Enrico Mansueti: La comunicazione scientifica nell’opera di Primo Levi.

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    Il linguaggio: premesse e aspetti generali


Per la critica Primo Levi si “scopre” scrittore per la necessità di liberarsi da angosce terribili. D’altronde è egli stesso ad avvalorare l’ipotesi, nelle poesie

…Dopo di allora, Ad ora incerta, Quella pena ritorna, E se non trova chi lo ascolti, Gli brucia in petto il cuore…” (“Ad ora incerta”)

ma anche nei racconti

“…spesso lo scrivere rappresenta un equivalente della confessione o del divano di Freud…”

(“Perché si scrive”, “L’altrui Mestiere”).

La necessità e il dovere morale di riferire l’angosciosa esperienza del lager (e la paura di non esser creduto) fanno fin dall’inizio la sua scrittura chiara ed esplicita

“…nel mio scrivere, nel bene o nel male, sapendolo o no, ho sempre teso a un trapasso dall’oscuro al chiaro, come…potrebbe fare una pompa-filtro, che aspira acqua torbida e la espelle decantata, magari sterile…” (“Racconti e saggi”).

Tuttavia curiosità enciclopedica

...devo confessare… una mia vecchia debolezza, che è quella di occuparmi a ore perse di cose che non capisco, non per edificarmi una cultura organica, ma per puro divertimento: il diletto incontaminato dei dilettanti …“(“Le parole fossili”, “L’altrui mestiere”)

formazione scientifica e umorismo sottile ( emblematico il racconto “Il rito e il riso, AM”) lo porteranno ad affiancare

all’“…italiano marmoreo, buono per le lapidi...” (“Arsenico”, “Il sistema periodico”)

anche il linguaggio tecnico e scientifico ( e chimico in particolare), i dialetti e le lingue straniere insieme a veri e propri sperimentalismi linguistici

aldeide-adelaide,… stelerato-stearato… anellina-anilina…formaldeide-Forma Dei…Cloruro d’ammonio-Cloruro demonio …” (“L’aria congestionata”, ”L’altrui mestiere”).

Tale complessità di linguaggio ha molti caratteri che spesso si fondono, ma rimangono inalterati e costanti i principi di chiarezza che si ripetono in ogni pagina, in ogni descrizione.


Comunicazione scientifica


Nell’uso di termini tecnici, scientifici e della chimica in particolare è sostanziale e significativo l’uso di paragoni tra questi e attività, pensieri ed aspetti del vivere quotidiano che solo in apparenza nulla vi hanno a che fare per distanza oggettiva.In alcuni casi avviene anche che da parole e attività quotidiane vengano “estratti”ed enfatizzati i caratteri scientifici, come se la banalità venisse letta dagli occhi dello scienziato. E’ questo un aspetto che colpisce in particolare gli “addetti ai lavori”. Un chimico leggendo l’opera di Primo Levi proverà sentimenti di solidarietà in ogni storia, riconoscerà qualcosa della sua esperienza

“…anche il profano sa che cosa vuol dire filtrare, cristallizzare, distillare, ma lo sa di seconda mano: non ne conosce la “passione impressa”, ignora le emozioni che a questi gesti sono legate, non ne ha percepita l’ombra simbolica…; certi colori , nero come…” (Intervista Rai, 1986)

“…certi odorisappiano infatti i non chimici che ancora oggi, a dispetto delle piu’ sofisticate analisi strumentali il naso rende tuttora servizi eccellenti al chimico suo titolare…” (“Il linguaggio degli odori”, “L’altrui mestiere”)

ed emozione quando Levi racconta rituali propri della professione o dell’iter formativo

“...l’ingresso in laboratorio aveva in sé qualcosa del rituale iniziatico. C’era il camice bianco, per ragazzi e ragazze: solo qualche eretico , o desideroso di apparire tale, lo portava grigio o nero. C’era la spatola nel taschino, insegna della corporazione. C’era la consegna della vetreria: fragile, sacra perché fragile, e se romperai pagherai; per la prima volta nella carriera scolastica, anzi nella vita, rispondevi di qualcosa non tuo, che ti veniva solennemente affidato…” (“ Il segno del chimico”, “L’altrui mestiere”).

