John von Neumann: una biografia 

Prima parte, di Ruggero Bergaglio:

Giovinezza e formazione nei primi del ’900 in Ungheria e Germania


Indice generale della biografia


 

1.3 Considerazioni sulla cultura e la fisica ungherese
 

La straordinaria fioritura intellettuale che ebbe luogo in Ungheria agli inizi del Novecento è almeno in parte ascrivibile al senso di incertezza e di timore del futuro. Lo stesso von Neumann individuò questo aspetto come centrale nella sua esperienza. In un contesto così fragile e insicuro, assumevano un’importanza primaria la lotta per il successo nell’ambito professionale e sociale, la propensione a impegnarsi nella vita pubblica.
Si manifestava, inoltre, uno stato psicologico che potrebbe essere descritto come un sentirsi perpetuamente pronti a partire dal proprio paese per evitare la catastrofe, e quindi la propensione a vivere come «cittadini del mondo». Tale atteggiamento aiutò molti ungheresi a inserirsi facilmente nella realtà di altri paesi, e, in ambito scientifico, a comportarsi secondo le tendenze più moderne e avanzate, tese a vedere la ricerca come un’impresa internazionale.
 

Dal punto di vista della cultura e della scienza Budapest divenne una delle capitali più ricche e vivaci, non solo in ambito europeo, ma mondiale, in cui la componente ebraica ebbe un ruolo di primo piano. Possiamo citare a supporto di tale affermazione alcuni nomi di grandi fisici ungheresi, divenuti famosi a livello internazionale: come Tódor Kármán (che cambiò il nome in Theodore von Kármán dopo l’emigrazione negli Stati Uniti), Ede (poi Edward) Teller, Jenö Pál (noto come Eugene P. Wigner), Leo Szilard e Dénes (Denis) Gabor.

 

1.4  John von Neumann: la giovinezza e la formazione
 

John von Neumann nacque a Budapest il 28 dicembre 1903. Il suo nome in ungherese era János Neumann. Egli era il primogenito di Miksa e Margit Neumann, membri della comunità ebraica della capitale. La madre, Margit, veniva da una famiglia agiata: il nonno Jakab Kann era di umili origini, ma si era arricchito nel commercio di attrezzature agricole. Miksa Neumann era un avvocato che, alla nascita del primo figlio, lavorava da qualche tempo come direttore di una delle principali banche ungheresi. Nel 1907 nacque il secondo figlio, Mihály, e nel 1911 il terzo, Miklós. La posizione della famiglia Neumann era simile a quella di tante altre famiglie di ebrei ricchi e colti della capitale: tanto promettente quanto instabile.
János Neumann ricevette un’ottima istruzione: studiò con precettori privati fino all’età di dieci anni e poi seguì gli studi secondari nel Ginnasio Luterano, uno dei migliori centri d’insegnamento della capitale, che disponeva di docenti di alto livello e consentiva una formazione religiosa differenziata, per cui János studiò lingua e letteratura ebraica con un rabbino. Fin dai primi mesi di studio nel Ginnasio, si manifestarono le capacità matematiche straordinarie del giovane. Il suo professore consigliò alla famiglia di fornire allo studente una formazione complementare e si consultò con alcuni professori universitari per trovare un precettore privato per János. Il primo fu Gabor Szegö e, quando questi lasciò Budapest, il suo posto fu preso da Mihály Fekete. Entrambi erano membri del gruppo di Fejér.


Furono soprattutto gli studi con Fekete a dare risultati significativi: ancor prima di completare il Ginnasio, János scrisse in collaborazione con Fekete un articolo, in cui veniva generalizzato un risultato di Fejér sulle radici dei polinomi di Čebičev, pubblicato nel 1922 sulla rivista dell’Unione dei matematici tedeschi «Jahresbericht der Deutsche Matematische Vereinigung».
La formazione di János Neumann, in realtà, non fu orientata fin dall’inizio in senso rigidamente matematico, con l’esclusione dell’interesse per altri temi. Al contrario, gli anni della sua formazione risultano pieni di stimoli e i brillanti professori del Ginnasio luterano lo fecero avvicinare a molti temi filosofici e scientifici. Il giovane era un lettore instancabile. Di grande importanza fu anche il ruolo della famiglia e, in particolare, del padre, che lo interessava alla sua attività economica, evidenziandone i successi e i rischi.

