, e lui di notte gli dava la larga, e il cane arrivava invisibile, strisciando lungo i muri come un vero lupo, saltava il recinto del pollaio oppure scavava un passaggio sotto, accoppava in silenzio il tacchino e lo riportava al suo complice . Non risulta che il Signor Pistamiglio vendesse i tacchini: secondo la versione più accreditata, li regalava alle sue amanti, che erano numerose, brutte, vecchie, e sparse in tutte le Prealpi piemontesi .

Mi vennero raccontate moltissime storie: a quanto pareva, tutti i cinquanta abitatori della miniera avevano reagito fra loro, a due a due, come nel calcolo combinatorio; voglio dire, ognuno con tutti gli altri, ed in specie ogni uomo con tutte le donne, zitelle o maritate, ed ogni donna con tutti gli uomini . Bastava scegliere due nomi a caso, meglio se di sesso diverso, e chiedere a un terzo: "Che c'è stato fra loro?", ed ecco, mi veniva dipanata una splendida storia, poiché ognuno conosceva la storia di tutti . Non è chiaro perché queste vicende, spesso intricate e sempre intime, le raccontassero con tanta facilità proprio a me, che invece non potevo raccontare nulla a nessuno, neppure il mio vero nome; ma pare che questo sia il mio pianeta (e non me ne lamento affatto): io sono uno a cui molte cose vengono raccontate .

Registrai, in diverse varianti, una saga remota, risalente ad un'epoca ancora di molto anteriore allo stesso Signor Pistamiglio: c'era stato un tempo in cui, negli uffici della miniera, era prevalso un regime da Gomorra . In quella leggendaria stagione, ogni sera, quando suonava la sirena delle cinque e mezza, nessuno degli impiegati andava a casa . A quel segnale, di fra le scrivanie scaturivano liquori e materassi, e si scatenava un'orgia che avvolgeva tutto e tutti, giovani dattilografe implumi e contabili stempiati, dal direttore di allora giù giù fino agli uscieri invalidi civili: il triste rondò delle scartoffie minerarie cedeva il campo ad un tratto, ogni sera, ad una sterminata fornicazione interclassista, pubblica e variamente intrecciata . Nessun superstite era sopravvissuto fino al nostro tempo, a portare testimonianza diretta: una sequenza di bilanci disastrosi aveva costretto l'Amministrazione di Milano ad un intervento drastico e purificatore . Nessuno, salvo la Signora Bortolasso, che, mi si assicurò, sapeva tutto, aveva visto tutto, ma non parlava per la sua pudicizia estrema . La Signora Bortolasso, del resto, non parlava mai con nessuno, salvo che per strette necessità di lavoro . Prima di chiamarsi così, si era chiamata la Gina delle Benne: a diciannove anni, già dattilografa negli uffici, si era innamorata di un giovane minatore smilzo e fulvo, che, senza ricambiarlo propriamente, mostrava tuttavia di accettare questo amore; ma "i suoi di lei" erano stati irremovibili .

 

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