Pagine di storia della chimica classica

Luigi Cerruti

 

 

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 Indice generale

 

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Introduzione: Chimica classica e situazioni conoscitive

Quattro grandi periodi per la storia della chimica classica

Il problema della periodizzazione

Primo periodo: dall'aria fissa di Black alla pila di Volta, 1750-1800

Secondo periodo: dalla pila di Volta al Congresso di Carlsruhe, 1800-1860

Terzo periodo: l'apogeo della chimica classica, 1860-1920

Quarto periodo: il meriggio della chimica classica, 1920-1960

La fissazione dell'azoto, ovvero l'ambiguità della scienza

Introduzione

W.Crookes: "Nella Vita promesse e potenzialità di tutte le forme di Materia"

Il pane dall'aria

Per la scienza e per la patria: Fritz Haber

Pluralismo tecnologico

Provando e speculando

Kontakt! Breve storia della catalisi

Introduzione

Cento fatti, dieci teorie, una parola

La catalisi industriale nel secolo XIX

La sintesi del metanolo

Il mistero delle origini: la catalisi enzimatica

Storia della cromatografia

Introduzione

Alle origini della cromatografia

Il contributo di Martin e Synge alla cromatografia

Un vero Maestro: A.J.P. Martin

Nascita di una tecnica povera: la cromatografia su carta

Frederick Sanger e la struttura dell'insulina (I)

Frederick Sanger e la struttura dell'insulina (II)

I chimici italiani e il potere politico, 1830-1940

Introduzione

I chimici italiani e il Risorgimento

I chimici nell'Italia liberale

Gli sconvolgimenti della prima guerra mondiale

I chimici e il regime fascista


      


Introduzione generale

Chimica classica e situazioni conoscitive

 

(Il testo che segue fu pubblicato nel 1996, come introduzione al terzo volume di una serie edita a cura del prof. Carlo Bicchi)

 

Come i due volumi precedenti anche questo raccoglie gli articoli apparsi su RADAR ed è curato dall'amico Carlo Bicchi. Seguendo lo stesso criterio editoriale le note pubbli­cate su RADAR, e che ora compongono le sezioni del volume, sono state riviste ed ampliate, ed è stato aggiunto un intero ampio capitolo inedito, dedicato alla fissazione dell'azoto. Va da sé che i miei ringraziamenti a Carlo Bicchi per la sua affettuosa atten­zione, e a MarioTolosano per il suo costante interessamento, non sono di circostanza. l'eurobase prima e l'ashland poi hanno generosamente appoggiato un'attività di ricerca che in uno stile abbastanza informale ha sempre teso al rigore storiografico, sia nelle fonti, lasciate però sempre in ombra, sia nei giudizi - talvolta duri per l'insopporta­bile tensione fra ciò che sarebbe potuto essere e ciò che debolezze e opportunismi portarono ad essere effettivamente. Che il 'rigore storiografico' di cui vado parlando non sia una pretesa narcisistica dell'autore è confermato dal fatto che Uomini e idee della chimica classica, edito nel 1985, e Temi di ricerca della chimica classica (1820-1870), edito nel 1990, sono esposti nella sala di consultazione della Science Museum Library di Londra, una delle più importanti istituzioni del mondo nel campo della storia della scienza. Così mi pare confermato l'esito scientificamente positivo dello sforzo" comune - Università e Impresa - per far giungere la storia della chimica ad un pubblico più ampio dei 'cultori' accademici.

Qui vorrei rendere più visibile per il lettore il filo rosso che da anni sottende la mia ricerca. Si tratta di una categoria storiografia in un certo modo totalizzante, che può essere definita situazione conoscitiva. Ogni singolo scienziato vive giorno dopo giorno in una speci­fica situazione esistenziale, situazione che spesso è l'oggetto formale delle cosiddette bio­grafie, ma la cui caotica complessità blocca qualsiasi intenzione d'indagine - a meno che ci si ritenga dotati di onniveggenza divina. Un po' più realistico mi pare un metodo che privilegi nel mondo-di-vita del ricercatore gli aspetti rilevanti e documentabili, in rapporto diretto con ^'impresa conoscitiva. La riduzione che così si attua precisa il discorso storico senza impo­verirlo, in quanto - al contrario - viene in luce un'enorme ricchezza di connessioni con lo svi­luppo della società e con il divenire della scienza. Per renderci conto dell'ampiezza di que­sta ricchezza sono sufficienti quattro soli aspetti della situazione conoscitiva dello scienziato, e cioè le possibilità/impossibilità che gli sono offerte/imposte dai ruolo professionale, dalla selezione dei problemi, dalla disponibilità degli strumenti e delle tecniche, dalle teorie accredditate al momento. Consideriamo singolarmente i quattro aspetti,

