Stanislao
Cannizzaro, didatta e riformatore
I - Impegno didattico, riflessione teorica
Luigi Cerruti
(Ripreso da LA CHIMICA E L'INDUSTRIA, V.
64, N. 10, OTTOBRE 1982, pp. 668-673)
Dopo quasi tre generazioni, dopo l'avvicendarsi di tre diversi regimi
istituzionali, la figura di Stanislao CANNIZZARO (1826-1910) rimane di singolare
attualità. Mentre la sua prassi di ricerca e la sua attività di rivoluzionario
risorgimentale appaiono tutte condizionate dalla situazione culturale e politica di
allora, per altri aspetti egli appartiene ancora ai nostri tempi: così dalla passione
per la didattica emerge uno stretto particolarissimo rapporto tra chiarezza pedagogica e
limpidezza teorica, e dall'impegno per la costruzione di uno Stato unitario, efficiente
nelle sue strutture pubbliche, si sviluppa una visione di ampio respiro dell'Università e
degli studi chimici. I due atteggiamenti hanno la loro comune origine in un unico punto
focale, quella emancipazione della ragione a cui fu dedicato il discorso di apertura
dell'anno accademico 1864 all'Università di Palermo ('); è tuttavia opportuno separare
la loro trattazione, concentrando in questa nota l'analisi dei ricchi frutti della
didattica di cannizzaro, e dedicandone una
seconda alla sua azione per lo sviluppo di una Università avanzata, collegata al
progresso economico del paese.
Parigi, Alessandria della Paglia, Genova
La relativa abbondanza di informazioni
biografiche su cannizzaro, facilmente
accessibili al lettore interessato (2), permette di ridurre al minimo la
descrizione dell'itinerario che lo portò dalla natia Palermo all'Università di Genova,
dove a 32 anni scrisse la sua opera più famosa, il Sunto di un corso di
filosofia chimica .
Stanislao cannizzaro si formò come
chimico alla scuola di Raffaele piria (1813-1865),
negli anni dal 1845 al 1847. Nel laboratorio di Pisa il diciannovenne siciliano era
preparatore straordinario , ma la modesta posizione lo metteva a contatto con la
grande impegnativa ricerca sulle sostanze vegetali condotta dal trentaduenne maestro
calabrese. Le parole con cui cannizzaro ricorda
quegli anni risentono dell'ammirazione di un giovane che vede delinearsi davanti a sé
un programma di vita: il più delle volte io facevo da semplice testimone,
osservando con attenzione e in silenzio quello insuperabile modello d'ordine, di
precisione e di eleganza che era il piria nell'esperimentare
e nell'analizzare (3). Dal luglio del 1847 al maggio 1849 la
cospirazione e la rivoluzione siciliana assorbono tutte le energie di cannizzaro, ma il ritorno dei Borboni lo condanna
all'esilio. piria lo introduce con una
lettera nel laboratorio di M.E. chevreul (1786-1889)
a Parigi, dove lavora dall'ottobre del 1849 al novembre del 1851; l'immersione
nell'ambiente scientifico più prestigioso dell'epoca è completa. Il laboratorio di chevreul comunica attraverso l'anfiteatro del
Jardin des plantes con quello di L.-J. gay-lussac,
dove potè assistere alle esperienze di Edmond fremy (1814-1894), futuro caposcuola della chimica
industriale francese. Ma per quanto riguarda le influenze più profonde nella formazione
scientifica di cannizzaro una frase dei suoi
appunti autobiografici è particolarmente significativa: mi allontanava dal
laboratorio solo nei giorni e nelle ore delle lezioni di regnault al collegio di Francia, che costantemente
seguivo (4). Il riferimento a H.V. regnault (1810-1878) è frequentissimo nei lavori
teorici di cannizzaro, e anche nelle opere
di carattere storico e didattico il cenno alla sua influenza decisiva non manca:
avendo nel 1851 seguito il corso di regnault
al Collegio di Francia sul calore, ed essendo rimasto profondamente colpito dalla
piena concordanza tra le deduzioni tratte dai calori specifici e quelle tratte
dall'isomortismo, non poteva indurmi a riguardare come accidentale tanta armonia (5).
Il giovane scienziato non si lasciava sfuggire una traccia di armonia
nella confusa discussione che allora ferveva sui possibili fondamenti atomici della
chimica, e d'altra parte le ricerche che regnault aveva
condotto per conto del governo francese sulla fisica dei gas e dei vapori erano già
allora un modello insuperato di precisione e sistematicità. È indubbio che
l'insegnamento di regnault incise
profondamente sul gusto scientifico di cannizzaro.
Nel novembre del 1851 avviene il brusco salto da Parigi ad Alessandria
della Paglia, nominato professore di fisica, chimica e meccanica in quel Collegio
Nazionale (4). Sono anni di solitudine, temperati dall'amicizia con piria e con il coetaneo Cesare bertagnini (1827-1857), giovane speranza della
chimica organica. Entrambi gli amici sono però a Pisa e la didattica è poco
stimolante: il mio pubblico si compone di pochi alessandrini e moltissimi
militari (6) scrive a bertagnini
nell'ottobre 1853.
