John von Neumann: una biografia 

Prima parte, di Ruggero Bergaglio:

Giovinezza e formazione nei primi del ’900 in Ungheria e Germania


Indice generale della biografia


 

 

La matematica ebbe uno sviluppo fondamentale in Ungheria, fin dagli ultimi decenni dell’Ottocento, in connessione con lo sviluppo tecnico e industriale del paese. I piani di studio delle scuole secondarie tecniche dedicavano uno spazio crescente a questa materia e grande impegno in tal senso profusero anche gli ambienti universitari.

Un contributo importante, in questa direzione, fu la formazione di una comunità nazionale di matematici dotata di istituzioni autonome, sul modello del rinnovamento del mondo scientifico europeo nella seconda metà dell’Ottocento. Prima di allora, in tutto il vecchio continente erano state le Accademie i principali centri propulsori di tali studi. Da quel periodo in poi le singole discipline scientifiche, e in particolare la matematica, si erano organizzate in forma autonoma, sia creando società scientifiche - come la London Mathemarical Society (1865) la Société Mathématique de France (1873) e la Deutsche Mathematiker Vereinigung (1890) -, sia promuovendo pubblicazioni periodiche specificamente dedicate alla matematica.

In Ungheria, la prima associazione di matematici fu fondata nel 1891 (Società Matematica e Fisica di Ungheria). Nello stesso periodo iniziarono le pubblicazioni della rivista «Mathematikai és Physikai Lapok» (Rivista di matematica e fisica) e, nel 1893, di quella in tedesco «Mathematische und Naturwissenschaftliche Berichte aus Ungarn», che permise il sorgere di un’intensa collaborazione con i matematici di altri paesi, superando l’ostacolo rappresentato dalla lingua ungherese.

In quegli anni iniziava la carriera di due matematici, Lipót Fejér e Frigyes Riesz, la cui attività sarebbe stata uno dei capisaldi della ricerca ungherese nella prima metà del secolo. Entrambi erano ebrei: la scelta della matematica da parte di molti ebrei era dovuta, almeno in parte, al carattere autonomo e ideologicamente «neutrale» di questa disciplina. La professione ideale, per chi non aveva ancora acquisito una piena parità di diritti civili ed era un potenziale emigrato, doveva risultare universalista, internazionale e apolitica; nulla più delle discipline scientifiche si avvicinava a tale modello, in special modo la matematica.

La matematica ungherese era assai aperta alle nuove tendenze che si affermavano in questa disciplina agli inizi del Novecento. Accanto agli studi di analisi classica e funzionale, nel paese, conobbe importanti sviluppi la cosiddetta «matematica discreta» e «finita». La ricerca in tale ambito aveva una lunga tradizione storica: essa era stata tuttavia oscurata, a partire dal Seicento, dalla supremazia del calcolo infinitesimale di Newton e Leibniz, con un particolare interesse per la «matematica del continuo», ovvero i problemi di carattere infinito e in particolare quelli in cui l’infinità ha la proprietà di essere «continua». Agli inizi del Novecento, in relazione con la crescente influenza dell’approccio algebrico e lo sviluppo della teoria degli insiemi, la matematica discreta e quella finita conobbero una rinascita nella quale il lavoro ungherese svolse un ruolo importante.

Questo brillante panorama fu oscurato dalla disfatta austro-ungarica nella Grande Guerra, che pesò negativamente sul florido ambiente scientifico, come su ogni aspetto della vita del paese.

Gli eventi politici del periodo successivo aggravarono pesantemente la situazione. Negli Anni Venti iniziò un’emigrazione progressiva dall’Ungheria sia di scienziati maturi, sia di molti giovani di talento desiderosi di completare i propri studi, tutti ormai consapevoli che a Budapest non vi erano più prospettive. I punti di destinazione erano soprattutto i centri più importanti della cultura germanica come Zurigo, Berlino e Göttingen, essi rappresentavano una concreta prospettiva d’integrazione del paese nelle correnti moderne e avanzate dell’Europa occidentale.

Successivamente, negli Anni Trenta, molti di questi scienziati emigrarono negli Stati Uniti, dapprima per la difficoltà di ottenere posti di docente in Germania, vista l’enorme inflazione di giovani ricercatori, e subito dopo a causa dell’ascesa del nazionalsocialismo hitleriano.

Molte giovani promesse ungheresi avevano già abbandonato il paese quando la situazione peggiorò ulteriormente: nel 1932 era stato nominato primo ministro Gyula Gömbös, fascista e antisemita dichiarato. Il suggello finale a questo drammatico periodo fu dato dall’ingresso delle truppe tedesche in Ungheria, nel 1944. Il regime collaborazionista sorto in quel tempo decretò la deportazione in massa degli ebrei ungheresi. Il sopraggiungere della Seconda Guerra Mondiale spense la vita stimolante e allegra di Budapest, ricca di avventure intellettuali, portando in cambio soltanto un’onda di persecuzioni e di morte che fu poi perpetuata dal regime comunista installatosi dopo la fine della guerra.

 


 

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