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ILYA PRIGOGINE, premio Nobel per la chimica nel 1977, è
morto ieri a Bruxelles alletà di 86 anni. Per tutta la vita, si è impegnato nella
costruzione, progressiva, di una nuova fisica, fondata sui processi
irreversibili e in grado di spiegare, nellaspirazione dellautore,
lemergere della complessità ad ogni livello nelluniverso. Ilya Prigogine
riteneva di essere finalmente giunto nella dirittura darrivo di questo percorso,
durato più di cinquantanni. Che il suo primo lavoro sugli Etude thermodynamique
des phénomènes irréversibles data 1945. La nuova fisica che Ilya
Prigogine proponeva non è una fisica altra, come pure aveva fatto intendere
di propugnare in alcuni testi divulgativi diventati famosi, come La nuova alleanza o
Tra il tempo e leternità, scritti negli anni Ottanta e firmati insieme alla
filosofa Isabelle Stengers. No, quella di Ilya Prigogine ultima maniera era, solo, una
fisica oltre. Nel senso che non ripudiava il quadro concettuale della fisica
moderna, così come emerge dalle teorie fondamentali della meccanica relativistica e della
meccanica quantistica. Ma lo inglobava in una formulazione teorica più generale.
Il tentativo del Prigogine ultima maniera non è meno ambizioso (o velleitario, direbbero
i suoi critici) di quello perseguito negli anni Ottanta. E tuttavia esso, almeno agli
occhi di un sociologo della scienza, cessa di essere eretico per diventare
normale. Nel senso che si inserisce come un tentativo tra i tanti operati dai
fisici che, da almeno settantanni, cercano di riconciliare meccanica relativistica e
meccanica quantistica, ricercando una teoria più generale, che le inglobi senza
abbatterle. La normalità del tentativo di Ilya Prigogine è corroborata dal
fatto che esso è (o cerca di essere) un tentativo fondato su concetti fisici rigorosi e
su un solido impianto matematico. Di più, il carattere di normalità del
tentativo viene rafforzato da una esplicita dichiarazione di collocazione filosofica.
Prigogine si dichiarava, alla stregua di Karl Popper, un realista fisico. Credeva che la
natura si sveli agli occhi dello scienziato per quello che è. E che la conoscenza
fisico-matematica del mondo fisico è, o deve sforzarsi di essere, obiettiva: non venata
da elementi soggettivistici. Anzi, a differenza di Popper, Ilya Prigogine dichiarava di
voler espungere dalla scienza ogni forma di dualismo. Di non voler riconoscere
alluomo alcun carattere di specialità.
Quella di Progogine era dunque scienza normale. Ma era buona scienza? Questa
volta la domanda non va intesa in senso sociologico, ma in termini strettamente fisici.
Ilya Prigogine intendeva fondare sia la meccanica classica che la meccanica quantistica,
quella che descrive il mondo a livello microscopico, su grandezze governate da funzioni
matematiche di tipo probabilistico, che consentono (consentirebbero) di studiare i
fenomeni collettivi della materia in modo che, nel corso della loro evoluzione dinamica a
ogni livello, classico e quantistico, emerga, spontaneamente, quella freccia del tempo che
sia la meccanica classica che la meccanica quantistica negano. Questo nuovo approccio
fisico matematico, che cancella il concetto di traiettoria in fisica classica,
consentirebbe la formulazione di una teoria generale che ingloba in sé anche la meccanica
dei quanti, permettendo, quindi, di effettuare nuove previsioni sul comportamento dei
sistemi materiali ad ogni livello. Nelle simulazioni al computer, gongola Ilya Prigogine,
la teoria dimostra di funzionare.
Testo tratto da Boiler.
Giornale di scienza, innovazione e ambiente
Una scheda biografica
di Ilya Prigogine
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