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Il sistema neuroendocrino


Prodotti da ghiandole, gli ormoni sono formati per lo più da proteine combinate a zuccheri o a grassi. La loro funzione varia in rapporto alla costituzione chimica che li rende adatti ad agire selettivamente su determinati organi. Di un ormone esiste quasi sempre il suo antagonista, un altro ormone che produce un effetto contrario, contribuendo così a un armonioso equilibrio di funzioni. Una volta nel sangue, gli ormoni possono essere trasportati anche a grande distanza dal luogo di partenza ed entrano nel bersaglio come una chiave nella toppa: la chiave è la molecola ormonale, la toppa è solitamente rappresentata dalla superficie delle cellule dell'organo bersaglio su cui si trovano molecole che riconoscono l'ormone, i recettori. Ma quando un ormone sa di dover agire? I tempi d'azione sono governati dalla quantità: un aumento della sua concentrazione sopra una certa soglia provoca come risposta uno stop alla produzione ghiandolare; se la concentrazione scende troppo la ghiandola riceve uno stimolo a fabbricare nuovo ormone. E se questa attività di controllo non fosse sufficiente, ecco che il cervello viene in aiuto coordinando le funzioni delle singole ghiandole. Nella sala di comando si trova una ghiandola, l'ipofisi, i cui ormoni funzionano da interruttori per tutte le altre ghiandole che, nell'insieme, costituiscono il sistema endocrino. L'ipofisi è la ghiandola-capo: fabbrica sostanze attive su tutti i processi vitali fondamentali. Produce l'ormone della crescita, che interviene su ossa, muscoli e cellule di altri organi; la prolattina, che contribuisce alla preparazione delle ghiandole mammarie per l'allattamento; l'ormone luteinizzante (Lh) e quello follicolostimolante (Fsh), detti gonadotropine, che controllano le funzioni degli organi della riproduzione maschile e femminile, mentre la tireotropina (Tsh) agisce sulla tiroide perché fabbrichi i suoi ormoni. Tra l'ipofisi e l'ipotalamo c'è una serie di minuscoli vasi sanguigni che trasportano direttamente dall'ipotalamo molecole in grado di controllare e dirigere l'ipofisi. L'ipotalamo con i suoi neuroni rappresenta il punto di integrazione tra il sistema nervoso centrale e il sistema endocrino: è a questo livello, infatti , che vengono prodotte delle piccole molecole proteiche che ordinano all'ipofisi di fabbricare ormoni. A ogni ormone ipofisario corrisponde un "fattore di liberazione ipotalamico", una sostanza in grado di indurre l'ipofisi alla sintesi di uno specifico ormone l'Rh (Releasing hormone). Insieme ai fattori di liberazione degli ormoni ipofisari, i ricercatori hanno scoperto fattori di inibizione del rilascio, cioè piccole molecole proteiche che fermano la produzione degli ormoni ipofisari. Roger Guillemin, premio Nobel per la Medicina e uno dei maggiori studiosi di neuroendocrinologia, afferma che "L'integrazione dei due sistemi fa sì che il sistema nervoso centrale regoli le funzioni endocrine e che gli ormoni influiscano sui compiti di alcune parti del cervello. Determinante è il ruolo degli ormoni ipotalamici come il Crh (fattore di rilascio della corticotropina), il Trh (fattore di rilascio della tireotropina), il Gnrh (fattore di rilascio delle gonadotropine), il Grh (fattore di rilascio dell'ormone della crescita) e la somatostatina. Il sistema endocrino, a sua volta, influenza la funzione di alcune zone cerebrali come i nuclei ipotalamici, tramite gli ormoni steroidei. La conoscenza di questi meccanismi ha contribuito alla realizzazione di farmaci per la cura di alcuni tumori della prostata, dell'apparato digerente, dell'ipofisi e di altre malattie ghiandolari e per il controllo della fertilità".

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