L’intento di Levi è esplicito: in “Argento” (“Il sistema Periodico”) scrive che lo scopo del libro è

…convogliare ai profani il sapore forte ed amaro del nostro mestiere, che è poi un caso particolare, una versione piu’ strenua del mestiere di vivere…non mi pareva giusto che il mondo sapesse tutto di come vive il medico, la prostituta, il marinaio, l’assassino, la contessa, l’antico romano, il congiurato e il polinesiano, e nulla di come viviamo noi trasmutatori di materia,…le storie della chimica solitaria, inerme e appiedata, a misura d’uomo, che con poche eccezioni è stata la mia…”.

E’ chiaro quindi che Levi non scrive per i chimici, anzi il suo lettore ideale

“…è simile ai gas perfetti dei termodinamici, perfetti solo in quanto il loro comportamento è perfettamente prevedibile in base a leggi semplici, mentre i gas reali sono piu’ complicati. Il mio lettore”perfetto” non è un dotto ma neppure uno sprovveduto; legge non per far bella figura in società, ma perché è curioso di molte cose, vuole scegliere fra esse, e non vuole delegare questa scelta a nessuno; conosce i limiti della sua competenza e preparazione, ed orienta le sue scelte di conseguenza…” (“Dello scrivere oscuro”, “L’altrui mestiere”)

e il suo scopo è quello di essere il piu’ possibile chiaro

…a mio parere non si dovrebbe scrivere in modo oscuro, perché uno scritto ha tanto piu’ valore, e tanta piu’ speranza di diffusione e di perennità, quanto meglio viene compreso e quanto meno si presta ad interpretazioni equivoche….Chi non sa comunicare, o comunica male, in un codice che è solo suo o di pochi, è infelice, e spande infelicità intorno a sé. Se comunica male deliberatamente, è un malvagio, o almeno una persona scortese, perché obbliga i suoi fruitori alla fatica, all’angoscia o alla noia).

e d’altronde anche “Il Sistema Periodico” (il libro che piu’ parla di chimica), è chiaramente indirizzato ai non addetti ai lavori

…volevo scrivere un libro sulla chimica senza scrivere un libro di chimica… ” ( Intervista Rai 1986).

Leggendolo, la persona comune che nulla ha a che fare con la scienza viene stimolata ad avvicinarsi a questa realtà dalle metafore che a partire dal termine tecnico arrivano al comune, riducendo la distanza tra la cultura “dotta” e quella reale, di tutti i giorni. Nel primo capitolo leggiamo:

…I gas inerti sono detti cosi’ perché non interferiscono in alcuna reazione chimica, non si combinano con alcun altro elemento, sono paghi della loro condizione…solo nel 1962 un chimico di buona volontà, dopo lunghi e ingegnosi sforzi è riuscito a costringere lo Straniero (lo Xenon) a combinarsi fugacemente con l’avidissimo, vivacissimo fluoro, e l’impresa è parsa talmente straordinaria che gli è stato conferito il Premio Nobel. Si chiamano anche gas nobili, e qui ci sarebbe da discutere se veramente tutti i nobili siano inerti e tutti gli inerti siano nobili; si chiamano infine anche gas rari, benché uno di loro, l’argon, l’inoperoso, sia presente nell’aria nella rispettabile proporzione dell’1%: cioè venti o trenta volte piu’ abbondante dell’ anidride carbonica, senza la quale non ci sarebbe traccia di vita su questo pianeta…”.

Nel capitolo “Idrogeno” la materia acquista proprietà che la rendono viva e reale:

…la tessitura sapiente del legno, la cedevolezza simile e diversa del ferro, del piombo e del rame… il vetro, per noi era cio’ che non si deve toccare perché si rompe, e invece, ad un contatto piu’ intimo, si rivelava una materia diversa da tutte, di suo genere, piena di mistero e di capriccio…”.

