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calcio, sport che conosceva poco, si di-
vertiva lui ad ascoltare gli altri.
Amava la montagna e narrava le sue
avventure d'alpinista e di sciatore-alpini-
sta. Gli è accaduto, ricordo, di scampa-
re ad una slavina.
E ancora, a volte riferiva compiaciuto le
arguzie che aveva udito da qualche
operaio nella mattinata.
Una volta, sempre a tavola, qualcuno
commentò quanto aveva letto sulle tec-
niche usate dagli antichi per ricavare il
ferro dai minerali. Questo ci portò a do-
mandarci che cosa avrebbe potuto fare
un naufrago in un'isola deserta se aves-
se sentito la necessità di questo metal-
lo. Levi si calò totalmente nel discorso:
faceva ipotesi su come cercare, trovare
e riconoscere il minerale; su come
estrarlo, trasportarlo e lavorarlo coi
mezzi di cui un naufrago poteva dispor-
re. Discuteva fitto e sollecitava i com-
mensali a dare il loro parere. Se qualcu-
no parlava d'altro, lo pregava d'aspetta-
re un momento. Sembrava quasi che il
naufrago ci fosse davvero e che lo
avesse interpellato. Questo per dire che
sapeva buttarsi a capofitto nelle discus-
sioni senza temere di sembrare ingenuo
o troppo entusiasta. Che era una perso-
na piena di curiosità, uno spirito limpido
e fidente.
Parlava della sua
tragica esperienza nei
campi di
concentramento
nazisti, oppure
preferiva evitare
l'argomento?
Desiderava farlo e, se
sollecitato, ne parlava a
lungo, con cura e preci-
sione. A volte si vedeva
che, parlandone, soffri-
va. Non poteva essere
altrimenti. Molti episodi
erano semplicemente
orribili. Una volta, ricor-
do, raccontava sottovo-
ce, ma agitando le mani
vicino al volto, con
l'espressione di chi urla.
Com'era l'azienda
dove lavoravate?
La Siva era un'azienda
medio-piccola. Come
ho detto produceva ver-
nici, smalti e prodotti af-
fini, ma negli anni del
mio arrivo aveva comin-
ciato a specializzarsi
negli smalti per fili elettrici. Questo so-
prattutto perché era legata ad altre due
aziende: la prima era una smalteria per
fili elettrici e la seconda produceva mac-
chine per smaltare fili
elettrici. Il che permette-
va a ciascuna delle tre
unità di sperimentare i
suoi prodotti (special-
mente quelli in fase di
studio) nelle altre due.
Ciò con vantaggi evi-
denti.
Era un'azienda molto vi-
tale. Anche nella ricer-
ca. Inoltre il crescere di
peso del settore degli
smalti per filo stava pro-
vocando un salto di
qualità a tutti i livelli
aziendali. Il modo in cui
l'azienda si è evoluta è
stato molto influenzato
da questo tipo di produ-
zione. Nei primi tempi si
producevano soprattutto
vernici e smalti tradizio-
nali (per legno, indu-
striali, pitture murali...).
Allora, per un chimico
che operava in un'unità
come quella e di quelle
dimensioni, ciò significava dover tenere
conto di una strumentazione di laborato-
rio limitata, della necessità di costruirsi
parte degli strumenti di ricerca sul po-
sto, della maggior difficoltà nel fornire
supporto teorico alla ricerca, del peso
che la manualità aveva in molti saggi di
laboratorio e nella produzione. A propo-
sito di quest'ultima si pensi, per esem-
pio, all'importanza di figure come quella
del colorista, cioè di colui che doveva,
con occhio esperto, "mettere in tinta" i
prodotti. Nel 1965, quando sono arrivato
io, le cose avevano già cominciato ad
evolversi: era già in funzione un reparto
per la produzione delle resine e ci si era
già organizzati per studiarle in laborato-
rio e per seguirne la lavorazione con
controlli chimici; il laboratorio aveva già
una qualche strumentazione e la produ-
zione degli smalti per filo era già stata
avviata.
Quali resine erano prodotte e qual è
stata l'evoluzione dell'azienda?
Si producevano soprattutto resine polie-
steri, resine alchidiche modificate con
oli, resine fenoliche e resine melammini-
che. Siccome il desiderio d'autosuffi-
cienza era forte erano sperimentate al-
tre resine come le epossidiche, per le
quali, però, ci si è fermati alla fase spe-
rimentale. Anche per alcune resine che
entravano nella composizione degli
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Maggio 2001
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Testimonianze
Renzo Galeotti, "La memoria dell'offesa"
(olio su carta - cm 90x120)
Un pittore fra i chimici
È la quarta volta che mi trovo ad avere rapporti con dei chimici
tramite Primo Levi. La prima volta durante una mia mostra su
Primo Levi tenutasi a Cracovia dove il museo universitario mi
commissionò di dipingere il ritratto dell'allora rettore, un
chimico (punto d'unione con il direttore di questa rivista), poi
quando mi è stata richiesta la riproduzione di alcuni miei studi
su Primo Levi da inserire in un numero de La Chimica e
l'Industria (1999, 2.), poi la presentazione di alcuni miei dipinti
durante due giornate organizzate dalla Facoltà di Chimica
industriale di Bologna su Primo Levi ed infine questa mia
presenza in questo numero della rivista. Quando ho iniziato i
miei lavori su Primo Levi non sapevo quanto lo scrittore fosse
un punto di riferimento importante anche per i chimici. Oramai
vivo e lavoro da molti anni a Londra e come gli inglesi ho
imparato ad apprezzare Levi come scrittore per il suo stile
scarno ed essenziale (è considerato il migliore scrittore italiano
del novecento). Nella primavera del 1987 stavo leggendo il suo
ultimo libro "I sommersi e i salvati" quando mi arrivò la notizia
della sua tragica morte. Alla fine del libro capii che dovevo
dipingerlo per tirare fuori la mia profonda emozione. I diversi
dipinti, disegni ed incisioni che poi ho fatto sono il frutto delle
emozioni di quei giorni.
Renzo Galeotti
R. Galeotti, 5 St. John's Road - Hampton Wick Surrey ­ Kt 14 (London)