Luigi Cerruti: La fissazione dell'azoto, ovvero l'ambiguità della scienza

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Per la scienza e per la patria: Fritz Haber

 

 

 

 

 

 

 

Forse qualcuno associa il rigore intellettuale dei grandi scienziati con una presunta inerzia pratica; qualcuno, forse, fa dell'indifferenza rispetto alle vicende della produzione e dell'economia una specie di 'condizione necessaria' per un impegno severo e fruttuoso nello sviluppo delle conoscenze. La vita di Haber è stata una totale smentita di questa favola: come scrivono i suoi biografi, non era un uomo contemplativo. Nato nel 1868 a Breslau da una famiglia benestante di commercianti in prodotti chimici e colori, compì i suoi studi con il metodo 'errante' allora in voga, pellegrinando fra i più prestigiosi docenti del tempo: prima a Berlino, poi ad Heidelberg, presso l'ormai anziano Bunsen, a Charlottenburg con Lieberman, ed infine a Zurigo con il grande maestro della tecnologia chimica Georg Lunge, ed infine a Jena presso Knorr, lavorando nel campo della chimica organica preparativa, ... trovandosi subito immerso in una grande noia. Da qui Haber doveva muoversi nel 1893 per Karlsruhe, dove fu accettato come assistente nel dipartimento di tecnologia chimica e dei combustibili.

 

A leggere il racconto che Haber ha fatto del modo fortuito con cui si procurò il 'posto' accademico si può essere certi che il 'caso' ebbe un forte ruolo, tuttavia l'entrata in scena del caso non poteva essere più opportuna: da allora Haber operò ininterrottamente nella zona di confine tra la ricerca fondamentale (la conoscenza per il suo valore 'contemplativo') e la ricerca applicata (la conoscenza nel suo valore d'uso, per l'uomo sociale), fondando in pochi anni, ed a costo di un lavoro massacrante, una vera e propria scuola di elettrochimica. Dopo appena due anni è già Privat-Dozent, dopo cinque è professore straordinario, e a 37 anni è, finalmente, professore di Chimica-fisica ed Elettrochimica. Il 'periodo' di Karlsruhe non è solo il succedersi delle tappe di una carriera, brillante ma non eccezionale, in realtà il suo rapporto con il mondo 'esterno' è intenso e continuo, contrassegnato dalle vicende drammatiche della sintesi dell'ammoniaca che porta il nome di Haber e del dirigente della BASF Karl Bosch. Di queste vicende scientifiche e tecniche ho già parlato nel primo volume nato dalla mia collaborazione con RADAR. Nella prossima sezione mi soffermerò piuttosto sull'impatto nella storia europea che ebbe il processo Haber-Bosch.

 

Il secondo 'luogo' del destino scientifico di Haber si trova in un ameno sobborgo di Berlino, a Dahlem. Qui nel 1913 fu inaugurato dall'imperatore Guglielmo II il Kaiser ilhelm-Institut für Physikalische- und Elektrochemie, un istituto di ricerca concepito e  costruito per Fritz Haber. Le vicende che hanno reso possibile la svolta nella vita del chimico-fisico di Karlsruke sono interessanti perchè ci offrono un ritratto in miniatura della società tedesca negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Al culmine di una campagna per ottenere un appoggio diretto del governo centrale alla ricerca scientifica, un  teologo di fama, Adolf von Harnack ebbe, nel novembre 1909, "parole fiammeggianti" (secondo un commento dell'epoca): "La forza delle armi e la scienza sono i due pilastri della Grande Germania, e lo stato prussiano ha il dovere, secondo le sue gloriose tradizioni, di provvedere al sostegno di entrambe... Le altre grandi nazioni civili hanno compreso i segni dei tempi e negli ultimi anni hanno impegnato somme inaudite per l'avanzamento della ricerca nelle scienze naturali". Questa minaccia alle capacità competitive della scienza tedesca veniva poi presentato come un problema politico ed economico per l'intera nazione. L'appello di Harnack trovava orecchie ben disposte: Guglielmo II garantiva il suo patrocinio, e la Kaiser Wilkelm Gesellschaft veniva fondata con un patrimonio iniziale di 15 milioni di marchi, versati dai soci. Per apprezzare la cifra - secondo i parametri di potenza del tempo - si può ricordare che un incrociatore da 8500 tonnellate costava esattamente 15 milioni di marchi, e che il piano di armamento navale prevedeva 12 di queste unità (più 19 corazzate da 20 milioni ciascuna).

