Ardito Desio: le avventure di un geologo

Cinzia Fiussello


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Sulla catena dell’Himalaya

 

 

Un’altra zona dove Desio è stato più volte nell’arco della sua vita e dove ha compiuto molte spedizioni scientifiche importanti, è la catena himalayana.

Nel 1928 comincia la preparazione della sua prima spedizione a scopo sia scientifico, sia alpinistico, con il tentativo di scalare il K2, impresa già tentata dal Duca degli Abruzzi nel 1909. Nel frattempo, però, un'altra celebre impresa italiana, quella di Umberto Nobile con il dirigibile Italia, finisce tragicamente e il governo italiano decide di tagliare i fondi già promessi a Desio, così “fu convenuto di togliere dal programma della spedizione la meta alpinistica, ossia la scalata del K2, che era quella che comportava i maggiori rischi” (A. Desio, Sulle vie della sete dei ghiacci e dell’oro, p. 93) . Nel 1929 la spedizione raggiunge le valli del Karakorum per l’esplorazione del ghiacciaio del Baltoro, e per tracciare le prime carte geografiche e geologiche della zona, che ancora oggi sono considerate le migliori.

 

1929. Il Gasherbrum IV visto dal Campo Concordia

 

Già in questa occasione viene allestito il campo base a Concordia, un immenso piazzale gelato da cui si possono ammirare le più alte vette del mondo, tra cui il K2: “la cima del K2, la gigantesca piramide di roccia e ghiaccio, era apparsa in uno squarcio della grigia cortina come sospesa sulle nubi. Fu una visione indimenticabile che impressionò profondamente il mio spirito, lasciandomi un ricordo incancellabile, colmo di desideri e propositi” (A. Desio, Sulle vie della sete dei ghiacci e dell’oro, p. 97) Così Desio ricorda la vista della montagna a cui legò indissolubilmente il suo nome.

1929. Vista sul ghiacciaio del Baltoro da quota 6000 circa, sopra Campo Concordia. Il personaggio principale della splendida fotografia è un teodolite.

 

Con pochi strumenti a disposizione, la spedizione italiana traccia una prima importantissima carta topografica della zona del Baltoro. Dalle parole del protagonista si può comprendere più facilmente che tipo di impresa stessero compiendo, ricordando che si trovavano a 4-5000 metri di altezza con maglioni di lana e scarponi in pelle. “Contava per 8-10 ore sino a 40-50000 passi al giorno! Di sera poi, io dovevo occuparmi di mettere a punto il rilievo topografico al lume di candela, di scrivere gli appunti e il diario, di eseguire le misure altimetriche con un ipsometro ad ebollizione e di mille altre faccende minori” (A. Desio, Sulle vie della sete dei ghiacci e dell’oro, p. 110).

I risultati geografici di questa spedizione sono pubblicati in un testo che esce solo 7 anni dopo, scritto dai due protagonisti, Desio e il Duca di Spoleto (Aimone di Savoia Aosta, Ardito Desio, La spedizione geografica italiana al Karakorum, Arti grafiche Bertarelli, Milano, 1936), mentre quelli di tipo naturalistico e geologico sono apparsi solo nel 1980, completati da tutti gli altri dati raccolti in seguito (Ardito Desio, Geology of the upper Shaksgam Valley, Xizang, E.J.Brill, Leiden, Holland, 1980).

Dopo la guerra, Desio riprende la sua idea di raggiungere il K2 e organizza un’altra spedizione con il doppio scopo alpinistico e scientifico. Nel 1953 finalmente ottiene il permesso dal governo pakistano per compiere un viaggio preparatorio e poi la vera e propria spedizione sui monti del Baltoro. Tale permesso, inizialmente negato, arriva grazie all’intervento dell’allora presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, che ha modo d’incontrare il capo del governo del Pakistan in visita a Roma. Quello stesso anno una spedizione americana, guidata da Charles Houston, tenta l’assalto al K2, ma l’impresa fallisce, tuttavia questo tentativo offre a Desio molte indicazioni e anche la possibilità di riutilizzare alcuni dei campi allestiti sulla parete.

1954. Un portatore Baltì

Il piano della spedizione prevede la composizione di due squadre, una alpinistica per l’assalto al K2, e l’altra scientifica con lo scopo di completare ed estendere gli studi e le ricerche svolte nella missione del 1929 nei campi della geografia, della geologia, della geofisica e della biologia. Fino ad un certo punto le due squadre procedono insieme, poi si separano e non si riuniscono fino a che non si conclude l’impresa alpinistica; sono undici alpinisti italiani e sei scienziati, più il capo spedizione (Desio), alcuni alpinisti pakistani e, ovviamente, circa 500-700 sherpa.

