La comunicazione scientifica nell’opera di Primo Levi:

dalle parole della chimica alla chimica delle parole

 

ENRICO MANSUETI

SCUOLA INTERATENEO DI SPECIALIZZAZIONE PER LA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI DELLA SCUOLA SUPERIORE


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 Indice

Introduzione

Formazione scientifica

Linguaggio: premesse e aspetti generali

Comunicazione scientifica

Epistemologia dai testi

                             Contemplazione

                            Filosofia

                            Palestra di vita

                            Poesia, etica e morale

Conclusioni

Bibliografia

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Introduzione


                                                                          “Scrivo proprio perché sono un chimico, si può dire che il mio vecchio mestiere si è largamente trasfuso nel nuovo”, Primo Levi

 

 

Analizzare la figura e l’opera di Primo Levi è sicuramente impresa ardua, come dimostra la mancanza a oggi di una monografia completa. Molto è stato scritto su di lui, ma si tratta di critiche ed analisi di singole opere e, anche dove si è tentata un’ analisi approfondita della sua figura, la complessità del personaggio è stata risolta privilegiando una o poche delle sfaccettature (soprattutto quella di testimone-reduce di Auschwitz, ma anche di osservatore della natura umana, ebreo, in qualche caso addirittura uomo di fede). D’altronde lui stesso era cosciente di avere “…due anime saldate insieme…”(intervista a Philip Roth, 1986) e di essere legato a una sorta di ibridismo “...io credo proprio che il mio destino profondo… sia l’ibridismo, la spaccatura. Italiano, ma ebreo. Chimico, ma scrittore. Deportato, ma non tanto (o non sempre) disposto al lamento o alla querela…” (“Lilit e la coniugazione del tempo”, in Nuova società, X, 1982, n 20).

Discorso particolare merita il suo essere “uomo di scienza” ed in particolare “chimico”. Benché questo aspetto traspaia pressoché in tutte le sue opere ( a partire dalla prima “Se questo è un uomo”) e poi in special modo ne “Il sistema periodico” e in “L’altrui mestiere”) per la maggioranza dei lettori rappresenta una curiosità, un caso o al piu’ una fonte di ispirazione (soprattutto nei racconti legati alla sua autobiografia professionale) e anche la critica raramente è andata oltre. Si ha quasi l’impressione che questo aspetto raccolga interesse maggiore fuori dai confini patri. Emblematica la critica a “ Il Sistema Periodico” di Saul Bellow: “...non vi è nulla di superfluo, tutto in questo libro è essenziale, meravigliosamente puro…”e la recente inchiesta della tv giapponese condotta in special modo all’Istituto Chimico di Torino (settembre 2002).

Questo lavoro intende fornire un contributo all’analisi delle opere di Primo Levi che maggiormente parlano di scienza e di chimica in particolare (principalmente Il sistema periodico e L’altrui mestiere).


Formazione scientifica


Primo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919. L’interesse e la razionalità scientifiche sono ben nitidi già nell’adolescenza. In un racconto autobiografico (“Il mondo invisibile”, “L’altrui mestiere”) Levi descrive le prime osservazioni al microscopio:

“…I capelli che mi strappavo avevano un aspetto del tutto inaspettato: sembravano tronchi di palma, e guardando bene si distinguevano, sulla loro superficie, quelle minuscole scaglie grazie a cui un capello si sente piu’ liscio quando lo si segue tra le dita dalla radice all’estremità che non viceversa: ecco un primo perché a cui il microscopio dava risposta…”

mentre in “Idrogeno”, (“Il Sistema Periodico”) fornisce il suo punto di vista di allora sulla chimica

“…per me la chimica rappresentava una nuvola indefinita di potenze future…da quella nuvola attendevo la mia legge, l’ordine in me, attorno a me e nel mondo. Ero sazio di libri, che pure continuavo a ingoiare con voracità indiscreta, e cercavo un’altra chiave per i sommi veri...a scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi riscaldavano le vene..capirò anche questo, capirò tutto…troverò una scorciatoia, mi farò un grimaldello, forzerò le porte…

Queste attitudini sono favorite dal padre che alimenta la sua curiosità con libri comprati sulle bancarelle di via Cernaia

”...era ingegnere…nutriva per la scienza un amore tinto di rimpianto, e non gli sarebbe spiaciuto che avessi seguito io la strada che lui aveva dovuto abbandonare per i casi della vita…” (“Il mondo invisibile”, “L’altrui mestiere”).

La carriera scolastica di Levi è testimoniata dal fascicolo conservato nella Biblioteca dell’Istituto Chimico dell’Università di Torino. Frequenta il liceo classico M.D’Azeglio dove ottiene il diploma di maturità con la media di 7/10. I voti piu’ bassi sono due sei (latino e greco) compensati dagli otto in Scienze naturali, chimica e geografia e Storia dell’arte

“…ottime Filosofia e Scienze naturali; tollerabili Greco, Latino, Matematica e Fisica, in quanto strumenti per intender le prime due; indifferenti Italiano e Storia; pure afflizioni Storia dell’Arte ed Educazione Fisica…chi non accettava questa classificazione (che, a nostra insaputa, era stata generata prevalentemente dal talento e dal calore umano dei rispettivi insegnanti) veniva automaticamente escluso dal clan…” (“Un lungo duello”, “L’altrui Mestiere”).