Ma nella stessa lettera cannizzaro parla
della risposta, interessatissima, avuta da liebig
al suo annuncio della scoperta dell'alcool benzilico, ottenuto con quella
reazione di dismutazione dell'aldeide benzoica che da allora porta il nome del suo
scopritore. Si è aperta la strada che condurrà cannizzaro
alla cattedra universitaria di Genova. L'ottobre 1855 segna una svolta nella
chimica italiana, e, più nel dettaglio, nelle strutture accademiche torinesi: vincendo le
resistenze degli ambienti conservatori, contro l'opposizione accanita di Ascanio sobrero (1812-1888), piria riesce a essere chiamato a Torino,
principalmente per l'appoggio del ministro lanza
(7). Contemporaneamente piria ottiene
per il siciliano la nomina a Genova (8); il movimento è
completato dall'assegnazione della cattedra di Pisa a bertagnini (1856). Quando cannizzaro giunge a Genova trova per
laboratorio una cameraccia oscura e umida e neppure l'occorrente per le più elementari
dimostrazioni sperimentali delle lezioni (9). Malgrado questo inizio
un po' opprimente il destino scientifico di cannizzaro
avrà proprio a Genova la sua piena maturazione.
Otto preziose lezioni
Nel novembre del 1855 cannizzaro è ancora alla ricerca di un locale
adatto per installare il laboratorio; nello stesso tempo deve assestare il suo primo corso
universitario, e alla vigilia dell'esordio sente la necessità di uno sfogo (epistolare)
con l'amico bertagnini, impegnato a sua
volta nella supplenza a piria e in attesa
dell'assegnazione della cattedra di Pisa. Nel post-scriptum di una lettera datata
21 novembre scrive: saluta piria. Domani
leggerò una lunga prolusione e venerdì farò la prima lezione. Poi lunedì,
mercoledì, giovedì e venerdì, quattro giorni la settimana, L. 800 di stipendio. Se
non riesci tu, tutto questo movimento non ha prodotto utile vero a nessuno forse
alla scienza chi lo sa? (l0).
Il giorno di Natale tornava sullo stesso argomento dell'impegno didattico:
siamo occupati tutti e due, io con quattro lezioni e tu con tre; nonostante tutto dobbiamo
trovare il tempo di fare il seguente lavoro. Esporre l'influenza che hanno avuto i lavori
di piria nei progressi della chimica.
Bisogna farlo per dovere verso il ministro, per l'utilità della chimica e di noi
. La proposta di cannizzaro a bertagnini si inserisce nel contesto degli
attacchi che da parte (politica) conservatrice continuavano a essere mossi a piria e a lanza
che lo aveva voluto a Torino, ma non è solo un problema di autodifesa: si
tratta di fare una memoria storico-critica per un grosso giornale (n).
È questo il primo cenno a un interesse storiografico di cannizzaro rintracciabile nel suo epistolario, e
al di là del tono scherzoso ( ...ponti all'opera di cercare per tutto citazioni...
voglio comparire erudito. ) esso corrisponde, come vedremo, a un'esigenza
profonda di sistemazione del suo pensiero e della sua didattica.
I primi mesi del soggiorno a Genova sono comunque difficili per cannizzaro, sia per la mancanza di strutture
fisiche decenti in cui far ricerca, sia per il continuo tallonamento di piria e, in tono più blando, di bertagnini, per strappargli carta stampata con cui
sostenere l'assegnazione della cattedra di Genova (le sue memorie si contavano sulle dita
di una mano). Nel marzo del 1856 piria riceve,
finalmente!, la seconda attesissima parte di una memoria sull'alcool benzilico da
pubblicare sul Nuovo Cimento. La sua risposta è aspra, franca, vi si legge
sollecitudine e preoccupazione. Eccone un intero passo: Impiegate un mese per
scrivere la prolusione e non potete impiegare una settimana per scrivere una memoria in
modo che si possa leggere. Vi par quello il modo di cominciare una memoria: preparo
quest'etere così! ! ! ! ! che dirà la gente (e non è poca) che misura il merito di
un lavoro dalle parole!!!!! voi dovreste d'altronde essere persuaso che dopo le lotte che
ci sono state per il vostro posto e per il mio, non sono pochi quelli che ci guardano e
cercano il pelo nell'uovo per addebitarci qualcosa. Vi rimando adunque la memoria: ...vi
sarà facile rifarla rendendo l'esposizione più chiara, più ordinata e possibilmente
più elegante (12). I dieci punti esclamativi sono in parte ingiusti,
infatti cannizzaro non aveva ancora un
laboratorio, come apprendiamo da una lettera a bertagnini
dei primi di aprile: II nuovo laboratorio di Chimica generale è in buono
stato, e alla fine del corrente mese potrò cominciare a lavorarvi (").
