I primi materiali plastici

 

 

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Nella parte che abbiamo già dedicato ai rapporti fra chimica organica e produzione materiale, abbiamo incontrato più casi rilevanti in cui il composto sintetico sostituiva quello naturale (alizarina, indaco); abbiamo anche visto che gli sviluppi dell’industria dell’azoto avevano sostituito l’acido nitrico sintetico a quello proveniente dal Cile sotto forma di nitro. In tutti questi casi le molecole sintetiche erano indistinguibili da quelle di origine naturale, ma avremmo potuto citarne altri in cui un particolare "effetto", ad esempio fisiologico, era ottenuto con molecole di struttura completamente diversa da quelle della sostanza da "sostituire". Così la saccarina o solfammide benzoica sintetizzata nel 1879 da Ira Remsen (1846-1927) aveva un potere 500 volte maggiore del saccarosio e, chimicamente, non aveva niente a che fare con gli zuccheri. I processi di cui ci occuperemo in questo paragrafo sono vicini a questo secondo tipo di sostituzione, in quanto portano a sostanze che sembrano e non sono quelle "mimate", e tuttavia questi processi anche se ne differenziano perché i materiali ottenuti sono appunto tali: di essi ci interessano intrinsecamente le proprietà fisiche, per tesserli, stamparli o modellarli.

 

I primi materiali plastici

 

Negli Stati Uniti in un’occasione "ludica", era stato offerto un premio in denaro per chi avesse trovato un materiale sostitutivo dell’avorio per la fabbricazione delle palle da biliardo.

John Wesley Hyatt (1837-1920) puntò a vincere il premio e fra le varie sostanze studiò la NITROCELLULOSA; egli scoprì che la soluzione di canfora in etanolo era un solvente perfetto e un plastificante ideale della nitrocellulosa. Nel 1872 Hyatt mise in commercio i primi articoli di CELLULOIDE una soluzione solida di nitrocellulosa e canfora; malgrado l’estrema infiammabilità, l’eccellente stabilità dimensionale della celluloide la rese insostituibile nei lavori fotografici di precisione, fin quando fu sostituita nel secondo dopoguerra dal TRIACETATO DI CELLULOSA, meno infiammabile. Un secondo materiale plastico destinato a una lunghissima vita sul mercato fu ottenuto da …

Leo H. Baekeland (1863-1944) chimico belga trapiantato negli Stati Uniti, che con i suoi brevetti del 1907 aprì il nuovo settore delle sostanze termoplastiche. All’inizio del nostro secolo aveva già guadagnato soldi cedendo il brevetto di una speciale carta fotografica a G. Eastman, e si era concesso un periodo di studio a Berlino. Di ritorno negli Stati Uniti aveva costatato che il suo paese d’adozione importava 27 milioni di chilogrammi di gomma lacca e si era impegnato nella ricerca di un sostituto. La reazione tra fenolo e formaldeide era già stata molto studiata, fin da quando Baeyer nel 1871 aveva segnalato la formazione di una sostanza scura e catramosa, ma nessuno era giunto a controllarla con la maestria di Baekeland: in presenza di alcali aveva ottenuto un materiale resinoso che una volta riscaldato diventava duro, insolubile e non più fusibile. Il nuovo materiale era un ottimo isolante; immesso in stampi sotto forma di polvere dava per semplice aumento di T. oggetti di buona resistenza meccanica, e complessi a piacere. Il successo della BACHELITE fu duraturo; al momento della morte del suo scopritore erano prodotte in tutto il mondo 125.000 t di resine fenoliche.