Nel capitolo “Zinco” si descrive il laboratorio e la preparazione

“…del Nitrato d’Argento dagli studenti dalle cinque lire dall’aquila tratte dalle loro tasche, e il cloruro di Nichel dai venti centesimi con la signora nuda che volava…Zinco, zinc, Zinck: ci si fanno i mastelli per la biancheria, non è un elemento che dica molto all’immaginazione, è grigio e i suoi sali sono incolori , non è tossico, non dà reazioni cromatiche vistose, insomma è un metallo noioso. E’ noto all’umanità da due o tre secoli, non è dunque un veterano carico di gloria come il rame, e neppure uno di quegli elementini freschi freschi che portano ancora addosso il clamore della loro scoperta…”.

In “Ferro” è descritto il laboratorio di Analisi qualitativa del secondo anno

…c’erano elementi facili e franchi, incapaci di nascondersi, come il ferro e il rame; altri insidiosi e fuggitivi come il bismuto e il cadmio…le cappe d’aspirazione erano poche; ognuno, secondo le prescrizioni del testo, nel corso dell’analisi sistematica evaporava coscienziosamente all’aria libera una buona dose di acido cloridrico e ammoniaca, per cui nel laboratorio ristagnava in permanenza una fitta nebbia canuta di cloruro d’ammonio, che si depositava sui vetri delle finestre in minuti cristalli scintillanti. Nella camera dell’acido solfidrico, dall’atmosfera mortifera, si ritiravano coppie desiderose d’intimità, e qualche isolato a fare merenda...”.

Sull’amicizia con Sandro Del Mastro (“Ferro”) scrive:

“… Avevamo molto da cederci a vicenda. Gli dissi che eravamo come un catione e un anione…Sandro sembrava fatto di ferro, ed era legato al ferro da una parentela antica: i padri dei suoi padri, mi raccontò, erano stati calderai -” magnin”- e fabbri -“frè”- delle valli canavesane…”.

La curiosità dell’autore e l’umorismo si spingono ad accostamenti tra fiaba e scienza. In “Nichel”:

“...tutte le miniere sono magiche, da sempre. Le viscere della terra brulicano di gnomi, coboldi (cobalto!), niccoli (nichel!), che possono essere generosi e farti trovare il tesoro sotto la punta del piccone, o ingannarti, abbagliarti, facendo rilucere come l’oro la modesta pirite, o travestendo lo zinco con i panni dello stagno: e infatti, sono molti i minerali i cui nomi contengono radici che significano “inganno, frode, abbagliamento…”.

Gli elementi chimici subiscono una sorta di trasposizione umana

...Il nichel accompagnava il ferro bivalente, lo sostituiva come un vicario, lo seguiva come un’ombra evanescente, un minuscolo fratello: 0,2 per cento di nichel, 8 per cento di ferro...” (“Nichel”).

come in “Mercurio”:

…era una materia fredda e viva, che si muoveva in piccole onde come irritate e frenetiche…sembrava che dentro ci si dimenasse un animale vivo…ci galleggiano anche i sassi e perfino il piombo…”.

In “Potassio” il racconto della tesi sperimentale di fisica procede con metafore di valenza didattica:

...alcune molecole sono portatrici di un piccolo dipolo elettrico, si comportano insomma in un campo elettrico come minuscoli aghi di bussola: si orientano, alcune piu’ pigramente, altre meno…il sodio è un metallo degenere, anzi è un metallo solo nel significato chimico della parola, non certo in quello del linguaggio quotidiano. Non è né rigido né elastico, anzi è molle come la cera; non è lucente, o meglio lo è solo se conservato con attenzioni maniache, poiché altrimenti reagisce in pochi istanti con l’aria ricoprendosi di una brutta cotenna ruvida: con anche maggiore rapidità reagisce con l’acqua, sulla quale galleggia (un metallo che galleggia!) danzando freneticamente e svolgendo idrogeno…”.

