John von Neumann: una biografia 

Tre saggi di Ruggero Bergaglio, Cristina Marchiol, Rosanna Giannantonio

Conclusioni


Indice generale della biografia


 

Nel corso della ricerca su John von Neumann, abbiamo potuto constatare che il contesto storico, sociale e culturale dell’Europa nord-occidentale dei primi anni del Novecento ha fortemente influenzato la formazione dello scienziato, indirizzandolo verso lo studio di una materia “apolitica” quale la matematica. Inoltre, il clima di persecuzione razziale che si stava instaurando in quegli anni in Germania e nei paesi limitrofi, ha contribuito a fargli maturare la decisione di trasferirsi negli Stati Uniti, dove ha trovato la situazione ideale in termini di organizzazione, finanziamenti e politica per raggiungere notevoli risultati sia a livello teorico, sia a livello applicativo.

 

Nel suo impegno e sforzo nel perseguire gli obiettivi della ricerca a cui si dedicava si intuisce un duplice atteggiamento emotivo: da un lato la riconoscenza nei confronti del paese ospitante e dall’altro il piacere che nasce dalla consapevolezza di osteggiare l’arroganza nazista prima e sovietica poi. Bisogna osservare che la componente caratteriale che lo spingeva ad una ricerca continua finalizzata talvolta unicamente dalla gratificazione della scoperta. Tuttavia, la sola motivazione personale ad eccellere in ambito tecnico-scientifico non è sufficiente a giustificare la potenza di ragionamento e le abilità logiche dello scienziato: bisogna, infatti, ammettere che genialità e fantasia di cui era particolarmente dotato sono stati determinanti in tal senso. Del resto, anche Feymann riconosceva il ruolo fondamentale della fantasia nella ricerca scientifica e nello sviluppo della personalità dello scienziato.

 

Ma la figura di John von Neumann è caratterizzata non solo dalla “sregolatezza” intellettuale che lo portava ad applicarsi in molteplici settori con esiti brillanti. Diversi autori riportano che lo scienziato gradiva andare a feste sfarzose e bere in maniera smoderata e diversi aneddoti, ad esempio la dichiarazione d’amore alla sua futura sposa, “io e te potremmo divertirci assieme, visto che ad entrambi piace bere”, o le barzellette sconvenienti che amava raccontare, si pongono in netto contrasto con la sua grande capacità di concentrazione e con il carattere metodico con cui affrontava i problemi lavorativi e lo studio della matematica.

 

La domanda che ci poniamo è quanto ha inciso la sua sregolatezza, ovvero la sua particolare concezione di morale, sulla scelta di aderire al progetto Manhattan. Inoltre ci siamo chiesti se lo scienziato fosse consapevole degli utilizzi che avrebbero avuto gli esiti delle sue ricerche. La risposta che ci siamo dati, sulla base delle informazioni che abbiamo acquisito al riguardo, è che lui fosse solo in parte a conoscenza di quello che sarebbe stato l’uso della bomba. Infatti, lo scienziato ben conosceva gli effetti dell’esplosione ed addirittura aveva calcolato l’altezza che ne massimizzava le conseguenze. Tuttavia la sua concezione neutrale nei confronti di tecnologie e scienze, intese come mezzi per fare del bene o per fare del male, pare costituire un’attenuante. In conclusione, l’insegnamento che ne traiamo può essere riassunto dalla celebre frase di Rabelais François di quasi cinque secoli fa “scienze senza coscienza è solo rovina dell’anima”, nel senso che il progresso scientifico dovrebbe essere finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità e non alla sua distruzione.

 


 

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