Il termine Prione è stato coniato nel 1982
da Stanley Prusiner, per denominare una particella infettiva con caratteristiche
inedite, in particolare la resistenza ai raggi U.V., la mancanza di acidi
nucleici e la composizione esclusivamente proteica (pr
per
proteina, i per infettiva e one
per particella). Si tratta di una particella infettiva di natura
proteica (glicoproteina), priva di acido nucleico e resistente
quindi all'azione degli enzimi che distruggono l'RNA ed il DNA.
La sua struttura ultramiscroscopica è diversa
da quella dei virus e pertanto non può essere considerato nè
un virus nè un viroide (cioè una struttura dotata di acido
nucleico), nè tantomeno un fungo, un batterio od un parassita.
|
|
|
|
| virus | fungo | batterio | parassita |
L'isoforma fisiologica della proteina Prionica (PrPC, Prion related Protein) è presente sulla superficie di tutte le cellule nucleate, ma è maggiormente espressa nei neuroni e viene codificata da un gene situato sul braccio corto del cromosoma 20 dell'uomo. Il suo ruolo è sconosciuto, si sa che è una proteina che lega il Rame.
La proteina Prionica esiste però in dueisoforme [Korth_1997], PrPC e PrPSc, che hanno peso molecolare e sequenza aminoacidica identici ma differiscono nella struttura terziaria e quaternaria: PrPC (o PrP-sens), isoforma normale già sopracitata, sensibile a detergenti e proteasi, e PrPSc (o PrP-res), isoforma patologica, parzialmente resistente a detergenti e proteasi, che quando viene trattata con queste sostanze dà origine alla PrP27-30.
PrPSc e PrP27-30 sono correlate invariabilmente con le TSE (encefalopatie spongiformi trasmissibili) e l'isoforma PrPC presenta un polimorfismo associato specificamente con alcune TSE.
Si ipotizza che l'isoforma PrPSc trasmetta la sua caratteristica resistenza all'isoforma PrPC, e che questo provochi un accumulo di materiale proteico che causerebbe la malattia [Weber_1997, Weber_1999]. Questo tipo di modificazione strutturale, da una conformazione prevalentemente alfa-elicoidale ad una forma denominata beta-PrP è stata riprodotta in vitro, e l'attitudine della forma beta-PrP a costituire aggregati fibrillari sembra fornire un plausibile meccanismo molecolare della propagazione del Prione [Wadsworth_1999].

Il Prione esiste in due forme. Quella normale,
innocua (PrPc), può cambiare la sua forma e diventare patogena (PrPSc).
La conversione da PrPc a PrPSc procede poi con una reazione a catena. Quando
viene raggiunta una concentrazione sufficiente di proteine PrPSc, queste
si aggregano a formare un lungo filamento che gradualmente danneggia il
tessuto neuronale.
La proteina prionica (PrPc) è generalmente
innocua. Nella forma benigna, il suo scheletro si ripiega
formando diverse eliche (mostrate come spirali nel plausibile modello a
nastro a sinistra, e come cilindri nello schema in alto a destra). La PrPc
si converte nella forma infettiva (PrPSc) quando gran parte dello
scheletro si distende, formando i cosidetti filamenti beta (rappresentati
come frecce nella struttura ipotetica in basso a destra). I siti in rosso
nel modello a nastro della PrP normale evidenziano posizioni nelle quali
la sostituzione di un amminoacido promuove probabilmente l'avvolgimento
nella forma infettiva della molecola.
E' stata dimostrata lesistenza, allinterno della
proteina prionica, di una struttura con notevole stabilità se disposta
a quattro a-eliche, che però è pure molto stabile in conformazione
b-sheet; anche studi di diffrazione di raggi X hanno convalidato il modello
della conversione da a-elica a b-sheet. Inoltre poiché il blocco
della sintesi proteica porta ad un arresto della formazione di PrPSc è
probabile che nella transizione da PrPC (a-elica) verso PrPSc (b-sheet)
sia essenziale lazione di altre proteine cellulari, molto probabilmente
tipo chaperonine.