John von Neumann: una biografia 

Seconda parte, di Cristina Marchiol :

John von Neumann – Negli Stati Uniti, tra guerra e computer
 


Indice generale della biografia


 

Riassunto della prima parte. Nella prima parte della relazione, abbiamo descritto come il genio matematico di von Neumann si sia manifestato molto presto, segnando la sua vita in Ungheria, dove era nato nel 1903 in una benestante famiglia ebrea, fino a portarlo nel 1925 ad avere i primi contatti con l’Università di Goettingen (Germania), modello internazionale per la ricerca scientifica, che diventa il punto di riferimento per la sua attività di ricerca. La situazione storica ed i brillanti risultati raggiunti in Europa presso varie università, lo porteranno negli Stati Uniti dove si occuperà di matematica pura, matematica applicata, informatica, fisica ed economia.
 


 

2.1 L’emigrazione negli Stati Uniti
 

Nel settembre del 1928, von Neumann partecipò, come membro della delegazione tedesca, al Congresso internazionale dei matematici di Bologna. Al Congresso conobbe Oswald Veblen (1880-1960), importante esponente della comunità scientifica statunitense. Quest’incontro mutò il corso della vita di von Neumann, allontanandolo progressivamente dall’Europa.

Veblen era professore all’Università di Princeton, dove era stato assunto nel 1905. Oltre all’attività scientifica, egli svolgeva un’intensa attività organizzativa e istituzionale nel suo paese. Uno dei principali obiettivi di Veblen era di elevare al massimo grado, il livello della ricerca e dell’insegnamento universitario della matematica negli Stati Uniti. Fin quasi alla fine dell’Ottocento il livello delle università statunitensi era più basso delle università europee. La maggior parte dei professori svolgeva una gran mole di attività didattica. La ricerca e la pubblicazione non erano considerate né un obbligo né un merito. Nel 1888 fu fondata la Società matematica di New York, il cui scopo era mettere in contatto persone interessate alla matematica e appartenenti agli ambienti più disparati: professori universitari e delle scuole secondarie, economisti, ingegneri. Qualche anno dopo, quest’istituzione prese il nome di “Società matematica americana” (AMS, American Mathematical Society).


L’Università di Princeton poteva contare su un buon numero di ottimi professori di matematica, ma ancora agli inizi degli anni venti era soprattutto un centro di insegnamento che non prevedeva l’attività di ricerca. Nel biennio 1923-24, Veblen, come presidente della “Società matematica americana” (AMS), s’impegnò per ottenere finanziamenti governativi per le pubblicazioni e le attività della Società. Uno dei suoi obiettivi era fondare a Princeton un istituto di ricerca in cui potessero lavorare matematici di alto livello, riproducendo il modello organizzativo di Goettingen, in Germania, dove von Neumann stava lavorando.

Alla fine degli anni venti, quando von Neumann conobbe Veblen, la fase economica era in crescita. Grazie a varie donazioni, l’università di Princeton iniziò la costruzione di un edificio per il Dipartimento di Matematica e si istituirono alcune cattedre. Veblen propose di utilizzare i fondi ancora disponibili per invitare professori stranieri: il suo candidato fu von Neumann e congiuntamente fu invitato anche il suo compatriota e amico di infanzia Eugene Wigner (1902-1995; premio Nobel per la fisica nel 1963). Successivamente furono invitati altri professori europei, tra cui Albert Einstein (1879-1955; premio Nobel nel 1921).


Il nuovo edificio fu completato nel 1931: la biblioteca, le aule, gli studi e le sale comuni offrivano le migliori condizioni per lo studio, la ricerca e gli scambi informali fra professori ed allievi. A Princeton si ricreò l’ambiente cosmopolita e appassionante che von Neumann aveva conosciuto a Goettingen. Una generosa donazione del 1930 permise di istituire a Princeton l’”Istituto di studi avanzati” (IAS, Institute of Advanced Studies) e Veblen fu eletto primo professore.


Mentre i centri della scienza tedesca e di altri paesi europei venivano decimati dall’epurazione nazista, a Princeton si creò l’ambiente ideale per la ricerca matematica. L’istituto divenne, infatti, il primo centro mondiale della ricerca e dell’istruzione superiore.

Molti furono gli scienziati europei che contribuirono a tutto ciò. Nell’aprile del 1933 iniziarono le di destituzioni di professori universitari in Germania per motivi razziali e politici. Questa fuga di scienziati si aggravò nel 1938, con l’invasione dell’Austria e della Cecoslovacchia da parte della Germania, la promulgazione delle leggi razziali in Italia e poi con lo scoppio della guerra mondiale. I luoghi di accoglienza furono la Gran Bretagna, gli Stati Uniti ed alcuni paesi dell’America Latina. Negli Stati Uniti in particolare, la legge di immigrazione esentava i professori universitari dalle quote fisse di immigrazione, facilitando l’ingresso di coloro che erano stati invitati da un’istituzione del paese. I professori stranieri furono aiutati in modo da favorire l’eccellenza scientifica, cercando di evitare che i rifugiati occupassero il posto del personale docente del posto, ed evitare reazioni nazionalistiche xenofobe e antisemite. I professori stranieri potevano concentrarsi sulla ricerca, svolgendo soltanto corsi di perfezionamento. Ciò suscitò in realtà anche invidie poiché i ricercatori non dovevano sostenere i pesanti carichi di insegnamento delle università americane.


Veblen, in questo contesto, fu una delle figure chiave nell’organizzazione dell’emigrazione dei matematici dall’Europa.

Per quanto riguarda l’immigrazione ebraica, il filosofo ebreo esiliato Ignaz Maybaum (1897-1976) ricordava: “La Shoah ci ha gettato senza pietà in un nuovo mondo, dove sono inefficaci sia le formule del XIX secolo sia lo stesso Shulchan Aruk [il codice classico del diritto ebraico]. Dobbiamo ancora ricominciare”. La parola d’ordine di un’intera generazione fu, infatti “ricominciare”, non solo come distacco negativo dal passato antisemita, ma anche come risposta alle promesse di libertà della società americana. Questa posizione, diffusa tra gli immigrati ebrei negli Stati Uniti, ci può aiutare a comprendere l’intensa collaborazione di von Neumann con le forze armate che descriveremo nei prossimi paragrafi ed in particolare la sua posizione riguardo agli armamenti nucleari.
 


 

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