Dalle opportunità e dai compiti legati al ruolo sociale vissuto dal singolo ricercatore nascono subito una miriade di 'condizioni al limite'che caratterizzano fortemente una situazione conoscitiva. Pensiamo a tutte le questioni legate alla stessa professionalizzazione della ricerca, all'accesso in base al ruolo accademico ai fondi di ricerca, alla strumentazione, alle pubblicazioni. Altri elementi rilevantissimi possono essere il carico didattico, l'obbligo di lavori routinari, la residenza più o meno periferica, la collocazione in un contesto up to date, la spinta di maestri abili e importanti, etc. etc. Strettamente connessa al ruolo è la selezione dei problemi ritenuti rilevanti e risolubili. E" qui che si realizza maggiormente l'impatto globa­le della società in cui vive lo scienziato. Il problema della composizione dei gas d'altoforno poteva porsi a Bunsen che viveva ai margini di una Prussia in via di rapida industrializzazio­ne, e non a Piria che in quegli stessi anni viveva in una Torino sabauda, avara di mezzi e più pronta alla guerra che alla cultura. (I Prussiani coltivavano entrambe). Più in generale il rap­porto fra scienza e produzione materiale sfugge quasi totalmente a tentativi di modificazione che partano da pretese volontaristiche. Ma la selezione dei problemi non è condizionata solo da fattori che si potrebbero dire 'esterni' alla scienza, perché strumenti, tecniche e teorie - i pilastri della ricerca - limitano in modo drammatico dall' 'interno' questa selezione. L'assoluta importanza degli strumenti è fuori discussione, anzi si potrebbe sostenere ironica­mente che è così 'fuori' da non essere più discussa (a livello storiografico). Vorrei tuttavia sottolineare che la crescente dipendenza di molti chimici dalla strumentazione commerciale è stato uno dei fattori più significativi nel passaggio della loro scienza ad una fase post-clas-sica (ovvero manieristica). L'aspetto delle tecniche è ancora più nascosto, e quasi inesplora­to a livello storiografico. D'altra parte in questo volume l'intero vasto capitolo sulla storia delle cromatografie è dedicato ad argomentare l'imprevedibile effetto pluri-disciplinare delle tecniche di separazione. Lo sviluppo della chimica organica si è sempre avvalso di un conti­nuo flusso di innovazioni tecniche, alcune delle quali sono diventate parte dello 'stile' di par­ticolari ricercatori: ad esempio, la via percorsa da Adolf Baeyer verso la determinazione della struttura dell'indaco è punteggiata dall'uso della distillazione con polvere di zinco. Forse pochi si sono resi conto dei tesori conoscitivi che venivano distribuiti con liberalità nei vecchi corsi di preparazioni organiche.

Ruoli e problemi, Strumenti e tecniche sono quindi componenti essenziali della situazione conoscitiva di ogni ricercatore, ma certamente tutti questi aspetti vengono mixati (come direbbero i miei figli) dalle comunità a cui appartengono i singoli scienziati. Qui intervengono pesantemente i rapporti con il potere politico, le strutture accademiche, gli stili di ricerca nazionali. Se si tiene conto di ciò la storia della comunità chimica italiana è in gran parte da scrivere, e il capitolo qui dedicato ad essa rispecchia fedelmente lo 'stato dell'arte': per almeno un secolo (1850-1950) i massimi esponenti dei chimici italiani sembrano essere stati estremamente interessati alle questioni riguardanti il potere, all'esterno come all'interno della comunità, persino più che alle questioni scientifiche. Nei prossimi anni un ricerca che speria­mo esaustiva dovrà togliere ogni dubbio sulla giustezza o meno di quésta tesi.

Una delle poche vere lezioni della storia è che i 'tempi' sono sempre difficili per chi vi è immerso, così la nostra epoca non fa eccezione. Anche se non è compito dello storico assu­mere atteggiamenti moraleggianti, nel momento in cui congedo le Storie della chimica classica vorrei condividere con il lettore una riflessione su un versetto del Qohelet, là dove l'Ecclesiaste si chiede: "Che valore ha tutto ciò che si fa con fatica?" (Qo 3,9). E' il versetto che conclude la famosa sequela dei tempi ("il tempo di nascere e il tempo di morire ..."). La pratica zen dà una risposta assolutamente semplice: il valore di ciò che si fa con fatica è la fatica stessa. Di fronte all'apparente assurdità dei (nostri) tempi il lavoro socialmente utile rimane per noi tutti un riferimento duro, incrollabile.