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smalti per filo, per il polivinilformale e
per una resina xilenolica, era già avviata
la produzione; della poliesterimmide, si
stava terminando la messa a punto. Vi-
ceversa, altre resine e altri componenti
erano acquistati sul mercato.
In quel tempo tutta l'industria chimica si
stava evolvendo in modo poderoso e,
con essa, l'industria delle vernici. All'in-
terno di quest'ultima lo sviluppo della
Siva prese una direzione molto partico-
lare perché la sua produzione si anda-
va sempre più spostando verso gli
smalti per filo che hanno caratteristiche
atipiche. Intanto di regola non sono pig-
mentati, quindi escludono certe lavora-
zioni degli smalti usuali; infatti, sono
costituiti da soluzioni di resine in vari
solventi, con l'aggiunta di catalizzatori
e addotti. Inoltre buona parte dei sol-
venti e delle resine usate sono diversi
da quelli delle normali aziende di verni-
ci e in queste non sono necessari (o lo
sono meno) un buon numero di lavora-
zioni e d'impianti connessi alla prepara-
zione di resine fabbricate in Siva. Va
poi detto che ragioni tecnologiche e di
mercato spingono a studiare e a tenta-
re di fabbricare in azienda certe mate-
rie prime e certi intermedi che entrano
nella formulazione di queste resine. Ati-
pico è anche il modo di applicazione
degli smalti. Il loro mercato si svolge a
livello internazionale. Infatti, la Siva
esportava molto in tutti i continenti. Per
questo si è cominciato a lavorare in un
modo diverso, ad affinare un certo tipo
di ricerca, a dotare il laboratorio di ap-
parecchiatura sempre aggiornata, ad
assumere personale più qualificato, ad
aggiornare continuamente la strumen-
tazione per la produzione portandola a
un notevole livello e a studiare
e installare impianti più com-
plessi e più sofisticati. Mi viene
da dire che l'azienda è diven-
tata, in un certo senso, "più
chimica".
Perciò le resine che ho già indi-
cato sono state studiate e mo-
dificate. Accanto a queste ne
sono state messe a punto di
nuove: poliuretaniche, fenoli-
che modificate, ureiche. È stato
terminato lo studio della polie-
sterimmide che, prodotta in
molte versioni e varianti, è sta-
ta molto importante per l'azien-
da. È stato avviato lo studio
della poliammidoimmide, porta-
to a termine quando Primo Levi
aveva già lasciato il lavoro.
Va poi aggiunto che, col tem-
po, la gamma degli smalti pro-
dotti è stata molto ampliata.
Quale parte ha avuto Levi in
quest'evoluzione?
Insieme al titolare e fondatore
dell'azienda, Silla Federico Ac-
cati, ne è stato il protagonista. La sua
carica di direttore generale lo portava a
interessarsi di tutto anche se, quando
poteva, delegava ad altri la parte con-
tabile e i rapporti con la clientela. Pen-
so fossero attività a lui meno congenia-
li. Seguiva invece a fondo il settore tec-
nico-scientifico.
Quando è andato in pensione ha la-
sciato un'azienda d'importanza interna-
zionale, evoluta, con una ricerca pro-
pria di notevole livello.
Quindi direi che il suo è stato non sol-
tanto un importante apporto scientifico,
ma anche un altrettanto importante ap-
porto tecnico. Infatti, Levi conosceva
profondamente la chimica e la amava.
Ma amava dello stesso amore la tecnica
in generale e quelle tecniche manuali
delle quali prima parlavo.
Non tocca a me esporre un aspetto
della sua etica già illustrato in pagine
intensissime. Osserverò soltanto che,
se considerava la sfida quotidiana alla
natura come una delle più nobili attività
dell'uomo, nello stesso tempo sembra-
va attratto da quelle attività che lo met-
tevano direttamente, fisicamente direi,
a contatto con l'oggetto della sfida; con
poche mediazioni strumentali, se possi-
bile anche senza. Per questo, credo,
era così sensibile a problemi come
quello del ferro e del naufrago.
Si tratta di una mia personale impres-
sione, che non intacca l'alta opinione
che ho della sua preparazione scientifi-
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Chimica & Industria -
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Testimonianze
La fabbrica di vernici Siva a Torino
Una pittura "catalizzatore" di memoria storica
Galeotti vivendo in Inghilterra da molti anni tiene un
legame con il nostro Paese nella realizzazione di studi
su personalità importanti della nostra cultura. Dei
diversi commenti sulla pittura di Galeotti mi sono
rimasti impressi quelli scritti da Giorgio Origlia nel
catalogo della sua mostra su Primo Levi tenutasi ad
Asti nel 1994: "La pittura di Renzo Galeotti è un
catalizzatore di memoria storica offerta ad un mondo
che non vuole ricordare". Poi, continua il
commentatore, "questo pittore appartato che emana
riflessione etica, coraggio civile tolleranza e fedeltà alla
ragione e alle ragioni dello spirito sembra dire: l'arte è
tale solo se riesce a intervenire nella vita contribuendo
a ricrearla".
Si è chiesto Galeotti perché Levi è così importante per
noi chimici. Io credo che sia perché è uno dei pochi ad
essere uscito dal nostro mondo chiuso per parlare di
chimica agli altri, realizzando le più belle pagine della
letteratura italiana.
Anche questa rivista vorrebbe essere, con queste
pagine di Testimonianze, una memoria storica della
chimica italiana.
Ferruccio Trifirò