GIROLAMO FRACASTORO

1478 - 1553

 

 

 

 

Umanista e scienziato italiano (Verona 1483 - Incaffi, Verona 1553). Autore di un trattato sulla propagazione delle malattie per contagio (De contagione et contagiosis morbis, 1546), di opere di geografia, di astronomia, di teologia e di religione, ebbe grande rinomanza come poeta latino, soprattutto per il poema Syphilis sive de morbo gallico (1530). Collega e amico di Copernico, lavorò anche come professore di logica a Padova.

Nell'ultimo anno di vita, Fracastoro scrisse tre dialoghi filosofici: Naugerius sive de Poetica, Turrius sive de Intellectione e l'incompiuto Fracastorius sive de Anima.

 


FRACASTORO E LA SIFILIDE

 

Proprio alla fine del '400 fece la sua comparsa in Occidente una malattia, la cui gravità era molto superiore a quella odierna: la sifilide. La colpa fu ascritta ai soldati mercenari di Carlo VIII di Francia, tra i quali v'erano alcuni reduci delle imprese di Cristoforo Colombo, che forse avevano contratto la malattia presso le amerindie.

Il popolo la chiamò subito "mal francioso", ma anche "mal de Naples", essendosi i primi casi verificati a Napoli, durante l'occupazione francese.

La questione della reale origine della sifilide non è stata ancora completamente risolta anche se gli studiosi sembrano ormai avere le idee piuttosto chiare.

Le cose potrebbero essere andate in due modi. La sifilide, che già esisteva allo stato endemico nel Nuovo Mondo, sarebbe stata importata dai marinai di Colombo reduci dalla prima spedizione, oltre che dalle belle indiane trasportate poi come merce rara nel Vecchio Continente.

Altri sostengono invece che la sifilide sarebbe esistita in Europa già prima della scoperta dell'America. Le furiose epidemie del XVI secolo non sarebbero state altro che la riaccensione occasionale della malattia, per motivi sconosciuti.

Ma bisogna far subito una precisazione. Al tempo di Colombo la sifilide non si chiamava così. Questo nome le verrà dato oltre trent'anni dopo (esattamente nel 1530) dal medico-filosofo-poeta veronese Gerolamo Fracastoro (1478-1553), che nei suoi tre libri Syphilis sive de morbo gallico descrive gli aspetti clinici di una malattia a suo avviso "portata da empie guerre dei Galli". Per essa conia il termine di sifilide prendendo come spunto il mito del pastorello Sifilo, che per aver offeso Apollo fu da questi punito con quella terribile malattia che ricopriva tutto il corpo di ulcere.

Per almeno due secoli venne unanimemente addebitata ai "selvaggi" delle Indie Occidentali l'intera responsabilità del terribile morbo. Poi alcuni cominciarono a sostenere, sulla base di incerti riferimenti letterari, che la sifilide già esisteva presso gli Assiri, gli Egizi, i Greci e i Romani; e ammettevano solo che negli ultimi tempi essa aveva subìto una netta recrudescenza.

In breve, si può dire che la soluzione del problema è stata spostata dalle contorte speculazioni letterarie dei secoli scorsi alla più obiettiva ricerca storico-paleopatologica, che si avvale delle moderne tecniche di biochimica, di citologia e di microscopia elettronica. In base a queste ricerche, nei paesi del Mediterranei non è stata sinora mai rilevata alcuna traccia sicura della malattia negli oltre 25.000 scheletri e mummie (Egitto, Sudan) esaminati, né nelle decine di migliaia di scheletri preistorici, antichi e medioevali studiati allo scopo in Europa e in Asia Minore.

Al contrario, tali indagini hanno rivelato segni di sifilide (o di altre malattie da treponemi) in campioni ossei provenienti dalle seguenti aree: Argentina, Perù, Guatemala, Messico, Arizona, New Mexico, Tennessee, Kentucky, Ohio, Texas, Oklahoma, Florida, Antille. Si ricordano in particolare i segni di lue in due reperti nel cranio e nelle ossa lunghe di un bambino di 14 anni vissuto nelle Isole Marianne (Oceania) intorno al IX secolo (datazione con C14).

Tutto lascerebbe quindi pensare che la sifilide sia stata realmente importata dal Nuovo Mondo, dove esisteva allo stato endemico già prima della scoperta di Colombo.

 

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