 

Nel 1912 furono inaugurati i primi due istituti: quello per la Chimica, affidato a Willstätter e Bechman, e quello per la Chimica-fisica, destinato, appunto, alla direzione di Haber. L'Istituto per la chimica-fisica era stato costruito, equipaggiato e dotato di un bilancio permanente da uno di quei 'privati' a cui faceva riferimento Harnack: Leopold Koppel coprì tutte le spese a patto che Fritz Haber fosse messo a capo della nuova istituzione. Dopo appena due anni Istituto e direttore si collocarono in uno degli epicentri della tempesta europea; entrambi ebbero un ruolo preminente nella guerra che tolse all'Europa l'egemonia mondiale.

 

Con lo scoppio delle ostilità la ricerca 'normale' si interruppe e Haber e i suoi si misero a disposizione del loro paese per ogni necessità bellica. Qui accenneremo solo alla questione, gravissima, delle armi chimiche; durante la prima guerra mondiale furono usate 124.000 tonnellate di gas tossici, 58.000 delle quali impiegate dall'Intesa; ne furono colpiti 1.300.000 soldati, con 91.000 morti. Se si vuole insistere su questa disperata contabilità, si deve tener conto che i morti su tutti i fronti furono più di 10 milioni, così che le armi chimiche furono responsabili di meno dell'1% dei caduti. Ma l'orrore per l'uso dei 'gas asfissianti' rimane. Scatenata nell'aprile 1915, sotto la diretta responsabilità di Haber, la corsa al massacro divenne inarrestabile, sia pure con pause e ripensamenti dovuti all'inefficacia strategica dei gas e non certo a motivi umanitari. Cosí verso la fine del `16 venne costituito un Servizio con Haber stesso a capo: "Durante gli ultimi due anni del conflitto Habber controllò l'intera organizzazione della guerra chimica, offensiva e difensiva, con la responsabilità della ricerca, dei progetti, dei rifornimenti, ed anche della selezione e dell'addestramento di tutto il personale, ufficiali e soldati, addetti ai gas" (Coates). Per i suoi meriti di guerra fu promosso al grado di capitano, assai inferiore alle sue responsabilità  (e alle sue aspettative), e tuttavia del tutto insolito per un cittadino tedesco di origine ebraica. Egli giunse ad avere alle sue dipendenze dirette fino a 150 ricercatori di livello universitario e circa 2000 tecnici, una vera 'fabbrica della morte': efficiente come nelle opere di pace, fu infaticabile nel mobilitare ogni energia intellettuale e pratica per la vittoria della Germania.

 

La sconfitta fu per lui un colpo durissimo, nè il premio Nobel conferitogli appena un anno dopo il termine delle ostilità, alla fine del 1919, ebbe l'effetto di riportarlo del tutto nell'alveo del suo 'ruolo' di scienziato. Come ricercatore ridivenne infaticabile e brillante esponente di punta della chimica-fisica, impegnato nel 'raccolto' delle pingui messi scientifiche che prometteva l'introduzione dei concetti quantistici nella chimica: come cittadino cercò di dare ancora un contributo alla sua patria, scommettendo il proprio prestigio su un'avventura 'impossibile', ricavare oro dal mare!

 

Come è noto i trattati di pace imponevano alla Germania riparazioni di guerra per 132 miliardi di marchi in oro: 50.000 tonellate di metallo. Questa immane richiesta fece affiorare nella mente di Haber una 'stima' di Arrhenius sulla quantità di oro disciolto nel mare: 8 mila milioni di tonnellate! Nella letteratura scientifica comparivano nuove determinazioni della concentrazione del prezioso metallo nelle acque marine; i dati favorivano una stima intorno a 5-10 mg per tonnellata d'acqua, e l'impresa cominciò ad apparire possibile. Dopo che le analisi (poche) condotte su campioni prelevati dal personale del suo istituto lo ebbero convinto che un valore plausibile era di 5 mg per tonnellata, concentrò l'attenzione sui metodi economicamente efficienti per estrarre dalle acque concentrazioni d'oro di questo ordine di grandezza.