Anche nei racconti di pura invenzione ambientati nel passato troviamo collegamenti al limite tra poesia e tecnica:

…con un foglio di piombo si possono anche rivestire le casse dei morti, in modo che questi non fanno i vermi, ma diventano secchi e sottili, e cosi’ anche l’anima non si disperde,che è un bel vantaggio; e sempre col piombo si possono fondere delle statuette funebri, non lucide come il bronzo, ma, appunto, un po’ fosche, un po’ velate, come si addice ad oggetti di lutto…se si va oltre le apparenze, il piombo è proprio il metallo della morte: perché fa morire, perché il suo peso è un desiderio di cadere, e cadere è dei cadaveri, perché il suo stesso colore è smorto-morto…una materia diversa da tutte le altre materie, un metallo che senti stanco, forse stanco di trasformarsi e che non si vuole piu’ trasformare: la cenere di chissà quali altri elementi pieni di vita, che mille e mille anni fa si sono bruciati al loro stesso fuoco… Sulla lastra di vetro ancora calda, si puo’ colare il piombo fuso, e si ottengono degli specchi non tanto grandi, ma luminosi, senza difetti, e che si conservano per molti anni …” (“Piombo”, ”Il sistema Periodico”).

In “Fosforo” eventi professionali forniscono il collante tra rapporti gerarchici, tradizione orale e un tempo di ristrettezze economiche:

…a quel tempo ero talmente giovane da pensare ancora che fosse possibile far cambiare idea a un superiore; perciò avanzai due o tre obiezioni, ma vidi subito che il commendatore si incrudiva come una lastra di rame sotto il martello..il fosforo ha un nome molto bello, vuol dire portatore di luce, è fosforescente, c’è nel cervello, c’è anche nei pesci, e percio’ mangiare pesci rende intelligenti: senza fosforo le piante non crescono….c’è anche nelle capocchie dei fiammiferi, e le ragazze disperate per amore le mangiavano per suicidarsi…. Faceva cucina col termometro nei becher di vetro pyrex...”.

In “Cerio” passiamo dalla tecnica, all’astronomia e alla storia:

…si trattava di ferro-cerio, la lega di cui sono fatte le comuni pietrine per accendisigaro…il cerio, elemento di cui non sapevo nulla, salvo quella sua unica applicazione pratica, e che esso appartiene alla equivoca ed eretica famiglia delle Terre Rare, e che il suo nome non ha nulla a che vedere con la cera, e neppure ricorda lo scopritore; ricorda invece (grande modestia dei chimici d’altri tempi!) il pianetino Cerere, essendo stati il metallo e l’astro scoperti nello stesso anno 1801; e questo era forse un affettuoso-ironico omaggio agli accoppiamenti alchimistici: come il Sole era l’oro e Marte il ferro, cosi’ Cerere doveva essere il cerio…”.

In “Vanadio” ritroviamo spunti dettati da esperienza professionale e cultura scientifica:

…Una vernice è una sostanza instabile per definizione: infatti, a un certo punto della sua carriera da solida deve diventare liquida. E’ necessario che questo avvenga al momento e nel luogo giusto… al processo di solidificazione prende parte in molti casi l’ossigeno dell’aria. Fra le varie imprese, vitali o distruttive, che l’ossigeno sa compiere, a noi verniciai interessa soprattutto la sua capacità di reagire con certe molecole piccole, quali quelle di certi oli, e di creare ponti fra loro trasformandole in un reticolo compatto e quindi solido: è cosi’ che, ad esempio,”asciuga” all’aria l’olio di lino…”.

Mentre nel capitolo “Cromo” troviamo echi di altre letture:

... è noto che l’olio di lino cotto ha costituito per molti secoli la materia prima della nostra arte. E’ questa un’arte antica e percio’ nobile: la sua testimonianza piu’ remota è in Genesi 6.14, dove si narra come, in conformità ad una precisa specificazione dell’Altissimo, Noè abbia rivestito (verosimilmente a pennello) con pece fusa l’interno e l’esterno dell’Arca. Ma è anche un’arte sottilmente frodolenta, come quella che mira ad occultare il substrato conferendogli il colore e l’apparenza di ciò che non è: sotto questo aspetto essa è imparentata con la cosmetica e l’adornamento, che sono arti altrettanto ambigue e quasi altrettanto antiche (Isaia 3.16) …gli era capitata per mano una formulazione di un’antiruggine ai cromati che conteneva un componente assurdo: nulla meno del cloruro d’ammonio, il vecchio ed alchimistico sale Ammoniaco del tempio di Ammone, assai propenso a corrodere il ferro piuttosto che a preservarlo dalla ruggine …reperire il cloruro ( nell’inventario era designato col nome cloruro demonio...”,

e storia professionale:

