voro  e  di  notevoli  intuizioni  mentre  la Tabella  3  tratteggia  la  storia  della  for- mulazione strumentale del colore. I sistemi colorimetrici L’unico reale problema rimasto è quello dell’accordo, nella misura del colore, tra strumenti di origine diversa e di utilizza- tori  diversi.  [16-18]  Basti  pensare  alla sempre  più  crescente  terziarizzazione del lavoro di tinteggiatura o verniciatura per  comprendere  come  il  non  accordo tra gli strumenti possa indurre a costosi equivoci tra il laboratorio di progettazio- ne,  la  produzione,  le  aziende  esterne. Per  tentare  di  risolvere  questo  proble- ma si sono diffusi sistemi fondati su un sistema  colore  “madre”:  in  un  sistema costituito  da  PC  e  Spettrofotometro  e dotato di un database centralizzato so- no memorizzati tutti i dati relativi ai pig- menti  o  coloranti,  gli  standard  di  riferi- mento e le formulazioni di partenza. I si- stemi  colore  “figli”,  connessi  alla  “ma- dre”  mediante  un’adeguata  rete  infor- matica, sono dotati di spettrofotometri in accordo  con  quello  della  “madre”  che, utilizzando i dati presenti sul data base centralizzato e gli stessi algoritmi di cal- colo e di misura, danno origine, per un dato colore, alle stesse identiche formu- le  ed  agli  stessi  identici  risultati  colori- metrici. Purtroppo, anche quest’ulteriore evoluzione  si  è  rivelata  insufficiente  a gestire i nuovi trend colorimetrici. Le nuove frontiere In  effetti,  i  primi  sistemi  colore  si  sono rivelati inadeguati con l’apparire dei co- lori  metallizzati  utilizzanti  pigmenti  me- tallici, con la disponibilità industriale dei pigmenti perlacei e con l’utilizzo dei loro derivati da parte dell’industria automobi- listica  [16,19].  Come  noto,  i  pigmenti metallici sono costituiti sostanzialmente da particelle di alluminio di forma lamel- lare che riflettono quasi totalmente la lu- ce  incidente.  Inclinando  l’oggetto  nel Chimica e… Industria   Precedente - Seguente 44 - La Chimica e l’Industria - 83 Tabella 2 - Formulazione strumentale del colore 1676 Esperimenti di Newton sulla luce 1802 Thomas Young spiega il tricromatismo ipotizzando la presenza sulla retina di tre particelle, ciascuna sensibile ad uno dei tre colori fondamentali, (rosso, verde e violetto) 1808 J.W. Goethe pubblica “Farbenlehere” (La teoria dei colori) 1905 Munsell definisce un metodo per classificare i colori 1931 La Cie definisce l’osservatore standard 1931 Articolo di Kubelka-Munk, riportante le equazioni che permettono di calcolare la curva di riflettanza di una miscela di pigmenti dai valori di K e S degli stessi 1935 Primo spettrofotometro registratore commercialmente disponibile (Hardy) 1948 Primo colorimetro tristimolo per la misura delle differenze di colore (Hunter) 1952-55   Prime previsioni delle formulazioni ottenute per calcolo della curva di riflettanza 1958 Primo sistema di imitazione del colore mediante calcolatore analogico (Comic) 1959 G.Wald e P.Brown (Harvard) contemporaneamente a E. MacNichol e W.Marks (Johns Hopkins) scoprono i tre coni sensibili ai tre colori fondamentali, confermando l’ipotesi di T.Young 1961 Primo sistema di imitazione del colore basato su calcolatore digitale (Ici Imp fornito di calcolatore Elliot 803B) 1967-68   Collegamento diretto di spettrofotometro e calcolatore digitale (Ics e Varian) 1973 Collegamento di un colorimetro tristimolo con un minicomputer per la misura delle differenze di colore (ICI Colour-Difference Meter ) 1978 Sostituzione del minicomputer con un microprocessore inserito nel colorimetro. Larga diffusione dei sistemi colore basati su microprocessori. 1998 Inizio della diffusione di  sistemi colore a rete Figura 5 - L'emisfero di Chevreul Figura 6 - Bezold Farbentafel Figura 7 - Il sistema Munsell