Nel 1937 si iscrive al corso di Chimica presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Torino con una fortissima determinazione

“… la nobiltà dell’uomo, acquisita in cento secoli di prove ed errori, era consistita nel farsi signore della materia …mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele… vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere noi stessi, e che quindi il sistema Periodico di Mendeleev, che proprio in quelle settimane imparavamo laboriosamente a dipanare, era una poesia, piu’ alta e piu’ solenne di tutte le poesie digerite in liceo…” (“Ferro”, “Il Sistema Periodico”).

Nella prima sessione del 1941 si laurea a soli 22 anni e con il massimo dei voti (100/100 e lode). Dai documenti risulta un curriculum universitario brillante con una lode all’esame di Istituzioni di Matematica. I voti piu’ bassi sono agli esami di Chimica agraria, Chimica farmaceutica, Chimica Biologica e Chimica industriale. Ma all’epoca queste materie erano esterne al corso di laurea ( i professori del corso di Laurea in Chimica erano pochi) e per gli esami esterni il voto di riferimento era 28/30. La brillantezza dello studente è testimoniata anche dal fatto che nel 1940 riesce a sostenere tutti gli esami del terzo anno (7) in un mese: a giugno. Rimarrà legato all’Istituto di Chimica per tutta la vita, continuando a frequentarne la biblioteca anche in tarda età e serbando ricordi di particolari, persone e testi sui quali aveva studiato

“...Dal Zendralblatt venni rimbalzato al Beilstein…in cui, come in un’ anagrafe, viene descritto ogni nuovo composto, insieme con i suoi metodi di preparazione…” (“Azoto”, “Il Sistema Periodico”).

come il Manuale di chimica organica pratica “Die Praxis Des Organischen Chemikers” di Ludwig Gattermann del quale riporta un brano sulla prevenzione degli infortuni nell’antologia personale “ La ricerca delle radici” col titolo: ”Le parole del padre”. Il destino gli riservò di incontrarlo anche nell’esame per l’ammissione al laboratorio di Pannwitz e Muller ad Auschwitz

“…e anche questo è assurdo e inverosimile, che quaggiu’, dall’altra parte del filo spinato, esista un Gattermann in tutto identico a quello su cui studiavo a casa mia…” (“Se questo è un uomo”).

Ricorderà con affetto persino i libri del liceo

“…l’ossidulo d’azoto, che sul “Sestini e Funaro” era descritto col termine poco proprio di gas esilarante…” (“Idrogeno”, “Il Sistema Periodico”).

e

“…tutti i compagni di studi, i loro visi, fino a scendere a quelli delle elementari, un centinaio di nomi e di facce” ( Intervista Tv).

In base alle leggi razziali del 1938 gli studenti ebrei erano obbligati a sostenere gli esami per ultimi

“…senza camicia nera, cosi’ da essere riconoscibili da tutti…” (Intervista Rai)

e non potevano lavorare su tesi sperimentali

“…Avevo fatto disperati tentativi di entrare come allievo interno presso questo o quel professore. Alcuni, a bocca aperta o magari con burbanza, mi avevano risposto che le leggi razziali lo vietavano; altri avevano fatto ricorso a pretesti fumosi e inconsistenti…” (“Potassio” , “ Il Sistema Periodico).

Questo, insieme alla consapevolezza politica e al rifiuto verso il regime fa vacillare brevemente la motivazione

...non potevo piu’ ignorare che la chimica stessa , o almeno quella che ci veniva somministrata, non rispondeva alle mie domande…esistevano teoremi di chimica? No, percio’ bisognava andare oltre…risalire alle origini, alla matematica e alla fisica…”

e portano lo studente a ripiegare su una sottotesi in fisica (“Comportamento dielettrico del sistema ternario Benzene-Clorobenzene-Cloroformio” relatore Dalla Porta). Ma, come dichiarerà molti anni dopo, mai ebbe dubbi su quello che studiava, mai fu un dovere, se non negli anni del liceo. Seguendo i regolamenti dell’Università Levi si laurea con la ricordata sottotesi orale, con un’altra (“I raggi elettronici” relatore Mario Milone) e con la tesi compilativa di chimica dal titolo: ”L’inversione di Walden”, relatore Giacomo Ponzio. Sul suo diploma di laurea, cosi’ come sui vari certificati della sua carriera scolastica, è riportata la menzione “di razza ebraica”. Nel 1941 la famiglia è in gravi difficoltà economiche (il padre è morente di tumore) e Levi trova un lavoro semiclandestino nel laboratorio di una cava di amianto a Lanzo; nel 1942 lavora a Milano (alla Wander, industria svizzera di medicinali, a ricerche sul diabete). Il 13 dicembre 1943 viene arrestato come partigiano. Dopo 13 mesi di Lager viene liberato dall’Armata rossa e inizia un lunghissimo viaggio di ritorno. Nel 1946 lavora alla Duco-Montecatini di Avigliana (vernici). Nel 1947 avvia una breve attività autonoma con un amico, quindi lavora alla Siva (smalti isolanti per conduttori elettrici di Rame), ne diventa direttore e nel 1975 va in pensione dopo quasi 30 anni. Lavora per due anni ancora come consulente per la stessa azienda e poi si dedica in pieno all’attività di scrittore. Muore a Torino l’11 Aprile 1987.

 

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