Malgrado le sollecitazioni e il miglioramento della situazione materiale la
produttività di cannizzaro si
mantenne molto bassa per tutto il 1857, solo alla fine dell'anno compare sul Nuovo
Cimento una breve nota, uno scarto rispetto alla linea di ricerca seguita fino ad
allora. Questo scarto, dalla chimica organica preparativa alla chimica teorica, è l'unico
sintomo delle meditazioni di cannizzaro reso
pubblico prima del Sunto . La nota risponde alle suggestioni suscitate
dalle prime pubblicazioni di H. sainte-claire
deville (1818-1881) sulla dissociazione di gas e vapori, suggestioni che agivano
proprio nel campo in cui cannizzaro si
stava inoltrando: la ricerca dell' armonia fra le diverse leggi della
chimica, suprema tra tutte quella legata ad avogadro.
Fra i motivi sperimentali del suo rifiuto da parte di molti chimici
dell'epoca erano le densità di vapore di composti come l'NH4CI e il PCI5 che davano un
valore metà di quello che si attendeva.
Il giovane ordinario di Genova coglie immediatamente nelle esperienze di deville la chiave risolutiva dei suoi ultimi
dubbi: è lecito sospettare che l'equivalente dell'idroclorato d'ammoniaca occupi
un volume doppio ridotto in vapore perché, in tali condizioni, si muta in un miscuglio
di acido e di ammoniaca . E in conclusione della nota aggiunge:
...crediamo che non ci sia eccezione alla legge generale che volumi eguali dei corpi
aeriformi in eguali condizioni contengono eguai numero di molecole e crediamo che le
apparenti anomalie dispariranno sottomesse a un rigoroso esame (14).
Un'altra fonte di certezza gli era venuta fin dal marzo del 1857
dalla (poi) famosa memoria di clau-SIUS
sulla teoria cinetica dei gas. Parecchi anni dopo cannizzaro
sottolineò che clausius... condotto
ad ammettere che volumi eguali di gas in eguali condizioni contengono un eguai numero di
molecole... pare avesse ignorato le cose pubblicate da avogadro, da ampère, da dumas,
da bineau, da gaudin, da gerhardt,
da laurent e da altri chimici
(15). L'evidenza di una intera tradizione culturale ignorata
dal fisico tedesco suona per il cannizzaro del
1871 quasi imperdonabile, ma per il cannizzaro del
1857, la lettura dell'articolo sugli Annalen der Physik aveva avuto certamente la
tonalità complementare di una indipendente, solida conferma.
Si deve sottolineare che non era certo il solo cannizzaro a essere in difficoltà per quanto
riguarda i quesiti più strettamente teorici della chimica di quel periodo. Per
individuare il livello estremo dell'incertezza cui si era giunti è sufficiente
ricordare che la comunità dei chimici non aveva nessuna definizione concettuale e
operativa di atomo, equivalente e molecola che fosse accettata da tutti. Gli itinerari,
sperimentali e teorici, che condussero a questa situazione furono molto complessi e la
loro trattazione è oltre la portata di questa nota; d'altra parte lo stesso cannizzaro ha riunito le proprie riflessioni
sullo sviluppo della teoria atomica nel saggio (di quasi trecento pagine) da cui abbiamo
tratto il passo su clausius. Possiamo però
entrare più fenomenologicamente nella situazione ricordando (con Lothar meyer) che anche i composti più semplici come
l'acqua potevano essere indicati con parecchie formule distinte, a seconda della teoria
che si adottava, o dei pesi atomici che si impiegavano (per esempio I-hO, HO, H202). Come
scriveva appunto meyer nell'edizione tedesca
del Sunto : Qua e là si poteva trovare la formula H202, così si
aveva la scelta se interpretarla come acqua o come perossido di idrogeno; CiH^ era, a
seconda del partito cui apparteneva l'autore, o il metano o l'etilene; C4H404 poteva
rappresentare la formula empirica dell'acido acetico o del fumarico e del maleico... Cu20
poteva significare l'ossido o l'ossidulo (10).
L'estate del 1857 è per cannizzaro il
tempo della maturazione del suo pensiero teorico: l'ostinato tener fermo
il principio di avogadro, l'uso attento
della legge sui calori specifici di dulong e
petit, la soluzione del
problema delle densità fuori legge, con l'invocazione dell'allotropia (per gli
elementi) o con il sospetto della dissociazione (per i composti), tutto questo si
ricompose in modo chiaro e armonico: Ho vivissima nella memoria la soddisfazione,
dirò, anche la gioia, che provai quando dopo le vacanze impiegate a preparare il mio
corso, potei esporre i concetti fondamentali della teoria molecolare e atomica .