 

Siamo nel periodo che va dall'esplodere dell'iper-inflazione (agosto 1922) alla occupazione della Ruhr da parte degli alleati (11 gennaio 1923); per Haber il tempo scorre troppo in fretta, e non appena un processo di estrazione che garantisce risultati renumerativi è messo a punto, l'apparecchio di filtrazione è apprestato su una nave, con un laboratorio analitico, ed il nostro scienziato salpa, con quattro collaboratori, per una lunga crocera nel Nord e nel Sud Atlantico. Una 'sorpresa' terribile li attendeva: "... essi trovarono solo una esigua frazione della quantità d'oro che si aspettavano. Sembrava incredibile che le analisi fossero sbagliate in largo eccesso per l'oro, tuttavia questa conclusione era inevitabile data l'alta efficienza del processo di estrazione. "La base  del progetto di Haber era cosí distrutta" (Coates). Con ricerche successive Haber chiarì che la concentrazione di oro nell'acqua  di mare era un millesimo di quella assunta inizialmente!.    

 

Mentre ci avviamo a considerare l'ultimo atto, tragico della vita di Fritz Haber, dobbiamo volgere l'attenzione a due aspetti della sua personalità che introducono un ulteriore elemento di complessità della nostra analisi. Negli anni trascorsi a Dahlem, dal primo dopoguerra alle sue dimissioni nel 1933, egli costituì una comunità scientifica internazionale, con uomini di eccezionale valore come Herbert Freundlich (1980-1941). Nel 1929 lavoravano nel suo istituto oltre 60 ricercatori, di cui metà erano stranieri provenienti da una dozzina di paesi diversi. La direzione di Haber era democratica e stimolante. Ogni due settimane si teneva un colloquio, aperto anche a ricercatori esterni, sui temi di lavoro piú attuali. Dopo la relazione introduttiva Haber prendeva spesso la parola per puntualizzare in modo provocatorio i fatti e i dubbi fondamentali: le sue domande inducevano, socraticamente, a riflettere in modo essenziale, lasciando negli astanti un ricordo indimenticabile. Questa stessa persona durante la guerra si era trasformata "in un ufficiale prussiano autocratico e spietato nella sua volontà di vittoria" (Coates). Forse Haber non era nè socratico, nè autocratico. La sua specifica intelligenza lo portavo ad assumere un atteggiamento verso il mondo che dava la massima  priorità all'efficienza degli atti, alla loro efficacia pratica, con una perfetta 'coerenza' fra ambiente, funzione e scopo. L'avvento del nazismo stroncò Haber come uomo e come scienziato. Il 30 gennaio 1933 Hitler era nominato cancelliere, nel marzo le camere approvavano la legge sui pieni poteri, aveva inizio la persecuzione degli ebrei con tutti i mezzi a disposizione dello Stato. Gli Istituti della Kaiser Wilhelm-Gesellschaft furono subito colpiti dall'imposizione dell'allontanamento di tutti i dipendenti di origine ebraica. Haber era stretto nell'angoscia della propria condizione personale e della richiesta odiosa di repressione razzista che lui stesso avrebbe dovuto attuare. Max von Laue ha ricordato che Haber esitò di fronte al passo estremo di doversi dimettere, lasciando così l'istituto da lui e per lui creato, in cui aveva lavorato e servito il suo paese per ventun anni; si torturò fino al punto di lamentare che la angina pectoris da cui era affetto fosse "un male di cui l'aspetto peggiore era di dare una morte troppo lenta". IL 2 maggio 1933 Haber rassegna le sue dimissioni con una lettera in cui rivendica la libertà di scelta dei collaboratori senza alcuna discriminazione razziale. Dopo pochi mesi di esilio Haber moriva in Svizzera il 29 gennaio 1934. Ad un anno dalla sua morte la Kaiser Wilhelm-Gesellschaft tenne una commemorazione di Haber nei locali centrali della società. Il governo impedì materialmente a Bonhoeffer (l'oratore ufficiale) di partecipare, e la presenza alla cerimonia fu interdetta a tutti gli studiosi dell'Istituto. Un'analoga azione intimidatrice venne fatta dall'organizzazione Todd a cui 'dovevano' aderire tutti i chimici tedeschi. Malgrado tutto questo cinquecento persone, del mondo scientifico e industriale, si radunarono a Dahlem ad ascoltare Otto Hahn, che diede lettura dell'orazione scritta da Bonhoeffer. Prese la parola anche Max Planck, presidente dello Società: egli concluse con le parole:"Noi ricordiamo Haber come un grande scienziato tedesco".

 

 

 

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