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ca e della perizia con cui si dedicava
all'innovazione. È certo che non faceva
distinzioni di rango fra scienza e tecno-
logia e che, se era necessario, applica-
va e insegnava volentieri anche le vec-
chie tecniche manuali. Ed era bello ve-
derlo al lavoro: ogni cosa al suo posto,
tutto ispirava razionalità e ordine.
Quando fu promotore dell'acquisto del
primo gascromatografo e del primo
spettrofotometro a raggi infrarossi, lo
fece perché era ben convinto della loro
utilità e seppe farli rendere a fondo.
Tuttavia mantenne sempre nei loro
confronti un'aria, un atteggiamento un
po' freddi. Secondo me gli sottraevano
un pezzo del suo mondo, s'intromette-
vano in qualche misura fra lui e la natu-
ra. Naturalmente si trattava di una rea-
zione emotiva, non razionale.
Mi può illustrare, con qualche
esempio, come affrontava e risolveva
i problemi?
Nei primi tempi, quando era costretto a
costruirsi tutto in casa, o quasi, Levi im-
provvisava spesso in laboratorio, con
mezzi di fortuna, modellini di nuovi im-
pianti che voleva studiare (tra l'altro sa-
peva foggiare bene il vetro a caldo); op-
pure adattava apparecchiature che po-
teva procurarsi facilmente.
Quando otteneva risultati soddisfacenti
si faceva costruire dalle maestranze
dell'azienda oppure da artigiani locali,
l'impianto vero e proprio che spesso era
la riproduzione del modellino in scala,
con piccole modifiche.
Per esempio una volta si era posta la
necessità di precipitare una resina dal-
la sua soluzione in acido acetico, per
aggiunta d'acqua, sotto violenta agita-
zione. Fece le prove con un frullatore,
l'elettrodomestico che si usa in cucina
per fare i frullati. A risultati acquisiti fe-
ce costruire in grande, in acciaio, la ri-
produzione del modellino, senza varia-
re la forma del recipiente, né quella del
rotore, introducendo solo poche varia-
zioni. Utilizzò questo impianto in produ-
zione, poi ne fece costruire un altro e
per molti anni la lavorazione fu esegui-
ta dai due precipitatori funzionanti in
parallelo.
Un altro esempio è l'essiccatore ripro-
dotto in questo articolo: un recipiente ci-
lindrico nella parte inferiore e conico
nella parte superiore, coibentato, con il
fondo costituito da una rete.
Dall'alto si caricava il prodotto da essic-
care, una resina in polvere che faceva
pensare alla segatura umida.
Una ventola convogliava aria calda
dall'alto e la faceva uscire dal basso e,
al grado d'essiccazione desiderato, si
scaricava il prodotto.
Per la produzione si usavano sei im-
pianti uguali, di questo tipo, che erano
la riproduzione in scala del modellino
sperimentato in laboratorio e costruito
per sovrapposizione di un imbuto da la-
boratorio a un recipiente cilindrico.
Mi può raccontare un episodio
riguardante un lavoro che avete fatto
insieme?
Le racconterò di un insuccesso. Ero sta-
to assunto da poco e Levi mi aveva pre-
so con sé per tentare la produzione
dell'anidride trimellitica che serviva per
fabbricare le nostre resine e che si vole-
va evitare di comprare. S'intendeva pre-
pararla per ossidazione dello pseudocu-
mene a temperatura piuttosto alta, a
una pressione di 20-25 atmosfere.
Abbiamo messo a punto un piccolo
reattore di acciaio e abbiamo fatto una
serie di prove. Improvvisamente si è
avuta una violenta esplosione, con tanto
di vetri rotti, crepe nel muro e incendio.
Io ero solo, ma Levi è accorso e ha pre-
so in mano la situazione: mentre opera-
va mi dava istruzioni con rapidità e cal-
ma e ha trovato modo di spiegarmi co-
me bisogna comportarsi col fuoco.
Quello che mi ha stupito è stata la cal-
ma, perché nelle piccole cose lui era
emotivo. Bastava che in strada scop-
piasse la gomma a un camion perché si
precipitasse in laboratorio allarmato.
Eppure nelle cose gravi...
In seguito questa produzione si è rivela-
ta poco conveniente da un punto di vi-
sta economico e l'idea è stata accanto-
nata.
Quando Levi è andato in pensione, gli
abbiamo regalato una piccola bacheca
contenente un campioncino per ciascu-
na delle realizzazioni tecniche che face-
vano capo a lui: per l'anidride trimellitica
c'era una provetta rotta e annerita.
Ricordo che ci ha riso.
Come si è realizzata la
modernizzazione dell'azienda?
Del potenziamento del laboratorio ho
già detto. Sono anche state messe a
punto nuove lavorazioni e nuove tecno-
logie di produzione, sono stati costruiti
nuovi impianti: colonne di distillazione
frazionata e di estrazione; impianti di
setacciatura, di lavaggio, di frantuma-
zione e macinazione delle resine; di
trattamento delle polveri, di miscelazio-
ne e di depurazione. Il reparto di produ-
zione delle resine è stato arricchito di
nuovi reattori, sono stati installati auto-
matismi, messi a punto saggi, procedu-
re e strumentazione per il controllo del-
la produzione. Per fare tutto questo, Le-
vi, che conosceva bene il suo lavoro e
che si rendeva conto di non essere un
impiantista, ci ha affiancato a degli spe-
cialisti. E man mano la Siva ha cambia-
to volto.
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Maggio 2001
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Testimonianze
Gli essiccatori progettati da Primo Levi