Il riscontro immediato lo ebbe dal volto attento dei suoi studenti: Mi accorsi
che era la prima volta che gli studenti avevano capito chiaramente il significato delle
formule chimiche... Esitai a farne una memoria da passare le Alpi; io non volli fare che
una comunicazione ai miei colleghi e la feci sotto la forma di lettera al mio collega de luca ("). Il Nuovo Cimento
del maggio 1858 pubblicava come lettera al successore di bertagnini, de luca, il sunto delle prime otto
lezioni del corso di cannizzaro. Lo stile
è rapido, contenuto come si addice a un sunto . Il confronto con l'
Aggiunta alla prima lezione che cannizzaro
inserì nella propria traduzione di un trattato francese di malaguti (febbraio 1857) è illuminante. In
questo scritto cannizzaro dimostra una
infinita pazienza espositiva: gira e rigira formule, numeri, rapporti per dimostrare
come PROUS-rsia stato a un passo dalla legge delle proporzioni multiple, ma come fosse
stato ingannato dal suo stesso modo di disporre i risultati analitici. Gli
interlocutori sono effettivamente gli studenti a cui si rivolge continuamente nello
scritto ( Una volta che avete la formula empirica di un composto ne ricercate la
razionale... ), il contenuto è ancora adeguato alla convenzione degli
equivalenti, per cui scri-ve H + O = HO (H = 1, O = 8); il nome di avogadro non è citato. Nella lettera a de luca l'esordio è già una presa di posizione
definitiva, senza dubbi: Io credo che i progressi della scienza, fatti in questi
ultimi anni, abbiano confermato l'ipotesi di avogadro,
di ampère e di dumas sulla simile costituzione dei corpi allo
stato aeriforme, cioè che volumi eguali di essi, sieno semplici, sieno composti,
contengono l'eguai numero di molecole; non però l'eguai numero di atomi, potendo le
molecole dei vari corpi o quelle dello stesso corpo nei suoi vari stati, contenere un
vario numero di atomi, sia della medesima natura, sia di natura diversa (19).
È un passo di alta densità concettuale in cui è evidente l'attenzione rivolta alla
riaffermazione dell'ipotesi di avogadro e
nello stesso contesto immediato, contiguo, la sottolineatura della distinzione fra atomo e
molecola.
In verità tutto il testo è un tesoro inesauribile per la storia della Chimica:
vi troviamo l'enunciazione della legge degli atomi : ...le varie
quantità dello stesso elemento contenute in volumi eguali sia del corpo libero, sia dei
suoi composti, son tutte multiple intere di una medesima quantità (p. 13), la
netta distinzione di questa legge da quella degli equivalenti, i
contributi sulla nascente teoria della valenza diffusi nelle ultime tre lezioni (20),
l'assunzione della monoatomicità della molecola del mercurio (dimostrata
sperimentalmente diciassette anni dopo) (21). Ma il germoglio teoricamente più
fruttifero è da individuare nei pesi atomici pubblicati da cannizzaro nel suo Sunto [31 in
tutto, rispetto alla sessantina di elementi allora conosciuti (22)]. Per
apprezzarne a pieno il valore è meglio lasciare la parola a D. mendeléeff (1834-1907). Il grande chimico russo,
nella sua Faraday Lecture del 1889 descrisse l'effetto che gli fece la serie di
interventi fatti da cannizzaro al convegno
di Karisruhe, convocato da kekulé nel 1860
per dirimere proprio le questioni trattate nel Sunto : Ricordo
vivamente l'impressione prodotta dai suoi discorsi, che non ammettevano compromessi e
sembravano difendere la verità stessa, basata sulle concezioni di avogadro, gerhardt e regnau lt, che a quel tempo erano lungi
dall'essere generalmente accettate . mendeléeff
esemplificava efficacemente il ruolo svolto dai pesi proposti da cannizzaro nell'apertura di una strada verso il
riconoscimento del sistema periodico: È sufficiente per via di esempio indicare
i seguenti casi in cui la relazione è vista subito ed è perfettamente chiara:
K = 39
Rb = 85
Cs = 133
Ca
= 40
Sr = 87
Ba = 137
mentre con gli equivalenti allora in uso
K
= 39
Rb = 85
Cs = 133
Ca
= 20
Sr = 43,5
Ba = 68,5
scompare completamente la consecutività
di cambiamento nel peso atomico, che con i valori veri è così evidente (23).
Lo straordinario esito scientifico del Sunto non deve però farci
dimenticare che nelle origini, nella forma e nel contenuto è proprio quanto dichiara il
titolo: Sunto di un corso di filosofia chimica . Nel già citato discorso del
1896, parlando del suo scritto più famoso, cannizzaro
disse: Io non ebbi veramente l'ambizione di proporre una riforma, non ebbi
altro scopo che quello pedagogico .
Una lettera dell' amico Berthelot
L. mayer descrisse l'emozione provata alla lettura
del Sunto con una frase rimasta celebre negli annali della chimica:
Mi sentii come se mi fossero cadute le bende dagli occhi, i dubbi svaniti, e la
percezione della tranquillità più sicura prese il loro posto (24).
