10. Osservazioni finali

 

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In sede di conclusioni non mi sembra il caso di insistere su un'interpretazione storiografica del divenire della chimica nel '900. Essa è consegnata nella struttura del presente saggio, e una rilettura del sommario dovrebbe chiarire il senso della mia argomentazione. Vorrei invece riprendere qualche punto lasciato volutamente in sospeso e fare qualche osservazione sulle freccioline della Tabella 7.

         Nella sezione 4.3, sulla chimica macromolecolare, ho contrapposto due diversi atteggiamenti storiografici: ricostruire la storia o narrare una storia. Da quando ho iniziato a scrivere di storia, più di venti anni fa, mi sono convinto che è impossibile raggiungere l'agognata ‘cosa in sé’ di certa storiografia tedesca, per il semplice fatto che essa non esiste. Il passato che agisce ancora nel presente, come potente struttura ontologica della cultura e degli individui, non è costituito da quanto è realmente avvenuto ma da quanto è stato filtrato, deformato, depositato dai meccanismi di riproduzione della società. Anche lo storico e la sua cultura sono stati 'riprodotti dalla società', quindi è opportuno un atteggiamento prudenziale, e raccontare una storia piuttosto che ricostruire il passato.

         Sulla questione della 'legittimità' del riduzionismo, che ho sollevato nella sezione 9.1, va da sè che essendo un relativista dichiarato non dubito che sia un atteggiamento filosofico legittimo. Ciò che mi preoccupa è l'uso del riduzionismo che a livello epistemologico riporta tutto alla potenza esplicativa della fisica matematica, che a livello ontologico dissolve gli oggetti di interesse per riportarli - chissà - ad un groviglio di stringhe, e che a livello politico acconcia le gerarchie accademiche secondo  l'immagine che hanno di sé i fisici teorici e i fisici matematici. Personalmente sono avverso al riduzionismo per i primi due motivi; il terzo mi lascia indifferente: in fin dei conti le gerarchie nelle strutture di potere sono inevitabili.

D'altra parte sarebbe ingenuo addossare solo ad un atteggiamento filosofico, il riduzionismo, lo slittamento dei chimici verso la 'parte bassa della classifica'. Le gerarchie accademiche richiamate nella Tabella 7 dipendono anche da altri fattori, di ben altra corposità. Dei mutati rapporti con il potere politico ho fatto cenno nella sezione 9.1, in riferimento agli Stati Uniti, ma la situazione italiana non si discosta di molto dal punto di vista della 'fetta' di finanziamenti pubblici che la grande scienza, nucleare e spaziale, ha assorbito per decenni. C'è anche di più, ossia sono mutati i rapporti anche con il potere economico. Tralasciamo l'autoaffondamento dei finanzieri che hanno retto (si fa per dire) l'industria italiana; sul piano internazionale i profitti che si ripromettono le imprese di ingegneria genetica superano di gran lunga quelli annunciati dai promotori della new economy informatica.

Sull’immagine pubblica della chimica, esterna alla comunità scientifica, vi è da aggiungere che da decenni si verifica un declino generale dell’immagine della scienza, dovuto anche questo a diversi fattori. Ho scritto queste note nei giorni di fine anno, anzi di 'fine millennio'. Il gran vocio di astrologi e il continuo parlare di segni zodiacali in trasmissioni televisive di 'massimo ascolto' va oltre la contrapposizione fra osservare e intervenire che discutevo nella sezione 7, non si tratta di scelte educative alternative ma molto più violentemente della volontà politica di rimbecillire il pubblico. (Per i medici gli imbecilli hanno un QI fra 25 e 39, con un ritardo mentale grave o severo). Se la politica di disinformazione è una delle ragioni principali del declino d'immagine della scienza, non si devono trascurare anche altre cause come il disamore per la scienza nutrito da molti insegnanti di materie scientifiche, oppure l'identificazione, più o meno conscia, dell'asservimento dell'uomo alle macchine con la scienza-tecnica che queste macchine avrebbe prodotto.

Qualunque sia l'origine dei diversi fattori negativi dell'immagine generale della scienza le implicazioni ‘chimiche’ del degrado ambientale aggravano pesantemente la situazione della nostra disciplina, al punto che la parola stessa 'chimica' è diventata indice di pericolo e di danno.

Infine, ma non perché siano minori, vi sono le responsabilità reali dell'industria chimica e farmaceutica (si potrebbero leggere pagine di storia dell'ACNA), e la latitanza sulla scena culturale dei chimici. A proposito di quest'ultimo punto già Raffaello Nasini, all'indomani della Grande Guerra, denunciava il disprezzo che circondava i pochi chimici che in Italia si interessavano di storia o di divulgazione. La situazione non è migliorata,  e anche a livello internazionale i lavori di storia e filosofia della chimica sono probabilmente in un rapporto 1:10 con le analoghe opere per la biologia e in un rapporto di 1:40 con la produzione di storia e filosofia della fisica. Ho parlato di latitanza culturale perché sono necessari anche termini forti, ma non si deve dimenticare che la chimica presenta particolari difficoltà cognitive. Forse dovremmo imparare dai nostri amici fisici, che parlano con serenità olimpica di tutto ciò che si trova 'in cielo, in terra e in ogni dove', come se buchi neri e stringhe fossero 'oggetti' comprensibili senza una potente cultura matematica.

  Conclusioni in nuce: la chimica esce in buona salute da un secolo di sviluppo. Tuttavia lo sviluppo è stato ineguale. Come le conoscenze anche la produzione materiale è cresciuta a dismisura, in quantità e in qualità, ma per vari motivi, epistemologici, politici e sociali l'immagine della chimica è declinata, fino a giungere al livello attuale, pericolosamente basso. Così, se la chimica è in buona salute, i chimici lo sono un po’ meno. Tuttavia ...

11. Bibliografia virtuale

 

Una delle indicazioni più chiare emerse dalla II Conferenza sull'Insegnamento della Chimica è la ricchezza di fonti secondarie presenti in Rete. Tradotta in termini concreti questo significa che qualunque lettore di questa relazione è in grado di confermare, smentire o ampliare ogni mia affermazione con una ricerca di un ora o due, affidata ad un buon motore di ricerca come Altavista o Google.