…migliaia di blocchi squadrati, di un vivace color arancio. Me li fece toccare: erano gelatinosi e mollicci, avevano una sgradevole consistenza di visceri macellati. Dissi al direttore che, a parte il colore, mi sembravano dei fegati, e lui mi lodo’; proprio cosi’ stava scritto nei manuali di verniciologia! Mi spiego’ che il fenomeno che li aveva prodotti si chiamava in inglese proprio cosi’,”livering”, e cioè infegatamento, ed in italiano impolmonimento; in certe condizioni, certe vernici da liquide diventano solide, con la consistenza appunto del fegato o del polmone, e sono da buttar via. Quei corpi parallelepipedi erano state latte di vernice: la vernice si era impolmonita, le latte erano state tagliate, ed il contenuto buttato nel mucchio delle immondizie…”.

Nel capitolo “Zolfo”, le riflessioni di un operaio-contadino al lavoro davanti al reattore forniscono motivo di critica contro gli inutili “dottismi” della cultura “alta”

…buttare dentro il B41; che è poi proprio una gran buffonata dover continuare a chiamarlo B41 quando tutti sanno che è zolfo e in tempo di guerra, quando tutto mancava, parecchi se lo portavano a casa e lo vendevano in borsa nera ai contadini che lo spargevano sulle viti. Ma insomma il dottore è dottore e bisogna accontentarlo…”

e collegamento tra chimica e tradizione popolare:

“…lo introdusse cautamente, e nonostante la maschera, che forse perdeva un poco, senti’ subito l’odore sporco e triste che emanava dalla cottura, e penso’ che magari poteva anche aver ragione il prete, quando diceva che all’inferno c’è odore di zolfo: del resto non piace neanche ai cani, tutti lo sanno…”.

Nel capitolo “Azoto” un’avventura di lavoro autobiografica viene “illustrata” con la struttura chimica dell’Allossana che viene cosi’ commentata

“…dove O è l’Ossigeno, C il Carbonio, H l’Idrogeno (Hydrogenium) ed N l’azoto (Nitrogenium). E’ una struttura graziosa non è vero? Fa pensare a qualcosa di solido, di stabile, di ben connesso…” e rimanda a collegamenti tra la chimica e altre discipline: (“…infatti accade anche in chimica, come in architettura, che gli edifici “belli”, e cioè simmetrici e semplici, siano anche i piu’ saldi: avviene insomma per le molecole come per le cupole delle cattedrali o per le arcate dei ponti…”

e forse ci fa intuire anche quali dovevano essere i gusti estetici dell’autore:

“…ci sono stati secoli in cui la bellezza veniva identificata con l’adornamento, il sovrapposto, il fronzolo; ma è probabile che fossero epoche devianti, e che la bellezza vera, quella in cui ogni secolo si riconosce, sia quella delle pietre ritte, delle carene, della lama di scure e dell’ala d’aereo…”.

Nel capitolo “Stagno” si descrive l’elemento in questione

“…ci sono metalli amici e metalli nemici. Lo stagno era un amico. Non solo perché, da qualche mese, Emilio ed io ne vivevamo, trasformandolo in cloruro stannoso da vendere ai fabbricanti di specchi, ma anche per altre ragioni piu’ riposte. Perché si sposa al ferro, trasformandolo nella mite latta, e privandolo pertanto della sua qualità sanguinaria di “nocens ferrum”; perché lo commerciavano i Fenici, e perché tuttora lo si estrae, raffina ed imbarca in paesi favolosi e lontani…perché si allega col rame per dare il bronzo, materia rispettabile per eccellenza, notoriamente perenne e well stabilished; perché fonde basso, quasi come i composti organici,cioè quasi come noi; ed infine per due sue proprietà uniche, dai nomi pittoreschi e poco credibili, mai viste né udite (che io sappia) da occhio ed orecchio umano, tuttavia fedelmente tramandate, di generazione in generazione, da tutti i testi scolastici, la “peste” e il “pianto” dello stagno…”,

l’Acido Cloridrico

...non è che l’acido cloridrico sia propriamente tossico. È uno di quei nemici franchi che ti vengono addosso gridando da lontano, e da cui quindi è facile guardarsi. Ha un odore cosi’ penetrante che, chi può, non tarda a mettersi al riparo; e non lo puoi confondere con niente d’altro, perché dopo averne respirato un colpo emetti dal naso due brevi pennacchi di fumo bianco, come i cavalli nei film di Eisenstein, e ti senti i denti aspri in bocca come quando hai mangiato un limone…”.