Non si deve pensare però che un'improvvisa illuminazione abbia colto nei
suoi singoli '' componenti l'intera
comunità dei chimici: un esempio molto significativo della resistenza (anche linguistica)
opposta alle proposte di cannizzaro è dato
dalla lettera che Marcelin berthelot (1827-1907)
scrisse a cannizzaro nell'ottobre 1858,
quattro mesi dopo la pubblicazione del Sunto sul Nuovo Cimento. Se si
riporta la lettera al tempo in cui fu scritta non si può sfuggire all'impressione di un
discorso obliquo, con un referente reale (il Sunto ) lasciato nel limbo
delle cose non scritte; come giustamente ha sottolineato Raffaello nasini presentando il testo originale della
lettera: II berthelot non accenna che
alle note del cannizzaro sulla densità dei
vapori, ma non è ammissibile che non conoscesse la lettera al de luca (il Sunto ), tanto più che
il de luca lavorava nel suo laboratorio
(25).
In realtà non si trattava di una
rimozione psicologica, ma della sistematica tendenza che berthelot dimostrerà in tutta la sua lunga
carriera di ricercatore a ignorare (sottovalutare) il contributo di altri scienziati nei
campi da lui via via esplorati. Nel caso che qui ci interessa il contrasto con le opinioni
di cannizzaro è totale, sia nelle
spiegazioni di molti dati sperimentali, sia nel sistema teorico su cui berthelot basa le sue argomentazioni. Su
quest'ultimo punto è sufficiente dire che berthelot
non usa mai le parole atome e molècole; fra le 2700 parole
del testo compare sempre e solo il termine equivalerli. Un urto duro ed esplicito
con un autore come cannizzaro che aveva
articolato-gran parte dei suoi ragionamenti teorici sulla distinzione (appunto!) fra
atomo e molecola.
Avendo proscritto la parola molecola berthelot non potrebbe certo far riferimento alla
legge di avogadro e quindi ricorre a
quella di gay-lussac, opportunamente
reinterpretata. Nella lettera a cannizzaro questo
enunciato è il punto focale dell'intero ragionamento: i volumi dei corpi allo
stato gassoso sono proporzionali ai loro equivalenti moltiplicati da numeri semplici
, e aggiunge che in generale sono sufficienti i numeri 1, 1/2, 2 per ottenere
il risultato richiesto (26). Certamente questa formulazione tradiva lo
spirito originale di gay-lussac, che quando
aveva presentato la sua memoria sui volumi, esattamente quaranta anni prima (dicembre
1808), aveva usato un linguaggio molto più neutrale, esclusivamente fenomenologico:
le combinazioni delle sostanze gassose le une con le altre si fanno sempre nei
rapporti più semplici, e tali che se si prende uno dei termini come unità, l'altro è
uno, due o al più tre (27). Come è noto nel 1811 Amedeo avogadro (1776-1856) commentò la scoperta di gay-lussac con queste parole: A questo
riguardo l'ipotesi che si presenta per prima, è che... è da supporre che il numero delle
molecole... in qualsiasi gas è sempre lo stesso a volumi eguali, o è sempre
proporzionale ai volumi (28). berthelot è ben conscio di non poter contrapporre
nulla di altrettanto limpido al pensiero del torinese, per cui trapela un'insolita
rassegnazione quando scrive, di seguito alla citazione che abbiamo riportato poco sopra:
Trenta anni fa i chimici stabilirono completamente questa legge (di gay-lussac, n.d.A.) mediante ripetute esperienze:
nello stesso tempo riconobbero che non si possono ricondurre tutti gli equivalenti a una
unità tale che corrispondano tutti a un medesimo volume gassoso . Ci sembra che
l'intreccio delle citazioni di berthelot,
gay-lussac e avogadro, letto sullo
sfondo del Sunto , metta in evidenza come dopo quasi due generazioni si
riviveva dalle due parti delle Alpi un dialogo reso improduttivo dalla
specifica sordità della parte francese alla definizione (e distinzione)
di atomo e molecola [non per nulla cannizzaro aveva
scritto nel Sunto : Sopra tutto mi studio di piantar bene nelle menti
dei miei allievi la differenza fra molecole e atomo (29)]. Ma berthelot sembra essere un allievo
piuttosto indisponibile a una lettura attenta della Filosofia chimica
dell'italiano. Il punto di partenza della sua confutazione riguarda gli equivalenti
dei corpi semplici, con un ragionamento che corre sul confronto fra le proprietà
dell'azoto, del fosforo e dell'arsenico per poi estendersi alla discussione di tutti i
corpi semplici di cui si conosceva la densità del gas o del vapore, e cioè
oltre a quelli indicati: idrogeno, ossigeno, zolfo, doro, bromo, iodio, mercurio
(nell'ordine con cui compaiono nel secondo quadro del Sunto ). berthelot constata sulla base della densità dei
composti con l'idrogeno che gli equivalenti di azoto, fosforo e arsenico presentano i
rapporti 14:31:75. Gli stessi valori dovrebbero essere trovati per i corpi
semplici , ma le esperienze di dumas sul
fosforo, quelle di mitscherlich sul
fosforo e sull'arsenico hanno provato che un litro di vapore di fosforo pesa circa 62
volte di più di un litro di idrogeno: e che un litro di vapore di arsenico pesa circa 150
volte di più di un litro di idrogeno . Di qui una conclusione secca: il
fosforo e l'arsenico sono in contraddizione sperimentale con la legge
proposta da cannizzaro (x).
