La seta artificiale

 

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Le ambizioni iniziali di Hyatt e Baekeland erano modeste: avorio e gomma lacca non servivano a consumi di massa. Qui l’inizio della sostituzione avvenne in un territorio classico, quello dell’industria tessile e germinò da un’intenzione affatto lontana: la produzione di filamenti adatti alle lampade a incandescenza di Edison.

J. W. Swan (1828-1914) come materiale di partenza utilizzò la nitrocellulosa ed ottenne i PRIMI FILAMENTI nel 1883 iniettando in acido acetico una soluzione di nitrocellulosa in acido acetico. Gli schizzi di soluzione coagulavano in filamenti che Swan poi carbonizzava, essiccava e montava su supporti isolanti.

In Francia Hilaire Bernigaud de Chardonnet (1839-1924), un discepolo di Pasteur, seguì la stessa traccia, disciolse il dinitrato di cellulosa in alcool e etere; la soluzione, molto densa, veniva forzata attraverso una filiera in un apposito bagno, ed era così ottenuta una "SETA ARTIFICIALE" commerciabile. I nuovi tessuti spuntarono un certo successo perché la fibra era lucente, ma erano piuttosto pericolosi per l’infiammabilità intrinseca della nuova fibra.

Con l’innovazione di Chardonnet l’idea tecnica di base era di dissolvere la cellulosa o qualche altra sostanza simile in una soluzione viscosa e trafilarla in fibre.

Il passo successivo (e fondamentale) fu fatto in Inghilterra da 2 chimici industriali: C.F. Cross(1855-1935) e E.J. Bevan (1856-1921) che erano nei primi anni 1880 i maggiori esperti mondiali della cellulosa e della carta; nel loro laboratorio privato scoprirono che la cellulosa trattata con soda reagisce con il solfuro di C dando un composto solubile in acqua (debolmente alcalina). La soluzione sciropposa (viscosa) poteva dare una fibra continua se iniettata in un bagno di acido solforico e solfato di sodio (1892).

L’utilizzazione industriale del processo C.&B. ebbe difficoltà, ma anche notevoli potenzialità poiché richiedeva per la partenza la stessa pasta di legno dell’industria della carta, e non la costosa cellulosa del cotone. Il brevetto fu ceduto a Samuel Courtaulds, che avviò la produzione nel 1906; alla vigilia della prima guerra mondiale questo processo controllava l’80% del mercato della seta artificiale.

La storia della produzione di questa fibra è importante anche perché costituisce un caso particolare di pluralismo tecnologico. Sono infatti da ricordare altri 2 PROCESSI:

1) quello che solubilizzava la cellulosa mediante anidride acetica e avviato in Germania nel 1902 e fiorito nel primo dopoguerra, e

2) quello basato su una soluzione cuproammoniacale di cellulosa, il cui prodotto divenne

noto con il nome di SETA BEMBERG (1911).

La convergenza dei diversi processi portò a un vero boom post bellico delle fibre derivate dalla cellulosa: nel 1919 la produzione mondiale era di 11.000 t, dieci anni dopo era salita a 197.000 t. Nel 1933 il pluralismo tecnologico si attenuò con la chiusura degli impianti Chardonnet, mentre alla fine degli anni ’30 il processo alla viscosa dominava più dei 4/5 della produzione. Ma allora si stavano già producendo i primi campioni di nylon, ed era iniziata una storia diversa, quella delle fibre totalmente sintetiche.