i Cloruri:

… in genere sono gentaglia, per lo piu’ sottoprodotti ignobili, igroscopici e buoni a poco: con la sola eccezione del sale comune, che è un altro discorso…”.

e il Cloruro Stannoso in particolare:

“… si separava in piccoli prismi graziosi, incolori e trasparenti…e devi fare ben attenzione a non toccarlo con le mani, se no ti attacca addosso un odore disgustoso. Questo sale, di per sé, è inodoro, ma reagisce in qualche modo con la pelle, forse riducendo i ponti disolfuro della cheratina, e ne libera un tanfo metallico persistente che ti denuncia come chimico per diversi giorni…”

Nei racconti “La lingua dei chimici I e II, ( “L’altrui mestiere”) Primo Levi dà una mirabile spiegazione dei diversi tipi di nomenclatura chimica e della loro evoluzione:

-“…il piu’ antico è anche il piu’ snello e pittoresco; consiste nel dare ad ogni nuovo composto scoperto un nome di fantasia, che ricordi il prodotto naturale da cui esso è stato per la prima volta isolato: nomi come geraniale, carotene, lignina, asparagina, acido abietico, esprimono abbastanza bene (per noi neolatini!) l’origine della sostanza, ma non dicono niente sulla sua costituzione…”

-“…un secondo linguaggio chimico, meno fantasioso ma piu’ espressivo, è quello costituito dalle cosiddette formule gregge…non ci indica nulla sull’origine né sugli usi..non dice niente sull’ordine o sulla struttura in cui quegli atomi sono legati insieme..Insomma tutto va come se un tipografo estraesse dalla cassetta le lettere c ,e, i, o, p, r, s, s, e pretendesse di scrivere la parola cipresso…”

-“…Il terzo linguaggio…tende a darci il ritratto, l’immagine del minuscolo edificio molecolare…è come se, invece della parola cipresso, si stampasse o disegnasse l’immagine del cipresso…”.

L’indagine sull’origine etimologica di sostanze ed elementi chimici si spinge alla storia della chimica:

“...Ognuno sa che gli elementi ”per bene”, quelli esistenti in natura, sia sulla Terra, sia negli astri, sono novantadue, dall’idrogeno all’uranio (veramente, quest’ultimo ha perso negli ultimi decenni un po’ della sua buona fama). Ebbene, i loro nomi, passati in rassegna, costituiscono un mosaico pittoresco che si estende nel tempo dalla lontana preistoria a oggi, ed in cui affiorano forse tutte le lingue e le civiltà dell’occidente: i nostri misteriosi padri indoeuropei, l’antico Egitto, il greco dei greci, il greco dei grecisti, l’arabo degli alchimisti, gli orgogli nazionalistici del secolo scorso, fino all’internazionalismo sospetto di questo dopoguerra…il Cloro, il Iodio, il Cromo, da parole greche che significano rispettivamente “verde, viola, colore”...Cosi’ il Bario è il “pesante”, il Fosforo è il “luminoso”, il Bromo e l’Osmio sono, con diverse sfumature, i puzzolenti…in questo spirito che chiamerei descrittivo e che attesta modestia e buon senso, sono stati battezzati l’Idrogeno e l’Ossigeno, rispettivamente “generato dall’acqua” e “dagli acidi”; ma poiché il battesimo era stato fatto (o avallato) dal francese Lavoisier, i chimici tedeschi non lo tennero per buono, e vi ricalcarono sopra due approssimative traduzioni: Wasserstoff e Sauerstoff, ossia, rispettivamente,”la sostanza dell’acqua” e “degli acidi”, e lo stesso fecero i russi, coniando la coppia Vodoròd e Kissloròd…”.