La sottolineatura nel testo indica quale è la parola decisiva per berthelot, quasi che l'autore del Sunto
li avesse ignorati , mentre in questa opera si legge: ...noi
osserviamo che le molecole dei corpi più analoghi (come il solfo e l'ossigeno) anzi
quella del medesimo corpo nei vari suoi stati allotropici son fatte di vario numero di
atomi ( Scritti , p. 15), e in una successiva tabella si vedono
indicati pesi e formule per il solfo come atomo e come molecola al di sotto di 1000
"C (S6) e al di sopra di questa temperatura (S2). Se poi il
lettore del Sunto volesse fare lo sforzo (lieve) di connettere i dati
riportati nel secondo quadro con la legge degli atomi
immediatamente successiva, si accorgerebbe che cannizzaro
assegna correttamente pesi atomici e pesi molecolari a tutti i 10 elementi
in discussione.
Quando berthelot passa a trattare i
corpi composti la sua linea d'attacco non muta, anzi svela completamente sia
la base chimica del ragionamento sia la voluta ignoranza delle considerazioni
fisiche di cannizzaro. Un solo esempio
chiarirà questo duplice aspetto. Il cloruro d'arsenico e l'acido arsenico (As203)
secondo le misure di mitscherlich presentano
allo stato di vapore un peso rispettivamente conforme e doppio
rispetto alla legge posta da cannizzaro; anche
qui la conclusione è trionfante: Nessuna trasformazione di formule può
spiegare questa anomalia: perché se si cambia la formula dell'acido arsenico, si dovrà
cambiare nello stesso tempo quella del cloruro d'arsenico e far nascere, di conseguenza,
un'altra eccezione . Come si vede l'argomento assume per buone in ogni stato di
aggregazione le formule dedotte per via chimica e trova le densità di vapore in
contrasto con esse, mentre cannizzaro non
avrebbe avuto difficoltà ad ammettere proprio quello che berthelot trova improponibile e cioè che esiste
allo stato di vapore una molecola As4O6.
Non pago di aver messo (a suo parere) in difficoltà l' amico cannizzaro, berthelot si accinge, in chiusura di
lettera, a impartirgli una lezione di metodo; però per comprenderla a pieno dobbiamo
cogliere l'asimmetria nello status accademico del francese e dell'italiano. berthelot era ancora in attesa di una cattedra
(gli sarà data nel 1859), mentre cannizzaro era
ordinario da un paio di anni, sia pure in una Università periferica (ma quale sede fuori
Parigi non era periferica?). Questa situazione sembrava contrastare con la diversa
produttività dei due scienziati nei tre anni precedenti: berthelot aveva pubblicato sugli Annales de
Chimie 29 memorie originali mentre cannizzaro
nelle sue 7 note non aveva proposto un solo dato sperimentale che non fosse già
noto, e fra di esse 3 avevano carattere didattico (la prelezione
criticata da piria, il Sunto
, il testo di una lezione apparsa sulla Liguria Medica). Con queste premesse
si capisce la facilità con cui sgorga l'ammonimento: ...non si devono mettere in
luce i fatti concordanti con una ipotesi semplice, dissimulando altri fatti certi come i
precedenti: ma si devono esporre le leggi nella loro realtà sperimentale: per questa via
solamente si può sperare di conoscere un giorno le cause reali di queste diversità
(31). Un po' dell'acidità del giudizio di berthelot (perché di questo si tratta) può
essere neutralizzata spostando il contrasto sul piano fìlosofico, ovvero sul diverso uso
che i due autori facevano, esplicitamente, delle strutture teoriche del pensiero chimico.
In questa nota lasceremo berthelot al suo
destino schiettamente e meccanicamente a la Comte per indagare più da vicino le
teorie didattiche di cannizzaro, teorie che
ci presentano, nello stesso tempo, la psicologia della ricerca del loro autore.
Didattica, arte tutta sperimentale
Una frase, che costituisce il secondo
paragrafo del Sunto , ci descrive lo stretto nesso, psicologico oltre che
scientifico, fra l'attività di studio e quella di insegnamento di cannizzaro: Per condurre i miei allievi al
medesimo convincimento che io ho, gli ho voluti porre sulla medesima strada per la quale
io ci son giunto, cioè per l'esame storico delle teorie chimiche ("). Questo
passo, oltre a illustrare quanto detto in chiusura della precedente sezione, introduce
anche il motivo conduttore della didattica cannizza-riana: il metodo storico-critico. Nel
1871 la Gazzetta Chimica Italiana inaugurava la sua lunga vita con la prima parte
delle Notizie storiche sulla teoria atomica scritte dal nostro autore.
