Gli sconvolgimenti della prima guerra mondiale       

 

 

 

 

La prima conflagrazione mondiale fu percepita dai contemporanei come la Grande Guerra, e tale fu veramente: la gratuita enormità delle perdite umane, le distruzioni materiali e gli sconvolgimenti politici ridisegnarono la carta dell'Europa. Per l'Italia, più che per qualsiasi altra nazione, fra quante uscirono 'vincitrici' dal grande massacro, gli anni di guerra segnarono un limite ed una frattura rispetto al passato, una discontinuità che accelerò in modo irreversibile la modernizzazione del nostro Paese. Durante  il conflitto i chimici italiani compirono integralmente il loro compito di sostegno della patria in guerra, ma questo non impedì loro di assumere più volte un atteggiamento critico nei confronti della classe dirigente, politica e non, per come affrontava i problemi della scienza e dello sviluppo tecnologico.

Per comprendere appieno il senso di queste critiche occorrerebbe risalire almeno ad un decennio prima  dello scoppio della guerra, agli anni immediatamente successivi alla crisi di fine secolo (i cannoni di Bava-Beccaris ...), quando i lunghi sforzi degli intellettuali-tecnici a favore di una politica più illuminata verso l'Università e le industrie chimiche, così tecnologicamente 'delicate', si infransero contro le scelte dei vari Governi, che immancabilmente appoggiarono i settori più tradizionali della proprietà terriera e le grandi imprese metallurgiche ed elettriche. Ma per i nostri scopi può essere sufficiente riferirci ai discorsi pronunciati da alcuni fra i maggiori esponenti della comunità dei chimici nel  cinquantenario dell'Unità, perché proprio l'occasione celebrativa sottolinea l'amarezza di molti commenti.

Non solo l'industria chimica aveva lottato invano per ottenere un migliore trattamento fiscale di materie prime essenziali, ma i governi nazionali non erano riusciti nemmeno a darsi una linea fiscale e tariffaria coerente, di qui le dure parole di W.Körner (1839-1925), uno dei primi assistenti di Cannizzaro, famoso per le sue fondamentali ricerche sui benzeni sostituiti: "l'ostacolo maggiore che si frappone all'impianto di nuovi rami dell'industria chimica è precisamente costituito dalla straordinaria variazione delle tariffe sia per leggi, sia per decreti reali". Molte volte si era trattato di una 'strana' disponibilità governativa a 'spingere' questo o quel comparto dell'industria, con una conseguente vulnerabilità del settore - nel suo complesso - rispetto alle scorrerie del capitale finanziario, e con una permanente difficoltà di affermazione di un'autonoma imprenditoria industriale. G.Morselli (1875-1958) era allora a capo della Carlo Erba; grande ammiratore del vagheggiato 'modello tedesco', in un discorso tenuto a Milano nel 1911 affermò: "Gli insuccessi e le disillusioni che ha conosciuto l'industria chimica italiana, stanno appunto [...] a dimostrare come presso di noi tutto codesto programma di serietà di lavoro e di forte ed organica preparazione sia rimasto talvolta dimenticato, mentre per sfortuna le fonti vive dell'industria siano state non di rado inquinate e conturbate da infide speculazioni finanziarie". Con parole meno paludate, davanti al pubblico della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, R.Nasini (1854-1931) denunciava con veemenza "l'ignoranza [...] veramente vergognosa delle persone cosidette colte, rispetto ai problemi fondamentali della scienza sperimentale, alla sua organizzazione, ai suoi bisogni". Le parole conclusive del discorso erano drammatiche: "E' un appello disperato che io faccio [...] ad ogni persona che si occupi di scienza", altrimenti seguiranno "anni di decadenza e di sfacelo, e il rimedio, se verrà, verrà quando il male sarà ormai troppo grande ed avrà impresso tristi conseguenze per tutta la vita del nostro paese".

La guerra impose a tutti  (ma in particolare ai contadini- soldati) la più dura delle verifiche. Gli sforzi di molti scienziati, tecnici e imprenditori furono all'altezza della situazione, e questo permise ad essi di esprimere - fino a Caporetto! - voci aspramente critiche, insolite in tempi di 'unione sacra'. R.Lepetit (1865-1928), che certo di ricerca e di industria se ne intendeva, così scriveva nel 1916: "Tutti gli sforzi dei cultori, professori e industriali, diretti a suscitare qualche interessamento per un ramo tanto importante della moderna attività, trascorsero fra l'indifferenza del governo, dei legislatori e del pubblico". Nello stesso anno, E.Molinari (1867-1926), l'uomo che in un anno era riuscito a moltiplicare di 40 volte la produzione di esplosivi dello stabilimento SIPE di Cengio, era nettissimo nel suo giudizio di condanna: "la piaga dei banchieri cattivi industriali ha il suo riscontro negli industriali borsisti"; le incursioni finanziarie portavano "di frequente ad arditi slanci seguiti da precipitose cadute", senza che si consolidasse una vera imprenditorialità: "bisogna che gli industriali si modernizzino tecnicamente. I criteri generali direttivi delle aziende chimiche in Italia devono evolversi, consolidarsi su base più sane, all'infuori delle speculazioni arrischiate e delle mene di affaristi poco scrupolosi".

Non dobbiano però pensare che la situazione di tragica emergenza in cui versava il Paese abbia in qualche modo portato i governi italiani ad un loro 'ravvedimento' . Ancora Nasini, nell'aprile 1919, finita la tempesta militare, doveva denunciare la frustrazione sua e degli altri scienziati di fronte all'inerzia di politici e industriali verso la ricerca di nuove risorse nazionali: "Nè minori opposizioni, minore avversione alle ricerche sistematiche sulle nostre naturali ricchezze le troviamo nei nostri uomini di Stato [...] Nè sempre si è trattato di opposizioni per rifiuto di fondi; il più spesso per ignoranza, o per malavoglia, o per incredibili, bestiali, questioni di procedura". Era questo un'aspetto assai significativo dello stato d'animo con cui la comunità dei chimici si affacciava sugli incertissimi orizzonti del dopo guerra. Come vedremo nella prossima sezione, non ci sarà molto da stupirsi per l'indifferenza con cui i chimici assisteranno alla caduta del regime parlamentare e all'instaurarsi della dittatura fascista

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