9. L'immagine della chimica

 

 

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Ho diviso la mia argomentazione, pur breve, sulla crisi di immagine della chimica in due parti. Nella prima elenco le cause di crisi esterne alla chimica, entro nel merito degli effetti di queste cause sulle diverse componenti dell'immagine pubblica.

9.1 Due o tre crisi

 

Per quanto ho descritto nella sezione 2 il decennio 1903-1913  si presenta come un decennio di conquista da parte della fisica di una porzione rilevante della regione epistemologica dominata dalla chimica. Il decennio inizia con la dimostrazione nel 1903 da parte di Rutherford e Soddy della trasmutazione degli elementi e si chiude nel 1913, con l'atomo quantistico di Bohr e con la sistemazione del concetto di isotopia, ancora da parte di Soddy. A partire dal 1927 inizia l’assalto della fisica quantistica, che utilizza come 'guastatori' all'interno della disciplina un certo numero di chimici teorici di chiaro orientamento riduzionista. Mentre nel primo caso la crisi riguardava un assestamento concettuale e metodologico bello, importante e legittimo, la seconda crisi è stata alimentata da una lotta interna alla chimica stessa, segnalata a livello pubblico dalla fondazione del Journal of Chemical Physics nel 1933. (Sulla 'legittimità' del riduzionismo tornerò fra poco, nelle conclusioni).

Nella sezione 5.3 ho fornito qualche dato sul periodo 1953-1959, ossia dalla proposta della doppia elica alla fondazione del Journal of Molecular Biology. Gli elementi di crisi insiti nel declassamento della biochimica a semplice supporto empirico della biologia molecolare sono certamente gravi, vanno però confrontati con la penetrazione del pensiero biochimico nei territori più interni della biologia. Quanto si conservi di questa forma di pensiero scientifico una volta che sia praticato in laboratori biologici o medici è questione aperta e da esplorare.  

Se può essere incerto il bilancio epistemologico e disciplinare del periodo seguito alla seconda guerra mondiale, non è così per quanto riguarda i rapporti con il potere politico e con l'opinione pubblica. Nel 1945 l'impiego della bomba atomica sulle città giapponesi ormai inermi non aprì soltanto l'era della guerra fredda. Si appurò, stragi alla mano, che il terrore poteva essere portato ovunque con sommo risparmio di mezzi. Là dove sarebbero occorsi mille bombardieri e due giorni di fuoco, come su Dresda, bastava inviare una sola macchina ed un solo volo, come su Hiroshima. La scalata dei fisici atomici americani verso i vertici della politica della scienza, e non solo della scienza, fu rapida e determinata.

Nello stesso periodo in cui si affloscia la presa politica dei chimici, a partire dalla denuncia di Silent Spring (1962) la devastazione dell’ambiente naturale viene imputata alla chimica. Contestualmente, vicende umane terribili come quelle legate all'uso della talidomide cancellarono d'un tratto 30 anni di meravigliosi progressi terapeutici. I farmaci contenenti talidomide furono ritirati dal mercato tedesco nel novembre del 1961; seguirono prima della fine dell'anno Gran Bretagna e Svezia. Il ministro della Sanità italiano, il democristiano Jervolino, si mosse con otto mesi di ritardo, nel luglio 1962. I casi di focomelia imputabili alla talidomide furono, in tutto il mondo, circa 10.000, con una concentrazione di 6.000 in Germania.

         Sottolineo - ma forse è superfluo - che tutte le cause di crisi che ho elencato sono tuttora attive.

9.2 Scienza & Società: l’immagine pubblica

 

Qui, secondo il dettato di Luciano Gallino, intendo per 'immagine' un "complesso più o meno articolato e coerente di elementi cognitivi e valutativi". L'aspetto ricettivo di una immagine è dato dal rapporto cognitivo con l'oggetto dell'immagine stessa, il fattore più attivo è dato però dagli elementi valutativi, che sono di premessa, orientamento, guida per il giudizio e l'azione pratica.

         Distinguerò in modo estremamente schematico due tipi di immagine della chimica, interna ed esterna alla scienza. Nel '900 la funzione conoscitiva della chimica è cresciuta a dismisura, sia a livello disciplinare, sia nelle altre discipline sperimentali. Questa crescita non trova affatto riscontro nelle gerarchie accademiche: nell'ultimo scorcio dell'800, se si mantengono a parte i matematici, i chimici erano gli scienziati di massimo prestigio. Alla fine del '900 non solo primeggiano i fisici, ma i biologi sono in piena manovra di sorpasso. Anche per quanto riguarda l'esterno della scienza troviamo un andamento contraddittorio. Il ceto che esprime l'opinione politica, e che quindi controlla i finanziamenti, ha mantenuto una valutazione positiva della chimica. D'altra parte non potrebbe essere altrimenti, date le valenze economiche e sociali della disciplina. Nell'opinione pubblica, anche nella sua parte colta, osserviamo un crollo di immagine, radicato in una solida ignoranza (gli elementi cognitivi!), e che si esprime in timore, disprezzo, aggressività verso tutto ciò che è 'chimico' (gli elementi valutativi!). 

        

Tabella 7

Immagini della chimica

 

 

Funzione conoscitiva

ñ

Immagine interna alla scienza

 

 

 

Gerarchie accademiche

ò

 

 

 

 

Politica (finanziamenti)

ñ

Immagine esterna alla scienza

 

 

 

Opinione  pubblica (prestigio & cultura)

ò

 

Ho schematizzato l'intero ragionamento nella Tabella 7, dove è ovvio il significato delle freccioline rivolte verso l'alto o verso il basso.

Segue