Questo lungo studio, che abbiamo già avuto modo di citare, assume, per dichiarazione di cannizzaro, il carattere di un'offerta destinata
alla didattica: ...ho voluto prendere l'assunto di tenere i nostri lettori al
corrente della discussione sul sistema di pesi atomici che tuttavia dura, sia
sull'insieme, sia su qualche parte di esso, e di offrire soprattutto ai giovani chimici
avviati alla carriera dell'insegnamento occasione e materia che li inviti a meditare su
questa parte fondamentale della nostra scienza (33). Tuttavia il testo
più impegnativo di cannizzaro sul tema
della didattica è certo quello della Faraday Lecture tenuta a Londra nel 1872.
Davanti al pubblico della Chemical Society cannizzaro
ripropone integralmente il suo metodo storico di esposizione delle leggi
fondamentali della chimica, metodo che non si basa su una successione cronologica
strettamente vincolante, ma che ricerca il suo ordine a partire dall'esposizione
della legge di avogadro e di ampère. Essa ha una posizione centrale, come dice
cannizzaro è il cuore della sua tesi
. A essa giunge dopo aver introdotto gli allievi nello studio della chimica,
cercando di metterli, con l'aiuto di esperienze bene scelte, al medesimo livello dei
contemporanei di lavoisier (34);
quando poi passa dall'epoca di lavoisier a
quella di proust, cannizzaro tenta una
sorta di simulazione storica: do allo spirito de' miei allievi lo
stesso impulso che berzelius ricevette dalla
conoscenza dell'ipotesi di dalton . Ma
è una simulazione sui generis in quanto operata con strumenti coscientemente
anacronistici rispetto all'epoca di riferimento: Espongo questa ipotesi di dalton libera di ogni accessorio. Do
dogmaticamente la tavola dei pesi atomici elementari e introduco l'uso dei simboli e delle
formule ( Scritti , p. 310).
Questo porta a un'inversione dell' ordine che si è seguito
nell'insegnamento della chimica per esporre tutto ciò che concerne i rapporti delle
formule coyi pesi e i volumi gassosi (p. 304), e cioè l'assunzione di
criteri chimici per determinare i pesi delle molecole e dimostrare in seguito la loro
proporzionalità alle densità gassose (p. 304 e 305). cannizzaro è certissimo del suo ordine:
tutto nasce nell'intelligenza chiaro, netto, coordinato e incatenato quando si segue
nell'esposizione dei fatti e nei ragionamenti l'ordine che ho indicato (p. 320).
Il metodo di cannizzaro ci appare
così teso fra l'efficacia del dubbio e della certezza ,
rivissuti nella storia critica della scienza, e la diversa efficacia delle grandi
ipotesi ordinatrici.
Le finalità di tutto questo sono esplicite: lo scopo dell'insegnamento
chimico... non è solo di confidare alla memoria degli studenti un certo numero-di
conoscenze positive, ma ancora di cooperare alla loro sana educazione intellettuale
. E ancora, con una enfasi in cui si sente l'entusiasmo del Maestro: La
chimica... offre nell'insegnamento orale come nell'insegnamento pratico, le migliori
occasioni per esercitare tutte le facoltà dello spirito umano e per regolarne lo sviluppo
armonico (p. 329).
Conclusioni
In questa nota abbiamo ricercato le
connessioni fra l'attività didattica, istituzionale, di cannizzaro e i risultati della sua meditazione
sulle teorie chimiche. In realtà il riferimento alla filosofia chimica che
appare nel titolo del Sunto è lontano dall'essere un puro uso linguistico
dell'epoca. Se dalla lontananza del nostro tempo osserviamo gli anni cruciali della
fondazione del sistema cannizzariano vediamo quanti fattori convergono nel favorire
una riflessione profonda, notiamo l'isolamento dai centri più attivi della
comunità scientifica, la prolungata inagibilità di strutture atte alla ricerca
sperimentale, l'esordio accademico sotto lo sguardo occhiuto degli oppositori di piria. Come sempre nella storia, gli stessi
fattori operando su altri che cannizzaro avrebbero
potuto produrre risultati affatto diversi, fra cui il più probabile sarebbe potuto
essere il conformismo ai modelli scritti, impietriti, dei manuali. Lo sforzo
didattico--teorico di cannizzaro ci appare
da questo punto di vista rischioso, forse temerario.
Quanto si è detto sulla proposta didattica dell'autore del Sunto
non richiede ne commenti, ne conclusioni forzate, proprio per il carattere di offerta
che cannizzaro stesso sottolineava,
un'offerta la cui ricchezza dipende tutta dall'impegno di chi la riceve.
Istituto di Chimica fisica
dell'Università,
Torino.
Bibliografia e note
C) S. cannizzaro: L'emancipazione della ragione
, Daelli, Milano, 1865.
(2) A. gaudiano, D. 'marcita, Stanislao Cannizzaro , in
Dizionario Biografico degli Italiani , voi. XVIII, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, Roma, 1975, p. 131-141, con una ricca bibliografia.
