John von Neumann: una biografia
Ruggero Bergaglio, Cristina Marchiol, Rosanna Giannantonio,
Tesi per i Corsi di Storia ed Epistemologia della Scienza I e II
Prima parte, redatta da Ruggero Bergaglio: Giovinezza e formazione nei primi del ’900 in Ungheria e Germania
1
1.3 Considerazioni sulla cultura e la fisica ungherese
1.4 John von Neumann: la giovinezza e la formazione
1.5 Il modello di ricerca in matematica e in fisica matematica
1.6 Hilbert e il metodo assiomatico
1.7 La fisica quantistica e la crisi del determinismo
Seconda parte, redatta da Cristina
Marchiol:
John von
Neumann – Negli Stati Uniti, tra guerra e computer
2.1 L’emigrazione negli Stati Uniti
2.3
L’inizio della ricerca militare
2.6 L’esperto di fiducia degli organismi militari e governativi
2.7 Altre armi per la guerra preventiva
2.8 La Big Science
2.9 La guerra fredda
2.11 La democrazia liberale e l’elite scientifica
Terza parte, redatta da Rosanna Giannantonio: Teoria dei Giochi, Calcolatore elettronico e Teoria degli Automi
3.1 I primi contributi per un’economia matematica
3.3 I primi studi sull’analogia fra il funzionamento del cervello e gli apparati di calcolo automatico
3.5 Il first draft
Scheda biografica di John von Neumann
Bibliografia generale delle tre parti della biografia di John von Neumann
John von Neumann: una biografia
Ruggero Bergaglio
Giovinezza e formazione nei primi del ’900 in Ungheria e Germania
Indice generale della biografia
Nei primi anni del Novecento, l’Ungheria era un paese straordinariamente dinamico e promettente e, al tempo stesso, assai instabile e dal futuro incerto.
Dal 1867, quando Francesco Giuseppe I era salito al trono, il paese
centro-europeo aveva attraversato un periodo di tranquillità e sviluppo.
L’economia, pur conservando un carattere prevalentemente agricolo, era stata
sensibilmente influenzata dal rilevante sviluppo industriale e l’Ungheria aveva
assunto i connotati di un paese europeo moderno. Sebbene la politica estera e
militare fosse decisa a Vienna, era l’aristocrazia nobiliare a reggerne i
destini, impartendo ordini da Budapest. Questa classe dirigente mostrava un
grande dinamismo e non sembrava preoccuparsi delle tensioni sociali che erano
conseguenza del contrasto fra la persistente arretratezza del mondo contadino e
l’impetuoso sviluppo dell’industria, del formarsi di un proletariato industriale
e dei problemi di convivenza di numerose minoranze nazionali, per lo più di
origine slava (croati, rumeni, slovacchi, serbi).
Anche all’interno della classe dirigente si facevano sentire le contraddizioni
frutto di uno sviluppo economico e sociale accelerato. Essa era sufficientemente
moderna ed evoluta da mostrarsi disponibile ad accogliere coloro che possedevano
capacità e spirito competitivo e a integrarli nel tessuto dell’aristocrazia
nobiliare (tale, ad esempio, fu il caso del padre di von Neumann), ma, d’altro
canto, era fortemente influenzata da idee politiche conservatrici.
Budapest, il centro politico e culturale dell’Ungheria, era il simbolo della
vitalità e delle contraddizioni di un paese proiettato impetuosamente verso il
futuro, ma oppresso dal presentimento di un’incombente catastrofe. All’inizio
del secolo, una buona parte della popolazione di Budapest era costituita da
famiglie ebree: molte di queste, inizialmente dedite ad attività agricole nelle
povere aree rurali, si erano successivamente stabilite nella capitale,
partecipando attivamente allo sviluppo economico del paese e migliorando la
propria posizione sociale.
La prima guerra mondiale e la disfatta dell’Impero Austro-Ungarico significarono
per l’Ungheria una catastrofe di proporzioni enormi e, per la minoranza ebraica,
la fine di una condizione favorevole. Il florido stato centro-europeo perse gran
parte del suo territorio e più di tre milioni di ungheresi passarono sotto la
sovranità di tre nuovi stati: la Cecoslovacchia, la Romania e la Iugoslavia.
Carlo IV abdicò nell’ottobre del 1918. All’inizio del 1919, il potere passò
nelle mani dei comunisti di Béla Kun. La Repubblica Sovietica Ungherese durò
soltanto cinque mesi. Dopo l’invasione del territorio ungherese da parte
dell’esercito rumeno, il potere fu preso da un movimento controrivoluzionario
guidato da Miklòs Horthy. Il regime di Horthy scatenò una violenta repressione e
adottò misure antisemite, pur risparmiando i banchieri e gli industriali ebrei
che considerava utili per la ricostruzione del paese. Fra le varie misure, va
ricordata l’introduzione di una quota di ammissione all’università: gli ebrei
non potevano eccedere il 5 per cento degli studenti universitari.
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