 
I primi segni che le condizioni favorevoli alla realizzazione del miracolo ungherese stavano svanendo si manifestarono fin dalla prima giovinezza di János. L’anno del suo ingresso nel Ginnasio Luterano fu proprio quello in cui cominciò la Prima Guerra Mondiale, che coincise con l’inizio della catastrofe per il paese. Il fallimento del progetto politico del conte Károlyi, cui seguì l’avvento della Repubblica Sovietica di Béla Kun indusse la famiglia Neumann a rifugiarsi in Austria e poi sulla costa adriatica. Dopo cinque mesi, i Neumann rientrarono a Budapest, trovando una situazione inquietante a causa della forte ondata di repressione attuata dal regime di Horthy. L’ondata di antisemitismo che si accompagnò a questi sviluppi era anche motivata dal pretesto che lo stesso Béla Kun era un intellettuale giudeo. Tuttavia, la relativa tolleranza di Horthy nei confronti dell’élite industriale e finanziaria ebraica permise alla famiglia Neumann di proseguire senza troppi problemi la sua esistenza. Nel 1921, János superò i rigorosi controlli di fedeltà al regime e poté seguire gli studi di matematica all’Università di Budapest, entro la quota di ammissione fissata dal Parlamento per gli studenti ebrei.


Tuttavia, le prospettive future non apparivano rosee e, negli Anni Venti, la vita di János cominciò ad allontanarsi dalle vicende del suo paese. Egli iniziò dapprima una fase intensa di formazione in Germania, frequentando l’Università di Budapest soltanto in occasione degli esami. Fra il 1921 e il 1923 von Neumann seguì vari corsi all’università di Berlino, che era allora il centro universitario più famoso della Germania: assistette alle lezioni di chimica di Fritz Haber, di meccanica statistica di Albert Einstein ed entrò in contatto con il matematico Erhard Schmidt. In quel periodo egli divise la sua formazione culturale e scientifica in un incessante peregrinare fra Budapest, Vienna e Berlino.


Fra il 1923 e il 1925 seguì le lezioni di ingegneria chimica al Politecnico di Zurigo, una delle istituzioni di insegnamento tecnico superiore più prestigiose nell’Europa dell’epoca. Lo fece soprattutto per dare soddisfazione a suo padre, che lo spingeva verso gli studi direttamente applicati. È indubbio che alcuni degli interessi di von Neumann per temi non strettamente matematici maturarono in tale periodo: non soltanto la passione per la tecnologia e l’ingegneria, ma anche quella per l’economia teorica e per altri aspetti delle applicazioni della matematica. Tuttavia in lui maturava sempre di più l’idea che la matematica dovesse essere lo strumento principale e il linguaggio privilegiato.


The most vitally characteristic fact about mathematics is, in my opinion, its quite peculiar relationship to the natural science, or more generally, to any science which interprets experience on a higher than purely desciptive level.
[J. VON NEUMANN, The Works of the Mind, The University of Chicago Press 1947]

Nell’estate e nell’autunno del 1925, von Neumann, visitò per la prima volta Göttingen, dove conobbe personalmente il grande David Hilbert, che si rivelò subito l’interlocutore ideale dei suoi interessi per la logica matematica, l’assiomatica e la teoria degli insiemi. Quella città era all’epoca il centro più importante della ricerca scientifica mondiale, così il nuovo ambiente ebbe un ruolo cruciale per la vita scientifica e professionale di von Neumann: segnò la fine della sua fase giovanile e l’ingresso nella piena maturità.
 


 

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