1954. Desio prima del volo di ricognizione sul K2

 

Rispetto alla spedizione del ’29, questa è stata assai favorita dall’uso di aeroplani per trasportare tutto il materiale e gli uomini della spedizione fino a Skardu. Con lo stesso aereo il capo spedizione riesce a sorvolare l’intera zona del ghiacciaio Baltoro e a rivedere dall’alto le zone esplorate, in modo da ipotizzare la via da seguire per questa nuova impresa. Così egli stesso racconta questa esperienza aerea: “la visione dall’alto di quelle montagne, che fino ad allora avevo visto soltanto dal basso, aveva suscitato in me strane reazioni. Da un lato mi sembrava un labirinto inaccessibile creato dalla Natura per sventare ogni tentativo di chi si fosse proposto di violarlo, dall’altro aveva eccitato sino all’estremo la mia curiosità per identificare nella sua realtà il territorio interposto fra le vie già da me percorse” (A. Desio, Sulle vie della sete dei ghiacci e dell’oro, p. 264).

Purtroppo questa vittoriosa spedizione è stata funestata dalla morte di uno degli alpinisti, Mario Puchoz, colpito da un edema polmonare durante le prime fasi della salita. Comunque il 31 luglio del 1954 Achille Compagnoni e Lino Lacedelli giungono sulla vetta del K2, dove piantano le bandiere italiana e pakistana, quindi iniziano la discesa. La squadra alpinistica, dopo 3 giorni dalla conquista della seconda vetta del mondo raggiunge la squadra scientifica. A questo punto la notizia dell’impresa italiana ha già fatto il giro del mondo e non resta che completare le indagini scientifiche. Infatti, Desio, con gli altri scienziati, rimane ancora due mesi a lavorare su rilievi topografici e a raccogliere altri dati.

Al ritorno in Italia lo aspettano gli elogi per la vittoria, ma anche molte polemiche legate all’impresa alpinistica, e non certo a quella scientifica che lascia soltanto molto lavoro da portare a termine: articoli, resoconti e il volume della spedizione… Tutti i profitti derivanti da tali lavori sono impegnati per saldare le spese della spedizione non coperte dai contributi del CONI, del CNR, del CAI, dell’IGM e di altri enti; i soldi restanti, poi, sono accantonati per altre imprese alpinistico-scientifiche perché Desio non vuole tenere nulla per sé, sapendo con quanta difficoltà si ottengano dei finanziamenti per queste imprese.

L’eroe del K2, anche se non aveva raggiunto personalmente la vetta era il capo spedizione e quindi l’impresa gli è sempre stata attribuita, torna ancora ai piedi del tetto del mondo per un’altra impresa, molti anni più tardi, nel 1987, all’età di 90 anni. Questa volta l’intento è di misurare, con l’ausilio di tecnologie moderne, l’altezza di Everest e K2, dopo che un astronomo ha annunciato che il secondo sarebbe più alto del primo. Le misure tradizionali delle due cime, ottenute verso la metà dell’ottocento, erano di 8848 m per l’Everest e 8611 m per il K2.

Con il patrocinio del CNR nasce così la spedizione Ev-K2-CNR che, con l’ausilio di due apparecchi GPS, che grazie all’ausilio dei satelliti sono in grado di fornire in modo esatto la localizzazione di qualsiasi punto terrestre (latitudine, longitudine e altitudine), raggiunge il ghiacciaio Baltoro e procede alla misurazione delle due cime himalayane.

Le nuove misure risultano sorprendentemente vicine a quelle ottenute circa 150 anni prima: per l’Everest 8872 ± 20 m e per il K2 8616 ± 7 m e, soprattutto lasciano invariate le gerarchie.

 

1990. Desio inaugura la piramide-laboratorio del CNR alla base dell'Everest

Il progetto Ev-K2-CNR non si conclude, però, con le misure topografiche, infatti, prevede ricerche condotte da squadre di scienziati, appoggiati da alpinisti, sulla storia geologica, la tettonica delle placche, le misurazioni geodetiche e geofisiche e le reazioni fisiologiche all’impatto con l’altitudine. La base operativa del progetto è la Piramide, un laboratorio collocato nel 1990 ai piedi dell’Everest.

 

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Tesina di Cinzia Fiussello, anno accademico 2001-2002, SIS del Piemonte, Classe di concorso A060. Corso di storia ed epistemologia delle scienze (I modulo). Docente prof. Luigi Cerruti. Immagini tratte dal sito dell'Associazione Ardito Desio.

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