John von Neumann: una biografia
Prima parte, di Ruggero Bergaglio:
Giovinezza e formazione nei primi del ’900 in Ungheria e Germania
Indice generale della biografia
1.5 Il
modello di ricerca in matematica e in fisica matematica
Agli inizi del Novecento, la tradizionale competizione fra la scienza fisico-matematica francese e tedesca, dopo un periodo di supremazia della prima, appariva risolta a favore della seconda. Indubbiamente, la matematica e la fisico-matematica francese potevano contare su un genio universale come Remi Poincaré. Tuttavia, Poincaré era un personaggio abbastanza isolato. Per quanto grande fosse la sua influenza nel mondo scientifico nazionale e internazionale, egli sviluppava i suoi progetti e le sue concezioni in solitudine e, difatti, non aveva allievi che ne seguissero le orme. Personalità come Felix Klein e David Hilbert non raggiunsero la prolificità scientifica e l’acume di Poincaré, ma lasciarono tracce assai più profonde e durevoli nello sviluppo della scienza, costruendo una scuola vasta e strutturata, così da determinare le caratteristiche di un modo di fare scienza che avrebbe influenzato tutto il secolo.
Un aspetto fondamentale consisteva nella concezione dell’attività scientifica
come un’impresa collettiva e non più soltanto la somma delle opere di singoli
personaggi più o meno isolati. Di qui la centralità delle scuole scientifiche.
Il giovane von Neumann partecipò sia alle discussioni promosse dal Circolo di
Vienna sui fondamenti della matematica, sia a numerose sessioni del
Mathematische Kolloquium, nell’ambito del quale maturò e trasmise alcuni
fondamentali contributi alla matematizzazione dell’economia. Vienna, oltre a
Berlino e Zurigo, rappresentò uno dei centri scientifici e culturali che più
contribuirono alla sua formazione, ma fu Göttingen l’ambito in cui si
concretizzarono le sue prime grandi realizzazioni scientifiche.
Questa città esprimeva al massimo livello le nuove caratteristiche della scienza
tedesca sopra citate: la ricerca scientifica era intesa come progetto coerente
attorno a temi ben definiti, perseguito da una comunità di studio fortemente
integrata e coesa. Così l’organizzazione della ricerca anticipava alcuni degli
aspetti caratteristici della scienza contemporanea, in particolare la coscienza
di promuovere un’attività internazionale e di valore universale.
Il matematico Felix Klein, che conquistò una posizione di primo piano in ambito
tedesco, per le sue brillanti ricerche, fu una figura di riferimento nella
scuola di Göttingen e nel 1885, conseguì la cattedra in quella università. Essa
allora era una piccolo ateneo, non paragonabile per dimensioni e importanza a
Berlino, anche se tra gli insegnanti aveva annoverato grandi matematici come
Gauss e Riemann. In quegli anni, abbandonate la ricerca di prima linea, si
dedicava sempre di più al ruolo suo di organizzatore. Verso la metà degli Anni
Novanta, Klein maturò il progetto di aggregare nell’Università di Göttingen un
gruppo di matematici capaci di ridare lustro a quel centro. Il nucleo culturale
del progetto doveva essere il rapporto fra matematica e fisica e l’approccio
geometrico nello studio di ogni sorta di problemi. Per realizzare questo
progetto egli perseguì una politica aggressiva di espansione delle cattedre di
matematica.
Una delle più brillanti «reclute» di Klein fu David Hilbert, che condivideva con
lui una concezione ampia della matematica e la fiducia nel valore delle idee
unificanti contro la specializzazione, oltre alla convinzione della necessità di
assumere un atteggiamento di apertura internazionale nella ricerca. Sotto la
guida di Klein e Hilbert, la scuola matematica di Göttingen divenne un
importante fenomeno culturale, caratteristico della Repubblica di Weimar. Nel
periodo fra le due guerre mondiali, in particolare dopo la morte di Klein, nel
1925, l’influsso di Hilbert divenne dominante. Il gruppo si separò
progressivamente dal resto dei membri della Facoltà di Filosofia, cui
apparteneva formalmente, che era dominata da posizioni conservatrici e
nazionaliste tipiche di certi settori della docenza universitaria tedesca.
L’apertura internazionale fu all’origine del modo in cui la ricerca scientifica
è intesa ancora oggi e fece di Göttingen un centro di attrazione di studiosi
delle più diverse provenienze, fra cui numerosi ebrei.
