Precedente - Seguente 42 - La Chimica e l’Industria - 83 successivi,  e  qualche  volta  estenuanti, tentativi, dove l’intuito, l’esperienza pra- tica  e  le  conoscenze  del  colorista,  per- no della soluzione del problema, erano fondamentali. È  comprensibile  come  tale  approccio, con  il  passare  degli  anni,  evidenziò chiari limiti in relazione alla necessità di ottenere  risultati  in  tempi  sempre  più brevi  ed  a  costi  sempre  più  contenuti, imitazioni sempre più precise e processi produttivi  più  rapidi:  con  il  progresso tecnologico si era infatti riusciti ad auto- matizzare buona parte delle realtà pro- duttive  (siamo  all’incirca  negli  anni  set- tanta), ma il colore costituiva ancora per la maggior parte delle aziende un domi- nio assoluto della manualità [11]. All’epoca  il  fenomeno  del  colore  nei suoi  elementi  fisici  e  percettivi  era  già stato sufficientemente esplorato per po- ter “calcolare” il colore, ossia per defini- re un metodo di calcolo che permettes- se, data una gamma di pigmenti dispo- nibili [12,13], di prevedere con quale mi- scela  degli  stessi  si  potesse  imitare  il colore di un campione [14,15]. Peraltro, l’ostacolo all’ampio e generale utilizzo  della  teoria  e  della  strumenta- zione  disponibile,  era  legato  alla  com- plessità o meglio alla quantità di calcoli da svolgere. Solamente la diffusione dei microcomputer  (personal  computer) permise  l’utilizzo  della  formulazione strumentale del colore al livello delle at- tività quotidiane e del singolo operatore. In  effetti,  il  notevole  aumento  della  ca- pacità  di  elaborazione  dei  personal computer  avvenuta  negli  anni  passati ha permesso di ridurre non solo i tempi di  calcolo,  ma  anche  di  migliorare  di qualche ordine di grandezza la ripetibi- lità e la riproducibilità delle misure, me- diante  la  gestione  con  microprocessori di tutti gli strumenti coinvolti. La taratura degli spettrofotometri è oggi un proces- so  di  routine  e  si  realizza  con  estrema semplicità  e  notevole  accuratezza  e precisione. Merito  anche  del  sempre  maggiore  uti- lizzo di tecniche statistiche di interpola- zione  ed  ottimizzazione,  il  cui  uso  era impensabile  con  la  strumentazione  di qualche  decennio  fa.  Oggi  i  maggiori problemi sono esterni al sistema colore: per  esempio,  nel  campo  tessile,  contro una tolleranza di 0,3-0,5  D  E (CMC) dei clienti  più  esigenti,  una  riproducibilità degli  spettrofotometri  di  0,05-0,2  D  E, una  prima  formulazione  del  computer con D  E <1 e migliorabile con i passaggi successivi  sino  ai  valori  richiesti  dai clienti,  vi  è  la  variabilità  dei  parametri del processo produttivo che può essere di 3 D  E per la qualità dell’acqua utilizza- ta, di 5 D  E per l’instabilità delle soluzio- ni/dispersioni  di  coloranti,  di  2,5-3  D  E per  errori  di  pesata  dell’ordine  di  gran- dezza di qualche percento. La Tabella 2 evidenzia  una  parte  di  quanto  occorse fare per conseguire la formulazione del colore: circa 300 anni di impegnativo la- Chimica e… Industria Tabella 1 - I sistemi di classificazione dei colori (le pietre miliari) 1593 Della Porta cerca di ordinare i colori 1611 Forcius organizza la sua visione del colore 1671 Il diagramma di Athanasius Kircher 1758 Tobias Mayer’s Farbendreieck [Figura 1] 1766 Moses Harris’ Prismatic Color Mixture System [Figura 2] 1772 Lambert esegue la prima rappresentazione spaziale (piramidale) del colore [Figura 3] 1810 Il circolo di J.W. Goethe 1810 P.O. Runge elabora una sfera con meridiani e paralleli [Figura 4] 1861 L’emisfero di Chevreul [Figura 5] 1874 Wilhelm von Bezold Farbentafel [Figura 6] 1885 Charpentier propone un cubo come migliore rappresentazione dello spazio colore 1905 A. Munsell definisce il suo sistema di classificazione, pubblicato nel 1915 [Figura 7] W. Ostwald pubblica “Der Farbenatlas” [Figura 8] 1931 CIE spazio Cielab [Figure 11 e 11.1] 1940 La codifica cubica di A. Hicktier 1953 È pubblicata la DIN 6164 - Farbenkarte 1958 Kuppers perfeziona il cubo di Hickthier ed usa un romboedro 1961 Il circolo del colore di Johannes Itten [Figura 9] 1962 Appare il Pantone Matching System 1969 The Scandinavian Color Institute pubblica il Natural Color System Atlas [Figure 10 e 10.1] 1974 La Optical Society of America definisce l’Osa System 1978 Il Japan Color Research Institute definisce  il Chroma Cosmos 5000 1982 È pubblicato il Chromaton da parte dello Japan Color Research Institute Figura 2 - Il sistema di Moses Harris Figura 3 - La piramide di Lambert Figura 4 - La sfera di Runge