Nei libri di Primo Levi tra le numerose metafore, come nel capitolo “Argento” (“Il Sistema Periodico”) in cui descrive un vecchio compagno di università ritrovato

“…era serio e non aveva indulgenze per se stesso, studiava senza genialità e senza gioia (sembrava non conoscesse la gioia), abbattendo successivamente i capitoli dei testi come un minatore in galleria …Ancora, come allora, si muoveva malamente, con quei gesti bruschi e insieme incerti che in laboratorio l’avevano reso un proverbiale spaccatore di vetreria…”

nel racconto “Mercurio”:

…aveva negli occhi una luce sbieca e mobile, come quella del mercurio; sembrava diventato mercurio egli stesso…”

e in “Arsenico”:

…ecco il precipitato giallo di solfuro, è l’anidride arseniosa, l’arsenico insomma, il Mascolino, quello di Mitridate e di Madame Bovary…”

molte sono tratte dal mondo animale (in “Potassio” descrive il suo lavoro di tesi sperimentale): “…l’eterodina…era in sostanza un apparecchio radioricevente, costruito in modo da rivelare minime differenze di frequenza: ed infatti, usciva brutalmente di sintonia, ed abbaiava come un cane da pagliaio…”

e ripetute

“...la bibliotecaria, che non avevo mai vista prima, custodiva la biblioteca come lo avrebbe fatto un cane da pagliaio...”(“Fosforo”,”Il sistema periodico”)

...chi per mestiere compra o vende si riconosce facilmente: ha l’occhio vigile e il volto teso,teme la frode o la medita, e sta in guardia come un gatto all’imbrunire…”.(“Arsenico”,”Il sistema periodico”)

“…era fatto come i gatti, con cui si convive per decenni senza che mai vi consentano di penetrare la loro sacra pelle…(“Ferro”, “Il sistema periodico”).

Sulla sua casa scrive:

…il rapporto che ho con lei: forse è di natura gattesca, come i gatti amo gli agi ma posso anche farne a meno…credo che il mio sia un caso estremo di sedentarietà, paragonabile a quello di certi molluschi, ad esempio le patelle, che dopo un breve stadio larvale in cui nuotano liberamente, si fissano a uno scoglio, secernono un guscio e non si muovono piu’ per tutta la vita…” ( ”La mia casa”, “L’altrui Mestiere”).

 

Il particolare legame col mondo animale, (per lo piu’ contemplativo) si evince dal racconto autobiografico “Lo scoiattolo” che termina con l’autore che non ha scrupoli a sabotare un esperimento scientifico pur di regalare un po’ di sollievo alla bestiola-cavia ma anche in “Romanzi dettati dai grilli” (“L’altrui mestiere”) dove insieme a curiosità etologiche (sul mondo dei ragni) e sugli animali in generale leggiamo anche:

“… farei ogni sforzo non solo per osservarli, ma anche per entrare in comunicazione con loro…perché sono sicuro che ne trarrei uno straordinario arricchimento spirituale e una piu’ compiuta visione del mondo…”.

Il racconto Domum servavit (sulla gommalacca) è esemplare per sintesi tra curiosità indagatrice dello scienziato, capacità di collegamento tra diverse discipline scientifiche e tra scienza e vita quotidiana. I racconti “Titanio”(“Il sistema Periodico”), ”Calze al fulmicotone” e “Inventare un animale” (“L’altrui mestiere”) sono caratteristici perché dimostrano una vena umoristica difficile da trovare in uno scienziato-osservatore della natura.

L’esplorazione linguistica di Levi insieme a curiosità di valore storico-didattico -leggendo “L’ispettore Silhouette” (”L’altrui mestiere”) i chimici apprenderanno che Soxhlet era un “…chimico-medico e filosofo moravo…” mentre i “profani” potranno associare il liebig a uno dei padri fondatori della chimica moderna- spesso, forse spinta anche dal gusto a giocare con le parole, arriva a invenzioni lessicali vere e proprie

…pretesi da lui i controcampioni…”(”Cromo”, “Il sistema Periodico”),

“...aveva dello zucchero da chimicare …controorganico…” (“Arsenico”, “Il sistema Periodico”).


“Scrivo proprio perché sono un chimico, si può dire che il mio vecchio mestiere si è largamente trasfuso nel nuovo”, Primo Levi


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