La comunicazione diretta fra ricercatori nei seminari e nelle riunioni
scientifiche aveva un ruolo di grande importanza, assieme all’attività di
pubblicazione di libri e di articoli sulle riviste. Crebbe così non soltanto il
numero dei Privatdozenten di matematica, ma anche quello degli allievi e
vennero organizzati corsi di aggiornamento per i professori di ginnasio. I mezzi
materiali a disposizione della comunità scientifica erano straordinari, fra essi
vi era una splendida collezione di modelli e strumenti e una ricca biblioteca
organizzata con il sistema del libero accesso, al fine di stimolare i contatti
informali fra gli studiosi.
Questo dinamismo era stato ispirato dalla visione di Klein secondo cui la
matematica andava pensata in un contesto scientifico ampio e unitario, assieme
alle scienze naturali e anche alla tecnologia. Il rapporto con il mondo
dell’ingegneria e della produzione era assai concreto, poiché lo stesso Klein
aveva stabilito relazioni con l’industria tedesca, che avevano determinato un
appoggio crescente da parte degli industriali alle infrastrutture scientifiche e
avevano posto in essere il primo esempio di sostegno privato alla ricerca
tecnico-scientifica. Per questi motivi, la figura di Klein aveva assunto un
grande rilievo sulla scena politica ed economica tedesca. Tuttavia, agli inizi
del secolo, l’enfasi posta da Klein sui rapporti fra matematica pura e ricerca
aveva ceduto il passo a una concezione della matematica di carattere fortemente
astratto, che divenne l’aspetto più caratteristico del contributo di Göttingen
alla storia della disciplina.
Agli inizi del Novecento, la matematica conosceva una frammentazione e una
specializzazione crescenti. Probabilmente, proprio l'approccio astratto e
assiomatico, che slegava la matematica dall'antico riferimento unitario
empirico, aveva portato a questi sviluppi. Di fronte alla frantumazione che le
nuove tendenze sembravano introdurre nella ricerca, Hilbert proponeva proprio il
metodo assiomatico come punto di partenza per un processo di riunificazione
capace di mettere in luce l'intima struttura unitaria della matematica. In tal
senso, Hilbert rappresenta una delle ultime grandi figure scientifiche (al pari
di Einstein) ispirate da una visione unitaria della scienza e capaci di
dominarne l'insieme con un unico sguardo.
Questo era l'ambiente e il contesto culturale con cui entrò in contatto il
giovane von Neumann nel 1925. Per quanto stimolanti fossero state altre
esperienze e, in particolare, quella di Zurigo, il clima di Göttingen risultò
subito in perfetta sintonia con le aspirazioni del giovane. Tre aspetti del suo
pensiero erano già marcatamente evidenti fin dal periodo ungherese: la
matematica intesa come strumento logico di portata universale; l'interesse per i
nuovi approcci astratti della disciplina e, in particolare, per la teoria degli
insiemi; la passione per le applicazioni e la convinzione che in esse la
matematica dovesse avere un ruolo centrale. Queste tre aspirazioni trovavano una
risposta perfetta nello stile di Göttingen e nella visione assiomatica
hilbertiana. Il giovane von Neumann si inserì immediatamente nel gruppo di
studio e sviluppò i temi di ricerca della assiomatizzazione della teoria degli
insiemi e del problema dei fondamenti.
Per un giovane aspirante alla carriera accademica, tuttavia, in Germania c’erano
poche prospettive, la carriera universitaria era lunga, difficile e,
inizialmente, poco o per nulla remunerata. Alla fine degli Anni Venti, in
Germania, la competizione per ottenere un posto di Professore Ordinario era
durissima. Per queste ragioni, nel 1929, von Neumann accettò il posto di
Professore Invitato di fisica matematica, presso l’Università di Princeton. Von
Neumann aveva 26 anni, suo padre era morto da poco e la responsabilità della
famiglia ricadeva su di lui. Prima di partire per Princeton egli si sposò con
Mariette Kövesi - ungherese di religione cattolica, figlia di un medico di
Budapest, amico di famiglia - e, in questa circostanza, si convertì al
cattolicesimo. Ebbe così inizio la fase statunitense della vita di von Neumann,
anche se, fino al 1933, egli continuò sistematicamente a recarsi in Germania. In
quell’anno, Adolf Hitler fu nominato Cancelliere del Reich ed ebbe inizio
un’ondata di destituzioni e dimissioni di professori universitari, che pose fine
alla brillante esperienza di Göttingen e segnò il distacco di von Neumann
dall’Europa.
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