(3) S. cannizzaro, Appunti autobiografici ,
in S. Cannizzaro. Scritti vari e lettere inedite nel centenario della nascita
, Associazione Italiana di Chimica Generale e Applicata, Roma 1926 (d'ora in poi
indicato come Scritti vari ), p. 5.
-
(4) Ibidem, p. 7.
(5) S. cannizzaro, Discorso di apertura della
classe III al I Congresso della Società Italiana per il progresso della scienza, Gazz.
Chim. Ital. 5, 354-371 (1875), citato da S. cannizzaro:
Scritti intorno alla teoria molecolare e atomica e alla notazione chimica
, Tipografia Lo Statuto , ..Palermo, 1896 (d'ora in poi indicato come
Scritti ), p. 342.
(ó) Lettera di cannizzaro a bertagnini, 2 ottobre 1853, Scritti
vari, p. 181.
(7) Lettere di piria a bertagnini,
20 ottobre 1855 e 18 gennaio 1856, Scritti vari , p. 243 e p. 251.
(8) Lettera di piria 'a bertagnini,
18 ottobre 1855, Scritti vari , p. 241.
(9) S. cannizzaro, Appunti autobiografici ,
p. 8.
(10) Lettera di cannizzaro a bertagnini, 21 novembre 1855, "Scritti vari
, p. 247.
(") Lettera di cannizzaro a bertagnini, Natale del 1855, Scritti vari
, p. 247 e 248.
(12) Lettera di piria a cannizzaro.
25 marzo 1856, Scritti vari , p. 267.
(13) Lettera di cannizzaro a bertagnini. Nel testo pubblicato in
Scritti vari è datata gennaio 1856, essa però deve essere stata scritta fra il 30
marzo (pace di Parigi, citata nella lettera) e il 18 aprile, data della risposta di bertagnini, ibidem, p. 273.
(14) S. cannizzaro,
Della dissociazione ossia scomposizione dei corpi sotto l'influenza del calore , Nuovo
Cimento 6, 428-430 (1857); Scritti , p. 88-90.
(15) S. cannizzaro, Notizie storiche e
considerazioni sull'applicazione della teoria atomica alla chimica... , Gazz. Chim.
Ital. 1, 1-33, 213-230, 293-314, 389-397,
567-586, 629-683 (1871); Scritti, p. 290.
(16) L.
meyer: Abriss eines Lehrganges der
theoretischen Chemie , Engellmann, Lipsia 1981, p. 57.
(17) S. cannizzaro, discorso
del novembre 1896, citato da C. manuelli,
Discorso , in Centenario della nascita di Stanislao Cannizzaro, Atti del II
Congresso Nazionale di Chimica , voi. I, Roma 1927, p. 32-33.
(18) Scrìtti vari, p.
280.
(19) S. cannizzaro,
Sunto di un corso di filosofia chimica fatto nella R. Università di Genova. Lettera al
prof. S. De Luca, Nuovo Cimento 7, 321-366 (1858); Scritti, p.
3.
(20) Si veda su questo la messa a punto di R.
nasini, II contributo di Stanislao
Cannizzaro allo sviluppo del concetto di valenza, Gazz. Chim. Ital. 56,
503-511 (1926).
(21) A. kundt, E. warburg,
Ueber die specifische Warme des Quecksilbergases , Berichte 8,
945-948 (1875). I due ricercatori scelsero
i vapori di mercurio come modello di gas monoatomico su suggerimento di baeyer (loc. cit., p. 946).
(22) J.I. solov'ev: Evoijucija osnovnyh
teoreticeskih problem himii , Nauka, Moskva, 1.971, p. 151. Trad. it. A.quilico: L'evoluzione del pensiero
chimico , Mondadori, Milano, 1976, p. 177.
(23) D.I. mendeléeff, The periodic law of the
chemical elements , /. Chem. Soc. 55, 634 (1889),.
citato alle p. 636 e 637.
(24) L. meyer, rif. (16), p. 59.
(25) R. nasini, La riforma cannizzariana , in
Scritti vari , p. 67-98; citato alla p. 68.
(26) Lettera di berthelot a cannizzaro, 10 ottobre 1858, Scritti vari
, p. 71.
(27) L.J. gay-lussac, Sur la combinaison des
substances gazeuses les unes avec les autres , Mém. Soc. Arcueil 2, 207-234 (1809); citato
alla p. 233.
(28) A. avogadro, Essai d'une manière de
déterminer les masses relatives des molécules élémentaires des corps... , /. de
Phys. 73, 58-76 (1811); citato alla p. 58.
(29) S. cannizzaro, Sunto , in Scritti
, p. 14. (3°) M. berthelot, rif. (26), p. 73.
(31) Rif. (26), p. 77.
(32) S. cannizzaro, Sunto , citato in
Scritti , p. 3.
(33) S. cannizzaro,
Notizie , in Scritti , p. 106-107.
(34) S. cannizzaro, Considerations on some points
of the theoretic teaching of chemistry , J. Chem. Soc. 10, 941-967 (1872); Scritti , p. 308.
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